In Inferno, Dan Brown immagina un genetista, Bertrand Zobrist, ossessionato da un problema reale: che la crescita della popolazione umana sia insostenibile per il pianeta, e che nessuno, nessun governo, nessuna istituzione, abbia il coraggio politico di affrontarla per tempo. Zobrist cita Malthus, e cita la peste nera: la stessa epidemia che nel Trecento spazzò via un terzo della popolazione europea, secondo una tesi storica reale, alleggerì la pressione demografica abbastanza da alzare i salari, liberare terra e risorse, e contribuire alle condizioni che resero possibile il Rinascimento. Zobrist ne trae una conclusione radicale: se nessuno vuole ridurre la popolazione per scelta, bisogna farlo per forza, non uccidendo, nel suo piano, ma progettando un virus che renda sterile, a caso, un terzo dell'umanità. Un male minore, nella sua logica, per evitare un collasso peggiore.
È fiction. Ma la paura che la alimenta, la trappola malthusiana, la popolazione che cresce più in fretta delle risorse che la sostengono, è stata per due secoli una delle preoccupazioni più serie e meglio argomentate della scienza sociale. Thomas Malthus la formalizzò nel 1798. Paul Ehrlich, nel 1968, con The Population Bomb, previde carestie di massa negli anni '70 e '80 per l'esplosione demografica globale. Non è successo, non per un virus di Zobrist, ma per l'esatto contrario: la Rivoluzione Verde di Norman Borlaug, le varietà di grano ad alta resa, l'agricoltura industriale, hanno fatto crescere la produzione di cibo più in fretta della popolazione stessa. Abbiamo rotto la trappola malthusiana con l'abbondanza, non con la sottrazione. È una delle vittorie meno raccontate della scienza del Novecento.
E proprio per questo, oggi, il romanzo di Brown descrive un mondo che non esiste più. Il problema demografico reale delle economie avanzate, quelle stesse dove il complottismo no-vax attecchisce di più, non è l'eccesso di popolazione. È l'opposto. L'Italia ha un tasso di natalità tra i più bassi al mondo, stabilmente sotto 1,3 figli per donna da decenni, ben al di sotto della soglia di sostituzione (2,1); la Corea del Sud è scesa sotto 0,8; Germania, Spagna, Giappone condividono la stessa traiettoria. Non stiamo affogando in troppa gente. Stiamo invecchiando, restringendoci, e faticando a sostenere le pensioni e il lavoro di chi resta, però non li volgiono far vivere perchè non credono nella scienza, ma nella magia e nei social network. Se Zobrist tornasse oggi in un qualunque paese europeo, il suo problema semplicemente non ci sarebbe. Ma sono la stessa massa di persone che non vuole NESSUNA immigrazione. Non un controllo una selezione NESSUNA diversità.
Eppure il riflesso è rimasto lo stesso
Ciò che è rimasto, nonostante il problema sia cambiato radicalmente, è il riflesso paranoico: il sospetto che dietro ogni campagna vaccinale si nasconda un piano di controllo della popolazione. È una paura vecchia quanto il vaccino stesso. Nel 1885 a Leicester, decine di migliaia di persone sfilarono contro l'obbligo vaccinale antivaiolo dei Vaccination Acts, bruciando in effigie Edward Jenner. Si consideravano ribelli contro uno Stato che voleva controllare i loro corpi. Il vaiolo, nei decenni successivi, continuò a uccidere soprattutto nei quartieri più poveri della stessa città — non chi poteva permettersi di isolarsi, curarsi, aspettare.
Il caso più drammatico e meglio documentato della storia recente non riguarda l'Occidente: riguarda Pakistan e Nigeria. Nel 2011 pare che la CIA abbia organizzato una finta campagna di vaccinazione contro l'epatite B ad Abbottabad per raccogliere DNA utile a confermare la presenza di Osama bin Laden. Pare che la scoperta di quell'inganno distrusse la fiducia residua nei programmi vaccinali della regione: l'anno dopo i talebani pachistani vietarono la vaccinazione antipolio nel Waziristan, e diversi operatori sanitari, spesso donne, le "Lady Health Workers" che andavano casa per casa, furono uccisi in agguati mirati.
In Nigeria, tra il 2003 e il 2004, un boicottaggio del vaccino antipolio nello stato di Kano, alimentato dalla voce che fosse un piano occidentale per sterilizzare i bambini musulmani, la stessa identica paura che muove Zobrist nel romanzo, capovolta di segno, fece risalire la poliomielite non solo localmente ma in una dozzina di paesi che l'avevano già eliminata. Pakistan, Afghanistan e Nigeria sono rimasti, non per caso, tra gli ultimi paesi al mondo con polio endemica.
I bambini paralizzati in quelle regioni NON sono figli di chi ha orchestrato la sfiducia. Sono figli di chi ci ha creduto, nella stragrande maggioranza famiglie povere e senza accesso a cure alternative.
Il dato americano: chi paga non è quasi mai chi ha votato "giusto" o "sbagliato, è chi ha meno
Negli Stati Uniti ci sono dati abbastanza fini da scomporre esattamente questo meccanismo, ed è scomodo per chiunque voglia una spiegazione a tinta unica. Prima che il vaccino esistesse, a contare di più erano censo e istruzione, non il voto. Uno studio del 2022 (Kaashoek et al., PLOS Global Public Health) che segue l'evoluzione dei predittori mese per mese trova che nell'estate 2020 istruzione ed etnia erano i fattori più esplicativi, con il voto quasi irrilevante. Solo dall'inverno 2020-21 quando arriva il vaccino e la scelta di farlo diventa la variabile DECISIVA, il voto supera censo e istruzione come predittore più forte. E anche allora, un terzo di quell'effetto "politico" è mediato dal comportamento concreto (mascherina, mobilità): il voto, a quel punto, non è la causa, è l'etichetta che si è saldata sopra un comportamento già in atto.
La politica arriva ex post, come marchio che organizza e rende contagiosa sui social una sfiducia nata prima e altrove.
Quando si guarda a chi ha effettivamente pagato, il risultato è univoco:
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Le contee ad alta mortalità avevano un reddito mediano di 42.216 dollari contro i 61.173 di quelle a bassa mortalità — un divario del 31% (Grekousis et al., 2021).
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Il gap di mortalità per censo esiste solo negli stati che non hanno esteso il Medicaid: dove l'accesso alle cure è garantito indipendentemente dal reddito, il gradiente economico sulla mortalità scompare quasi del tutto(Khazanchi et al., 2022). Non è "essere poveri" a uccidere: è essere poveri in un sistema che non compensa la povertà.
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Il rapporto di mortalità generale tra meno istruiti e più istruiti, già 1,97 nel 2017, è salito a 2,32 nel 2020 (Marlow et al., 2022).
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Solo il 30,6% del divario di mortalità legato al censo passa dalla disuguaglianza nell'accesso al vaccino (Chen et al., 2022). Il resto — quasi due terzi — è accesso alle cure, comorbidità, condizioni di lavoro.
Un dato svedese (Billingsley et al., 2021) smonta anche l'intuizione più ovvia: tassisti e autisti avevano un rischio di morte quattro volte superiore agli impiegati d'ufficio, ma tolto di mezzo reddito, istruzione e paese di nascita, quel rischio "da mestiere" smette di essere significativo. Non è il contatto col pubblico a uccidere di più: è chi, per censo e istruzione, finisce comunque a fare quel mestiere — la stessa identica struttura del boicottaggio nigeriano, dove non è la fede in sé a produrre paralisi infantile, è la povertà che rende quella fede l'unica fonte d'informazione disponibile.
L'Italia: lo stesso schema, ribaltato due volte
Nella prima ondata italiana la correlazione tra PIL pro capite regionale e tasso di mortalità (morti per abitante, non numero assoluto) è positiva: r=0,62 su dati normalizzati per popolazione. Le regioni ricche del Nord hanno avuto un tasso di mortalità per abitante più alto, non semplicemente più morti perché più popolose: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna insieme pesano per circa un terzo della popolazione italiana, quindi qualunque confronto sulla mortalità va letto in rapporto a quella quota, non in valore assoluto. Poi, da marzo 2021, il quadro si ribalta: l'eccesso mortalità per abitante si sposta al Sud e alle Isole, spiegato da minore fiducia negli ospedali e minore copertura vaccinale tra gli anziani nel Mezzogiorno. Non è "il Nord razionale contro il Sud superstizioso", né il contrario: è che chiunque, in un dato momento, si trovi con meno accesso alle cure o meno fiducia nel sistema sanitario, paga il conto — indipendentemente da dove sta politicamente o geograficamente in quel momento.
Il ruolo dei social: non serve un complotto, basta un algoritmo
Non c'è bisogno di immaginare che chi possiede le piattaforme voglia deliberatamente indebolire i più poveri. Basta osservare l'incentivo. Un pugno di aziende decide, tramite algoritmi ottimizzati sull'engagement, quali contenuti diventano visibili, e quell'algoritmo non distingue tra un virologo con trent'anni di letteratura scientifica e un opinion leader con due milioni di follower: premia chi genera reazione, non chi ha ragione. In Italia, Heather Parisi e Gabriele Ansaloni (Red Ronnie) hanno costruito, con dichiarazioni pubbliche ripetute contro il vaccino, un seguito che nessuna rettifica ha eroso: Ansaloni ha subito solo la rimozione di singoli video e una sospensione temporanea, non la chiusura del canale; Parisi non risulta aver subito conseguenze professionali formali. Chi ha risorse può permettersi di seguirli sui social e comunque cavarsela; chi non le ha resta esposto senza rete. La domanda è quanti morti hanno potenzialmente sulla coscienza?
La reazione del sistema: più controllo, non meno
Ed ecco il punto che chiude il cerchio con Zobrist. La rivolta no-vax si presenta come anti-sistema, come rifiuto del controllo statale sul corpo, esattamente il linguaggio di Leicester 1885. Ma la risposta reale delle istituzioni, ovunque questa rivolta si è manifestata, non è stata un arretramento dello Stato: è stata un'espansione degli strumenti di controllo. Il Green Pass italiano, introdotto nell'agosto 2021 ed esteso progressivamente ai luoghi di lavoro entro l'autunno, l'obbligo vaccinale per il personale sanitario, poi esteso agli over-50 all'inizio del 2022, il Pass Sanitaire francese: sono tutte infrastrutture di verifica digitale dello stato di salute dei cittadini che, prima della pandemia, sarebbero state politicamente impensabili in una democrazia occidentale. Sono nate, e sono state accettate da larga parte dell'opinione pubblica come necessarie, proprio in risposta al caos informativo alimentato dal movimento che diceva di combatterle.
È il paradosso più netto di tutti: chi si opponeva al controllo statale ha fornito, con la propria stessa opposizione disordinata e con la mortalità evitabile che ne è seguita, la giustificazione politica per costruire esattamente l'infrastruttura di controllo che temeva, mentre il problema demografico vero delle società coinvolte, la denatalità, restava non solo irrisolto ma aggravato da ogni morte evitabile in più. Zobrist immaginava un virus per ridurre una popolazione in eccesso che, nei paesi ricchi, semplicemente non esiste più. La realtà ha prodotto invece un virus vero, una risposta informativa caotica, un'espansione del controllo statale, e un conto pagato, come sempre, da chi aveva meno per difendersi. Nessuno lo ha progettato. È, semplicemente, quello che succede di default quando nessuno lo impedisce.
Nota di revisione: (1) la correlazione r=0,62 su PIL pro capite/tasso di mortalità regionale italiano proviene da un preprint non verificato su fonte primaria — andrebbe confermata con dati ISTAT/ISS diretti prima della pubblicazione, come già proposto. (2) I riferimenti storici su Jenner, le leghe antivacciniste ottocentesche, la campagna CIA del 2011, il boicottaggio di Kano 2003-04, la trama di Inferno e le date delle misure Green Pass/Pass Sanitaire sono presentati con buona confidenza ma non riverificati puntualmente in questa sessione, a differenza dei dati COVID USA/Europa già tracciati a fonte primaria.