Un articolo di Vittorio Graziani, titolare della libreria Centofiori sita in Piazzale Dateo a Milano, pubblicato sul Corriere della Sera e concesso dall'autore per la sua pubblicazione anche sulla Stultiferanavis
«Andava male? Come minimo c'è stato qualche inciampo nella gestione. Su che cosa si è concentrata la proprietà? Vendita on line. Che è un po’ come dire: concentriamoci sulle scialuppe anziché sulla nave»
«Sulla decisione hanno pesato i risultati di esercizio negativi correlati con l’andamento previsionale del mercato editoriale e librario». Questo è il comunicato, apparso due giorni fa, che condanna la libreria Hoepli alla chiusura in poco tempo nonostante appelli, firme, petizioni, articoli su articoli e tentativi di acquisti. Analizziamolo da addetti ai lavori. Sulla decisione hanno pesato esercizi negativi di esercizio. Questo in parole povere vuol dire che la libreria andava male. Ma perché andava male? Di primo acchito verrebbe da dire che ci sia stato, come minimo, qualche inciampo nella gestione. Non c’è stato negli ultimi anni nessun progetto che abbia migliorato lo stato delle cose: dalla motivazione del personale - la sua produttività e soprattutto il suo coinvolgimento attivo - fino a quello che è evidente a tutti, che riguarda un miglioramento degli ambienti: ci sono scaffali che risalgono agli anni ‘50 e spazi utilizzati poco e male. Su che cosa si è concentrata la proprietà? Vendita on line. Che è un po’ come dire: concentriamoci sulle scialuppe anziché sulla nave. Quindi, è vero che andava male, ma c’è un perché e ad occhio potrebbero anche esserci delle soluzioni. Anzi, visto il fatturato, diciamo pure che c’è una buona base di partenza. Ma, attenzione: la seconda parte del comunicato recita «... sulla decisione ha pesato l’andamento previsionale del mercato editoriale e librario».
Questo personalmente è la parte che fa arrabbiare di più, perché mostra una retorica negativa insopportabile. Il mercato editoriale e librario è sempre in difficoltà, e anche il trisavolo degli Hoepli lo sapeva, ma questo non gli ha impedito di fare un pezzo di storia dell’editoria libraria in Italia. Se tutti ci concentrassimo soltanto sulle previsioni del mercato editoriale e librario non si aprirebbero più librerie nel mondo. Invece aprono, fortunatamente. E quando sono accompagnate da una robusta forza imprenditoriale e si affidano a una buona squadra di librai, con indipendenza e facoltà di scelta — Dio ci salvi dalle decisioni dei non librai — rimangono in piedi, avanzano e conquistano spazi all’interno delle loro comunità.
Insomma, quel comunicato nasconde una parte importante della verità. Ma adesso, che fare? Che cosa sperare? C’è da augurarsi che l’imprenditoria milanese indipendente si faccia avanti e consegni alla squadra di librai di Hoepli indipendenza, tempo e idee, e garantisca un futuro a una libreria che ha tutto quel che serve per confermarsi un pilastro del mondo editoriale e culturale milanese. Non mi augurerei invece - e sotto sotto non se lo augurano in molti - l’intervento di una delle catene librarie già presenti a pochi metri, che farebbero di quella libreria una costola di progetti altri.