Per un pugno di satoshi

Cronaca di un confronto impari nel feudo della finanza digitale: cellulare alla mano, miraggio paradisiaco oltre la nube-scrigno, chiave d’accesso ai beni custoditi da solerti Assistenti Informatici in un labirinto di codici, percorso transennato finalizzato a scongiurare frodi e truffe e/o smobilizzi indesiderati, arena dello scontro, sala d’aspetto, stanza d’ interrogatori, banco di prova al vaglio di Agenti che a turno domandano, valutano, esigono, modulano risposte e tentennamenti, e si ricomincia d’accapo nei tempi consentiti da procedure sottoscritte e mai vagliate in ogni risvolto, d’altronde condizione obbligata per inseguire quel benessere promesso e agognato che ora resta sospeso, incomprensibilmente postergato, fino alla resa - la resa dei conti, manco a dirlo, a riflettere il segno dei tempi: in posizioni contrapposte si lotta per un pugno di briciole, il che rivela quanto ha inciso il depauperamento della classe media.

Il tempo che ci precede. Vivere in un mondo che ci anticipa - Dialogo Stultifero con Luca Lanzoni

Il tempo che ci precede. Vivere in un mondo che ci anticipa è il titolo di un libro molto filosofico di Luca Lanzoni. Propone una tesi meritevole di essere sviluppata perché viviamo in un mondo che le nostre stesse creazioni hanno già plasmato, prima ancora che ne facessimo esperienza. Con l’effetto, per dirla con Ivan Illich, che molte creazioni, oggi quelle tecnologiche, oltre una certa soglia di scala e di complessità, diventino controproducenti, rendendo difficile orientarsi nel futuro e impossibile praticare la convivialità, resa oggi impraticabile dalla predisposizione algoritmica.

Magnifica humanitas: le riflessioni del Pontefice sull'avvento dell'Ai nel ricordo di ciò che rappresenta essere umani.

Magnifica humanitas è la lettera enciclica di Leone XIV, sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale. Rappresenta un testo di importanza fondamentale. Ho ritenuto utile estrapolare da esso quei passaggi che mi hanno particolarmente coinvolto e che hanno altresì stimolato in me una riflessione sul tema dell'Ai. A titolo personale io ho già delle idee su questa tecnologia. Però ritengo che sia efficace e utile leggere o ascoltare con umiltà quando un grande pensatore che ha il gravoso compito di essere guida spirituale di una collettività, nell'era delle incomprensioni, decide di regalarci una testimonianza su cosa possa significare, oggi nell'alba dell'Ai, l'essere umani.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Dare e avere [III])

Terzo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte I - Il campo prima dell’accelerazione Vi si parla di come i mercanti veneziani tenevano loro libri di contabili e di partita doppia. Un metodo contabile che inaugura una trasformazione silenziosa: ciò che non può essere registrato fatica a esistere come fatto economico. Ciò che non può essere messo in relazione con un dare e un avere resta ai margini del campo.

Da Dio all'Io

La scomparsa del sacro ha conseguenze molto importanti sul nostro essere società, sulla visione di futuro, su quella di umano. Il tema non è tornare a Dio, ma riscoprire e interrogarsi il sacro come funzione, per poter ancora immaginare una società e non semplicemente una collezione di individui. Cosa rimane di sacro per noi, al di fuori di noi?

Il tempo del dolore

Non ci sono alibi! Una delle liriche contenute nella prima raccolta "Aurora spirituale" (Sovera, 2004) nata dall'impatto emotivo dell'11 settembre. La poesia è stata letta nel corso del programma "Zapping" su Radio RAI Uno ed è stata inserita in un'antologia dedicata al tragico evento.

L’Ergon del Congedo: L’Intersoggettività del Morire tra l’Isolamento del Dasein e il Riscatto Demartiniano

La riflessione filosofica occidentale ha lungamente oscillato tra due polarità nell’interpretazione dell’evento letale: da un lato, l’irriducibile solitudine della coscienza che si palesa di fronte al proprio annichilimento biologico; dall’altro, l’esigenza storica di sussumere il decesso entro un circuito di significati relazionali e collettivi. Se l’esistenzialismo novecentesco ha programmaticamente isolato l’individuo nel momento del trapasso, elevando la morte a barriera invalicabile della comunicazione intersoggettiva, lo storicismo antropologico ha intravisto nel medesimo evento il punto di massima tensione della prassi culturale. L’orizzonte di questa ricerca intende esplorare una possibilità teorica che si colloca al punto di intersezione di queste direttrici: la capacità del morente, inteso come presenza ancora attiva e senziente, di configurare il proprio tramonto biologico non già come passivo patire della natura, bensì come un supremo atto intersoggettivo capace di rifondare la storia e di proteggere la comunità dei sopravvissuti dal rischio del crollo esiziale. Attraverso l’esame comparativo dell’ontologia heideggeriana, dell’antropologia storicistica di Ernesto De Martino e del prototipo monumentale della morte di Socrate nel Fedone platonico, si cercherà di mostrare come l’atto del morire possa configurarsi quale estremo ergon della presenza sana, un’operazione formale che sottrae la fine all’angoscia biologica per consegnarla intatta alla memoria della cultura.

La parentesi, o l’altra voce del testo

Due piccoli segni che sembrano mettere qualcosa ai margini del discorso possono, in realtà, aprire un secondo percorso di significato. Attraverso le analisi di Owen, Shakespeare e Cummings, Günther e Martina Lampert mostrano come la parentesi possa trasformare la linearità della scrittura in uno spazio di dialogo fra voci diverse

Frammenti d’eternità [7]

Con il trascorrere degli anni ho compreso che la felicità autentica vive nelle cose semplici: una tavola condivisa, una risata spontanea, una passeggiata senza fretta, uno sguardo che non ha bisogno di parole per essere compreso.

Un umanismo resistente

La Resistenza, oggi, non si fa più solo nelle montagne, ma nell’atto interpretativo di restare umani. Resistere significa negare la narrazione che trasforma il migrante in minaccia. Significa riaffermare che l’uomo non è un oggetto della storia, ma il suo soggetto, anche quando trema, anche quando vomita per la paura in una chiatta nel cuore della notte. Essere “pro-vita” significa lottare perché quel fango e quel ferro non vincano sulla carne.

La base filosofica della vita

Dagli uomini contemplativi traggono ispirazione gli uomini d’azione Un piccolo saggio sulla centralità della "filosofia", che non è soltanto 'amore per la conoscenza', ma anche sl struttura di pensiero che ognuno costruisce nella sua mente.