NOVITA'[2499]
Dallo Stato di Eccezione allo Spazio di Eccezione: il caso Minneapolis
Repressione, Trauma, Stato di eccezione, Teologia Politica, USA, ICE, Vittima
No hay paso
Spinto dall'invito al viaggio di Carlo e dallo spirito che si respira tra le righe di questi articoli e racconti, ho deciso di aggiungerne uno. È il racconto di un’esperienza vissuta molti anni fa in Messico, dove il viaggio interiore, più di quello nei luoghi, diviene il tema centrale. Per me è sempre stato così, un’idea che trova curiosamente sponda nella parola “esplorare”, in cui l’etimologia, secondo alcuni incerta, evoca la vera essenza dell’azione che descrive. Scegliere di abitare quella condizione di inevitabile incertezza, spaesamento, stupore, che contraddistingue lo spirito profondo del viaggio, ci consente di continuare a “viaggiare” anche con la mente, come accenna Carlo, o in quei “nuovi occhi” di cui ci parla Proust, parole ricordate nell’articolo di Giovanni Nicotera. La migliore sintesi di questo spirito io la ritrovo in queste parole di Thomas Eliot: “Non smetteremo mai di esplorare, e alla fine di tutte le nostre esplorazioni ci ritroveremo dove prese avvio il nostro viaggio e conosceremo quel luogo per la prima volta”. * L’incipit del racconto, scritto nei primi anni duemila, cita quello che si trovava digitando su un motore di ricerca “Rancho Nuevo”, oggi non è più così.
Il prezzo di una stanza. Cicerone, la memoria artificiale e la crisi della permanenza.
La memoria artificiale sta recuperando una tecnica antichissima: associare informazioni a luoghi persistenti. Nello stesso tempo, la crisi abitativa europea rende la permanenza residenziale sempre più fragile e sottoposta a metriche economiche. Cicerone, Paquita e i nuovi sistemi di AI pongono così la stessa domanda epistemologica: che cosa perdiamo quando il luogo scompare dal modello? Sto seguendo da qualche tempo il problema della memoria artificiale. Chi usa con continuità un Large Language Model conosce bene la questione. Possiamo discutere per settimane con una macchina, costruire un progetto, correggere decisioni, scartare ipotesi, definire una terminologia e, a un certo punto, scoprire che una parte di quel percorso è diventata difficilmente recuperabile. Il problema riguarda la memoria, certo. Riguarda soprattutto il modo in cui organizziamo ciò che vogliamo ricordare.
La Fábrica de Títeres y el Niño que Solo Quería Respirar
¿Por qué la sociedad actual —tecnológicamente más avanzada que nunca— sufre una atrofia cognitiva insidiosa y un apagamiento sistemático de su memoria histórica? Un análisis fundamental sobre cómo reconstruir el Escudo Cognitivo frente al presentismo y rescatar la voz de los ancestros.
La scienza come esperienza e il chiarimento filosofico
Breve storia critica dell'epistemologia nel Ventesimo Secolo. Si inizia avendo come riferimento Cartesio e Leibniz, e si finisce -magari senza rendersene conto- Spinoza. Passando attraverso il pensiero di Russel, Frege, Hilbert, Gödel, Turing, Heisenberg. Da un lato si cerca poi di trovarsi a proprio agio nell'assenza di fondamenti; dall'altro si torna a Kant. Il luogo chiave di questa narrazione è il Circolo di Vienna. L'innovativa lezione di Moritz Schlick, l'influenza di Wittgenstein, sullo sfondo di Vienna, crogiuolo di arte, letteratura e scienza. Scienza come ricerca di una società aperta. Pensiero viennese che non separa mai la teoria dalla pratica, la ricerca scientifica dalla politica. Lontano dall'Europa, a causa del nazismo e della guerra, il pensiero viennese si esalta in America. Per un verso si volge verso la complessità e la transdiscilinarità. Per l'altro -con Carnap come figura esemplare- finisce in un adeguamento -o forse una resa- ad una filosofia del nuovo mondo: pragmatica, orientata ad una visione della scienza connessa alla tecnologia, vincolata al business, lontana dall'arte e dalla società. (Questo articolo riprende materiali già presentati da Francesco Varanini in 'Macchine per pensare. L'informatica come prosecuzione della filosofia con altri mezzi', 2016).
Il bastone della mia vecchiaia [2]
Mi auguro di incontrare qualcuno che sappia parlare il mio stesso linguaggio, così da non dover trascorrere una vita intera a dare un volto al mio mondo interiore. Perché il linguaggio dell'amore nasce dentro di me, sfiora l'anima in un solo istante e poi vi dimora per sempre. E chi saprà donarmelo mi insegnerà che il valore più autentico della vita risiede nell'essere, prima ancora che nel fare.
L’intelligenza artificiale avanza. Noi spostiamo il “però”
Nuove forme di intelligenza e fantasmi nelle macchine
Il dolore che chiamiamo “gli altri”
Partendo da un suggerimento rivolto ai genitori dal pediatra Benjamin Spock, l’articolo esplora il modo in cui il dolore non riconosciuto può trasformarsi in rabbia verso gli altri. Una riflessione sul disagio collettivo e sul suo sfruttamento politico: dalla mancata presa di coscienza al controllo delle coscienze, fino alla costruzione del nemico e del capro espiatorio.
Ricordi
Della fragilità del ricordo...
L’applauso che non impegna. Sulla scomparsa dei luoghi del confronto e sulla brevità come forma di potere
Abbiamo smantellato i luoghi fisici dell’incontro e ci siamo trasferiti tutti su piattaforme che promettono connessione. Ma un’architettura che premia la reazione rapida e mette un tetto alle righe e ai caratteri non ospita il confronto: lo simula. E un’idea, una riflessione, una intuizione che non entra nel formato, semplicemente, non esiste
La più grande biblioteca sono i nonni
Il 23 luglio si celebra la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani.
Visioni collaterali
Nel caos della creazione c'è un ordine delle cose, un “filo” che le unisce, una bellezza collaterale
GENESI
Una controstoria dei primi giorni della creazione.
L’essenza che resta [1]
Racconti dell'anima - Dove il cuore incontra il mare
Addio Lugano bella
“Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati” di Bertolt Brecht. Libere riflessioni sul disagio moderno, una proposta politica?
Quando la produttività supera la comprensione
L'intelligenza artificiale ci permette di produrre software, documenti e decisioni sempre più velocemente. Ma cosa accade quando la velocità della produzione supera quella della comprensione? Nasce una nuova forma di fragilità organizzativa: il debito cognitivo.