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Articolo di divulgazione psicologica


Siamo tuttə perennemente esaustə, un esaurimento dovuto ai ritmi frenetici, ma anche stanchezza da emergenza continua. Il problema non è solo cosa sta succedendo nel mondo, ma cosa, inevitabilmente, sta succedendo, per reazione, dentro di noi. Abbiamo sviluppato un'abitudine all'allarme. Sia che reagiamo con l'evitamento, col non voler pensare a cosa accade sul pianeta (col rischio di una deriva dissociativa dalla realtà), o che reagiamo all'opposto con l'ansia angosciante per i pericoli a cui siamo espostə (dove la deriva può essere di non riuscire a goderci più nulla, nemmeno nel nostro microcosmo familiare e relazionale), il prezzo che stiamo pagando è la nostra salute mentale. Il nostro sistema nervoso vive in uno stato di iper-vigilanza costante, soggetto alle tante, continue, informazioni che ci iper-stimolano. Siamo reattivə, cioè ci sentiamo in balìa di tutto e tuttə, stiamo perdendo la capacità di rilassarci. Trovare calma e benessere sembra non faccia più parte delle risorse di base della persona adulta sana, ma sta diventando una vera e propria competenza da acquisire e allenare, per non perderla definitivamente. Ci sono effetti nel breve, nel medio e nel lungo termine, di questo tipo di stress: sintomi somatici, dolori cronici, disturbi del sonno, stanchezza persistente, disregolazione alimentare fino a veri e propri disturbi psicopatologici, irascibilità, derive depressive, ecc. Sempre correlati al costante stato di iper-vigilanza, ci sono anche effetti altrettanto pericolosi, ma forse più subdoli, di cui mi pare si parli meno, che riguardano la qualità dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, condizionati dallo stato fisiologico alterato.

  • La scomparsa del Futuro: tutto viene percepito come un castello di sabbia destinato a essere spazzato via dalla prossima onda, si perde il desiderio di investire energie in progetti di ampio respiro. L'incertezza genera apatia e disperazione nascosta, spesso mascherata da finti "vivo alla giornata" (che, per essere autentici, dovrebbero essere accompagnati da stati d'animo di gioia e gratitudine, non di rassegnazione e passività).
  • ​La perdita della Fiducia: se tutto è precario e tutto è sull'orlo del collasso (la sanità, il clima, l'economia, la pace), come si fa a fidarsi, non solo delle istituzioni o dell'Altrə, ma della Vita stessa? Si può così adottare un pensiero cinico, le emozioni possono inaridirsi, si può perdere il Senso.

Accade ad esempio che si diffonda sempre più quella compulsione a cercare notizie negative, che ci fa sentire informatə e paradossalmente al sicuro, nel nostro illuderci di prevedere il peggio.

​Il recupero attivo della pace interiore è un atto di sopravvivenza personale ma anche di protezione collettiva: solo quando il nostro mondo interiore non è un campo di battaglia, possiamo contribuire a costruire una società che non si fonda sulla paura e sulla guerra ma sulla consapevolezza e la pace.
È un lavoro su noi stessə che può sembrare lungo e difficile ma ci sono azioni molto concrete e tutto sommato semplici da cui poter iniziare:

  • ​Impariamo la ribellione digitale: rifiutiamoci di farci telecomandare dalle notifiche, dagli automatismi di tenere sempre i dispositivi accesi e a portata di mano, dai titoli sensazionalisti, dai post che speculano sui drammi, scrivendo e riscrivendo dettagli di tragedie umane che vanno ben oltre il tenerci informatə sugli accadimenti vicini e lontani
  • ​Riscopriamo la noia: l'ozio, il tempo non produttivo, il vuoto, sono gli spazi dove la mente guarisce e dove nascono le idee. Il "sistema" non vuole che tu ti annoi, perché la noia ti fa pensare a altro, può renderti creativə, può renderti ribelle e pericolosə.
  • ​Coltiviamo piccoli piaceri, non consumistici e non condizionati dalla presenza social: la lettura, una cena in buona compagnia senza selfie e foto di piatti da postare, una passeggiata, una mostra d'arte, un film, solo per fare degli esempi.

Fronteggiare l'ansia da allarme continuo, con strategie che coltivino maggior benessere individuale e sociale, non è un atto di egoismo, bensì un necessario comportamento di saggezza e resistenza civile.


 

Pubblicato il 04 gennaio 2026

Anna Salzano

Anna Salzano / Psicoterapeuta e Scrittrice

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