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La recente attribuzione a Massimo Recalcati di un incarico come professore "a contratto" presso l'Università Statale di Milano offre l'occasione per notare come il dominio della psicologia si sta estendendo in ogni luogo della vita delle comunità.
Ciò fa pensare che si assegni alla psicologia stessa non solo la “cura” del malessere contemporaneo, ma anche il compito della sorveglianza sociale. Si può osservare come al dominio della psicologia corrisponde la delegittimazione della filosofia, ovvero del pensiero critico, del pensare veramente.

Ho fatto il noto salto sulla sedia quando ho letto sui quotidiani nazionali del passaggio da allievo a docente dell’Università Statale di Milano del mio amico Massimo Recalcati, da novembre 2025.

La notizia è stata data in termini così ambigui da farci pensare in tanti che fosse stato fatto docente per “chiara fama”. In realtà risulta essere stato incaricato come professore “a contratto”, così come migliaia di docenti in Italia. Tuttavia, la modalità mediatica con cui la Rettrice Monica Brambilla ha annunciato l’incarico non mi ha tranquillizzato, visto che ha sottolineato con enfasi “l’impegno civico della Statale sul rafforzamento della psicologia e del benessere psicologico, in tutte le sue declinazioni.”

Ma come? La Statale diventa un dominio della psicologia? Quando studiavamo alla Statale, Recalcati e io, sapevamo che era considerata l’ateneo più prestigioso per la Filosofia, poiché ospitava grandi maestri e grandi maestre e perché era il luogo di pensiero critico più avanzato in Italia. Perché non curare e non fare proseguire questa eccellenza?

Ho capito, riflettendoci, che la Rettrice sta seguendo la scia di un mainstream che affida alla psicologia, anche genericamente concepita, la “cura” del malessere contemporaneo e, affidamento ancora più criticabile, i disagi che si riscontrano sempre di più nelle scuole e nei vari gradi di istruzione.

Infatti, anche in Statale c’è l’endemico “counseling psicologico” per studenti che stanno male. Per una filosofa come me i conti non tornano e spero che non tornino anche a altre filosofe e filosofi che si onorano di essere considerati tali. Il sostegno che il governo centrale attuale dà alla psicologia, il dominio che sta estendendo in ogni luogo della vita delle comunità, oltre a dare un aiuto alla delegittimazione della filosofia, fa pensare alla possibilità che si assegni alla psicologia stessa il compito della sorveglianza sociale.

Figuriamoci poi se si diffonde la gestione della “affettività” a psicologi e psicologhe neutrali rispetto alla differenza tra ragazzi e ragazze.

In realtà il vero, tragico problema che sta aggredendo non solo la civiltà dell’Occidente, è la graduale scomparsa, in generale, del pensiero critico, una declinazione necessaria del saper pensare o, come sosteniamo quasi disperatamente noi filosofe, del pensare veramente.

Chiunque insegni nelle scuole e nelle università italiane e abbia un minimo di senso civico, sostiene che la formazione al pensiero sta scomparendo, così come sta scomparendo l’impegno civile e culturale che è stato sempre nutrito dal filosofare.

Senza filosofia (non quella narcisistica elitaria, per carità) non c’è pensiero, senza pensiero non c’è salute mentale, senza capacità critica non c’è libertà. È una grossa responsabilità negativa quella di giocare alla marginalizzazione del pensare insieme, del filosofare per la vita della mente e del cuore.

La psicoanalisi è un’altra cosa, rispetto alla psicologia: quest’ultima si presta al controllo sociale, l’altra lo disfa.

Avevo ideato all’Università di Verona un master che si intitolava “Filosofia come via di trasformazione", tanto tempo fa, in cui studiavamo il dialogo e gli attriti tra pratiche filosofiche e pratiche psicoanalitiche.

Ne sortivano effetti di trasformazione in senso soggettivo, culturale e politico comunitario. Un master diventato quasi leggendario.

Per l’appunto: bisognava essere state allieve dell’Università Statale di Milano degli anni ’70 e ’80, e poi della Comunità Filosofica Diotima per poter assumersi la responsabilità di continuare a insegnare a pensare.

Pubblicato il 27 marzo 2026

Annarosa Buttarelli

Annarosa Buttarelli / Direttrice scientifica presso Fondazione Scuola alta formazione Donne di Governo