NOVITA'[2357]
Aquello que el Papa no sabe
Chi ha ripiegato il paracadute?
Lo scorso 12 giugno 2026, il Department of Commerce ha chiesto ad Anthropic di bloccare l’accesso a Fable 5 e Mythos 5 a tutti i cittadini stranieri. La lettera, firmata dal Segretario al Commercio, si basa su una direttiva di export control legata alla sicurezza nazionale. Qualcosa di simile a quello che successe con gli algoritmi di crittografia che furono equiparati alle munizioni militari, anni fa. Anthropic ha spiegato che non aveva altra scelta che disattivare i modelli per tutti gli utenti perché non sarebbe stato possibile distinguere in tempo reale tra utenti stranieri e non.
Il fondamento e il simulacro
Una lettura laica di Magnifica humanitas Magnifica humanitas prende il titolo dal Magnificat, non dalla cibernetica; si apre sulla torre di Babele e si chiude sul cantico di Maria. Un testo così non parla di macchine. Parla di ciò che resta umano quando le macchine imparano a sembrarlo.
Dove va la Medicina
Sempre nuove tecnologie offrono nuove sempre opportunità. Ma le opportunità sono forse cogenti? Siamo forse obbligati ad accoglierle? Le domande sono particolarmente significative se applicate al campo della Medicina.
Un altro anno se ne va!
Oggi 13 giugno …nel giorno del mio compleanno …
L’Intelligenza Artificiale é veramente essenziale per gli Avvocati?
L'Intelligenza Artificiale viene oggi proposta agli Avvocati e agli Studi Legali come irrinunciabile. Ci sono numerose offerte e corsi di formazione su come l'Avvocato dovrebbe imparare ad utilizzarla. Siamo certi che gli Avvocati siano effettivamente (ed efficacemente) informati e si rendano conto del ruolo da attribuirgli nel lavoro dello Studio?
Le relazioni sono il tessuto connettivo dell'esistenza
Articolo di divulgazione psicosociale
Essere o Non Essere
Speculazione sull’eccezione dell’esistenza Per millenni l’essere umano ha creduto che l’Essere fosse la condizione naturale dell’universo. Che la realtà fosse colma di forme, di materia, di vita. Eppure lo sguardo della cosmologia contemporanea suggerisce una possibilità più radicale: L’Essere non è la norma del cosmo. È l’eccezione.
Esiste già un Intelligenza Artificiale al di fuori della Terra?
L'Intelligenza Artificiale è destinata a rivoluzionare il progresso scientifico dell'umanità. Ma fino a che punto questo cambiamento trasformativo è casuale? Potrebbe inserirsi nella normale evoluzione della nostra specie? Dalle ipotesi della panspermia per indagare le origini della vita all'idea che a un certo punto quella stessa vita si evolva passando attraverso o in simbiosi alle macchine intelligenti. L'Universo e la nostra Galassia conoscono già la presenza di un'Ai?
Il curriculum più richiesto del 2030 non è ancora stato scritto
Mentre scuole e università preparano le nuove generazioni, il mercato del lavoro evolve a una velocità senza precedenti. La vera sfida non riguarda il mestiere del futuro, ma la capacità di affrontare professioni che ancora non esistono.
Teilhard de Chardin: Ominizzazione, non Macchinizzazione
L'azzardo di Teilhard: immaginare come noi esseri umani potremmo trasformarci. Anche arrivando, in modi magari oggi inimmaginabili, a trascendere i nostri stessi limiti biologici. Ma sempre continuando il processo di ominizzazione. Scegliendo, anche nei tempi di trionfo della macchina, di continuare ad essere umani.
“Bruno & Yoyo” di Urs Fischer e la Generazione di Significati
L'uso delle discrepanze nella generazione di significati nell'arte.
Prospettive umanistiche e riflessioni antropologiche nella “Magnifica humanitas”
Una riflessione ragionata e meditata sull'enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV
Cosa è oggi il giornalismo
Il trattamento giornalistico del caso Minetti-Cipriani si presta a qualche riflessione. 'Il Foglio' v. 'Il Fatto Quotidiano'
Proletarian Cosplay
Logica del consumo e omologazione culturale stanno desertificando umanamente e moralmente le nostre città, che assomigliano sempre più a grandi centri commerciali all’aperto. Davvero possiamo chiamare questo progresso e riqualificazione? Questi outlet con posto letto e area food sono davvero le città di cui abbiamo bisogno come umani?
Il dizionario di ZEUS! [3]
Scienza
Il chiedersi perché 'scienza' si traduce in tedesco 'Wissen' apre il terreno per una profonda riflessione a proposito del concetto stesso di 'scienza'.
[Pubblico]
Il 'popolo' non è dato una volta per tutte; evolve nei propri costumi, di generazione in generazione. Il 'pubblico' ci appare quindi come continua formazione, assunzione di responsabilità, cammino, sancito da passaggi, verso l’essere adulto.
Milano, le nuove generazioni e il prezzo della prossimità
Milano è la città che funziona, e proprio per questo mostra meglio di ogni altra dove il funzionamento diventa esclusione. Produce lavoro qualificato in abbondanza, ma rende sempre più difficile, a chi quel lavoro lo comincia adesso, viverci: la gentrificazione non cambia solo i quartieri, cambia chi può entrare, e funziona come un filtro generazionale in cui l'accesso al centro dipende ormai più dal patrimonio dei genitori che dal merito. La lettura qui è dichiaratamente schierata, e si appoggia a una tradizione critica precisa: gli studi urbani radicali del diritto alla città (Lefebvre, Harvey) e dell'abitare diseguale (Hochstenbach), l'economia politica del precariato e della giustizia sociale (Standing, Fraser, Fumagalli), e quella psicologia critica del lavoro che, dal Manifesto di Bal alla psychology of working di Blustein, rifiuta di ridurre problemi strutturali a questioni di resilienza individuale. È uno sguardo che colloca il disagio non nelle persone, ma nei rapporti materiali tra lavoro, reddito e territorio. Il risultato è una città che lavora altrove: i suoi giovani la servono, la attraversano e poi se ne vanno, perché restare costa troppo. Resta la domanda più scomoda, quella da cui parte ogni lettura critica: chi può permettersi di lavorare nella città che ha bisogno del suo lavoro?
IRONIA
Sono certo di non essere il solo a pensare quello che sto per dire. E so che fra tutti coloro a bordo della Stultiferanavis, ma anche quelli che non sono a bordo, il disagio difronte a ciò che sta avvenendo è enorme. E non si tratta di un disagio derivante dal non avere i mezzi per affrontare questa deriva cognitiva. Anzi, di mezzi ne abbiamo tantissimi. Direi infatti che molti di noi sono super attrezzati e hanno vagonate di valori, esperienze, conoscenze da regalare agli altri. Il disagio nasce dal fatto che i mezzi che abbiamo, e che le nuove generazioni non hanno, non valgono più in una realtà (si potrebbe discutere a lungo se questa parola ha ancora valore nell’odierno paradigma tecnologico) che è inequivocabilmente cambiata. E trovo disgustoso e vomitevole chi accusa coloro che provano questo disagio, di passatismo, di nostalgico fervore o di conservatorismo. Trovo anche piuttosto patetiche le accuse o i commenti di chi si sbraccia nel dire che ogni volta che c’è stata una innovazione tecnologica o scientifica, si è sempre assistito a questi criticoni che preferivano come era prima. No, questa “rivoluzione” non è come le altre perché nessuna ha mai inciso a livello cognitivo e comportamentale come questa, tale da modificare le caratteristiche umane. E non la considero nemmeno una innovazione. Semmai trattasi di un moltiplicatore esponenziale del già esistente.