Certe anime si ritraggono, al minimo tocco si chiudono a riccio, convinte che ogni soffio d'aria sia l'inizio di una tempesta. Essere permalosi è sentire le proprie ferite esposte al mondo.
È un nodo in gola per una parola sghemba, che si pianta nel petto come una lisca di pesce.
È sentirsi piccoli sotto il peso di un giudizio, e allora ci si mette l'abito dell'orgoglio, come fosse un'armatura, senza accorgersi che il ferro, a forza di stare sotto la pioggia dell'amarezza, finisce per arrugginire fino al punto in cui tocca il cuore.
La permalosità nasce quasi sempre in una casa d'infanzia dove le parole avevano un peso sproporzionato o, al contrario, dove il silenzio era un’arma di punizione. Spesso, dietro l'adulto che si offende facilmente, c’è il bambino cresciuto in un sistema di "amore-se": "Ti voglio bene se sei bravo", "Ti riconosco meritevole del mio affetto se non mi deludi". Quando il valore di un bambino dipende da quanto brilla agli occhi dei grandi, ogni minima critica non viene percepita come un suggerimento, ma come una sentenza di sfratto dal cuore dell'altro. La critica diventa un "non vali abbastanza", "non sei abbastanza perchè io ti tenga con me"; anche nell'adulto resta quel timore infantile di essere messo da parte, di perdere il proprio posto nell'affetto delle persone amate.
C’è poi chi cresce sotto una pioggia costante di correzioni. Case dove il "7" a scuola era "perché non 8?", dove il letto rifatto male era un sospiro di disappunto. Questi figli sviluppano un'antenna sensibilissima al giudizio. Da adulti, la loro permalosità è una forma di auto-difesa, anche preventiva: alzano il muro per evitare che l'altro trovi difetti, crepe, in quel vaso che hanno passato la vita a cercare di tenere intero. C'è spesso un'altra storia comune alle persone cosiddette permalose: una storia di invalidazione emotiva. Bambini a cui è stato detto troppo spesso "non piangere per questa sciocchezza" o "sei troppo sensibile". Quando sei piccolo e le tue emozioni vengono minimizzate da chi dovrebbe ascoltarti e rassicurarti, impari che il mondo è un posto che non capisce il tuo dolore, anzi, mira solo a umiliarti per i tuoi errori. E allora il tuo reagire offeso, che sia grido, o mutismo, è il tentativo di essere visto, sentendoti invisibile.
Se la permalosità è spesso la voce di quel bambino che non si è sentito approvato o - che in fondo è la stessa cosa - di quel bambino che non ha mai deluso le aspettative per evitare l'angoscia del giudizio, e se senti salire il nodo alla gola per una critica, fermati e chiediti: Chi sta parlando in questo momento? L'adulto che sono oggi, o il bambino che ha subito i giudizi e le pressioni? Molto probabilmente, la tua memoria sta reagendo a un allarme antico, per questo ti attiva così tanto.
Se sei cresciuto con genitori iper-critici e/o che si aspettavano da te sempre e solo l'eccellenza, vedi te stesso e il mondo attraverso una lente deformata. Allora, occorre cambiare occhiali ed esercitarti a guardare attraverso lenti varie, di volta in volta adeguate alle situazioni. Inoltre, occorre allenarti a parlarti tu in modo diverso: sii tu il genitore amorevole che avresti voluto avere; incoraggiati, perdonati gli errori e impara a dirti "va bene così, sto imparando".