L'Organizzazione Agentica

Progettare ambienti decisionali nell'era dell'intelligenza artificiale. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale ha raggiunto una soglia critica in cui la distinzione tra strumento e collaboratore si dissolve, dando origine a quello che viene definito come l’era dell’organizzazione agentica. Questo passaggio non rappresenta una semplice evoluzione incrementale della capacità di calcolo o della generazione di contenuti, ma una trasformazione ontologica del concetto di operatività aziendale.

L’intelligenza come forma di stupidità?

Uno slalom promettente tra Kant, Carmelo Bene, i Casino Royale e l’IA L’Intelligenza Artificiale, cambiando l’approccio alla realtà, si propone come istanza di ridefinizione, non sappiamo ancora quanto radicale, del concetto stesso di intelligenza e di intelletto, costringendoci ad una riflessione, insieme inquietante, feconda e visionaria, su cosa sia l’intelligenza e cosa significhi comprendere.

La vita rubata di Camille Claudel

Avrebbe potuto essere libera, stare meglio o guarire, incontrare un altro uomo, più sincero di Rodin, guadagnare, vedere il suo talento riconosciuto ma la sua vita le era stata rubata.  Non c’è perdono per quello che è stato fatto a Camille Claudel.

Il lavoro ultra-processato

Questo articolo è un invito ad abbandonare due ortodossie parallele che da trent'anni prosperano nel nostro paese. La prima è quella del consulente che copia la cornice Agile dal manuale del "genio" californiano di turno e la applica alla banca italiana di provincia, convinto che il fallimento dipenda dalla «cultura da trasformare». La seconda è quella del nutrizionista televisivo che consiglia il meal prep domenicale al lavoratore che alle 13 pranza in trattoria con il cliente, perché «basta un po' di disciplina». Le due figure condividono due cose: un metodo rigoroso, la trascrizione fedele dall'originale anglosassone senza traduzione; e un disprezzo sovrano per il contesto in cui il protocollo dovrebbe calarsi. Chi scrive non ha soluzioni universali da proporre, ha una sola ipotesi: la classificazione NOVA, nata in Brasile per i cibi ultra-processati, può servire anche a pensare il lavoro ultra-gestito. Ne consegue che la dieta perfetta, come la metodologia perfetta, vale quanto la sua applicabilità alla giornata reale dell'Italia reale fatta di persone reali e problemi quotidiani reali (da risolvere quando ci si riesce).

[Libertà]

Dante associa 'libertà' e 'volontà': della libertà furono e sono dotate solo le creature intelligenti, gli uomini. Sta agli uomini usare questo dono: la libertà discende da un esercizio di volontà. Il poeta ci impegna a cercare la libertà, più che a definirla. La stessa idea di libertà ci chiama a non ridurre la libertà a un percorso, a una scuola di pensiero. Noi umani, quale che sia la situazione in cui ci troviamo, non abbiamo alibi: siamo chiamati a difendere, e tradurre in pratica quotidiana, il gran dono che ci è stato offerto.

Lavoro senza senso

Una visione meramente performativa e economica della vita e del lavoro ha progressivamente marginalizzato il senso stesso di lavorare. Dobbiamo smettere di considerare di trattare esaurimento e disengagement come patologie individuali e cominciare a riconoscerlo come segnale collettivo di un sistema che non è più umanamente sostenibile

CantIAmo

Per sdrammatizzare i bruttissimi tempi che viviamo, mi sono divertito a parafrasare un canzone. Ma nel divertimento ci sono questioni molto serie. Ad ogni modo, cantare è una forma di sopravvivenza.

La conoscenza come bene comune

Newton diceva di stare sulle spalle dei giganti. La sua era un'ammissione onesta: nessuna scoperta nasce dal nulla, ogni idea porta con sé il peso invisibile di chi l'ha resa possibile. La scienza, la filosofia, la letteratura funzionano così da sempre. Per accumulo, per trasmissione, per contaminazione tra tradizioni che non si sono mai chieste il permesso di parlarsi. Il sapere è per natura collettivo, relazionale, refrattario alla proprietà. Quello che Newton non poteva prevedere è che qualcuno avrebbe brevettato le spalle. Eppure è esattamente quello che è successo. Negli ultimi decenni si è costruita un'architettura legale, economica e istituzionale fondata sull'idea che la conoscenza si comporti come qualsiasi altra merce. Che si possa possedere, recintare, vendere. Che chi la controlla abbia il diritto di decidere chi può usarla e a quale prezzo. Questo saggio cerca di capire questa contraddizione e di nominare quello che, nonostante tutto, resiste ancora.

Gorz – recensione

Enzo Miccoli, Virtualità e utopia concreta – il comunismo eretico di André Gorz, Mimesis, Milano 2025 è un libro che merita attenzione.

Brain-Rot, Knowledge-Maxxing e generazione Zeta (GenZ)

Dietro il fenomeno del knowledge-maxxing si cela un desiderio di profondità, determinato anche dalla percezione di avere sprecato troppo tempo in pratiche superficiali online che hanno causato un declino intellettuale, causato da distrazione e incapacità a portare l’attenzione da qualche altra parte al di fuori dello schermo o di contenuti pensati per catturare l’attenzione e agire cognitivamente sulla testa delle persone.

Cǎonímǎ, o della parola obliqua

Nel 213 avanti Cristo Qin Shi Huang bruciò i libri. Nel 2026 un filtro algoritmico cancella un account. Nella tradizione cinese, dal Daodejing al cǎonímǎ dei netizen, la risposta è antica: la parola obliqua, che resta fuori dal raggio dei filtri e si diffonde quando il controllo si intensifica.