Go down

Come onde dal mare, così le onde di persone, portate dalle correnti della Storia

Torneremo, e saremo in tanti.

I fatti di Ceuta stanno tenendo banco nelle pagine agostane, e riflettendo su quanto accaduto ho preso spunto da un editoriale di Paolo Benanti comparso oggi sul Corriere e da lui segnalato in questo post.

L'altra suggestione, che secondo me si può legare ai fatti e che vorrei proporre arriva da un articolo di Calogero Kalos Bonasia pubblicato su STULTIFERANAVIS un anno fa, nello stesso periodo feriale, che linko di seguito [Sette storni per la rivoluzione. Quello che Giorgio Parisi ha scoperto sui sistemi complessi e che Ursula K. Le Guin aveva già immaginato. — Stultifera Navis]

leggiamo entrambi i testi, e tiriamo un respiro profondo, dopodiché iniziamo a chiederci quanto senso conservi ancora la propaganda, non solo quella remigratoria della recente estate, ma anche tutta la narrazione che ci fa ancora costruire muri, imporre dazi, bloccare e movimentare persone contro alla loro volontà: citando l'articolo di Benanti estraggo il concetto fondamentale "con una piena non si può negoziare: tutt’al più si può tentare di arginarla", e cioè si tratta di un fenomeno naturale, che rientra fra le dinamiche con cui il mondo si muove e respira.

A differenza degli storni di Parisi, che si coordinano topologicamente e seguendo un istinto prevalentemente animale, gli esseri umani a Ceuta hanno utilizzato strumenti disponibili, canali social, la rete internet, ed il collante che li ha uniti della disperazione profonda, con l'unico stimolo dell'illusione che bastasse mettere i piedi sulla testa del calamaro a Ceuta (cit. Squid Game) per essere salvi, per trovare riscatto, approdo, fortuna.

Mettere i piedi su un enclave che si, tecnicamente è Europa, ma geograficamente è il calamaro disegnato in territorio Marocchino, uno stato africano, ed ironicamente concede la vista di un altro calamaro che sta di fronte, distante una trentina di chilometri, che è Gibilterra, territorio britannico, un'altra enclave.

Come sia andata lo stiamo vedendo, leggendo, sentendo raccontare, parallelamente la macchina informativa, e anche quella disinformativa hanno macinato engagement, amplificato emozioni, truccato fotografie e video per potenziare l'effetto dell'invasione.

Peccato che invasione non sia, non lo era, ma era un'onda di piena, e lo descrive Paolo, era un fenomeno naturale, nel senso più stretto e letterale del termine.

Perché da sempre l'Uomo si sposta, e da sempre le rondini si muovono lungo le direttrici che gli sono imposte dai limiti della loro specie.

Ed il limite della specie umana è l'imposizione di vivere, a cui non sappiamo rinunciare, né potremmo farlo: quando ci mancano le condizioni minime che garantiscano la sopravvivenza, ed in quelle condizioni non metto soltanto quelle di base, cibo acqua e riparo, ma anche la libertà, di espressione, di culto, di socializzazione, l'aria da respirare, è inevitabile e naturale, che L'Uomo si sposti.

Che si tratti di sognare l'America partendo in terza classe, o che si cerchi di arrivare in Europa dal mediterraneo, o sulle rotte baltiche a piedi, o nascosti in un container i migranti non stanno lavorando per gli scafisti, o per i regimi che li rilasciano ad ondate per premere sui paesi confinanti.

Quegli uomini e donne stanno cercando un'alternativa che sia meno peggio di ciò che abbandonano, ed ai loro occhi lo sarà SEMPRE.

Quindi riformulo la domanda iniziale: che senso ha rimanere ancora convinti che basti un muro o una linea di confine, quando esistono fenomeni naturali che si susseguono storicamente e senza soluzione di continuità, oppure non è arrivato il momento di ripensare ai nostri modelli, ai nostri sistemi democratici, al pianeta ed al suo stato di salute, ed alla luce del fatto che siamo comunque otto miliardi di esseri umani?

Ormai non si tratta più di criticare un sistema liberista, perché è un modello ormai diventato inapplicabile, quando l'acqua da bere sarà finita, perché riservata ai data center, inizieremo ad avere sete, indosseremo le scarpe migliori e partiremo in cerca di acqua, avremo sete, saremo in tanti, e qualcuno riuscirà a raggiungere l'oasi, altri moriranno per strada, ma chi rimane tornerà ad assediare l'oasi: non è una questione ideologica, si badi, ma è la fisiologia umana, è l'istinto della Specie, e chi ancora non vuole aprire gli occhi, e si rifiuta di capire queste questioni elementari, può continuare a votare gli slogan, ed erigere i suoi muri: la prossima onda di piena, o quella successiva, li scavalcherà cancellandoli per sempre.

In modo naturale, come gli storni di Parisi: ne bastano sette per la rivoluzione.


Pubblicato il 12 agosto 2026