Traccio mappe di territori che nessun atlante registra. Comincio nel 1986, con una licenza di radioamatore e un ricevitore: imparo ad aspettare che una portante debole si liberi dal fruscio, a riconoscere una trasmissione vera dentro il rumore di fondo. È l'unico mestiere che ho continuato a fare, sotto nomi diversi. Tra il 1992 e il 1995 comando un centro di telecomunicazioni NATO a Sigonella, dove distinguere il segnale dal disturbo ha un costo operativo. Dal 1995 al 2022 attraverso 113 organizzazioni nella Pubblica Amministrazione, nella difesa, nelle banche, con la stessa attenzione. Introduco Jira in Italia nel 2004, BigPicture nel 2014. Oggi governo portafogli di progetti e leggo configurazioni di workflow con l'orecchio di allora. Cerco da sempre la stessa cosa: il sapere che un'organizzazione produce ogni giorno e poi disperde, il dettaglio che gli altri scartano, la distanza fra il certificato esibito e la competenza reale. Fuori dal lavoro guardo più lontano, all'archeoastronomia e alla radioastronomia, dove il segnale e il rumore tornano alla scala di emissioni vecchie miliardi di anni. Nel 2026 raccolgo dodici di queste esplorazioni in «Cartografie delle zone d'ombra» (Delos Digital). Scrivo per Stultifera Navis, dove ogni capello, ricorda Publilio Siro, ha la sua ombra.