Con 22 mila agenti, un budget che sfiora gli 8 miliardi di dollari l’anno e nuovi poteri che consentono di entrare nelle case senza mandato, l’ICE è oggi il braccio armato della politica trumpiana. Nel 2025 Donald Trump ne ha raddoppiato l’organico, trasformandola in un esercito amministrativo. Non per combattere il terrorismo, ma per costruire un nemico interno permanente: il migrante, il testimone, il dissidente, chi filma e protesta.
Nata nel 2002, all’indomani dell’11 settembre, come risposta alla minaccia terroristica, l’ICE si articola in tre rami: l’ERO, incaricato di arresti e deportazioni; l’HSI, formalmente dedicato al crimine transnazionale; l’OCC, che gestisce le espulsioni nei tribunali. In teoria, una macchina contro traffici e reti criminali. In pratica, dal gennaio 2025, una macchina che perseguita chiunque sia sospettato di esistere senza documenti.
Il salto di qualità avviene con un memorandum che consente agli agenti di entrare nelle abitazioni senza mandato giudiziario, aggirando il Quarto Emendamento. La casa viene abolita come diritto. È un passaggio che non ha nulla di tecnico. Nel linguaggio ufficiale si parla di “applicazione delle norme”, nella realtà si tratta di rastrellamenti. Gli agenti, con il volto coperto, individuano le persone in condomini, scuole, parcheggi. Le trattengono, le portano in centri di detenzione, le isolano per giorni. Nel 2025 si contano 605 mila deportazioni e 65 mila persone detenute. Ma il numero politicamente più rilevante è 1,9 milioni di persone che si sono “autoespulse volontariamente”, sotto minaccia.
Questo è terrore amministrativo. Si arresta sulla base dello status, non di un reato. L’identità diventa colpa. È una torsione giuridica che ricorda le peggiori esperienze del novecento quando la legge serve a classificare chi può essere espulso, eliminato. La retorica è quella della sicurezzama nella pratica è quella della guerra interna.
Questa guerra ha prodotto morti. A Minneapolis due cittadini statunitensi sono stati uccisi da agenti dell’ICE, Renée Good e Alex Pretti. Non erano migranti irregolari o terroristi. Una osservatrice civica e un infermiere che stava filmando con il cellulare. I video mostrano agenti mascherati che lo colpiscono con il calcio delle pistole prima di sparare. Il dissenso viene neutralizzato, la testimonianza, eliminata. E quando Trump accusa sindaco e governatore di “incitare all’insurrezione”, sta preparando il terreno per una guerra civile preventiva. Provocare, radicalizzare, costringere le città democratiche allo scontro per poi reprimerle come zone nemiche.
Nel frattempo nascono gli “Ice spotters”, volontari che documentano le operazioni, seguono le pattuglie, avvisano le comunità. Fischietti, clacson, balli in strada per rallentare le retate. È la creatività civile contro la violenza burocratica. Toccare un agente significa arresto immediato, perciò si resiste con il corpo, il rumore e la visibilità. Le grandi mobilitazioni hanno attraversato Los Angeles, New York, Chicago, Portland. Trump ha risposto con la Guardia Nazionale. I giudici hanno provato a fermarlo. Le decisioni sono state ribaltate. Ora Minneapolis è un fronte aperto, con scioperi generali e migliaia di persone in strada.
Il volto di questa macchina è Greg Bovino, “generale” della Border Patrol. Sempre davanti alle telecamere, estetica militare, posa marziale. Paragonato a ufficiali nazisti e a personaggi cinematografici da guerra. Si esibisce, impassibile e mediatico, Bovino è il nuovo funzionario del potere autoritario.
La questione non è più l’immigrazione ma la democrazia. Quando un’agenzia federale può entrare nelle case senza mandato, arrestare per status giuridico, uccidere chi filma e accusare i governatori di “insurrezione”, siamo dentro una forma di nazismo procedurale, in cui la violenza si amministra e la legalità viene annullata.
La questione non è solo per Trump., ma chi dovrebbe fermarlo. Cosa stanno facendo i Democratici? Perché non chiedono lo scioglimento dell'ICE? Perché non impugnano davanti alla Corte Suprema l’ingresso nelle case senza mandato? Perché non trasformano ogni arresto arbitrario in un caso politico nazionale? Se chi governa gli Stati democratici si limita a indignarsi, non è opposizione ma complicità per inerzia.