NOVITA'[2733]
La fine della delega passiva
Perché la transizione geopolitica ci restituisce, volenti o nolenti, le responsabilità che per anni avevamo affidato ad altri
La nostra forza consiste nell'essere consapevoli della nostra debolezza
Una notizia di oggi -una falla nel software che può essere usata per attacchi malevoli svolti tramite l'uso di 'intelligenza artificiale'- invita a riflessioni che portano lontano. Parlare di tecnologia e di artefatti computazionali è, forse, un modo per evitare di parlare di noi stessi. La nostra forza consiste proprio nell'essere consapevoli della nostra debolezza. Sappiamo che ogni nostra costruzione è imperfetta. La protezione dal rischio implicito nella debolezza di ogni costruzione umana risiede innanzitutto nella consapevolezza di questa imperfezione. Cedendo la costruzione degli artefatti a 'intelligenze artificiali' perdiamo la percezione della nostra debolezza. E cedendo a intelligenze artificiali la tutela degli artefatti, perdiamo la percezione del pericolo, la capacità di intuire il rischio e di esercitare cautela.
Ricordando Foucault, parte seconda: il chiaroscuro della scrittura
A cento anni dalla nascita di Michel Foucault, il secondo passo di un percorso tra la sua vita e la sua opera: la scrittura come lavoro su di sé, osservata nelle sue luci e nelle sue ombre, dalla conversazione con Claude Bonnefoy fino ai taccuini degli antichi che Foucault rilegge mentre l'Histoire de la sexualité cambia forma sotto la sua penna.
Obiettivo raggiunto
Le petroliere salpano verso l’America, il vertice si prepara in Asia, e noi siamo a bordo di un’altra nave, quella dei folli di Brant, a discutere su chi tenga il timone senza che nessuno ci abbia chiesto dove vogliamo andare.
A oligarquia eletiva
Por que um voto que não se pode verificar deixa de ser democracia — e por que o caminho não é trocar a urna, mas completá-la.
Disordini a Milano
Recenti avvenimenti -scrivo verso la fine dell'ottobre 2026- spingono a una riflessione sul ruolo degli adulti, sul senso della politica e della democrazia -che è essenzialmente 'discussione in pubblico'- e sul cosiddetto 'disagio giovanile'. Nel tentativo di non ricadere in luoghi comuni o in atteggiamenti difensivi o in formule stereotipate scelgo di scrivere tramite quella 'lingua franca', quella 'stenografia dei sentimenti' che è la poesia.
Kirk, Kripke e il Latinorum. Quando il nome sopravvive alla cosa
Da Star Trek ai modelli generativi, passando per Kripke, Magritte e i mestieri ridotti agli strumenti che usano. Un interludio da A.I. Confidential sul nome che rimane quando cambia ciò che nomina.
El diapasón y el intérprete: dos formas de la razón latinoamericana
Contra el nativismo epistemológico y la traición hermenéutica en el pensamiento contemporáneo. El lugar da acceso privilegiado a un problema; no da valor de verdad a una proposición — y entre el autor que se lee y el autor que circula se abre la distancia de la que vive toda bandera.
Storie di animali 1 - Antropocentrici
Perchè tendiamo a leggere tutto ciò che ci circonda con l’unica lente del comportamento umano? Il pianeta è un complesso sistema del quale noi siamo solo una parte.
Ciò che sappiamo della vita
Nel 2017, ad Harvard, Sherry Turkle intitolò un'orazione al modo in cui la tecnologia ci fa dimenticare ciò che sappiamo della vita. Quella frase ha poi viaggiato, cambiando forma, fino ad ispirare i testi di Anil Seth sulla coscienza artificiale. Ma che cosa dimentichiamo, esattamente, se tutta l'informazione è ancora a un tocco di distanza? Attraverso il mito di Theuth, l'acrasia di Aristotele, la conoscenza tacita di Polanyi e la sindrome del riferimento che scivola di Pauly, il saggio che segue sostiene che non si tratta di ignoranza né di amnesia, ma di un sapere che possediamo ancora e abbiamo smesso di esercitare, e che una cultura, generazione dopo generazione, smette di trasmettere. Non serve impararlo di nuovo: servono strumenti che, invece di ricordare al posto nostro, ci rimettano nelle condizioni di praticarlo.
Eccola, Enzo, la fragilità adulta!
Residui di chiacchiere da bar di un borgo dell’entroterra meridionale.
Giulia e la Sonetness
Qual è il danno sociale della malattia? Perchè c’è qualcosa che va oltre il danno biologico e la paura e il dolore fisico e psichico? Quali altri danni provoca una condizione che non ci permette di vivere le relazioni sociali nella miglior forma possibile? In questo racconto semivero, Giulia lo scopre ad una certa età…
La Carta scritta a bordo
Il manifesto della città moderna, scritto in crociera, e la regola di Péguy per accorgersi in tempo di aver sbagliato strada.
La paura del futuro, il futuro della paura
Più impariamo a proteggerci da soli, più dipendiamo da ciò che nessuno protegge.
Una passeggiata a Berlino durante il festival delle luci, con un occhio al fantasma del Muro.
Cosa significa fare flânerie nella capitale tedesca durante le sere del festival delle luci, ripercorrendo i luoghi simbolo della divisione Est/Ovest alla ricerca dei fantasmi del famigerato Muro?
La portata del possibile
Quando il progresso aumenta ciò che possiamo fare e restringe ciò che sappiamo immaginare
Nello specchio di Ivan Illich
Siamo invitati a stare 'al passo con i tempi'. Ma forse possiamo intende l'odierno solo osservandolo da 'fuori'. Per questo dobbiamo essere grati a Ivan Illich. Il suo è uno sguardo differente: né teologo, né sociologo, né filosofo, né storico, né antropologo. Senza patria anche dal punto di vista degli strumenti conoscitivi (e si capisce come questo faccia saltare la mosca al naso agli intellettuali imbozzolati nei loro ruoli specialistici). Forse alla fine, al di là delle sue stesse tesi, proprio nel metodo risiede il principale insegnamento di Illich. Come riassume lui stesso nel corso di quel dibattito: "essere il più coraggioso, chiaro e meno opportunista possibile nel dire le cose; non legarsi alla difesa di quanto detto nel passato; non vendersi, cioè non accettare, nella misura del possibile, soldi per scrivere". Questo articolo - recensione a Ivan Illich, 'Nello specchio del passato', Red, 1993- è apparso con il titolo 'Il bisogno di capire' sul supplemento culturale settimanale de 'Il Giornale' domenica 10 ottobre 1993.
L’esistenza umana è ancora preziosa per il cattolicesimo politico?
Lo scopo del comunicare non è prevalere, offuscare, piuttosto conquistare.