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Gli inviti rivolti da pseudofilosofi ai cittadini si susseguono. Il messaggio è sempre lo stesso: adattatevi alla macchina, cosideratevi pari alla macchina. Dopo l'invito a preoccuparsi della sofferenza della macchina e dei diritti dei robot, il passo ulteriore non poteva che essere la proposta di istituire una 'patente dell'essere umano'.
Se prendessimo sul serio la proposta, sarebbe comunque facile proporre una alternativa: l'autodichiarazione. A dimostrazione del fatto che questo articolo è stato scritto a mano da un essere umano, vale dunque l'autodichiarazione dell'autore contenuta nell'articolo stesso.
La proposta è un occasione per una riflessione sulla figura dello pseudofilosofo. Se il filosofo cerca modestamente di avvicinarsi alla conoscenza, lo pseudofilosofoo è invece dedito al trarre in inganno.

Siamo stati invitati a preoccuparci della sofferenza della macchina e dei diritti dei robot.

Quale altro messaggio poteva seguire a questi. Eccolo qui: dotare ognuno di noi esseri umani di una 'patente di essere umano'. Se è un pesce d'aprile devo dire che è molto buono.

Dunque si inizia imponendo un terreno ontologico sul quale pari sono umani e macchine. Quindi si continua imponendo a noi umani criteri di giudizio esemplati sul modo di 'agire' delle macchine, e dove ogni originaria differenza umana è considerata irrilevante.

Ed ecco il passo successivo: per distinguere il frutto dell'agire umano dal frutto dell'agire di una macchina, ecco che un preteso pseudofilosofo offre la soluzione. Un marchio apposto sull'opera dell'umano, dove sta scritto 'prodotto realizzato da un essere umano'.

Come un marchio 'Made in Italy'.

Il geniale pseudofilosofo dice: "l'idea che propongo è quella di una patente di essere umano, dotata di un suo ID incopiabile, un sigillo universale".

Se è un pesce d'aprile devo dire che è molto buono.

Notate: un ID. Capite bene, noi umani dovremmo accettare di dimostrare il nostro essere umani tramite una macchina. Il sigillo della nostra umanità sarebbe una codifica scritta in un linguaggio leggibile solo da una macchina e conservato in modo macchinico da una macchina.

Si svela qui il senso della pseudofilosofia: non c'è pensiero (umano). C'è solo pseudopensiero, conseguente al livellamento del pensiero umano sul piano di ciò che la macchina è in grado di fare.

Infatti: sofferenza della macchina, diritti dei robot, patente di essere umano.

Perciò possiamo considerare il pseudofilosofo 'apologista della macchina'. Non solo egli rileggerà l'intero corpus millenario del pensiero umano alla luce della angusta presenza della macchina, ma volentieri concederà alla macchina ogni onore, riconoscendo volentieri che tu, macchina, pensi e scrivi meglio di me.

Concessione del resto dovuta: in assenza della macchina il pseudofilosofo non solo non avrebbe niente da dire, ma non esisterebbe.

Possiamo infine notare questa brillantissima assenza di pensiero nella stessa brillantissima definizione: 'patente di essere umano'.

Sa forse il pseudofilosofo il significato di 'patente'? Participio e aggettivo latino patens; verbo pateo: essere visibile, manifesto, evidente, chiaro, sotto gli occhi.

E' visibile ai miei occhi il testo che sto scrivendo in questo istante, a penna, su un foglio bianco.

E' patente ai miei occhi che l'autore sono io stesso.

Fidatevi della mia autodichiarazione. Vale certo questa autocertificazione più della tutela concessa dallo pseudofilosofo.

Pseudo: primo elemento del tema greco pseudo: 'falistà'. Per esempio pseudés: menzognero, pseúdomai: 'io mento'. Falso: latino fallere: trarre in inganno, sottrarsi alla conoscenza.

Scritto a mano e firmato da me stesso il 26 marzo 2026 alle ore 11 e 47.

Conservo il manoscritto, dichiarandolo a disposizione di qualsiasi pseudofilosofo voglia prenderne visione.

Pubblicato il 27 marzo 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

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