Le nuove coordinate del lavoro: individualizzazione, autonomia e potere nelle organizzazioni europee

Il testo sostiene che la domanda sullo spostamento politico delle culture del lavoro europee sia mal posta se formulata lungo un'unica scala destra-sinistra. Riprendendo la distinzione fra asse economico e asse socio-culturale adottata dal Chapel Hill Expert Survey, l'autore mostra come le organizzazioni possano muoversi insieme verso un maggiore pluralismo e verso una più marcata individualizzazione del rischio e della responsabilità. Attraverso i dati OECD sulla rappresentanza collettiva e le rilevazioni Eurofound sulle condizioni di lavoro e sul lavoro ibrido, il testo distingue autonomia operativa e potere decisionale, analizzando la flessibilità revocabile e il controllo incorporato nei sistemi digitali. L'apparato teorico combina Fraser su riconoscimento e redistribuzione, Boltanski e Chiapello sull'incorporazione della critica, Sennett e Standing sulla corrosione dei legami e il trasferimento del rischio, Argyris e Schön sulla teoria in uso, Hirschman sulla voice. La conclusione individua nel passaggio dal lavoratore alla persona responsabile di sé il mutamento più profondo e propone di spostare l'analisi dalla collocazione ideologica dell'organizzazione alla domanda su dove, al suo interno, si trovi il potere di cambiare le regole.

PERDONO!

La parola “perdono” sembra innocua, ma nelle lingue indoeuropee nasconde un gesto più radicale del previsto. In italiano, come in francese o in inglese, essa deriva dall’idea di “dare completamente”, “cedere interamente” qualcosa all’altro. In tedesco, vergeben (“ver-gé-ben”) conserva ancora più chiaramente questa struttura: “ver”, prefisso intensivo che implica separazione o completa cessione, unito a “geben”, dare. La radice indoeuropea è comune: perdonare significa letteralmente “dare via”, cioè rinunciare attivamente a un diritto morale, giuridico o emotivo che si sarebbe pienamente autorizzati a esercitare.

Clangore

"Quella volta grandinava. Era soltanto grandine. Ma la città, sotto, rispondeva come se fosse fatta apposta per amplificarla. Le lamiere, i vetri, le grondaie, i tetti. Noi eravamo dentro. E ascoltavamo. Dopo, cercando una parola per raccontare quel rumore, ne abbiamo trovata una vecchia. Clangore. Da lì, in qualche modo, è cominciato tutto."

Genealogia della prova ontologica

Gli argomenti tesi a dimostrare l'esistenza di Dio si sviluppano da Platone a Gödel, attraverso il pensiero di Anselmo, Tommaso, Cartesio, Leibniz, Kant, Cantor. Nell'articolo si segue la nascita -con Anselmo- e la successiva formalizzazione dell'argomento a priori. Fino a constatarne il crollo logico. Infatti gli stessi assiomi che dimostrano l'esistenza necessaria di Dio dimostrano, come sottoprodotto indesiderato, che tutto è necessario.

Chi comanda nel corpo delle donne

Alla fine dell'estate 2026, a pochi giorni di distanza, due immagini di donne hanno diviso i social: Alice De André, ridotta dai commenti a un corpo contro la sua volontà, e Sydney Sweeney, che si spoglia per la propria azienda e ci guadagna. La stessa parola, «mercificazione», ha difeso la prima e condannato la seconda. Da questa dissonanza parte il testo. La tesi è scomoda: il valore sociale di una donna continua a passare dal corpo esibito, e i social, invece di rompere quel meccanismo, lo hanno reso comodo, conveniente e di massa, vendendolo come emancipazione. Il bersaglio non sono le donne che scelgono di mostrarsi: è l'architettura che scrive il menù da cui scelgono, e chi, dietro quel menù, muove la domanda e trattiene il profitto. Scrivo da uomo, e comincio dichiarandolo, perché è l'unico modo onesto di affrontare la questione. Il titolo dell'articolo riprende, per omaggio dichiarato, Il corpo delle donne di Lorella Zanardo (con Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù, 2009), il documentario che per primo ha analizzato sistematicamente la mercificazione del corpo femminile nella televisione italiana generalista. Qui la stessa domanda si sposta dalla tv ai social, e da «chi lo mostra» a «chi ne comanda il processo e ne trattiene il valore».

Chi chiude la porta di una scuola, apre una prigione

In un’Italia che invecchia e vede diminuire ogni anno il numero dei bambini, chiudere una scuola può sembrare una scelta dettata dai numeri. Ma quanto costa davvero a una comunità perdere una scuola? Una riflessione che intreccia denatalità, immigrazione, integrazione e legalità, partendo da una convinzione maturata in tanti anni di insegnamento: **la scuola non trasmette soltanto conoscenze. Costruisce cittadini. E può arrivare dove la repressione arriva sempre troppo tardi.**

Cosa nasconde l'allarmismo contro la corsa all'Intelligenza Artificiale

Nasconde l'ambizione di coloro che con la scusa del rischio e della sicurezza vogliono controllarci, l'ambizione di coloro che con la scusa del rischio e della sicurezza vogliono controllarci (e fare affari d'oro) Tutti parlano di intelligenza artificiale. E' l'hype del momento. Il leitmotiv che fa tendenza Il "tormentone" high tech di attualità. Ovunque sui social, youtube & co. si moltiplicano gli "esperti". E soprattutto si moltiplicano gli allarmi sul pericolo esistenziale legato all'Ai. Persino chi, fino a qualche annetto fa si occupava sui social di tutt'altro, tra ricette di cucina e auricolari del nuovo del cellulare di turno adesso pontifica sulle Ai. Con video sempre più accattivanti (realizzati con l'Ai) in una corsa a chi è più sintetico (più il video è breve meglio è). Che bel modo di fare informazione! La tuttologia 3.0 in versione allarmismo apocalittico sintetizzata in comode pillole! In questo scenario social distratto la prima considerazione è che se c'è "adesso" tanta insistenza su questo argomento corre il rischio, questo sì concreto e realista, di essere prematuro. Siamo nella fase iniziale. Non è ancora cominciata quella di accelerazione. Non abbiamo nessuna affidabile proiezione sull'effettiva creazione in tempi brevi di un'Agi. Sul cui significato però c'è divergenza. In quanto "potrebbe" essere come l'hanno fino ad oggi descritta buona parte dei commentatori. Ma è un condizionale. Verosimilmente un rilevante numero di ipotesi in uso fanno affidamento sulla letteratura sci-fi futurista rivisitata in chiave filosofica. Questo merita un approfondimento.

Il problema del 1968: narrativa storica o storia romanzata?

Perché, a differenza di altri paesi (penso ad esempio alla Francia), gli eventi del 1968 non hanno costituito un vasto materiale epico per ispirare i romanzieri a scriverne? Gli autori italiani di narrativa storica sono stati spesso accusati di non riuscire a trovare la distanza critica tra le loro idee sugli eventi storici e la loro rappresentazione. Sembrano confondere la soggettività con l'autenticità. Sembra che scrivano più per chiarire gli eventi a sé stessi e per riappacificarsi con le proprie convinzioni, piuttosto che per far luce sul significato più ampio di quegli eventi.

Fraternità- Il “parente povero” del trinomio della Rivoluzione francese

Il diritto alla libertà garantisce l’autonomia e l’iniziativa del singolo individuo, ma può sfociare in una competizione selvaggia e senza limiti. Il diritto all’uguaglianza tutela la dimensione sociale, riconoscendo la stessa dignità a tutti gli umani, ma, senza la libertà, può sfociare nell’autoritarismo, in regimi oppressivi. È necessario un terzo principio che permetta la dialettica tra i due e rappresenti un fattore di equilibrio: la fraternità. Oggi è del tutto carente.

Al lavoro tutto bene?

Il lavoro novencentesco è finito, è ora di modellarne uno nuovo e la direzione non può essere quella di modellarlo semplicemente sulle enormi potenzialità di uno strumento ma intorno a una chiara visione dell’essere umano e della società.