Lo Stato Pontificio
Anno:
2026
Casa editrice:
Divinafollia
Segnalato da
Ivan Pozzoni
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Lo Stato Pontificio

Le opinioni della NOE (nuova ontologia estetica) su Lo Stato Pontificio di Ivan Pozzoni

MIMMO PUGLIESE

Ho ricevuto e letto, non senza qualche fatica, la silloge. Riconoscendo i dovuti complimenti per l'elevato impegno profuso, a me è rimasto, in fondo alla lettura, un misto di curiosità/straniamento. Non mi sogno nemmeno di addentrarmi in percorsi critici in ordine al contenuto della silloge ma, da modestissimo autore, mi arricchisco assorbendo alcune straordinarie invenzioni lessicali. E qui mi fermo. 

Mimmo Pugliese

FRANCESCO PAOLO INTINI

Ho letto Lo Stato Pontificio prima che Giorgio Linguaglossa se ne andasse. Ti dirò che l’avevo abbandonato tra gli scaffali del mio disordinatissimo desktop e se ne stava zitto senza fiatare. Poi ho letto quello che ha scritto lui e davvero c’è poco da aggiungere. Penso che abbia fornito, con la generosità che lo contraddistingueva, un panorama di linee interpretative sufficiente per immergersi con interesse nel tuo libro e non buttarlo via dopo le prime due righe. Inutile cercare bellezza, metrica, schemi consolidati e cose che piacciono ai cultori della materia. Niente di tutto questo è presente. Mi sembra invece che qui venga messo sotto torchio tutto il terreno di coltura della poesia italiana, le condizioni materiali che rendono possibile la nascita di quello che continuiamo a chiamare poesia, vale a dire il mercato di editori, critici, festival e reading, riviste online, premi, presentazioni e quant’altro. Resta da definire il dettaglio dell’esistenza in vita di ognuno che si cimenti e come sia possibile formulare dei versi. Non è male a parer mio gettare lo sguardo sulla geometria in cui fioriscono o, a seconda dei punti di vista, marciscono i versi.

Francesco Paolo Intini

LUCIO MAYOOR TOSI

C'è tutta la voglia di dire di Pozzoni in una jacuzzi, extralarge. Mi piace la struttura dei testi, il fatto che sia stata data una misura; anche molti versi, tra i microfonati, e le parti in prosa scorrevole. Per il resto non ci ho capito niente, tra epica, carne cruda, e invettiva popolaresca. Toppo nel contesto? Ma no, forse è la stesura poematica, voler riproporre un lungo discorso; e a me viene in mente Virginia Woolf, Le onde. Ma certo con altro linguaggio; le cose in piazza, anche i diademi.

Lucio Mayoor Tosi

LETIZIA LEONE

Leggo le nuove revolverate tardo-moderniste di Pozzoni contro lo stato pontificio della poesia italiana. Il titolo è già fortemente dichiarativo di un immobilismo e conservatorismo quasi dogmatico e liturgico delle lettere. Nella prosecuzione di una polemica filosofica avviata e portata avanti negli anni da Giorgio Linguaglossa, l'invettiva poetica dell'artista usa, però, l’arma dell’ironia, della freddura o del calembour. Una meta-poesia che sconfina completamente dall’idea di genere, trasfigurando in critica letteraria, in critica antropologica e sociale del contemporaneo, in pamphlet politico. Infine da programmi, decostruzioni, deterritorializzazioni del poetico si mette in chiaro che la poesia è politica. E oggi più che mai, tanto che anche chi scrive una rima facile “einaudiana”, si dichiara politicamente quale complice.

Letizia Leone