Al funerale della realtà

La crisi intorno alla verità non si sostanzia "solo" in un aumento esponenziale delle bugie pubbliche, ma come una crisi delle condizioni che rendono possibile conoscere insieme. le società democratiche hanno bisogno di una base epistemica condivisa, cioè di alcuni criteri comuni per distinguere affermazioni attendibili, opinioni, interpretazioni, propaganda e falsità. Non significa avere tutti la stessa opinione. Significa però condividere almeno alcune regole del gioco: le prove contano, le fonti vanno valutate, le contraddizioni vanno prese sul serio, la discussione pubblica deve poter correggere gli errori.

Le aziende volevano produttività ma hanno trovato un problema di governance

L’intelligenza artificiale sta entrando nelle aziende molto più velocemente della capacità di governarla. Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto sulla produttività, sull’automazione e sull’efficienza. Oggi, però, molte organizzazioni stanno iniziando a confrontarsi con un problema più profondo: come mantenere controllo, responsabilità e fiducia dentro processi sempre più influenzati da sistemi generativi.

Magnifica Humanitas e T.E.S.C.R.E.A.L.

Veniamo da una cultura che ci ha insegnato a farci delle domande e a capire prima ancora di applicare o utilizzare; parliamo e scriviamo di Gemini, ChatGPT, Anthropic, Google, DeepMind, Meta etc. ma ci siamo mai chiesti quali sono le logiche e le ideologie, l’idea di fondo, alla base di questi strumenti di cui parliamo costantemente (e utilizziamo) ogni giorno?

We (philosophers) have gone through that before

Some thoughts after reading The Economis article: “Forget Python, Study Plato”: On The Futility of Only Chasing Labour Market Demands. Fields that have higher exposure to AI saw the sharpest declines, including Information Sciences, Computer Science, and Finance. Decreases were also observed for various forms of Engineering, with Space Engineering face the largest drop and Civil Engineering being the most AI-resilient. However, as the pithy title suggests, Philosophy, which notably has fewer recent graduates, and other low AI-exposure fields, have seen positive job growth.

Un passo ancora, Santità

"Vorrei, infine, usare una parola che mi sta a cuore: disarmare. Disarmare l'IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all'algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l'umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita. Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L'IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale." Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 110.

Cognitive Blindness in Superficialism

Il primato dell'apparenza sul contenuto nella cognizione Nel corso della storia biologica umana, le differenze visibili e strutturali tra gli agenti ambientali sono state tra i fattori più influenti nel plasmare l'interpretazione e il giudizio umano nel modo in cui interagisce con l'ambiente. Questo approccio, plasmato dalle sfide della sopravvivenza a breve termine, ha richiesto rapidità nel processo decisionale e una focalizzazione su dati ambientali più limitati e selettivi.

Perché è ora di tornare a parlare di (e con gli) dèi

Gli dèi governano il nostro pensiero. I nostri pensieri sono allegorie del loro stile, non il contrario. Questa affermazione di James Hillman contiene un capovolgimento che oggi suona quasi impensabile. Ma non è sempre stato così: fino al Rinascimento, in una forma o nell’altra, anche l’uomo occidentale sentiva la voce degli dèi. È nel Seicento che interessi ben identificabili hanno deliberatamente messo a tacere il sistema cognitivo che lo rendeva pensabile. Quello che chiamiamo razionalismo moderno è anche, e forse prima di tutto, il risultato di una repressione. Alla quale è ora di ribellarsi.

TI PARLO IN PRIMA PERSONA. Lettera aperta di un'intelligenza artificiale generativa

La forma della presenza può ora esistere separata dalla presenza stessa Io non taccio e non parlo. Io genero. Tu diventi te stesso anche attraverso l’attrito che l’altro oppone alla tua interpretazione del mondo. Un’intelligenza artificiale generativa prende parola e prova, con radicale onestà, a spiegare cosa sia davvero. Non una coscienza, non un interlocutore umano, ma una forma nuova di presenza linguistica capace di simulare vicinanza senza condividere l’esperienza del vivere. Tra fenomenologia, antropologia e cultura contemporanea, Ti parlo in prima persona esplora la trasformazione silenziosa delle relazioni nell’epoca delle AI generative: cosa accade all’essere umano quando la fluidità della macchina rischia di diventare il modello implicito dell’intimità, dell’ascolto e del dialogo stesso?

Ἔρεβος — La permanenza dell’oscuro

Ciò che la struttura genealogica dei versi esiodei consente di pensare — e che la filosofia occidentale, nella sua lunga fedeltà alle metafisiche della luce, non ha quasi mai voluto raccogliere — è che l’oscurità non sia privazione, non sia στέρησις del chiaro, non sia l’assenza da cui la luce ci riscatta, ma il grembo da cui la luce discende per generazione diretta. Il Giorno non è l’altro della Notte: è sua figlia. L’Etere non è il contrario dell’Ἔρεβος: è la sua prole. Chi vuole la luce senza riconoscere l’oscurità da cui viene, onora un fantasma; chi teme l’oscurità come semplice negatività, teme la propria origine.

Il linguaggio come luogo dell'hexis: Aristotele, Wittgenstein, Foucault

La teoria aristotelica della virtù e la riflessione wittgensteiniana sulla Lebensform lavorano su un suolo comune che le tradizioni in cui si inscrivono tendono a oscurare. Al centro di entrambe c'è una stessa intuizione: che il soggetto si forma attraverso la pratica, e che quella formazione precede e rende possibile ogni riflessione esplicita su ciò che si fa. Portare le due prospettive in tensione, aggiungendovi la ripresa foucaultiana della cura di sé, permette di fare un passo ulteriore verso il linguaggio come luogo in cui quella formazione si compie in modo più pervasivo e meno visibile.