Ieri sera durante le prove con la mia compagnia teatrale, è comparsa e mi ha folgorato questa meravigliosa poesia di Brecht. Succede ancora di meravigliarsi, in questi spazi ormai sempre più rari non destinati a consumare o a instagrammabili experience.
Sono tempi grami, in cui è molto facile mettersi in un angolo o limitarsi a accondiscendere l’orribile Zeitgeist del tempo, spacciato per innocuo e addirittura foriero di possibilità. Omettendo che queste possibilità esistono, ma per sempre meno persone.
Non esistono spettatori innocenti e quello che mi ha colpito questa poesia è di non essere un atto di accusa ma un invito lucido e necessario rivolto a chi, in questi tempi, si trova a dubitare, a chiedersi se continuare a lottare, a immaginare un futuro diverso da improbabili scenari da cartolina da cui siamo bombardati, abbia ancora senso.
Ha senso.
Non è il momento di spegnere il pensiero e affidarlo a un LLM, ma di continuare a fare sentire la propria voce, se ancora ne abbiamo una.
A CHI ESITA di Bertolt Brecht
Dici: per noi va male. Il buio cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni noi siamo ora in una condizione piú difficile di quando si era appena cominciato.
E il nemico ci sta innanzi piú potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze.
Ha preso una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori, non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre parole d’ordine sono confuse.
Una parte delle nostre parole le ha stravolte il nemico fino a renderle irriconoscibili.
Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti via dalla viva corrente?
Resteremo indietro, senza comprendere piú nessuno e da nessuno compresi?
O dovremo contare sulla buona sorte?
Questo chiedi.
Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua.