NOVITA'[2036]
Bugonia e il mito della generazione spontanea
Quando il cinema ci ricorda l’errore più ostinato della modernità: pretendere vita da ciò che è già stato consumato. Un saggio che prende Bugonia come occasione per riflettere su uno dei miti più ostinati della modernità: l’idea che valore, qualità e persino eccellenza possano nascere da ciò che è già stato consumato. A partire dal simbolo della bugonia — la credenza antica delle api generate da una carcassa — l’articolo legge il film di Lanthimos come una meditazione su percezione, sacrificio e normalizzazione dell’assurdo, spostando lo sguardo dal racconto cinematografico alle cosmologie produttive del presente.
L'ombra della ragione abbandonata: quando l'autorità diventa gabbia
“Non appena abbandoniamo la nostra ragione e ci accontentiamo di affidarci all’autorità, non c’è fine ai nostri problemi.” Bertrand Russell
L'Illusione dell'Illimitato
Geopolitica internazionale e cultura “start-up”
Qui cerchiamo di identificare uno stato d’animo specifico della nostra epoca per capire se può essere utile a spiegare il mondo in cui viviamo oggi
Il perfezionismo, l'ospite invadente
Articolo di divulgazione psicologica
Non è un dramma sportivo. In ogni caso
La paura che il Mondiale di Calcio perda interesse in Italia per l'assenza della Nazionale Italiana è inversamente proporzionale alla percezione del fenomeno calcio nel nostro paese. Vecchia, logorata, inutile.
La religione della produttività
Qualsiasi innovazione tecnologica introdotta nel sistema produttivo, un sistema che, aldilà delle futilità ben confenzionate come ESG e responsabilità sociale, nel concreto non dimostra nessuna etica, nessuna consapevolezza delle conseguenze sociali e ambientali delle proprie scelte, andrà sempre più a discapito del lavoro umano. In un sistema in cui tutto è sacrificato sull’altare delle produttività per permettere a sempre più pochi di guadagnare sempre di più, il contributo dell’uomo sarà sempre più limitato e marginale.
Appunti sull’educazione dell’affettività
L’affettività non è mai neutra. Ogni modo di accompagnarla implica già una certa idea di relazione, di identità e di ciò che è auspicabile.
Insieme, soli (pieno/vuoto)
Primo testo di un ciclo di scritti sull'arte. L'intento non è elaborare una critica convenzionale, ma usare le opere come lenti per leggere i "buchi neri" del presente. L'assunto è che l'arte anticipi sempre la lingua: nomina ciò che non sappiamo ancora dire. L'obiettivo è non dare risposte, ma lasciare il lettore con una domanda aperta. Il progetto prevede nove tappe, ognuna costruita su un paradosso: Munch(Pieno/Vuoto), Skopas (Vitalità/Controllo), Hannah Höch (Maschile/Femminile), Vivian Maier (Visibilità/Invisibilità), Nam June Paik (Reale/Virtuale), Klimt (verità/apparenza), Mondrian (immobilismo/cambiamento)... Il primo articolo è su Munch, indaga la tensione tra Pieno e Vuoto. Da una parte la massa che occupa fisicamente ogni spazio (Ortega y Gasset), dall'altra lo svuotamento interiore di chi ha smesso di abitare se stesso.
La Lingua Materna
Le iniziali delle tre parole che compongono questa lirica sono un chiaro riferimento ai LLM. Non dovrei sottolinearlo, ma mi preme che non sfugga. Anche perche' questa poesia rivendica fortemente l'importanza di tornare ad usare il linguaggio (parlato e scritto) in quanto riflesso di un pensiero naturale, umano e critico. La lingua materna è quella che ci mantiene umani.
Quando l'antisemitismo diventa uno scudo
Opporsi fermamente alla violenza degli insediamenti, al blocco degli aiuti, alle uccisioni di massa di civili o alle strutture dell'apartheid significa giudicare uno stato e la sua ideologia—non odiare un popolo.
"È convincente" o "Mi hai convinto"?
Avete mai pensato a cosa intendiamo quando, dopo aver letto un post, un articolo, un saggio, pensiamo o diciamo che ci ha convinto? Oppure che quanto è affermato è "convincente"?
I cartoni disanimati
Ho infine guardato anch’io Cattivissimo Me, il film d’animazione. Prodotto di quella nuova animazione commerciale che non parla più ai bambini in quanto bambini, ma ai bambini come fossero piccoli adulti in formazione (o, meglio ancora, come a uno scudo per permettere ai genitori di godersi una commedia cinica).
Il vuoto e il surrogato. L'AI non ha impoverito il confronto collettivo. Lo ha trovato già in cassa integrazione.
L'intelligenza artificiale non ha rubato la creatività collettiva. Ha occupato un vuoto che il Covid, lo smart working e la call-culture avevano già creato. Ma il surrogato funziona abbastanza bene da far dimenticare quello che manca davvero.
The complexity defense: polycrisis vs polykrisis
The leadership class of the 21st century achieved something unprecedented: it became the most sophisticated analyst of its own catastrophe. The models sharpened. The frameworks multiplied. The planet keeps burning.
Chi non ha trascorso una notte insonne leggendo Dostoevskij?
Chi non ha trascorso una notte insonne leggendo Dostoevskij?
La bambagia dell’Occidente
Espressioni come “noi siamo dalla parte giusta della storia” o “noi rappresentiamo la parte civilizzata del mondo” non sono semplici slogan politici: sono il segno di una visione del mondo profondamente autoreferenziale.
Alfabeto
Insomma credo sia necessario ritornare ad imparare una qualche forma di alfabeto. In amore infatti, ognuno crea il proprio linguaggio, sulla base dell’alfabeto che conosce. Un alfabeto che deve essere condiviso con chi si ama. Altrimenti la lingua dell’altro diventa una lingua morta.
Quando Kafka Scrisse il Nostro Futuro Digitale
C’è una sensazione che conosco bene, e che probabilmente anche tu hai vissuto almeno una volta: quella di essere escluso, bloccato, rifiutato da un sistema digitale senza ricevere alcuna spiegazione comprensibile. Il tuo account sospeso senza preavviso, la tua richiesta di credito negata con un messaggio automatico, la tua visibilità sui social media che crolla misteriosamente. Cerchi un motivo, cerchi un responsabile, cerchi semplicemente qualcuno con cui parlare, ma trovi soltanto un labirinto di FAQ, chatbot e risposte preconfezionate che si rimandano l’una con l’altra in un ciclo apparentemente infinito.
Dalla Domenica delle Palme all’Umanesimo Digitale
Osanna e algoritmi: come i riti antichi illuminano il nostro presente digitale Quando parliamo della Domenica delle Palme rischiamo di ridurla a un episodio liturgico che appartiene a un tempo lontano, quasi un frammento di memoria religiosa che non ha più nulla da dire alla nostra epoca. Eppure, se la osserviamo con attenzione, scopriamo che essa contiene una dinamica profondamente umana, una struttura simbolica che attraversa i secoli e arriva fino a noi, fino al modo in cui viviamo, comunichiamo e ci riconosciamo nel mondo digitale. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme non è soltanto un momento di festa, ma un varco, un passaggio, un atto di presentazione pubblica che rivela quanto sia fragile il rapporto tra individuo e comunità, tra identità e sguardo degli altri, tra gesto e interpretazione.