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Quello che credo di aver imparato da un progetto controculturale degli anni Novanta, e perché può essere utile raccontarlo oggi. Il progetto -promosso dalla casa editrice Stampa Alternativa- nasceva come una provocazione, una risposta all’aumento dei prezzi del mercato editoriale italiano: mentre in libreria i volumi costavano sempre di più, si voleva dimostrare che era possibile produrre e mettere in vendita libri economici quanto una tazzina di caffè; da qui il suo nome eloquente (ed estremamente efficace): Millelire.

La nascita: più che libri economici

Nel 1989 la piccola casa editrice viterbese Stampa Alternativa iniziò a pubblicare una collana di libri che costavano solo mille lire. Si ottenevano da un singolo foglio di stampa, piegato fino a formare volumi che andavano dalle 16 alle 64 pagine. Erano spesso testi fuori diritti, e quando si trattava di novità gli autori accettavano di non percepire royalties. Il progetto nasceva come una provocazione, una risposta all’aumento dei prezzi del mercato editoriale italiano: mentre in libreria i volumi costavano sempre di più, si voleva dimostrare che era possibile produrre e mettere in vendita libri economici quanto una tazzina di caffè; da qui il suo nome eloquente (ed estremamente efficace): Millelire.

Con la collana nacque una vera e propria nuova categoria merceologica, il supertascabile, che mirava a raggiungere in particolare le fasce di non lettori, primi tra tutti i più giovani. Interpretare Millelire come un progetto che semplicemente mise sul mercato testi a prezzi accessibili sarebbe però un errore, e ne sminuirebbe la portata polemica. L’intento dei suoi animatori non è mai stato quello di rendere disponibile un canone letterario alle fasce meno abbienti, come poteva essere per le celebri collane tascabili del Dopoguerra, dalla BUR in poi. L’attacco era rivolto anzi proprio a quel canone, e ai meccanismi che lo sancivano.

Marcello Baraghini, creatore di Stampa Alternativa e Millelire, è sempre stato molto esplicito nel raccontare come la collana fosse un tentativo di ridefinire il rapporto tra editori e lettori, e stabilire un nuovo patto di fiducia tra le due parti. Sul banco degli imputati vi era l’offerta letteraria degli anni Novanta, considerata piatta e incapace di comunicare a larghe fasce della popolazione, così come le modalità di comunicazione degli editori, dediti a un marketing sempre più aggressivo e simile a quello di altri linguaggi mediatici, su tutti la televisione. In questo senso si spiega la linea editoriale di Millelire, radicale, provocatoria, eccentrica, quasi un compendio di strumenti per suscitare una reazione nel proprio pubblico. E così si spiega anche il concetto di un libro in cui l’allestimento è ridotto al minimo, nell’idea di Baraghini un tramite diretto tra autore e lettore, dove nessun elemento promozionale si frappone tra l’emissione e la ricezione del messaggio.

Millelire si interessò insomma all’allargamento della platea dei lettori in Italia (un tema atavico e non superato nel dibattito editoriale del nostro Paese) ma non con un approccio ingenuo, che si limitasse a proporre libri molto piccoli e che costassero molto poco. Giova ricordare che ancora oggi il tema dei prezzi di copertina è sicuramente rilevante quando si parla dello scarso numero di lettori in Italia, ma che, se si vogliono trovare soluzioni efficaci, è necessario indagare una serie assai più ampia di cause. Ne provo a citare alcune, senza pretesa di esaustività: la mancanza di tempo libero, lo scarso numero di librerie e biblioteche in determinati quartieri o comuni, un sistema scolastico molto improntato allo studio della storia letteraria – prevalentemente nazionale – e poco alla formazione di competenze e predisposizione alla lettura, la difficoltà ad accedere all’istruzione superiore e a completarla e, per i residenti di madrelingua non italiana, la scarsa offerta di prodotti nella loro lingua o in un italiano pensato per le loro esigenze.

Allo stesso tempo, fa impressione notare che le storture che Millelire denunciava sono per molti versi quelle che vediamo ancora oggi nel sistema editoriale italiano. Prendendo in prestito le parole di Loredana Lipperini, in un’intervista a Wu Ming 1, quando si guarda a questi problemi sembra di osservare «un incidente stradale al rallentatore». La volontà di instaurare un nuovo rapporto con i lettori nasceva infatti in risposta a una produzione editoriale serializzata, un appiattimento su formule commerciali collaudate e il predominio dei grandi nomi e dei grandi gruppi, basato spesso su pure rendite di posizione. Ad oggi questa situazione si è ulteriormente aggravata: si è arrivati all’esorbitante numero di 70mila novità pubblicate nel 2025 (escludendo autopubblicazioni e scolastica). Anche una catena come Feltrinelli, nota per la competenza e la preparazione dei suoi librai, si affida a un sistema di ordini centralizzato, con effetti facilmente prevedibili sulla bibliodiversità dell’offerta. Intanto i primi quattro gruppi editoriali concentrano circa la metà del mercato.

Il successo: autodefinizione continua

Nel 1992, durante una puntata della trasmissione Rai Babele, il conduttore Corrado Augias prende in mano un Millelire, Lettera sulla felicità di Epicuro. Le sue parole nel commentarlo – «Questo libro vale milioni ma lo pagherete solo mille lire» – generano una risonanza enorme e inaspettata. Il libro vende due milioni di copie, diventando il fenomeno editoriale dell’anno. Escono articoli di commento su tutti i giornali italiani, e anche all’estero, ad esempio sull’Independent. Con una tipica reazione a catena, l’intera collana assurge a una centralità assoluta all’interno dell’editoria italiana. Aveva cominciato a essere distribuita in libreria solo l’anno prima.

Questo successo durerà pochi anni, ma corrisponde a un periodo di attività intensissima. Si pubblicano le prime edizioni italiane di Albert Hofmann, testi fino ad allora inediti in Italia di Charles Bukowski e Yukio Mishima. Scrivono per Millelire autrici come Susanna Tamaro e Dacia Maraini, ma anche artisti come il designer Ettore Sottsass e il cantautore Ivano Fossati. Nascono spin-off della collana, come i Millelire Instant Books, prodotti in tempi rapidissimi e dedicati a temi di attualità, o i Millelire Più, in cui si pubblicano libri in brossura attorno alle 150 pagine al prezzo di cinquemila lire. La prima uscita della serie è L’arte della gioia di Goliarda Sapienza (1994), di cui in questa edizione si pubblica solo la prima parte. Soprattutto, si concepiscono diverse modalità per coinvolgere i lettori nell’attività della collana, dal Cantiere Falso d’autore, in cui è pubblicato il testo che meglio riproduce lo stile di uno scrittore famoso (vince Dal vuoto assoluto, di Lorenzo Moneta, sotto le mentite spoglie di Bret Easton Ellis), alla cessione del marchio a chi ne facesse richiesta. Sono molti infatti i Millelire non pubblicati da Stampa Alternativa.

Questa ricchezza di iniziative e di traiettorie, che qui è possibile solo tratteggiare, è una delle ragioni che rendono Millelire un progetto così interessante, capace di colpirci ancora oggi. Ed è anche uno degli elementi che offrono più suggestioni e spunti per chiunque si occupi di editoria. Certo, la creatività di Baraghini e degli animatori della collana non appartiene a tutti e non è facile da replicare; tuttavia, gran parte del loro successo deriva dalla perseveranza nell’arricchire la propria collana.

Oggi la possibilità di sperimentare, dedicare tempo e continuità a un progetto, concedendosi il diritto di sbagliare, è un lusso che credo molti rimpiangano nel mondo editoriale. I tempi e i budget ristretti, l’impressione di continua estemporaneità di quasi tutte le proposte, assorbite rapidamente dalla generale infodemia, rendono difficile dedicare la cura necessaria a libri e collane. E con cura si intende non solo la realizzazione di un prodotto ben fatto, ragionato e a regola d’arte, ma anche il suo ampliamento, la creazione di un racconto attorno ad esso, strutturato, originale e coerente. Millelire ha saputo sviluppare questo racconto, ha saputo rendersi (e rimanere) riconoscibile, proponendo un’identità sfaccettata ma solida, che funzionava per addizione pur mantenendo sempre un centro ben definito. Si tratta, penso, di una delle caratteristiche che più bisognerebbe copiare ancora oggi.

La crisi: creatività serializzata

A partire dal 1995 per Millelire inizia una flessione delle vendite sempre più rapida. Il pubblico mostra segnali di stanchezza verso il supertascabile e le librerie adottano politiche di reso molto più stringenti. Se prima questo tipo di prodotto era visto con favore in quanto capace di attrarre un grande numero di acquirenti, nel lungo periodo la sua predominanza porta ad abbassare lo scontrino medio per cliente, risultando dannosa.

Per rimanere profittevole, una collana con prezzi di copertina così bassi ha bisogno di vendere diverse migliaia di copie per ciascuna uscita. Quando, un paio di anni dopo, questo smette di verificarsi, Millelire rimane nella produzione di Stampa Alternativa di fatto come iniziativa promozionale, senza scopo di lucro. La sua produzione prosegue tuttavia fino al 2021, quando la casa editrice è costretta a cessare la propria attività.

Una delle principali cause della crisi è la nascita, a partire dal 1992, di un grande numero di collane con lo stesso modello commerciale di Millelire. Le più note sono i Tascabili Economici Newton, le Pillole Comix, i Miti Mondadori, ma l’elenco potrebbe continuare. Le prime due propongono brevi testi al prezzo di mille lire, l’ultima offre le principali novità di Mondadori a soli 5900 lire. È con il loro arrivo che l’idea di Marcello Baraghini diventa rapidamente inflazionata. È difficile non riscontrare in questa vicenda uno spartito comune ad altre: una trovata creativa e rivoluzionaria, che denuncia e mette in crisi i meccanismi in cui opera; il mercato che si impossessa di questa idea, serializzandola e replicandola allo sfinimento, normalizzandola in senso creativo e svuotandola di qualsiasi significato politico.

Nel suo The Attention Merchants, Tim Wu racconta come nella moderna economia dell’attenzione ogni momento di veglia dei consumatori debba essere monetizzato, e come diversi agenti economici siano costantemente pronti a concorrere per il nostro tempo e il nostro interesse. In tale contesto socio-economico, la stessa propensione a occupare ogni spazio disponibile sembra valere per le trovate creative. Dal momento in cui una di esse viene concepita, tende a essere sfruttata fino all’esaurimento delle sue soluzioni commercialmente sostenibili.

Epilogo: spazi di resistenza

Millelire non raggiungerà più la centralità ottenuta negli anni Novanta, ma la sua storia non finisce qui. Come si è detto, fino al 2021 continuano a uscire nuovi volumi per la collana. Inoltre, ancora oggi Marcello Baraghini pubblica con la sua nuova sigla, Strade Bianche, dei librini con in prima di copertina la dicitura «Millelire per sempre». La versione cartacea costa «almeno un euro», in quanto è il lettore che deve stabilirne il valore, e quindi il prezzo; la versione digitale è invece gratuitamente scaricabile dal sito www.stradebianchelibri.com. Allo stesso modo, sul sito si trovano centinaia di vecchi titoli Millelire scansionati e in download gratuito. Diversi di questi sono stati scaricati decine di migliaia di volte.

Il progetto culturale continua quindi, e sfrutta gli strumenti contemporanei per adattarsi alle modalità comunicative del nostro presente. Al netto di tutte le difficoltà, che anche in questo articolo ho cercato di evidenziare, segnali come questi ci dimostrano la possibilità di concepire e trovare in qualsiasi contesto degli spazi di resistenza e originalità. Tali spazi sono di certo presenti anche oggi, e continuano a nascere. Credo sia sufficiente partecipare a una fiera editoriale o spendere un po’ di tempo in una libreria indipendente per convincersene. Questo settore continua a poter contare su persone di talento, progetti interessanti e offerte originali.

Ed è proprio qui, in chiusura, che vorrei chiarire lo scopo di questo articolo. Ho citato in queste righe il concetto di cura. Un concetto che, come si è detto, può declinarsi in diversi modi. Uno di questi è cercare di esaltare determinate esperienze, metterle a sistema, proporne e riproporne il valore. Si tratta di un’attività che difficilmente offre risultati immediati o misurabili, ma resta il modo migliore per far sì che certi progetti continuino a comunicare e ne stimolino di nuovi. È in tal senso che, nel suo piccolo, questo articolo ha cercato di essere un atto di cura.

Pubblicato il 08 ottobre 2026