Se vi dicessi che gli animali non possono provare emozioni perché sono macchine? Se rincarassi la dose, dicendo che i biologi hanno sbagliato a chiamarli così, perché sono inanimati? Se affermassi che foreste e parcheggi sono la stessa cosa in forme diverse? Questi deliri, spacciati per filosofia, segnano la nascita del pensiero moderno. A metà Seicento, Cartesio prepara la cultura europea alla futura conversione effettiva della biosfera nella tecnosfera. Come? Riducendo, con una potente mossa teorica, il mondo a meccanismo. Sciò a Platone e alla sua anima mundi: è giunto il tempo del dominio della res cogitans sulla res extensa. Cartesio ribalta l’ontologia platonica negando l’anima mundi e assolutizzando la mente individuale, oscillante tra deliri di onnipotenza e solipsismo depresso. L’animicidio cosmico perpetrato da Descartes prepara il nostro pianeta agli abusi dei secoli seguenti. Il transumanesimo robotico (diversi sono i modi di superare l’uomo, questo è quello alienato) non nasce nella Silicon Valley. Entriamo nei dettagli.
Cosa estesa
Cosa estesa. Questa, secondo Cartesio, è l’essenza del mondo: materia in movimento meccanico. Tutto il resto sono proiezioni, illusioni, «qualità secondarie», come le chiamerà Locke. La verità del cane consiste nel suo pesare X e avere la forma Y: le sue proprietà quantitative, calcolabili, geometrico-matematiche. Vi ricorda qualcosa? Le persone valgono in base a quanto hanno: soldi, followers, ecc. La nostra psicosfera dell’avere è erede della scienza moderna.
Feticista del quanto, Cartesio priva il mondo dei suoi colori, emozioni, profumi, sentimenti, memoria, bellezza. L’esito di questa riduzione ontologica è una distesa di materia omogenea, un reticolato di oggetti indifferenti. Il mondo è un pastone materico che possiamo smembrare e ricompattare a piacere. Tra un cane e un robo-cane, quindi, non c’è differenza: entrambi simulano di provare qualcosa, ma in realtà non provano nulla. Il cane bastonato guaisce, secondo quell’alienato di Cartesio, non perché soffra (non può, dato che è privo d’anima secondo lui), ma perché l’urto si trasmette meccanicamente ai polmoni, causando la fuoriuscita di un suono che noi interpretiamo come sofferenza. Solo chi è dotato di anima (l’uomo) può sentire; la bruta materia (tutto il resto) non sente nulla.
Principio d'autorità tecnocratico
Cartesio ha parlato, dobbiamo riscrivere i dizionari: “animale” diventa un termine contraddittorio per denotare un essere privo di anima. Lo si chiami robot naturale o a-animale. La teoria liquida l’esperienza, falsificandola. È qualcosa che accade di continuo. Non date retta ai vostri occhi: ha ragione Cartesio, l’esperto di fisica. È il principio d’autorità tecnocratico: credete agli esperti, detentori della Verità per rivelazione superiore – anche se contrasta col buon senso, soprattutto se contrasta col buon senso! X ha sostenuto la teoria più strampalata, contro-intuitiva mai formulata: avrà per forza ragione! Il non plus ultra dell’esperto è sovrascrivere la nostra percezione con le sue tesi. La scienza diventa prescrittiva, sovra-scrittiva: vediamo e sentiamo come dicono gli esperti, presenti o passati. I grandi del passato sopravvivono anche in questa maniera: vediamo come loro, nel bene e nel male.
Cartesio inaugura l’epoca moderna concependo un mondo scisso: da un lato, una mente che sente, pensa e progetta; dall’altro, una realtà a cui possiamo fare ciò che vogliamo. Non a caso il Nostro risulta assente dalla hate list di Nietzsche: la sua ontologia si sposa perfettamente con la volontà di potenza. Cambiamo io penso con io voglio, sostituiamo la “morale provvisoria” con una morale aristocratica, e abbiamo Nietzsche. La Wille zur Macht si scarica senza remore su un mondo inanimato, in cui ciò che conta è solo la mia volontà e gli altri potrebbero essere dei meri fantasmi.
È un declino culturale con cui dobbiamo ancora fare i conti. La cultura rinascimentale, che precede e per certi versi anticipa quella moderna, ragionava ancora in termini connessionistici: microcosmo e macrocosmo. L’uomo è microcosmo nel macrocosmo e tra i due vi sono corrispondenze, legami essenziali. Cartesio, invece, opera una scissione radicale, ontologico-metafisica tra mente e mondo, anima e corpo, io e non-io, soggetto e oggetto, spirito e natura. La sua distinzione non rimane teoria – una classificazione più o meno utile – ma diventa una forma dissociante incarnata: spirito contro natura, non-io che si oppone all’io, e così via. È il principio teorico di quella coscienza a-ecologica o eco-illogica che deturperà il proprio mondo, credendolo distinto da sé.
Nel prossimo scritto, vedremo come la filosofia di Leibniz offra, già in epoca moderna, un possibile antidoto alla degenerazione cartesiana.