Quando l'antisemitismo diventa uno scudo

Opporsi fermamente alla violenza degli insediamenti, al blocco degli aiuti, alle uccisioni di massa di civili o alle strutture dell'apartheid significa giudicare uno stato e la sua ideologia—non odiare un popolo.

I cartoni disanimati

Ho infine guardato anch’io Cattivissimo Me, il film d’animazione. Prodotto di quella nuova animazione commerciale che non parla più ai bambini in quanto bambini, ma ai bambini come fossero piccoli adulti in formazione (o, meglio ancora, come a uno scudo per permettere ai genitori di godersi una commedia cinica).

Alfabeto

Insomma credo sia necessario ritornare ad imparare una qualche forma di alfabeto. In amore infatti, ognuno crea il proprio linguaggio, sulla base dell’alfabeto che conosce. Un alfabeto che deve essere condiviso con chi si ama. Altrimenti la lingua dell’altro diventa una lingua morta.

Quando Kafka Scrisse il Nostro Futuro Digitale

C’è una sensazione che conosco bene, e che probabilmente anche tu hai vissuto almeno una volta: quella di essere escluso, bloccato, rifiutato da un sistema digitale senza ricevere alcuna spiegazione comprensibile. Il tuo account sospeso senza preavviso, la tua richiesta di credito negata con un messaggio automatico, la tua visibilità sui social media che crolla misteriosamente. Cerchi un motivo, cerchi un responsabile, cerchi semplicemente qualcuno con cui parlare, ma trovi soltanto un labirinto di FAQ, chatbot e risposte preconfezionate che si rimandano l’una con l’altra in un ciclo apparentemente infinito.

Dalla Domenica delle Palme all’Umanesimo Digitale

Osanna e algoritmi: come i riti antichi illuminano il nostro presente digitale Quando parliamo della Domenica delle Palme rischiamo di ridurla a un episodio liturgico che appartiene a un tempo lontano, quasi un frammento di memoria religiosa che non ha più nulla da dire alla nostra epoca. Eppure, se la osserviamo con attenzione, scopriamo che essa contiene una dinamica profondamente umana, una struttura simbolica che attraversa i secoli e arriva fino a noi, fino al modo in cui viviamo, comunichiamo e ci riconosciamo nel mondo digitale. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme non è soltanto un momento di festa, ma un varco, un passaggio, un atto di presentazione pubblica che rivela quanto sia fragile il rapporto tra individuo e comunità, tra identità e sguardo degli altri, tra gesto e interpretazione.

Il cono d’ombra del linguaggio: come le parole plasmano e oscurano la realtà

Le parole non sono mai innocenti. Come osserva Carlo Mazzucchelli, “usate in modo improprio le parole diventano strumenti potenti per edulcorare la realtà, per manipolarla e nasconderla o per ricoprirla di una spessa polvere che rende impossibile riconoscerne la sua artificialità e provenienza”. In un contesto dominato da linguaggi semplificati, automatizzati e ripetuti, il rischio non è soltanto quello di dire il falso, ma qualcosa di più sottile: non vedere più ciò che le parole stesse contribuiscono a occultare.

Strumenti di percezione e strumenti di controllo nella governance dei progetti (terza e ultima parte)

Le prime due parti di questo saggio hanno esaminato gli strumenti: la loro anatomia, le loro frequenze di risonanza, le loro malattie degenerative. Abbiamo osservato un documento burocratico del genio navale americano comportarsi, a sua insaputa, come un radiotelescopio difettoso: captava segnali reali, ma li restituiva in una forma che solo il suo costruttore poteva amare. Abbiamo catalogato le patologie che trasformano un flusso di lavoro da strumento di percezione a strumento di occultamento. Resta la domanda che quelle pagine hanno deliberatamente lasciato in sospeso: chi impugna lo strumento? Con quale sapere? Formatosi dove, in quanto tempo, attraverso quali esperienze? E soprattutto: quel sapere è riducibile a un corpus di regole codificabili, trasmissibili per via documentale, verificabili attraverso un esame di certificazione professionale? La risposta a quest'ultima domanda, che è poi la ragione per cui questo saggio esiste, è no.

Strumenti di percezione e strumenti di controllo nella governance dei progetti (seconda parte)

Nella prima parte ho presentato i cinque principi del radiotelescopio organizzativo e ne ho sviluppato il primo, la sensibilità al segnale. In questa seconda parte espongo i quattro principi restanti, la distinzione fra segnale e rumore, la calibrazione contestuale, la risoluzione appropriata, l'interpretabilità del segnale, e li uso come lente per osservare le patologie ricorrenti dei flussi di lavoro: l'eufemismo semantico, il labirinto delle eccezioni, il parcheggio ontologico, l'illusione dell'esaustività. Quattro modi in cui uno strumento di percezione, progettato male o progettato per le ragioni sbagliate, si trasforma in uno strumento di occultamento.

Strumenti di percezione e strumenti di controllo nella governance dei progetti

A sedici anni, ruotando la manopola di un ricevitore a onde corte, appresi un principio che ha governato, con una costanza di cui ho preso piena coscienza soltanto molto tardi, ogni aspetto della mia vita professionale: ciò che è invisibile ai sensi è presente nello spazio, e attende soltanto che qualcuno costruisca lo strumento adatto a percepirlo. Le onde radio attraversano continuamente l'aria intorno a noi, portando informazioni, segnali, messaggi. Restano impercettibili finché un'antenna, un ricevitore, un demodulatore le trasformano in qualcosa di intellegibile. L'informazione esisteva prima dello strumento. Lo strumento l'ha resa disponibile alla coscienza.

Letteratura e linguaggio sulle spalle di Blanchot

Senza la pretesa di fornire risposte definitive, quanto piuttosto offrire spunti di riflessione a chi avrà la bontà di leggere questo articolo, provo a rispondere a quelle domande, partendo dalla visione di Maurice Blanchot, autore francese a me molto familiare. Se lo faccio è perché da una parte le conclusioni a cui giunge lo scrittore francese ovvero ad un’idea anonima, impersonale e neutra della letteratura e della scrittura mi ricordano tantissimo il livello del linguaggio odierno su ogni tipo di media (giornali, social, tv, libri); dall’altra perché come si leggerà alla fine di questo articolo, c’è una dimensione di alterità nella letteratura per la quale mi pongo da tempo la seguente domanda, circa le mie opere letterarie (poesia e prosa): chi mi legge?

Intelligenti pauca

Oggi al supermercato volevo comprare un chilo dei miei pomodori di Pachino. Il prezzo era raddoppiato. Ho rinunciato. Tornando a casa mi chiedevo perché, senza trovare risposta. La risposta, l'ho capita stasera, davanti a un piatto di pasta al sugo che aveva il sapore del nulla: c'entra il presidente degli Stati Uniti, lo Stretto di Hormuz, il mercato assicurativo londinese e una direttiva europea che nessuno, a quanto pare, aveva pensato di menzionare prima di lanciare la più vasta operazione militare americana degli ultimi vent'anni. Quello che segue è il tentativo di un terrestre, coinvolto nei fatti come chiunque faccia la spesa, di capire come sia possibile che tante persone indiscutibilmente intelligenti, quelle che almeno nei film di Hollywood appaiono come eroi, strateghi e menti sopraffine al cui confronto Umberto Eco e Leonardo da Vinci sembrerebbero scolaretti, abbiano prodotto una decisione che un singolo analista ucraino, lavorando da casa con fonti aperte, ha smontato in tremila parole. Intelligenti pauca.