Go down

"Katia degli spiriti, quanto dura una vita?"

Per ogni cosa c'è il suo momento; il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

“Vanità delle vanità, dice Qoélet.
Vanità delle vanità: tutto è vanità.
Quale guadagno viene all’uomo
per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?” - Qoélet (o Ecclesiaste)

 

Katia aveva mani bellissime ed eleganti: le sue dita di operaia si muovevano svelte, agili e sicure mentre lavorava. Spesso la osservavo mentre collaudavo dalla postazione di fronte alla sua; lei era bellissima. I lunghi capelli corvini e mossi, i grandi occhi azzurri, il sorriso aperto e il corpo generoso. Tutto di lei era accogliente, tutto di lei era consapevole e disinteressato. Appena arrivata in fabbrica, nel 2021, aveva subito collezionato bigliettini con numeri di telefono infilati sul cruscotto del suo fuoristrada; ma le ci rideva su. Se ne fregava, giustamente, dei desideri frustrati altrui. Se ne fregava come se ne frega una che sa di essere bella e che si basta così com’è e di quello che ha. Katia aveva il corpo costellato di nei, qualcuno da monitorare periodicamente, ed era stata sempre attenta e puntuale in questo. Ma un giorno un nevo aveva cominciato a fare le bizze, e poco dopo tanti piccoli nani scuri erano spuntati in una manciata di giorni su una gamba. Quando il referto dell’istologico era arrivato, per lei era già troppo tardi. Aveva solo 37 anni e ancora pochi, pochissimi mesi di vita, parte dei quali avevo osservato ogni giorno dalla mia postazione. Avrebbe meritato di vivere ore migliori, al lavoro e non solo. Lei era bellissima.

Avevo dato le dimissioni il 5 dicembre 2023, giorno del suo funerale, per dedicarmi interamente agli studi: lei ridotta in cenere, io intenta a risorgere dalle ceneri di libri lasciati da parte in gioventù a causa di natali impietosamente umili. In quell’istante mi era stato chiaro che la vita è troppo breve e imprevedibile per continuare a mettersi da parte in nome di uno stipendio regolare guadagnato imprecando contro la malasorte. Nel febbraio del 2025 era spuntato anche a me, dal giorno alla notte, un neo. All’inizio era una piccola macchia color caffelatte, che poi era rapidamente mutata in dimensioni e colore e aveva presto cominciato a prudere. Il dermatologo non aveva riscontrato particolari anomalie, tuttavia ero stata inserita in lista d’attesa per farlo asportare.

Cinque mesi dopo, a 43 anni e mezzo, mi ero finalmente diplomata e poi, a fine ottobre, mi ero ritrovata in graduatoria nel concorso indetto dal Comune in cui si erano svolte le sue esequie della mia giovane ex collega. A fine dicembre mi era stato finalmente tolto il nevo, ormai duro e rutilante, che l’istologico aveva segnalato come spitzoide e, un mese dopo, l’equipe di chirurgia generale mi aveva chiamata per fissarmi in una manciata di giorni l’asportazione, a scopo precauzionale, di un’ulteriore porzione di derma intorno e sotto la cicatrice. Credo che mio Signor Marito non sia mai stato così felice di improvvisarsi, ancora una volta, premuroso e scrupoloso infermiere della sua scorbutica moglie, dato che quella piccola ex escrescenza spitzoide s’era palesata sul gluteo destro. Adesso non dovevo far altro che attendere un altro referto istologico.

Lo scorso mese, con un grande cerotto incollato al sedere, ho cominciato a lavorare su turni in una grande azienda farmaceutica e contestualmente ho cominciato a dare segni di insofferenza, non verso il lavoro ma verso me. In attesa del secondo referto m’è tornata prepotentemente alla mente Katia, la sua bellezza, le mani svelte e agili, il nevo che ne aveva stroncato la vita ma non la bellezza. E ho pensato a me, che le sono quasi omonima, alla mia bellezza rifiorita, alle mie mani piccole, villane e ineleganti. Alla mia lingua che ultimamente è diventata svelta e agile nel taglio e nel cucito. All’ormai ex nevo che ancora mi stava tenendo sulle spine. E mi sono sentita pervadere da una sorta di egoismo travolgente e fecondo, come se il mio sangue fosse diventato un fiume di irrequietudine liquida. Mi sono ricordata di avere qualche risparmio da parte e che tanto (ora) avrò un’entrata ad ogni 15 del mese. Ho aperto i cassetti e odiato tutti i miei completini Tezenis: colorati sì, ma a buon mercato come tutti gli stracci fast fashion di cui da sempre, in quanto precaria o comunque malamente stipendiata, mi sono dovuta accontentare. E così ho speso centinaia di euro in lingerie di marca, con cui agghindare un corpo che pian piano sta perdendo freschezza. Invecchiare non mi spaventa affatto, anzi. Mi sento molto curiosa verso quei piccoli segni leggeri che si stanno facendo strada sotto gli occhi. E mi tengo stretta la luce argentea delle decine di capelli bianchi guadagnati con tanta fatica e rapidità sorprendente. Ho anche deciso che me ne andrò in giro conciata in modo da scatenare un sorriso in chi, per sua somma sfortuna, mi incrocerà: Pampling e CüCShop, grazie a me, hanno visto incrementare il loro già florido PIL negli ultimi giorni. Credo che prima o poi ne ricaverò delle calze in omaggio e credo che mi evolverò in una creatura indimenticabile.

Il referto è arrivato martedì: “sezioni di cute senza residui neoplastici”. Sì, credo che riceverò delle calze in omaggio da Pampling e credo anche che non mi dimenticherò di dover comunque morire. Non so di cosa, ma a quanto pare non per un neo spitzoide. Forse schizoide.

Katia degli spiriti, dalle belle mani, le cui dita erano svelte e agili, che mi hai lasciato una cicatrice nel cervello e una sul culo come monito di una vita caduca e imprevedibile. Ho osservato le tue ore terrene ogni giorno a 3 metri da te e chissà cosa pensavi di questa femmina da nulla che un giorno, per canzonarti bonariamente, aveva organizzato una colletta tra colleghe per regalarti una Barbie Superchioma con le tue generose fattezze, corredata da un bigliettino che t’era tanto piaciuto perché decorato con un girasole: il fiore che più preferivi e che amo anch’io. L’avevo voluto accompagnare al velo da sposa e alle spighe di grano per adornare la pieve in cui mi ero sposata ben prima di conoscerti.

Katia degli spiriti, quanto dura una vita? E quanto è facile buttarla via o disprezzare il tempo? Le tue mani bellissime, le tue dita agili e svelte, quante altre cose avrebbero potuto fare? Le mie sono piccole, ineleganti, da villana. Ma io non merito un destino villano. Sono fatta per altro e tu lo sai. Lo hai saputo dopo aver indossato un cappotto di legno e me lo hai detto alla maniera degli spiriti, Katia degli spiriti. Che mi hai infilato le dimissioni in mano quando t’hanno fatto il funerale. Che eri con me il giorno che sono entrata in graduatoria nel tuo Comune. Che mi hai torturata con un neo e due incisioni, perché capissi almeno un poco cosa dev’essere stato vestire i tuoi panni in quella manciata di mesi tra il referto e il sepolcro.

Ho scelto la facoltà di Lettere Moderne, sai? E vestirò, un giorno o l’altro, Femkit. Indosserò cravatte e continuerò a sognare che qualcuno, prima o poi, mi si rivolga con aggettivi declinati al maschile. A me, che ho messo nella lista dei desideri anche quello di rifarmi le tette. Farò i turni in fabbrica fin tanto che mi servirà per crescere e crescere ancora. Finché mi aiuterà ad evolvermi in qualcosa, in qualcuno che sa solo Dio. E intanto diventerò bellissima e indimenticabile come te, senza scordarmi che sono solo un pugno di polvere in attesa dell’immensità. Katia degli spiriti, polvere di stelle. Dita agili e svelte come zampe di ragno.

Che mi hai vista, forse solo dopo che te ne sei andata. Gli altri, invece, mi guardano e basta.

Watched by all, seen by none.

 

“Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore il pensiero dell’eternità, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine. Ho capito che per essi non c’è nulla di meglio che godere e procurarsi felicità durante la loro vita; e che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro, anche questo è dono di Dio. Riconosco che qualsiasi cosa Dio fa, dura per sempre; non c’è nulla da aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce così perché lo si tema. Quello che accade, già è stato; quello che sarà, già è avvenuto. Solo Dio può cercare ciò che ormai è scomparso.” - Qoélet (o Ecclesiaste)

 

 

Pubblicato il 21 maggio 2026

Kat Call

Kat Call / Eremita