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Perchè tendiamo a leggere tutto ciò che ci circonda con l’unica lente del comportamento umano? Il pianeta è un complesso sistema del quale noi siamo solo una parte.


Siamo così antropocentrici che costruiamo persino storie - costruite ad arte, s’intende - facendo recitare agli animali ruoli congeniali alla nostra idea del mondo. Moltissime volte i nostri comportamenti somigliano a quelli di altre specie animali, a testimonianza del fatto che manteniamo saldi, nel nostro corredo genetico, i ricordi di un lentissimo processo che ha portato fin qui, all’ominizzazione che è in fondo la madre di tutti noi umani.

La cosa buffa resta invece quella relativa alla nostra ricerca a tutti i costi di analogie con comportamenti umani che derivano da precise scelte culturali (ed economicamente determinate) in atteggiamenti in natura di animali che nulla hanno invece da spartire con quella sorta di habitus di bourdieriana memoria che costituisce il nostro stare nel mondo da esseri socialmente determinati. Tendiamo, in altre parole, a cercare di umanizzare animali che, invece, si comportano in quel modo certamente per ragioni altre da quelle che vorremmo invece porre in evidenza. In questo caso, sono spesso i social ad alimentare questa narrazione, giocando sulla viralità di alcuni post.

Prendiamo per esempio i lupi. Una delle storielle che resistono da più tempo sui social - nonostante sia stata smentita ripetutamente - riguarda un nutrito branco di lupi che, in fila indiana, cammina in un paesaggio innevato. Si tratta, a ben vedere, di ben 25 esemplari: la foto, rilanciata per la prima volta molti anni fa dalla BBC dopo essere stata postata da un utente russo, è stata scattata in Canada, e colpisce certamente a partire dal fatto che è molto raro vedere un branco così numeroso. I lupi tendono a formare branchi meno numerosi; tranne in quella zona del Canada, dove cacciano gli enormi bisonti e, per questo, si raggruppano in branchi appunto anche così numerosi.

Ma la nostra è una società tanto competitiva e piramidale che ha provato a “leggere” quella bellissima foto assegnando a ciascun individuo del branco un ruolo ben preciso; come se si fosse, appunto, in una società ominizzata. E così la narrazione ha fantasticato di deboli in prima fila, lottatori maschi più forti immediatamente alle loro spalle, femmine al centro, “normali” subito a seguire e lui, il maschio alfa, il leader indiscusso a chiudere la fila. Ecco bell’è pronta l’immagine da leggere con la lente umana, sul ruolo del leader, del capitano, che controlla la situazione dalle retrovie. L’ultimo ad abbandonare la nave. Quei lupi, quel giorno, avevano quella particolare disposizione chissà per quale recondita ragione: ma a noi piace pensare che tutto ruoti attorno al nostro, umano modo di concepire il mondo. Siamo o no i padroni della Terra, in fondo?

PS: Certamente anche l’immagine dei salmoni che risalgono il fiume per andare a depositare le uova sfidando calamità e predatori naturali, faticando e combattendo durante tutto il viaggio potrebbe essere utilizzata come metafora della vita lavorativa, piena di pericoli e insidie. Sapendo, però, che i salmoni comunque non sono in grado di provare a mordere gli orsi che vorrebbero papparseli.


 

Pubblicato il 21 ottobre 2026

Cleto Corposanto

Cleto Corposanto / Honorary Professor of Sociology, Writer