Non c’è tempo da perdere è un libro-rifugio e un atto di resistenza, la prova che la mente, quando è davvero libera, non smette mai di fare domande.
«Questo breve e variegato saggio ci rende un'ultima volta, e a piena potenza, tutta l'umanità, l'arguzia e il sarcasmo della massima autrice di fantascienza del Novecento, e tutti i suoi "grandi temi".» - Vanni Santoni, La Lettura
A ottantun anni, Ursula K. Le Guin apre un blog. Lo fa seguendo l’esempio di José Saramago, con la stessa serietà con cui ha sempre scritto fantascienza e fantasy, perché non c’è differenza, per lei, tra un romanzo e un frammento quotidiano, tra un mondo immaginario e il gatto Pard che le cammina sulle ginocchia. Da quella decisione nasce Non c’è tempo da perdere, una raccolta di quasi un decennio di riflessioni che trasforma il quotidiano in osservatorio, l’aneddoto in interrogazione radicale. Le Guin smonta i cliché sull’eterna giovinezza, rifiuta l’idea che invecchiare significhi perdere e che la vecchiaia vada camuffata da adolescenza infinita. Con la stessa ironia tagliente dei suoi romanzi, affronta linguaggio, potere, responsabilità: perché chiamiamo “crescita” la distruzione ambientale? Perché diciamo di credere nell’evoluzione invece di accettarla? Perché il tempo libero ci sembra sempre tempo sprecato? Erudita e spiritosa, tenera e inflessibile, Le Guin usa la prosa breve come già aveva usato la fantascienza: per indagare capitalismo, fede, femminismo e letteratura, e per rimettere in discussione ciò che di solito accettiamo senza alcun dubbio.