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La vera dignità dell’esistenza non risiede nella capacità di entrare ovunque, ma nella capacità di riconoscere ciò che merita di essere aperto


Immaginate una chiave

Un oggetto singolare, definito dalla propria forma irripetibile

La sua identità non risiede nella sua materia, ma nella sua differenza: essa è ciò che è perché non è altro

E tuttavia, questa identità è incompiuta.

La chiave, infatti, non esiste per sé stessa: la sua essenza è sospesa, trattenuta in uno stato di latenza, come una domanda priva di risposta

La chiave è un’intenzione solidificata

Può stare lì immobile, dimenticata, o muoversi nel mondo portando il suo tintinnante enigma

Può apparire elegante o rozza, armoniosa o imperfetta, ma ogni sua forma custodisce una tensione: quella verso un incontro che non può determinare, ma solo tentare

Ora immaginate una serratura

Essa non si offre mai interamente allo sguardo

La sua verità è nascosta, custodita nella profondità del suo stesso essere

Ciò che appare è solo una soglia, un’apertura apparente che non garantisce accesso, ma lo condizionaLa serratura non è mera passività, ma selezione

Non accoglie tutto, ma solo ciò che le corrisponde

Essa è il luogo della possibilità custodita

Non esiste isolata, ma sempre come parte di una struttura più ampia, come soglia di un altrove che non si concede indiscriminatamente

Essa protegge uno spazio che non è semplicemente fisico, ma simbolico: lo spazio dell’interiorità, della verità non ancora manifestata

La chiave rappresenta il principio del movimento 

La serratura rappresenta il principio della rivelazione

La chiave cerca

La serratura decide

E tuttavia, nessuna delle due è sufficiente a sé stessa

La chiave, senza serratura, resta un gesto incompiuto

La serratura, senza chiave, resta una possibilità non attuata

Esse non sono opposti, ma correlati

Sono condizioni reciproche dell’esistenza del senso

Ogni essere umano è, simultaneamente, chiave e serratura

È chiave quando cerca, quando si protende oltre sé stesso, quando tenta di comprendere, di entrare, di conoscere

È serratura quando custodisce, quando seleziona, quando protegge ciò che in lui non può essere consegnato indiscriminatamente al mondo

L’esistenza stessa si fonda su questa duplice struttura: apertura e custodia, tensione e limite, desiderio e discernimento

Non vi è accesso senza soglia

Non vi è soglia senza possibilità di accesso

La maturità dell’essere umano non consiste nell’essere soltanto chiave, né soltanto serratura, ma nel comprendere quando cercare e quando custodire, quando aprire e quando restare chiuso

Poiché la vera dignità dell’esistenza non risiede nella capacità di entrare ovunque, ma nella capacità di riconoscere ciò che merita di essere aperto

E, soprattutto, ciò che merita di restare inviolato

Ed è qui che da sempre, l’immaginario umano ha riconosciuto in questi due principi una risonanza piùprofonda, quasi il riflesso simbolico delle sue polarità genetiche originarie

Non perché l’uomo sia soltanto chiave, né perché la donna sia soltanto serratura, ma perché entrambi incarnano, in forme diverse e complementari, la stessa legge: quella della tensione verso l’altro e della custodia di sé

Poiché ogni incontro autentico non è un atto di conquista, ma un evento di corrispondenza

E ogni corrispondenza, prima ancora che fisica, è metafisica

Macte Animo

Guido Tahra

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Pubblicato il 11 febbraio 2026

Guido Tahra

Guido Tahra / Human Being, Philosopher, Ted Speaker, Writer, Designer