Democlastìa

Nei continui annunci di morti ammazzati, non così distanti da noi, riecheggia l’eco antico: “per chi suona la campana?”. Sotto il vessillo dell’osannata e martoriata democrazia una classe di leader irresponsabili ci stanno coinvolgendo in guerre per procura a tutto campo. A beneficio di chi non è difficile immaginarlo.

L'Ai e l'hacking

𝗟𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝘆𝗯𝗲𝗿𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 è 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘂𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲? La cybersicurezza é uno dei settori a maggior impatto per l'uso dell'Ai. In questo contesto é talmente trasformativa che é persino corretto sostenere che esiste uno scacchiere geopolitico parallelo a quello "fisico" e di cui pochi conoscono i contenuti perché davvero é lontano dagli occhi dell'attualità. L'indipendenza di una nazione sia nella difesa che nella politica energetica dipende dalla cybersicurezza. E quest'ultima dipende dall'Ai. Tuttavia proprio questa dotazione straordinaria alla Night Rider (la mitica Supercar) alimenta i dubbi e le inquietudini di chi sostiene che l'Ai potrebbe diventare un formidabile e invincibile Hacker. Il problema della pirateria informatica davvero poco conosciuto e indagato da un punto di vista scientifico, culturale e antropologico in Italia corre il rischio di alimentare lo stereotipo dell'Uomo Nero oppure c'é un fondo di verità, magari sbagliato rispetto al dito che indica la Luna ma effettivamente esistente? Provo a ragionare sull'hacking sia quello informatico che quello più fisico della nostra società contemporanea per capire dove l'Ai potrebbe diventare un problema se gestita male.

Che tipo di civiltà ci aspetta tramite l'evoluzione tecnologica dell'Ai?

Tutti affermano che l'Ai é una tecnologia rivoluzionaria e si é affermato il termine "di frontiera" il che rende utile pensare a come questa tecnologia trasformerà la nostra civiltà. Partendo dal presupposto che noi siamo la realtà che percepiamo. Con cui possiamo relazionarci e interagire. Ma l'Ai potrebbe andare molto oltre questi nostri limiti. E allora che cosa accadrebbe? Provo a riflettere su alcuni concetti, anzitutto le dimensioni (che sono essenziali per noi), ma anche i principi della termodinamica e la tavola periodica degli elementi. Perché una tecnologia trasformativa andrà molto oltre il significato di scoperta per come lo conosciamo. E allora cosa potrebbe accadere alla nostra civiltà?

Quando la sovranità perde il territorio

All’inizio avevo pensato di raccontare un’Italia poco visibile: quella delle imprese che provano a costruire intelligenza artificiale, a sviluppare competenze proprie e a misurarsi con il tema, sempre più discusso, della sovranità digitale. Avevo raccolto testimonianze, esperienze e casi concreti. Poi quel percorso si è interrotto, prima che potesse diventare un articolo. Forse è stato un bene: mi ha permesso di evitare un’altra disputa destinata a consumarsi fra entusiasmi, scherno e appartenenze, e di tornare su un terreno più vicino alla mia esperienza, quello delle infrastrutture, della continuità operativa e della responsabilità delle decisioni.

Comprehensive Analysis of the Reflective Insight Engine (RIE) - chapter 1

AI, therapy, psychology Short Introduction to the RIE Series Artificial intelligence is finally growing up. It’s no longer just a search engine that obediently fetches links; it’s becoming a cognitive partner that can challenge us, clarify our thinking, and expose the blind spots we’d rather keep hidden. The Reflective Insight Engine (RIE) is a framework for using AI not as a therapist, not as a motivational mascot, but as a disciplined thinking companion: a tool that amplifies reasoning instead of emotions. In this series, I’ll unpack what RIE is, why it matters, where its ethical boundaries lie, and how it can evolve into something genuinely useful: a mirror for the mind, not a substitute for human care. If AI is going to sit with us at the intellectual table, it should at least know how to ask better questions.

Appartenenza / Estraneità

Ana Mendieta, Untitled (Silueta Series, Iowa), 1977 Fotografia Cibachrome (silver-dye bleach print), 50,8 × 33,7 cm, Museum of Fine Arts, Boston Documentazione di un earth-body work in tecnica mista

Lo specchio e il pharmakon

Sulla paura dell'intelligenza artificiale, ovvero sulla paura di noi stessi «Questa scoperta renderà gli uomini smemorati, perché cesseranno di esercitare la memoria: fidandosi dello scritto, richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei.» — Platone, Fedro, 275a (il re Thamus a Theuth, inventore della scrittura)

Risposta a Giovanni Bruni: la gratitudine del corretto

Esiste un genere di critica che ferisce e un genere che affila. La critica di Giovanni Bruni è del secondo tipo, e voglio dirlo prima di tutto il resto: questo è esattamente il dialogo per cui vale la pena salire a bordo di una nave come questa. Non rispondo per difendermi. Rispondo perché Bruni ha fatto qualcosa di raro — ha letto con attenzione sufficiente da identificare non solo dove l'armatura cede, ma dove avrebbe potuto reggere se costruita diversamente. Quella mappa è preziosa. Usarla è la sola risposta degna.