Sotto l’ombrellone non è un romanzo da spiaggia quanto un romanzo sulla spiaggia, letteralmente e metaforicamente. Come un Canaletto che usa le parole invece delle pennellate, l’autore porta il lettore sotto gli ombrelloni di un lido ben delineato e conosciuto ma che potrebbe essere qualsiasi altro lido della penisola. Sotto quelle calotte balneari, i personaggi del romanzo, divisi tra la scelta esistenziale di stare all’ombra o stare al sole, intrecciano le loro vite in modi originali e intriganti. I comportamenti che si ha modo di osservare nelle varie spiagge frequentate, sono degli indicatori fedeli di autenticità. Cosa è l’autenticità? Semplicemente il vivere in armonia e in coerenza con la vera realtà interiore dell’individuo senza avere l’ossessione di mascherarsi o di fuggire.
Vicini o lontani di ombrellone i personaggi vivono storie di amore, di gelosia, di solitudine, di disagio e di tutto lo spettro delle emozioni umane, confrontandosi fra di loro. A leggere bene il romanzo, le storie che si intersecano sono un catalogo abbastanza completo di tutto ciò che abita gli esseri umani. Nel desiderio anche di recuperare un alfabetismo emotivo che si è perso.
Padri, madri, figli, giovani, anziani ecc. sono tutti rappresentati in questa storia che non ha una trama sola ma mille trame che, come singoli granelli, compongono la sabbia dove i vacanzieri lasciano le loro tracce, o si illudono di farlo. Fino al gran finale in cui tutti i personaggi si ritrovano insieme per festeggiare la festa più iconica dell’estate, cercando di dare un senso e un futuro a tutto ciò che è successo sotto gli ombrelloni. Con minuziosa precisione e finezza di linguaggio, il romanzo regala un ritratto a tutto tondo, tanto ironico quanto severo, dell’umanità contemporanea, inevitabilmente spiaggiata per aver perso la capacità di prendere il largo. In questo romanzo l’ironia di Paolo incontra idealmente l’ espressività di Murakami.