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Enzo Miccoli, Virtualità e utopia concreta – il comunismo eretico di André Gorz, Mimesis, Milano 2025 è un libro che merita attenzione.


Non solo nel senso di attenzione da parte del pubblico ma anche perché, come dice Miccoli Gorz non è uno degli apici del pensiero sociale ma ne è un importante crocevia: il suo pensiero, infatti, abbraccia buona parte del secolo breve e quasi una decade del nuovo millennio. Io stesso ho scoperto Gorz attraverso il bellissimo volume di Enzo Miccoli, e ne sono rimasto estasiato. 

Una intensa vita di riflessioni e incontri, da Sartre a Illich, da Trentin a Marcuse, da Lotta continua a Negri; il tutto all’interno del marxismo, talora anche ereticamente: Miccoli sa ripercorrere con indubbia maestria l’evoluzione dell’indagine, durata una vita, di Gorz; soprattutto, sa mostrarcela in modo sopraffinamente dotto ma anche chiaro e accessibile a chiunque.

Molti sono gli argomenti di cui parlare, per esempio il suo rapporto con il sindacalismo italiano o la sua eresia comunista come il ritorno a Marx: e da qui partirei. 

È, infatti, proprio attinente a quest’ultimo la figura del traditore: figura centrale e che attraversa l’intero pensiero gorziano; e con la quale egli gioca.

Un gioco serissimo e anche triste, autocritico.

Se socialmente il traditore è positivo (si è traditori nella misura in cui si è creatori, invece che semplici esecutori), e così rimane fino a quando, poco prima di morire insieme a Dorine, sua moglie, Gorz si prende gioco di tutti noi con un j’accuse a sé stesso in quanto traditore, stavolta nel senso comune del termine, di Dorine: ho dato di te [nel Traditore] un’immagine falsa che ti sfigura

D’altronde, coerente con sé stesso e con la sua/loro vita, il rapporto non è quello fra creativo e Musa, che è di tipo classista e capitalista (creatore e Musa appartengono a classi differenti, una subalterna all’altra, e sfruttata); quello tutto loro fra André e Dorine è, invece, di tipo collettivista e ugualitario (Dorine e André due differenti persone a pari dignità e, quindi, in assenza di classi, collettivo; cioè in uguaglianza). E, sempre coerentemente con il proprio pensiero, Gorz lascia quest’esempio di prassi all’umanità e ai suoi traditori, i quali può accadere che tradiscano l’essere traditori giustappunto tramite il rapporto con la Musa. 

Vi sono, poi, tutte le connessioni e implicazioni teorico-politiche; le quali, però, necessiterebbero di un ulteriore libro, cui ne seguirebbe arguta risposta e poi ancora, in un pressoché infinito susseguirsi di dotte analisi. Tuttavia, io credo che la grandezza di Gorz non sia solo politica ed ecologica.

Ognuno legge sempre e solo attraverso i suoi occhi: accade con la narrativa come con la saggistica, ma in questo secondo caso gli occhi non sono specchio dell’anima bensì strumento del cervello: magazzino zeppo d’informazioni e stratificazioni culturali, che in Gorz sono anche più evidenti che in altri pensatori.

La mia lettura di Gorz, forse indirizzata a ciò dal conoscere oltre al Miccoli pubblico - scrittore, filosofo, sindacalista, militante -, anche il Miccoli persona ed esserne amico, è l’essere Gorz profondamente umano e rivolto all’umanità. 

Questo di Gorz è un punto di vista, una chiave interpretativa per indirizzare il pensiero e l'azione: L'uomo è, in fin dei conti, il suo corpo e questo è sempre una commistione tra ciò che è naturale e ciò che è ideale, tra immanente e trascendente, non è mai pura natura o pura cultura.

La sua ricerca politica e intellettuale, infatti, ha sempre mantenuto l’umanità salda al centro, come fil rouge del suo pensiero: proviamo a seguirne le tracce nel testo; e dato il rispetto che ho per il libro e per Enzo Miccoli, le seguiremo senza l’inevitabile interpretazione connessa alla rielaborazione che ne farei se usassi parole e concetti miei, utilizzando per tale percorso solo citazioni dirette da Virtualità e utopia concreta.

 

Capitolo 2 - IL TRADITORE DELLA SOCIETÀ

Paragrafo Il mio corpo è la verità

L'uomo è, in fin dei conti, il suo corpo e questo è sempre una commistione tra ciò che è naturale e ciò che è ideale, tra immanente e trascendente, non è mai pura natura o pura cultura.

 

Capitolo 2 - IL TRADITORE DELLA SOCIETÀ

Paragrafo I valori e la libertà

Il problema dell'esistenza è sempre in via di definizione e creazione: di fronte a ciò l'uomo è chiamato ad adottare l'atteggiamento della "conversione morale", come prassi vera, cioè autentica, della libertà. È questo il metodo che deve diventare la base di orientamento, per l'uomo, per la sua emancipazione, che deve avere sempre un carattere sociale e aperto, e mai ripiegato su sé stesso. È dunque il campo d'azione dell'individuo etico-pratico o politico quello dotato di maggior potenziale e che si situa al vertice della gerarchia dei valori, ed è anche l'unico a configurarsi come prassi cosciente, a difesa e ad accrescimento dell'autodeterminazione, in contrapposizione cioè a tutte le forme di alienazione.

 

Capitolo 2 - IL TRADITORE DELLA SOCIETÀ

Paragrafo Il traditore secondo Sartre

Nella vita si è sempre traditi dagli altri, nella misura in cui questi ci impongono un ruolo, una soggettività che non ci appartiene; ma si è anche, e soprattutto, "traditori", nella misura in cui la contingenza (naturale e storico-culturale) viene inglobata (e non respinta, o negata) nel proprio, particolare, progetto fondativo. Si è traditori nella misura in cui si è creatori, invece che semplici esecutori. […] Tuttavia, anche se consapevole di ciò, l'intellettuale (Gorz) non può nulla rispetto al corso della Storia se non interviene in una prassi reale; porre i problemi non è, infatti, anche risolverli. A questo intellettuale impegnato, a questo "traditore" di una società che precostituisce i soggetti e cerca di imporre bisogni ed esigenze esterne (eterodirette), non basta avere il senso della distanza per diventare un filosofo, serve anche un legame con questi altri che ci tradiscono. Serve una possibilità reale di prassi che lavori per l'emancipazione.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Il volere è il potere?

Il punto di partenza è l'approccio fenomenologico secondo il quale fondamento della verità è il soggetto e, con ciò, la sensibilità del suo corpo. […] Rimuovendo il vissuto del corpo e dunque il soggetto, la Storia appare come nient'altro che il procedere formale di uno schema determinato dalle sue componenti. […] Se la Storia "può" avere un senso, è appunto perché è proprio il soggetto che ve lo immette, vivendosi e creandosi a partire dai propri bisogni. […] La prospettiva umanista sarà dunque quella che Gorz seguirà per porre la questione della libertà del soggetto, la quale secondo lui deve rispondere alla seguente domanda: "come posso io ‘volere ciò che faccio’?".

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo In love with Operaism

[…] Una serie di rivendicazioni e di riforme intermedie orientate a indebolire progressivamente il meccanismo capitalistico fino a generare le condizioni di quella soglia critica prossima a un vero cambiamento qualitativo e rivoluzionario. Tali riforme vanno inserite in un programma di connessione organica, che renda il socialismo una pratica sempre attuale di una possibilità futura ma reale perché in fieri; è solo attraverso una tale prassi che la classe lavoratrice diviene cosciente di sé e del suo ruolo storico. […] Il punto polemico fondamentale di Gorz è che i bisogni reali della classe lavoratrice non sono misurabili quantitativamente ma recano in sé una necessità di cambiamento morale, ovvero qualitativo. […] Le rivendicazioni non devono rimanere sul piano quantitativo ma devono riguardare la lotta all'alienazione.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Per una teoria del contro-potere sindacale

La contraddizione è sempre quella originata da una prassi creatrice interna al processo produttivo che apparterrebbe per essenza ai lavoratori e una logica esterna del capitale: la prima tende alla realizzazione dei bisogni dell'uomo-umano, ovvero del lavoratore in quanto produttore di sé stesso in un mondo in cui ciò che si sviluppa è la portata morale e creativa della coscienza umana, la seconda esprime i bisogni dell'homo oeconomicus e impone invece la realizzazione del più alto livello di profitto, ossia il bisogno economico del capitale organizzato.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo La tecnocrazia e la futura Unione Europea

Gorz perviene a una riflessione organica sul ruolo del progresso scientifico e tecnico, il cui senso storico va messo in relazione al tipo di prassi sociale che è in atto: questa infatti può essere di tipo "oppressivo-alienante" oppure fondata sull’emancipazione e sul progresso morale.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo La tecnocrazia e la futura Unione Europea

Il dumping salariale, cioè lo sfruttamento da parte del capitalista della differenza del costo del lavoro tra due aree geografiche, o anche all'interno della stessa area per ragioni di differenza "contrattuale", è secondo Gorz

un'altra conseguenza dell'eteronomia del processo produttivo, ovvero del fatto che i lavoratori non sono i soggetti protagonisti né del modo né del fine della produzione, ma anzi subiscono entrambi.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Un sindacalista in pectore

La conflittualità non si trova solo dal lato del lavoro e della produzione, ma va sempre organicamente intesa a livello sociale. Per questo Gorz ha in questa fase rivendicato, per i tempi in modo davvero rivoluzionario, il diritto al reddito anche per gli studenti, in quanto soggetti destinatari di una formazione che è già una forma di lavoro, e dunque di ricchezza sociale. Lavoratori e studenti, entrambi produttori sociali repressi nelle loro potenzialità, non possono, per Gorz, che unirsi nella medesima rivendicazione di autonomia ed emancipazione.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Un sindacalista in pectore

Gorz, intellettuale impegnato, ma anche relativamente distaccato dalle tortuosità politiche della prassi reale, e dunque dallo scontro in atto anche all'interno delle stesse strutture del sindacato, non si sottrae dall'indicare quale dovrebbe essere la via che la forma sindacale dovrebbe seguire, se intende davvero mettersi dal lato del "progresso assoluto", cioè morale. Intanto, dice Gorz, bisogna prendere atto che vi è una crisi, che riguarda anche i partiti e la stessa democrazia rappresentativa, determinata dalla centralizzazione decisionale tecnocratica.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo La vita, la natura e la tecnica

[…] la connessione tra formazione scolastica e mantenimento della divisione del lavoro capitalistica nei luoghi di produzione. Non solo l'educazione scolastica, ma anche la ricerca scientifica ha perso il suo carattere sociale, dice Gorz. Infatti il capitale ha nel tempo indirizzato gli ambiti di ricerca secondo l'ottica del loro rendimento economico, al fine di contrastare il grande limite del capitalismo svelato da Marx: la caduta tendenziale del saggio di profitto.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo La vita, la natura e la tecnica

Se il "pensare" esclude il rapporto con il vissuto individuale, allora si tratta di un pensiero "dogmatico-tecnico" che il soggetto non può abitare, inaccessibile all'autocritica riflessiva, potenzialmente anti-umano. Tecnicismo e dogmatismo sono due modi per svincolarsi soggettivamente dal proprio pensiero (e dai propri atti) per sottomettersi alle costrizioni di un logos "oggettivo" che sollevi da tutte le responsabilità. La crisi del pensiero è un voler astrarre la logica e la ragione dal vissuto, dal corpo; in questo senso tecnica e tecnicismo sono atti o modi presenti in un certo modo di pensare, prima ancora che nella prassi, aventi la funzione di estraniare i soggetti dal pensiero vissuto e perciò da se stessi. Fare questo significa eliminare la "dimora" del pensiero, che è il corpo, e dunque anche il significato stesso del pensare.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo La vita, la natura e la tecnica

È possibile ricercare un rapporto armonico con la natura nella misura in cui però questo è frutto di una scelta morale dell'uomo: "gli esseri umani non sono limitati per natura e integrati in essa come le altre specie, non possono essere "naturalmente buoni", far parte "naturalmente" di un ordine naturale". L'uomo, in breve, deve porre i propri limiti in perfetta autonomia; siccome egli non è integrato nella natura come le altre specie, "non c'è alcuna forza al mondo, salvo la propria, che sia in grado di limitare la sua libertà, affinché l'uomo non strumentalizzi e distrugga la natura. [...] Si tratta piuttosto di produrre una nuova mentalità, una nuova soggettività, è necessario che l'uomo si impedisca, per saggezza, di far ciò che agli animali è impedito per natura o istinto".

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo La vita, la natura e la tecnica

La "liberazione" non potrà mai derivare da nessuna tecnica, per quanto aperta essa sia, ma solo da una prassi moralmente orientata. È dunque possibile "salvare" (ed anche essere salvati) dalla tecnologia, solo nella misura in cui, in positivo, si può sempre "costringere la tecnica a partorire un'utopia".

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Sicco Mansholt e l’eco-fascismo

Questo approccio è quello detto propriamente scientifico, da cui Gorz prende però le distanze. Infatti, in coerenza con i presupposti del suo filosofare, che non sono deterministi e naturalisti, per Gorz non è mai un vincolo esterno quello che può portare a un cambiamento del sistema. Questo deve invece pervenire da un cambiamento morale e dunque interno. È infatti sempre la coscienza che, trasformandosi, si libera e non il mondo fisico che, trasformato, libera la coscienza.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Sicco Mansholt e l’eco-fascismo

È in fondo quello che il capitalismo ha storicamente sempre fatto: per mantenere i tassi di profitto auspicati, bisognava generare nuovi desideri, nuovi prodotti, e bisognava renderli poco durevoli, per garantirne un ricambio costante. Il progresso tecnologico è stato indirizzato a tale fine, con la conseguenza che la società capitalistica si è andata strutturando su due presupposti ora messi sotto attacco dalla crisi ecologica. Il primo è il legame, che è stato veicolato a livello sociale come un valore, tra "il più" e il "meglio"; si tratta della logica quantitativa del capitale che si è ormai imposta come ideale di consumo. Il secondo è di questo la conseguenza: la classe produttrice operaia e la cittadinanza, alienata nel e dal ciclo produttivo, non solo produce ciò che "non sa" o di cui non ha bisogno ma ha perso sempre di più la capacità di soddisfare in autonomia o nella propria comunità affettiva i reali bisogni.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Sicco Mansholt e l’eco-fascismo

Insomma, per Gorz il discorso ecologico deve divenire "ecologista", ovvero situarsi a difesa di quel "mondo della vita" che egli ha iniziato a porre in Fondaments. Si tratta di proteggere non tanto la biodiversità in quanto tale, o nel limitarsi a porre in essere azioni avverse al riscaldamento climatico ma, ribaltando la prospettiva, di ri-consegnare all'umanità un "mondo della vita" che sia davvero "voluto" e dunque in "reale" connessione organica con l'ambiente.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Sicco Mansholt e l’eco-fascismo

Gorz denuncia un sistema che punta a trasferire i costi e le esternalità negative nelle zone periferiche, in continuità con una visione imperialista e colonizzatrice: "Che progetto meraviglioso! Per noi la pulizia, la produzione non materiale, il tempo libero, l'opulenza - ai paesi del "terzo mondo", a condizione che se ne stiano buoni buoni, la produzione materiale, il sudicio, la nocività, il sudore, la fatica, le città congestionate ed inquinate". Ma sarà anche la presenza del "mercato" nel vissuto individuale e collettivo che subirà un'accelerazione: "Poiché le occasioni di nuovi investimenti redditizi nella produzione "materiale" saranno bandite, perché non cercare di accaparrarsi e di industrializzare la produzione "non materiale" di cui molta parte è ancora artigianale e pre-capitalistica? Pensate un po': se si industrializzasse la medicina, il sesso, l'educazione, la cultura, che dominio immenso si aprirebbe alla crescita capitalistica!

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Ivan Illich e la Megamacchina

La produzione industriale infatti, non produce necessariamente ciò che serve agli individui, ma produce per impedire alla gente di soddisfare i propri bisogni in modo spontaneo e autonomo; bisogna che gli individui dipendano dai mezzi istituzionali e industriali di cui non possono disporre se non acquistandoli o noleggiandoli presso le istituzioni che detengono ciò che Illich chiama il monopolio radicale.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Il mercato del normale e del patologico

Per Gorz la medicina moderna è, essenzialmente, un meccanismo produttivo che, come tutti gli altri, non risponde ai reali bisogni delle persone, ma al contrario "crea" i propri consumatori (in questo caso i malati) di cui il sistema necessita per riprodursi.

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Il mercato del normale e del patologico

Le cause principali delle malattie sono però spesso sociali, ossia sistemiche. Bisogna dunque riabilitare, secondo Gorz, un approccio organico, secondo il quale: "la salute è essenzialmente un equilibrio tra agenti patogeni e i loro ospiti. Dipende dalla capacità che ha l'individuo di mantenere un rapporto relativamente stabile con il suo ambiente".

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Decrescere?

Gorz fu anzi probabilmente il primo a pronunciare, nel 1972, il termine "decrescita". [...] Però, non è solo la programmazione della crescita economica ma la stessa razionalità economica che deve essere messa in discussione. L'homo oeconomicus, dice Gorz "possiede questa caratteristica di non consumare ciò che produce e di non produrre ciò che consuma […], l'economista non si occupa dunque di quel che gli individui pensano, sentono e vogliono, ma solo dei processi materiali, indipendenti dalla loro volontà".

 

Capitolo 3 – RIVOLUZIONARE L’ESISTENTE

Paragrafo Decrescere?

La pianificazione socialista di tipo centralizzato tende a replicare (e non a risolvere) l'alienazione dei soggetti nella produzione e nel consumo. [...] A una determinazione esterna degli obiettivi e a uno Stato che, benché socialista, definisce dall'alto la produzione e i consumi, va preferita la salvaguardia reale dei "vissuti" individuali, che renda sempre meno forte la dipendenza dell'individuo dal sistema.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo Il proletariato immaginario

Gorz ha operato una critica dei socialismi reali e del ruolo delle lotte di classe. [...] Il periodo ecologista consente infatti a Gorz di riconsiderare il ruolo dell'autonomia in relazione alle necessità imposte da una realtà naturale ambientale ostile e anti-umana, che stava in quegli anni cristallizzando dei punti-limite all'azione economica e produttiva umana. [...] Ciò non toglie che le tesi presentate da Gorz in Addio al proletariato, abbiano avuto, per la loro forza e la loro "irriverenza politica", un effetto notevole: per la prima volta egli prende come bersaglio direttamente Marx.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo Morte e resurrezione del proletariato

"la proletarizzazione si compie solo con la distruzione, tra gli operai, di ogni capacità autonoma di produrre la propria sussistenza" [...] È la stessa appartenenza a una classe così concepita che allora non contempla la possibilità esistenziale di una realizzazione autonoma: in quanto componente di questa classe, l'individuo opera estraniato, come altro tra altri, puro fornitore di lavoro generale astratto, per il "bene" della società: "non si è liberi in quanto individui di una classe ma nei limiti di un essere di classe", dice Gorz.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo Morte e resurrezione del proletariato

Il marxismo, se va inteso come scienza positiva, si trova di fronte a un problema cruciale: "se la classe operaia è quella che è, se il suo essere-di-classe è positivo, essa non può cessare di essere ciò che il capitale ne ha fatto se non attraverso una rottura in seno alla struttura stessa del capitale".

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo Morte e resurrezione del proletariato

Questa non-classe, questo neo-proletariato post-industriale ha dunque, rispetto al proletariato di Marx, una sua specificità. È una soggettività potenzialmente liberata: "sciolta" dal legame tra lavoro e appropriazione sociale del potere, la ricerca dell'autonomia non passa più dalla conquista del potere di gestione del ciclo produttivo ma, al contrario, dalla "limitazione" dell'ambito di questo lavoro eteronomo e dal progressivo ampliarsi, invece, degli spazi d'autonomia.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo La riduzione del lavoro

Gorz ricorda che le forme pure della libertà (ovvero i valori propriamente umani tra cui la tenerezza, l'amore, la creatività) risiedono esclusivamente nell'individuo e qualsiasi loro istituzionalizzazione è soltanto sostitutiva e non può che valere da simulacro. […] L'individualità si scopre invece come il solo fondamento della libertà nel momento in cui si ribella, si "distanzia", e l'essenza della morale è svelata dall'esercizio di questa forma di libertà. È in questo spazio vitale che risiede quell'autonomia tanto ricercata dagli individui e, purtroppo, negata da tutte le società totalitarie che intendono tutto istituzionalizzare.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo Lo Stato è necessario?

Bisogna dunque comprimere il potere e il dominio dei gruppi economici e industriali. Solo un certo tipo di riduzione è dunque auspicabile: quella secondo cui lo Stato, come cornice normativa della società, riduce l'esercizio complessivo del potere eteronomo a vantaggio dell'autonomia del soggetto dalla megamacchina.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo Ecco una strada per il paradiso!

Va istituzionalizzato il diritto a un reddito per tutta la vita, commisurato al dovere di prestare, nell'arco della stessa vita, un certo minimo quantitativo di lavoro socialmente necessario. Questa misura va poi connessa al diritto-dovere di lavorare, poiché una misura di natura meramente assistenziale escluderebbe o marginalizzerebbe dalla partecipazione alla vita sociale una gran parte dei cittadini non occupati stabilmente.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo La via di Francoforte

Addio al proletariato traccia lo spartiacque teorico tra il Gorz "monista" della liberazione "nel" lavoro e il Gorz dualista della limitazione "del" lavoro.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo Ragione e vita

L'essenza vera dell'individualità è refrattaria a qualsiasi istituzionalizzazione, il suo fondamento morale è anzi la "distanza": è questa non-coincidenza essenziale tra individuo e società che è garanzia della possibilità di una riflessione autonoma, della creazione artistica e intellettuale, della "rivolta" morale e anche dell'effettività, o realtà, degli affetti, dell'amore.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo L’utopia della società liberata

A una società che "libera" il lavoro per tramite della razionalità economica dovrebbe invece corrispondere un sistema politico che renda la liberazione dal lavoro non un'altra causa di alienazione e di dominio della "megamacchina" nei confronti dell'individuo, ma al contrario un'opportunità di maggiore autonomia individuale e collettiva. L'unica soluzione veramente ragionevole sarebbe dunque una riduzione, progressiva e programmata a livello dell'intera società, dell'orario di lavoro, in modo tale da distribuire tra tutti la parte di lavoro socialmente necessario. Ciò consentirebbe di ampliare la parte della giornata, del mese o dell'anno dedicata agli impegni autonomi non mercificati, circoscrivendo così l'ambito della razionalità economica al suo minimo teorico.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo C’è un socialismo attuale?

Gorz non pone, nel suo ragionamento, una struttura e una sovra-struttura; nei fatti anzi tale distinzione non esiste. Si tratterebbe invece di un unico processo dell'organismo sociale che al suo interno si individualizza e si organizza a partire da un dato materiale che, per risonanza, produce le sue tecniche e non di una contrapposizione tra natura e cultura, tra umanità e tecnologia. […] La soluzione allora, ferma Gorz, "consiste nel guadagnare sulla megamacchina spazi sempre più estesi dove possa liberamente dispiegarsi una "logica di vita".

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo C’è un socialismo attuale?

Gorz ritiene che "il conflitto principale non oppone più lavoro vivo e lavoro morto (capitale), ma i grandi apparati scientifici, tecnici, burocratici [...] alle popolazioni in conflitto con la tecnicizzazione dell'ambiente, la professionalizzazione e l'industrializzazione delle decisioni e degli atti della vita quotidiana".

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo L’esodo (o la virtualità liberata)

Il punto centrale, dice Gorz, è che quando il contributo effettivo di ciascuno non è più oggettivamente misurabile, il prodotto nazionale lordo, la ricchezza totale prodotta, divengono virtualmente un bene collettivo. [...] Nella misura in cui però lo sviluppo delle forze produttive è tale per cui la ricchezza prodotta non è più distribuibile attraverso la quantificazione del lavoro-impiego, va istituito, per distribuirlo, un reddito universale incondizionato e sufficiente.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo La potenza virtuale dell’hacker

L'importanza teorica del concetto di general intellect conduce Gorz a un ulteriore approfondimento di quella che è una tendenza a suo dire ormai acclarata del capitalismo: la progressiva "smaterializzazione". [...] Si tratta della capacità del capitalismo di utilizzare l’intelligenza sociale, appropiandosi non solo delle conoscenze oggettive e scientifiche ma anche dei "saperi comuni". [...] È ciò che fanno, ad esempio, i grandi gruppi informatici o le multinazionali della logistica attraverso l'uso dei big-data, degli algoritmi e del sapere trasmesso attraverso i social.

Ora, dice Gorz, il processo di valorizzazione punta a sussumere in un'unica formula di sfruttamento il sapere e la conoscenza, poiché ciò che conta è, da un lato, la monetizzazione della conoscenza e dall'altro il dominio sull'intera persona considerata come fonte di valore.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo La potenza virtuale dell’hacker

La figura del dissidente informatico, dell'hacker, diventa dunque l'emblema di un potenziale percorso di riappropriazione della ricchezza sociale prodotta e di un progressivo ampliamento della sfera autonoma, comunitaria, fondata sul libero scambio e sul valore d'uso contrapposto al valore di mercato.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo Andiamo verso una società post-umana?

Va riconosciuto il reddito d'esistenza garantito, in una misura che Gorz ribadisce dover essere assolutamente sufficiente a liberarsi progressivamente dalla logica del valore economico, dedicandosi a produzioni autonome, reti di libero scambio e mutualismo. Insomma, il reddito garantito non è uno strumento di supporto alla valorizzazione economica, ma un elemento di soffocamento di questa.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo Andiamo verso una società post-umana?

Il punto finale di una tale programmazione (anche) genetica, è la scomparsa totale della propria unicità, della propria autonomia e, di conseguenza, della propria responsabilità.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo Andiamo verso una società post-umana?

In realtà sembra che Gorz, più che un ribaltamento della sua concezione anti-naturalistica, abbia seguito sul piano fenomenologico la colonizzazione del mondo della vita da parte della scienza-capitale, denunciando in tal modo non tanto la scomparsa di un mitico stato naturale originario (che per l'uomo non è mai esistito) ma il rischio di una compromissione definitiva dei vissuti individuali e di ciò che ne conseguirebbe: va infatti sempre ricordato che per Gorz l'esistenza di un vissuto individuale è anche la condizione preliminare di un agire sociale moralmente sensato. È forse in ciò che va visto quello che è il crimine maggiore del processo tecnoscientifico: la compromissione di un agire moralmente e responsabilmente orientato.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo L’uscita dal capitalismo è già cominciata

In questo approccio non c'è infatti nessuna condanna della valorizzazione economica in quanto tale, anzi si attribuisce al libero percorso di crescita e di produzione individuale una qualche forma di "valore economico". La strada da seguire non è invece alcun genere di valorizzazione, dice Gorz, ma una creazione e una riappropriazione della ricchezza (la cui funzione di creazione è implicita ai vissuti individuali) in chiave "extra-economica", cioè totalmente al di fuori dei circoli in cui il lavoro e il capitale possono valorizzarsi. Gorz giunge dunque alla sua critica più radicale del lavoro, equiparandolo persino al capitale: "una complicità strutturale lega il lavoratore al capitale: per l'uno e per l'altro, il fine determinante è "guadagnare denaro", più denaro possibile. L'uno e l'altro considerano la “crescita” quale mezzo indispensabile per riuscirvi". Lavoro e capitale, afferma dunque Gorz, con osservazioni qui davvero al di fuori di ogni teoria marxista, mostrano aspetti omogenei, rappresentano le due facce del medesimo processo di valorizzazione, un processo da cui bisogna solo uscire.

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo L’uscita dal capitalismo è già cominciata

Sono questi i ragionamenti che conducono Gorz al suo ultimo ripensamento riguardo alla struttura e la funzione del reddito di esistenza. [...] Bisogna, dice Gorz, uscire completamente dalla logica del valore e dunque da qualsiasi concezione di allocazione universale, poiché in tal modo si reitera e si alimenta un valore monetario che è sempre più fittizio. Il reddito sociale garantito dovrebbe dunque arrivare a basarsi su un nuovo concetto di moneta, che abbia un corso politico e non economico ed esprima la funzione di uso e non invece di consumo, concepito sulla base dei bisogni consapevolmente vissuti.

Questa moneta dovrà essere creata "dal basso" al contrario del bitcoin, che è la moneta virtuale creata "dall'alto".

 

Capitolo 4 – FALLIMENTO, E VIA D’USCITA

Paragrafo L’uscita dal capitalismo è già cominciata

All'emblema dell'hacker come ribelle e "cattivo soggetto" si affiancano dunque i metodi produttivi dei fabbers: il fabber è una macchina che a differenza dei robots non si limita ad automatizzare e a copiare un processo di lavoro determinato. Qualsiasi processo può essere programmato sullo stesso apparecchio. [...]

Sul piano concettuale si tratta di un'uscita verso la società dell'intelligenza (contrapposta alla società della conoscenza retta dagli ingegneri sociali e dai tecnocrati), la decrescita e l'auto-produzione conviviale. Sul piano pratico le tecnologie e le strutture sociali dovranno seguire tale esodo: bisognerà passare dalle tecniche chiuse "chiavistello," (robotica industriale) alle tecniche "aperte" (fabbers), dalla conoscenza (brevetti, copyright, canoni ecc.) all'intelligenza (gratuità, creative commons, ecc.), dal lavoro-merce all'auto-produzione, dal valore economico alla ricchezza umana, dall'illimitato all'autosufficiente, dall'eteronomia all'autonomia, e infine, dalla megamacchina al vissuto individuale e conviviale.

 

Ecco qui, grazie alle fiabesche molliche di pane che ho cercato di proporre e pur conscio di quanto un sentiero segnalato dica molto poco del vasto panorama in cui si snoda, il suo essere profondamente eumanista (secondo la definizione che ne do): membro della collettività umana votata al bene, così distante dall’umanità odierna.

Eppure, Gorz, giunto alle sue ultime conclusioni ormai anziano, mi pare tradisca davvero sé stesso proprio smettendo di essere traditore: il flusso creativo arriva a percepire il nocciolo costituito dalla virtualità del denaro ma invece di svilupparlo e portarlo a compimento rimane imbrigliato nell’essere un intellettuale; ne evidenzia, e propone, un elemento tecnico, il fabber, ma non giunge all’elaborazione teorica, fermandosi a ciò che è: come scrive Miccoli riferendosi ai suoi esordi, lo stato larvale della crisalide pregna di intellettualismo, di pura distanza dal mondo e da sé stessi.

Oppure no; semplicemente la corporalità, che tanto è importante nello sviluppo del suo pensiero, fatto di corpo e di morale intesa come autodeterminazione e liberazione dall’alienazione, non gli ha concesso di procedere nell’analisi e nella proposta; ecco, allora, questa leggera discrepanza intellettuale squagliarsi al sole della coerenza intellettuale di Gorz.

D’altronde, con la coeva Lettera a D. l’aspetto umano si manifesta appieno: egli dà l'addio alla propria esistenza, così come era iniziata, insieme a Dorine Keir, senza la quale "nulla" sarebbe stato. Il 22 settembre 2007, già lo sappiamo, nella casa di Vosnon, André Gorz e Dorine Keir pongono liberamente fine alla loro vita. "Non voglio ricevere un vaso con le tue ceneri [...] Ciascuno di noi vorrebbe non dover sopravvivere alla morte dell'altro. Ci siamo detti che, se per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme".

 

È un libro bellissimo sul percorso intellettuale ancora più eloquente, affascinante e fulgido di Gorz: perché umano, lucido e coerente.

Concludo con la sintesi che ce ne dà Miccoli: Un pensatore di formazione fenomenologica ed esistenzialista, che approda al marxismo per conseguenza logica e necessità politica, per poi, infine, porre tutto in controluce e disegnare la sua idea di totalità che, in sintesi, sembra questa: il divenire dell'umanità nasconde in sé una forma di utopia che è concreta, sempre pronta a emergere. Detto altrimenti: esiste la virtualità del divenire umano, che è compresa nella potenzialità stessa del reale, e che va, però, "liberata".


 

 

 

 

Pubblicato il 20 aprile 2026