NOVITA'[2540]
La mansarda dei colori ritrovati [6]
In questo luogo sospeso seguo percorsi talvolta consumati dal tempo, ma sempre aperti al nuovo, lasciandomi guidare dal canto lieve e potente del cuore.
Le due ali dell’anima [5]
Ho sognato che la vita fosse gioia. Mi sono svegliato e ho visto che la vita era amore. Ho agito, ed ecco, l’amore era gioia.” — Rabindranath Tagore
Tra luci e ombre [4]
Quiete dell’anima [3]
Lo sgabuzzino
Uno sguardo sulla nostra fragile condizione umana, così esposta a continue tempeste, ma, spesso non pienamente consapevole che il potere dei sogni, dimenticato, potrebbe cambiare le carte del gioco.
No hay paso
Spinto dall'invito al viaggio di Carlo e dallo spirito che si respira tra le righe di questi articoli e racconti, ho deciso di aggiungerne uno. È il racconto di un’esperienza vissuta molti anni fa in Messico, dove il viaggio interiore, più di quello nei luoghi, diviene il tema centrale. Per me è sempre stato così, un’idea che trova curiosamente sponda nella parola “esplorare”, in cui l’etimologia, secondo alcuni incerta, evoca la vera essenza dell’azione che descrive. Scegliere di abitare quella condizione di inevitabile incertezza, spaesamento, stupore, che contraddistingue lo spirito profondo del viaggio, ci consente di continuare a “viaggiare” anche con la mente, come accenna Carlo, o in quei “nuovi occhi” di cui ci parla Proust, parole ricordate nell’articolo di Giovanni Nicotera. La migliore sintesi di questo spirito io la ritrovo in queste parole di Thomas Eliot: “Non smetteremo mai di esplorare, e alla fine di tutte le nostre esplorazioni ci ritroveremo dove prese avvio il nostro viaggio e conosceremo quel luogo per la prima volta”. * L’incipit del racconto, scritto nei primi anni duemila, cita quello che si trovava digitando su un motore di ricerca “Rancho Nuevo”, oggi non è più così.
Il bastone della mia vecchiaia [2]
Mi auguro di incontrare qualcuno che sappia parlare il mio stesso linguaggio, così da non dover trascorrere una vita intera a dare un volto al mio mondo interiore. Perché il linguaggio dell'amore nasce dentro di me, sfiora l'anima in un solo istante e poi vi dimora per sempre. E chi saprà donarmelo mi insegnerà che il valore più autentico della vita risiede nell'essere, prima ancora che nel fare.
L’essenza che resta [1]
Racconti dell'anima - Dove il cuore incontra il mare
Liguria: la mia seconda casa
Il passo e l'ombra
Carson McCullers, "Il cuore è un cacciatore solitario " - Articolo di Lavinia Capogna
Carson McCullers "Il cuore è un cacciatore solitario" Articolo di Lavinia Capogna "I'm a stranger in a strange land" - Carson McCullers
Sono tempi grami
For the Names of Gaza
For the Names or Gaza è un progetto di scrittura collettiva, una forma alternativa di protesta, un mausoleo letterario per le vittime del massacro di Gaza.
Sibylle Mertens, archeologa ribelle
Nonostante Genova abbia dedicato una strada a Sibylle Mertens (via Sibilla Mertens) nel quartiere di Sturla perché è stata una benefattrice della città, ella è poco conosciuta in Italia. Visse anni anche a Roma e riposa nel cimitero teutonico in Vaticano. Sibylle Mertens fu la prima archeologa, appassionata e studiosa di reperti romani, monete, gemme. Le sue collezioni si trovano in musei prestigiosi come il British Museum a Londra, The Metropolitan Museum of Art a New York, il Royal Ontario Museum di Toronto, al Klassik Stiftung Weimar e all'Akademisches Kunstmuseum di Bonn e in alcune private.
Ego te (non) absolvo
Una fedele che non rispetta questi diktat è destinata ad essere “messa in disciplina”, per volere del pastore, fino a completo ravvedimento.
La teoria de los cuatro o cinco dioses
Nei pressi del territorio dei Bassari, nel Senegal occidentale, vive un gruppo etnico, i Drium, che si è scarsamente integrato con le altre popolazioni circostanti. Le loro credenze non sono animistiche come quelle dei Bassari, né islamiche come quelle dei Fulani (Peul), per la maggior parte. Non mi soffermerò sulle loro curiose usanze, che pure possiedono, come accade per quasi tutti i popoli non europei. Il fatto che di notte, quando parlano, non si guardino in faccia ma fissino il cielo stellato, lo interpreto più come un bisogno di immergersi nella complessità dell'universo tenace che come una regola di etichetta. Fu proprio in una notte limpida e calda che, seduti in amache separate, io e il capo villaggio che mi aveva offerto ospitalità avemmo una conversazione che oserei definire profondamente teologica. Yoba mi fece notare che nella costellazione di Orione le stelle diventano visibili solo se non le si guarda direttamente, ma di profilo, altrimenti, se le si fissasse una per una, scomparirebbero. Non sono particolarmente incline agli studi astronomici, anche se devo ammettere che in Africa sarebbero quasi obbligatori, data la quiete che offre la notte. Ho annuito senza molto interesse al suo commento, pensando che succedesse con qualsiasi stella. Sembrava avermi letto nel pensiero perché, indicandone una – probabilmente un pianeta – mi ha detto che con le altre non succedeva.
Dita di ragno e polvere di stelle
"Katia degli spiriti, quanto dura una vita?" Per ogni cosa c'è il suo momento; il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.