L’attualità interroga le coscienze di coloro che leggono il mondo con la loro sensibilità.
La poesia “Blackout” nasce da più notizie di cronaca che giungono a noi, eco di guerre vicine, una giornata di freddo pungente qui è un inferno di fango a Gaza e a rischio assideramento in Ucraina. Il male, la paura, il dover trovare rifugio per fuggire crudeltà e violenza sono sempre gli stessi nemici dell’uomo dai tempi delle caverne.
BLACKOUT
L’aria grigia punge
come neve ghiacciata sulla pelle.
Il suolo umido e fangoso
si attacca alle suole delle scarpe.
E penso a Kiev, a meno 15
sotto le bombe, senza riscaldamento,
penso a Gaza nelle tende
dove si muore, anche senza bombe.
È notte anche oggi:
ancora ti rifugi nelle nude caverne
per fuggire il buio della ragione,
Sapiens senza pace.