Il racconto che salva. Diagnosi, volontà e psicopatografia alla VI Lezione Pirella

Lunedì 20 aprile sarò ad Arezzo, nella Sala dei Grandi del Campus del Pionta, per la sesta Lezione Pirella. Ci sarò come sono andato le volte precedenti: in una veste difficile da definire con precisione. Non sono uno studioso di psichiatria. Sono il figlio di Agostino Pirella, e ho donato il suo archivio e la sua biblioteca all'Università di Siena. Ogni volta che entro in quella sala sento il peso — e il privilegio — di un gesto che ho compiuto qualche anno fa: consegnare mio padre al mondo. Farne patrimonio comune. Storicizzarlo, nel senso migliore del termine.

La morte del pensiero critico e della valutazione

Infatti, e a onor del vero, le prime nuove tecnologie facilitavano la valutazione oggettive per la presenza sulle piattaforme di insegnamento, quali Canvas o Blackboard, di strumenti atti a misurare la produzione degli studenti. Come se tutto l’impianto dell’educazione dovesse essere misurabile. Aspetto che tuttavia rifiuto perché secondo me, imparare significa sviluppare le capacità emotive e cognitive che permettano di diventare individui a tutto tondo con un ben definito spirito critico. In quel nuovo contesto, che ne era, appunto, della valutazione del pensiero critico, analitico e narrativo degli studenti? Già allora ci si sarebbe dovuti preoccupare del progressivo ridimensionamento di quella parte fondamentale dell’apprendimento. Se lo si fosse fatto, oggi forse non vedremmo la desertificazione cognitiva che avanza inesorabile in tante aule. Negli ultimissimi anni è arrivata l’intelligenza artificiale e c’è seriamente da domandarsi se non sia arrivata la morte del pensiero critico e della valutazione tout court.

Lui rami, lei radici

Racconto Lei era l'ancora, lui era la catena che voleva solo sentirsi tendere per un istante prima di tornare a scorrere.

Psicotico / Sano di mente

La domanda non è se si possa essere psicotici o sani di mente, perché quella è la domanda sbagliata. Finché la facciamo, accettiamo che il confine esista e che qualcuno abbia il diritto di tracciarlo. La domanda giusta è: chi decide cosa è realtà? Sano di mente, qui, non significa adeguarsi alla realtà esterna: significa mantenere la coerenza della propria visione abbastanza a lungo da costruirci qualcosa dentro.

Il sogno coltivato

L’Europa era tutto questo per me: la somma di “nomi” che prima o poi avrei visitato.

Possiamo superare il capitalismo della finitudine? Ecco perché non riusciamo a fermarci

Arnaud Orain descrive un capitalismo che ha preso coscienza della finitudine delle risorse e, invece di rallentare, ha accelerato. Ma perché non riusciamo a fermarci? La risposta non è solo economica: è epistemologica. Partendo dallo sgabello a tre gambe di John Ralston Saul e dalla diagnosi heideggeriana del Gestell, si delinea la genealogia di una civiltà costruita sull'illusione di poter ignorare il limite. E se il dio invocato da Heidegger per salvarci non può essere un evento messianico, e tantomeno un deus ex machina, a farlo può essere la scelta individuale, moltiplicata fino a fare massa critica, di tornare ad abitare il limite invece di negarlo.

Il manifesto di Altamura. Due lezioni per chi coordina l'Agile e per chi vuole imparare a farlo.

Quando un'organizzazione cresce, i metodi che funzionavano bene per pochi team cominciano a mostrare i propri limiti, e il coordinamento fra molte squadre richiede strutture nuove che rischiano di tradire lo spirito originario dell'agilità. Questo articolo affronta il problema in due movimenti. Nel primo uso la metafora ferroviaria per spiegare come il Scaled Agile Framework coordini decine di team attraverso binari stabili, orari condivisi e cerimonie di pianificazione collettiva. Nel secondo affronto la questione, altrettanto cruciale, di come si impara davvero a praticare l'Agile in un mercato italiano dove la certificazione rischia di sostituirsi alla competenza. Un lascito per chi oggi si affaccia a questo mestiere e vuole distinguere i vassoi dorati dal pane buono.

Metamorfosis

Soy mudable, un "chaquetero", doy giros en "U". El título de Metamorfosis transmite la idea, pero ya lo reniego porque lo llevo puesto como un vestido abandonado en un contenedor.

La fine del privilegio del falso

Per milioni di persone l'esperienza mentale della giornata somiglia a una timeline gigantesca: un nastro continuo su cui scorrono notizie, clip, reazioni, virali, pubblicità, opinioni, accostate come in un montaggio di cui non sei al banco. L'ordine non lo decidi tu. Lo combinano l'algoritmo, il ranking, le notifiche, l'urgenza mediatica, la spirale del commento. Il flusso è costruito per non fermarsi mentre resti nell'interfaccia: puoi mettere in pausa un video, non la catena che ti propina il successivo.

Silence, and the Last Yogurt Cup

Household chores used to be a barter system: taking out the trash earned a pair of heels, ironing earned a bit of appreciation, and a failed command… earned punishment in the form of silence. But silence has emancipated itself. It no longer wants heels, no longer wants dresses, no longer wants the statistics of how many times you “helped.” Silence got itself a robot. The robot doesn’t negotiate, doesn’t talk back, doesn’t demand compensation; it just works and stays quiet. And the human who believed that exchange was the foundation of a relationship discovers that the barter is over. All that remains is a yoghurt cup, which the robot recycles with more empathy than the wife ever did. Silence becomes a new kind of intelligence — without emotions, without needs, without heels. The household transforms into a laboratory of efficiency, where no one expects praise anymore, only task confirmation. And the human who once longed to be appreciated becomes a spectator of his own extinction. Because once silence begins to collaborate with technology, the barter system ends — and with it, civilisation.

L'economia come campo di battaglia. Note critiche su Fuga dal capitalismo di Clara E. Mattei

Se mi capita di trovare un autore o un’autrice di cui si scrive che è marginale nel dibattito intellettuale, filosofico o economico in corso, la mia scelta si acquisto e di lettura diventa quasi necessaria, dovuta. Se poi il libro suggerisce di immaginare un mondo senza il capitalismo, o quantomeno senza le forme di (tecno)capitalismo attuale, la scelta di leggerlo trova motivazioni ancora più forti. Il libro di cui parlo è Fuga dal capitalismo, è stato scritto dall’economista Clara Mattei, che propone una difesa intransigente e marxiana della società sostenendo la necessità del controllo democratico dell'economia.

Video Generativo e l'architettura del senso: semiotica oltre il reale

Il video generativo, nell'era dell'Intelligenza Artificiale, non irrompe come una rottura, bensì come una soglia. È una porta che si apre tra ciò che abbiamo a lungo chiamato il visibile e ciò che, in una quieta latenza, attendeva di essere pensato come tale. Non ci troviamo più di fronte a un'immagine che si limita a riflettere il mondo, né a un dispositivo che cattura la luce come un cimelio del reale. Siamo dinanzi a una forma già intrisa di intenzione, una visibilità che non deriva da un accadimento, ma da una deliberata "plasmazione" del possibile.

Perché l’AI non riuscirà ad appiattire l’uomo

Vi è un timore sempre più diffuso che l’intelligenza artificiale conduca a un progressivo appiattimento del linguaggio e, con esso, dei processi di pensiero, imponendo uno stile uniforme, corretto e prevedibile (si vedano ad esempio: Kreminski, 2024; Elgan, 2025; Paschalidis, 2025; Ahart, 2026; Inoshita et al., 2026; Sourati et al., 2026). Eppure, a ben vedere, questo timore si rivela infondato: la storia e la natura stessa dell’uomo mostrano che ogni tentativo di standardizzazione linguistica e di pensiero è destinato a fallire. Anche i progetti più ambiziosi di unificazione, dalla globalizzazione linguistica fino ai sistemi simbolici universali, finiscono infatti per frantumarsi sotto la spinta delle differenze, delle interpretazioni e delle singolarità umane. Ciò che appare come rischio si rovescia così nel suo contrario: è proprio l’uomo, con la sua irriducibile tendenza a deformare, reinventare e moltiplicare i segni, a impedire che qualsiasi forma di uniformità possa davvero imporsi.

Il grande gioco dei caleidoscopi linguistici

Per molti anni di A.I. hanno parlato solo gli specialisti poi, all'improvviso, l'A.I. ha toccato il linguaggio e da quel giorno è esploso il dibattito. Anche solo questo dovrebbe indurci a pensare che le domande più profonde legate a questi cambiamenti non riguardano l'A.I., ma noi stessi. La velocità con cui sono state accolte queste nuove tecnologie, considerate ormai indispensabili per abitare uno spazio comune da cui non ci si può sottrarre, credo abbia indebolito lo sguardo critico. Nel delicato, e ancora instabile equilibrio che caratterizza l’interazione con questi strumenti, non è difficile immaginare un certo turbamento. A volte consapevolmente avvertito, spesso celato nell’eccitazione che si prova sotto l’effetto di un doping cognitivo, sorretti da un instancabile ghostwriter. Una riflessione critica su cosa significa scrivere e pensare in questa nuova dimensione.

Filtrerà tra l'ombra

Versitersi è un progetto di videocomposizioni di breve durata, un minuto al massimo, in cui immagini e musica si intrecciano per mettere in discussione la narrazione umana, spesso orientata all’autoglorificazione Sono frammenti: talvolta autobiografici, talvolta impersonali. Si muovono attorno all’esistenza, e soprattutto alla sua declinazione umana , fragile, contraddittoria, irrisolta Brevi messaggi, senza pretesa di verità: a volte di speranza, a volte di riflessione, a volte di una rassegnazione che non è resa, ma passaggio Perché è forse solo attraverso il riconoscimento della nostra fragilità che diventa possibile (ancora) costruire…

Magyarok

La vittoria elettorale di Péter Magyar, e la sconfitta di Viktor Orbán, costituiscono un passaggio importante non solo per l'Ungheria, ma per l'intera Europa. Questa vittoria segna la fine di una 'democratura' -una sostanziale autocrazia- ma si spera possa portare alla fine della guerra in Ucraina ed al superamento dell'attuale fase del governo europeo, bloccato oggi dal veto ungherese e dall'obbligo di unanimità. Avendo sotto gli occhi la commozione del popolo ungherese, possiamo immaginare una Europa possibile. Perché nasca veramente l'Europa come unione, non potrà mai bastare il lavoro tecnico di una classe politica. Serve mettere insieme, fino a fonderle in una visione comune, le idee di Europa che ogni cittadino ha in sé. Per questo considero pertinente e virtuoso mettere in campo la mia autobiografia, raccontando di un'immagine -europea- che porto con me dall'infanzia. Racconto la mia storia invitando ognuno a raccontare, qui sulla 'Stultifera Navis', la propria idea di Europa.