NOVITA'[2464]
Che tipo di civiltà ci aspetta tramite l'evoluzione tecnologica dell'Ai?
Tutti affermano che l'Ai é una tecnologia rivoluzionaria e si é affermato il termine "di frontiera" il che rende utile pensare a come questa tecnologia trasformerà la nostra civiltà. Partendo dal presupposto che noi siamo la realtà che percepiamo. Con cui possiamo relazionarci e interagire. Ma l'Ai potrebbe andare molto oltre questi nostri limiti. E allora che cosa accadrebbe? Provo a riflettere su alcuni concetti, anzitutto le dimensioni (che sono essenziali per noi), ma anche i principi della termodinamica e la tavola periodica degli elementi. Perché una tecnologia trasformativa andrà molto oltre il significato di scoperta per come lo conosciamo. E allora cosa potrebbe accadere alla nostra civiltà?
Quando la sovranità perde il territorio
All’inizio avevo pensato di raccontare un’Italia poco visibile: quella delle imprese che provano a costruire intelligenza artificiale, a sviluppare competenze proprie e a misurarsi con il tema, sempre più discusso, della sovranità digitale. Avevo raccolto testimonianze, esperienze e casi concreti. Poi quel percorso si è interrotto, prima che potesse diventare un articolo. Forse è stato un bene: mi ha permesso di evitare un’altra disputa destinata a consumarsi fra entusiasmi, scherno e appartenenze, e di tornare su un terreno più vicino alla mia esperienza, quello delle infrastrutture, della continuità operativa e della responsabilità delle decisioni.
L'Inviolabile segreto: quando la Costituzione incontra l'ipocrisia del controllo
Chat Control: la sorveglianza di massa per i cittadini e l'opacità dei privilegi per chi ci governa
Comprehensive Analysis of the Reflective Insight Engine (RIE) - chapter 1
AI, therapy, psychology Short Introduction to the RIE Series Artificial intelligence is finally growing up. It’s no longer just a search engine that obediently fetches links; it’s becoming a cognitive partner that can challenge us, clarify our thinking, and expose the blind spots we’d rather keep hidden. The Reflective Insight Engine (RIE) is a framework for using AI not as a therapist, not as a motivational mascot, but as a disciplined thinking companion: a tool that amplifies reasoning instead of emotions. In this series, I’ll unpack what RIE is, why it matters, where its ethical boundaries lie, and how it can evolve into something genuinely useful: a mirror for the mind, not a substitute for human care. If AI is going to sit with us at the intellectual table, it should at least know how to ask better questions.
Non è questo, ma è quello. Lo "spion de le brise"
L'amore degli LLM per il "Non è X, ma è Y".
Appartenenza / Estraneità
Ana Mendieta, Untitled (Silueta Series, Iowa), 1977 Fotografia Cibachrome (silver-dye bleach print), 50,8 × 33,7 cm, Museum of Fine Arts, Boston Documentazione di un earth-body work in tecnica mista
Αἰθήρ — La luce generata dal buio
Un mondo reso interamente luminoso e interamente disponibile non è un mondo finalmente conquistato; è, per dirla con Rosa, un mondo muto, silenziato, da cui si è ritirato tutto ciò che — sottraendosi al possesso e allo sguardo — lo faceva risuonare.
La memoria non basta. Piccola apologia dell'oblio nell'età delle macchine
La memoria totale non è un potenziamento dell'intelligenza: è la sua negazione. Da Borges alle reti neurali, apologia dell'oblio come tecnologia che le macchine non hanno.
Lo specchio e il pharmakon
Sulla paura dell'intelligenza artificiale, ovvero sulla paura di noi stessi «Questa scoperta renderà gli uomini smemorati, perché cesseranno di esercitare la memoria: fidandosi dello scritto, richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei.» — Platone, Fedro, 275a (il re Thamus a Theuth, inventore della scrittura)
Risposta a Giovanni Bruni: la gratitudine del corretto
Esiste un genere di critica che ferisce e un genere che affila. La critica di Giovanni Bruni è del secondo tipo, e voglio dirlo prima di tutto il resto: questo è esattamente il dialogo per cui vale la pena salire a bordo di una nave come questa. Non rispondo per difendermi. Rispondo perché Bruni ha fatto qualcosa di raro — ha letto con attenzione sufficiente da identificare non solo dove l'armatura cede, ma dove avrebbe potuto reggere se costruita diversamente. Quella mappa è preziosa. Usarla è la sola risposta degna.
Per dimostrare di essere umani dovremmo scrivere peggio?
Il curioso paradosso di un'epoca in cui una subordinata, un trattino lungo o una citazione latina possono bastare a farci sospettare di essere macchine.
Dove continuano le conversazioni?
Una memoria relazionale può davvero sottrarsi alla mercificazione? Siamo ancora capaci di riconoscere un invito che non nasconda una transazione? Che cosa, nella conoscenza, resiste ancora alla traduzione in quantità misurabile?
Stiamo tornando analfabeti (e a qualcuno conviene)
Racconto di una curva che credevamo irreversibile. La storia comincia con un grafico che tutti abbiamo visto a scuola: la curva dell’analfabetismo che dal 1861 in poi scende, scende, scende… fino a scomparire. Una vittoria della civiltà, un trionfo della ragione. O almeno così ci hanno raccontato. Devo un ringraziamento a Andrea Passador, autore del video che mi ha ispirato e permesso di approfondire questo tema.
Civilizations do not grow by accident or luck
Magnifica Humanitas: un cantiere nascosto
L'enciclica di Papa Leone “Magnifica Humanitas” fornisce un ritratto dell’intelligenza artificiale tutt’altro che immateriale o magico. Dietro ogni elaborato dell’intelligenza artificiale si nasconde una rete intricata di cavi, centri dati, infrastrutture energivore e, soprattutto, persone.
Intelligenza artificiale: chi guida le danze?
Negli ultimi anni ci siamo scoperti incoerenti e confusi. Capaci di gesti di solidarietà e ancora assetati di guerra. Coltiviamo inquietudini e domande, politica e amore, pane e rose. La risposta a queste fragilità può essere affidata alle macchine pensanti?