The Generative Value of Friction in Digital Media: Neuroscience, Education, and Play

This article, first published in Journal of Digital Media & Interaction ISSN 2184-3120 Vol. 8, No. 20 (2025), pp. 105–119 DOI:10.34624/jdmi.v8i20.40175, explores the conceptual value of friction in digital interactions, opposing the dominant rhetoric of “zero friction” in contemporary design, which reduces experience to mere efficiency. The removal of friction raises fundamental questions about the nature of experience and the formation of knowledge, since human experience has historically involved engagement with the resistance of the external world — an element that stimulates attention and meaning. In digital contexts, interface design aims to maximize fluidity, minimizing difficulty and interruption. While this improves usability, it can also diminish cognitive engagement and the capacity for critical interaction, fostering a perception of the world as entirely controllable and devoid of mystery. The article argues that friction can instead constitute a generative resource, not only in videogames — where it takes the form of intentional difficulty that prompts strategic reflection — but also in learning and neuroscience, as a space for error, recalibration, and cognitive effort. The analysis proposes a conceptual framework connecting these domains, showing how friction can become a condition for learning, engagement, and transformation. Keywords: Friction; Error; Digital interaction; Transformative learning; Game-based learning; Neuroplasticity

Il paradiso artificiale dell'intelligenza

Questa mattina, mentre attraversavo la città in sella allo scooter (momento meraviglioso per pensare), mi è venuto in mente che il termine "artificiale" ha sempre avuto, fino a un po' di tempo fa, una connotazione non propriamente positiva. Allora sono andato a cercare con la memoria usi del termine: paradisi artificiali, fiori artificiali, ecc. Poi, fermo ad un semaforo, mi sono detto: "vedi, però, come cambia la percezione collettiva del linguaggio, eh? Oggi con l'AI la parola è diventata una bella parola. - sì, d'accordo, parto, scusa, scusa - era venuto verde". Beh, com'è come non è, come ormai faccio sempre, tornato a casa ho aperto Perplexity (versione Claude 4.5) e ho cominciato a conversare con lui/lei/esso su queste riflessioni, che, come al solito, si sono espanse, dilatate, trasformate, arricchite. Ed allora, sempre come mio solito, con la conversazione con Perplexity sotto il braccio (per modo di dire), ho bussato alla porta di Claude (in una smagliante e scintillante versione Opus 4.6), con cui, in due o tre passaggi, ho scritto (?), generato, prodotto, il testo che segue. Come vedrete sono nella contraddizione con tutte le scarpe.

L'Anomalia di Dieppe: Sherlock Holmes e lo Spettro Ideale

Il presente scritto costituisce la revisione critica e narrativa di un resoconto precedentemente frammentario, intitolato "Il Caso del Banchiere di Herne Bay" in Stultifera Navis. L'opera di revisione ha perseguito un duplice obiettivo: 1) Purificazione Stilistica: È stata rimossa ogni traccia di metatesto contemporaneo e ogni riferimento a intelligenze artificiali, restituendo la narrazione alla voce autentica del Dottor Watson. Il tono, le atmosfere e le dinamiche tra i personaggi sono stati ricondotti ai canoni del giallo vittoriano classico; 2) Integrazione dello Pseudospettro: Nonostante il rigore filologico, è stato preservato e integrato organicamente il concetto scientifico di "Pseudospettro Ideale". In questa versione, esso non appare come un artificio moderno, ma come l'avanguardistica intuizione teorica di Sherlock Holmes: un modello matematico di purezza minerale utilizzato per isolare le "frequenze spurie" del crimine e dell'avidità umana. Il risultato è un apocrifo holmesiano dove la fisica della materia e la logica deduttiva si fondono per risolvere l'enigma della morte di Horatio Meyer e il mistero del relitto di Dieppe.

Esperti di IA? Sì. Ma non nel modo in cui pensiamo.

Parliamo spesso di “esperti di intelligenza artificiale” come se fosse una categoria compatta, definita, stabile. Ma l’AI non è un oggetto unico: è un territorio in continua espansione, fatto di ricerca, ingegneria, orchestrazione, agenti autonomi, impatti organizzativi ed etici. In questo scenario, forse la domanda non è se gli esperti esistano, ma cosa significhi davvero esserlo oggi. In un ecosistema che evolve più rapidamente dei nostri tempi di apprendimento, la competenza non è un’etichetta definitiva, ma una posizione da abitare con consapevolezza.

Archaeological Report (Apathos)

The Coup That Changed Everything (Without Spilling a Drop of Blood) The God Who Won Without a Fight We thought the gods were dead. Turns out, they were just binge-watching. While Hephaestus gave up crafting and Athena turned her spear into a noodle tray, a forgotten deity rose from the dust under the couch: Apathos: the god of passive scrolling, ergonomic thrones, and infinite reels. No blood was spilt. No lightning struck. Just one silent decree: Leave it. It’ll generate itself.” And we obeyed. Because nothing feels better than doing nothing — especially when it comes with push notifications. Let us go to the excavation pot. Instead, we dug into the upper layers of digital debris — and found a coup. Not a violent one. Not even intentional. A quiet overthrow carried out by the only deity patient enough to wait us out: **Apathos**, the god of not bothering. While Hephaestus abandoned his forge to upgrade a remote control, and Athena traded wisdom for instant noodles and infinite scrolling, Apathos rose from the crumbs under the cosmic couch. No thunderbolts. No battles. Just the irresistible promise that nothing — absolutely nothing — needs to be done. On his throne of ergonomic foam, he rules a pantheon that has simply lain down and stayed there. Zeus checks his smartwatch for lightning updates. Artemis follows her Roomba instead of prey. And we, the mortals, kneel before the soft tyranny of convenience. This is not mythology. This is an autopsy of our attention. A chronicle of a world that didn’t fall — it reclined. Apathos didn’t conquer us. We handed him the crown the moment we whispered the most dangerous prayer of the digital age: Let the algorithm handle it.” ---

Sherlock Holmes ed il Canto della Fluorite

Il presente lavoro documenta una collaborazione creativa tra l'intelligenza artificiale Gemini e chi ora scrive, volta alla creazione di una novella scientifico-investigativa: "Sherlock Holmes e il Canto della Fluorite". Attraverso il dialogo, sono stati integrati concetti avanzati di piezoelettricità, fluorescenza e interferenza distruttiva in un contesto narrativo holmesiano. Il cuore della ricerca narrativa risiede nell'applicazione di modelli teorici — definiti "pseudospettri" — per isolare segnali coerenti (il piano criminale del Barone Gruner) da contesti ad alto rumore di fondo, sia elettromagnetico che geologico. L'opera esplora il confine tra la plausibilità fisica (tecnologia ANC, risonanza dei materiali) e la licenza letteraria, celebrando la scienza come strumento di decriptazione della realtà.

Nella carne del soggetto

Un’indagine filosofica sulla centralità del corpo nella formazione del soggetto. Attraverso il confronto con Merleau-Ponty, Foucault e Heidegger, il testo sostiene che la soggettività non precede la vita incarnata ma prende forma nella carne, nella finitezza, nella vulnerabilità e nella trasformazione corporea.

Cartesio contro madre natura. Il fondamento teorico della civiltà robotica

La cultura rinascimentale ragiona in termini connessionistici: microcosmo e macrocosmo. L’uomo è microcosmo nel macrocosmo e tra i due vi sono corrispondenze, legami essenziali. Cartesio, invece, opera una scissione radicale, ontologico-metafisica tra mente e mondo, anima e corpo, io e non-io, soggetto e oggetto, spirito e natura. È il principio teorico di una coscienza a-ecologica o eco-illogica. Riducendo il mondo a meccanismo Cartesio prepara la cultura europea alla conversione della biosfera nella tecnosfera. Per questa via si finisce per sostenere che foreste e parcheggi sono la stessa cosa e che gli animali non possono provare emozioni perché sono macchine. L’esito di questa riduzione ontologica è una distesa di materia omogenea, un reticolato di oggetti indifferenti. Il mondo è un pastone materico che possiamo smembrare e ricompattare a piacere. Tra un cane e un robo-cane, quindi, non c’è differenza: entrambi simulano di provare qualcosa. E' questo il principio d’autorità tecnocratico che oggi viene imposto: credete agli esperti, detentori della Verità per rivelazione superiore – anche se contrasta col buon senso. Il non plus ultra dell’esperto è sovrascrivere la nostra percezione con le sue tesi.

Perché ‘Pensare con la propria testa’ non è sempre un buon consiglio

Questo saggio riesamina l'esortazione kantiana al Sapere aude alla luce dell'epistemologia contemporanea, sostenendo che il pensiero critico autentico non consiste nel dubitare di tutto, ma nel saper valutare l'affidabilità delle fonti a cui necessariamente ci affidiamo. L'invito generico a "pensare con la propria testa" ignora la struttura radicalmente distribuita della conoscenza moderna, alimenti forme di scetticismo epistemicamente ingiustificato e finisca per produrre l'opposto di ciò che promette: non autonomia intellettuale, ma vulnerabilità alla manipolazione.

Capitalismo della Sorveglianza vs Biodiversità del Pensiero

Biodiversità del Pensiero: la difesa ad oltranza E’ la battaglia a cui siamo tutti chiamati, oggi. Il capitalismo della sorveglianza vive di previsione e standardizzazione dei comportamenti; chiaramente più i soggetti sono leggibili, tracciabili e statisticamente coerenti, più diventano economicamente valorizzabili e, in questo senso, la standardizzazione cognitiva (gusti simili, linguaggi simili, reazioni simili) non è un effetto collaterale, ma una condizione funzionale alla monetizzazione dei dati.