Go down

We stand at the edge of a vast societal reprogramming—and no one has asked for our permission.


In Silicon Valley boardrooms, in encrypted exchanges between billionaires and politicians, in shadow-funded institutes rewriting global norms, a new regime is taking shape. It is not democratic. It is not moral. And it is not ours.

It is the vision of those who call politics obsolete. Who see human judgment as a flaw to be corrected. Who define freedom as the right to build without consequence, dominate without limit, profit without responsibility. It is techno-supremacy: those who own the code shall rule the world.

Peter Thiel proclaims “freedom and democracy are incompatible.” Sam Altman pursues artificial general intelligence to “remake economics.” Elon Musk’s Neuralink promises to merge humans with machines. Zuckerberg’s metaverse captures our every interaction. These are not business ventures—they are governance projects.

Their creed is clear: technology evolves faster than ethics, therefore ethics must yield. History is an obstacle, not a teacher. Politics is downstream from technology—build first, ask permission never.

We’ve seen billionaires bankroll private cities, think tanks, media, political parties, surveillance, and military technology. Not to serve the public—but to control it. Constructing empires unburdened by law, solidarity, or shame.

What’s emerging? A world where children’s faces are scanned in classrooms. Where emotions are mined for profit. Where votes are manipulated by predictive algorithms. Where constitutions bend to accumulated capital.

This isn’t about tariffs or trade—it’s about power. It’s a digital coup—tech elites are hijacking not just value, but the very architecture of order. Their goal isn’t innovation—it’s control. A world where democracy is obsolete, and rule belongs to those who own the system. Not a human future, but a new feudalism: data as land, platforms as countries, and citizen as serfs.

Europe cannot afford to submit.

We remember what happens when systems are built without consent, when autocrats rule unchecked, when technology loses humility. We know: progress without justice is not progress. Intelligence without wisdom is not safe. Markets without restraint become extraction.

It is time to speak—not merely as regulators of technology, but as defenders of humanity.

We do not consent to a world where public purpose is defined by private wealth.
We do not consent to the transformation of citizens into data profiles.
We do not consent to a future built without deliberation, legitimacy, or care.

Europe must respond not with clever concessions or regulatory gestures, but with values. With courage. With vision. We must reclaim the truth: technology is a means—not an end. The common good is not a constraint on growth, but its only justification.

We do not consent. And we will not be coded into silence.


NON ACCONSENTIAMO: UN RIFIUTO EUROPEO DELLA VISIONE DEL MONDO DELLA Silicon Valley

Siamo al limite di una vasta riprogrammazione sociale—e nessuno ci ha chiesto il permesso.

Nelle sale riunioni della Silicon Valley, negli scambi criptati tra miliardari e politici, in istituti finanziati dalla ombra che riscriveno le norme globali, si sta formando un nuovo regime. Non è democratico. Non è morale. E non è nostro.

È la visione di coloro che definiscono la politica obsoleta. Che vedono il giudizio umano come un difetto da correggere. Che definiscono la libertà come il diritto di costruire senza conseguenze, dominare senza limiti, profitto senza responsabilità. È la supremazia tecnologica: chi possiede il codice governerà il mondo.

Peter Thiel proclama che "libertà e democrazia sono incompatibili." Sam Altman persegue l'intelligenza artificiale generale per "rifare l'economia." Il Neuralink di Elon Musk promette di fondere umani con macchine. Il metaverso di Zuckerberg cattura ogni nostra interazione. Non si tratta di imprese commerciali—sono progetti di governance.

Il loro credo è chiaro: la tecnologia evolve più velocemente dell'etica, quindi l'etica deve cedere. La storia è un ostacolo, non un insegnante. La politica è a valle della tecnologia—costruire prima, mai chiedere il permesso.

Abbiamo visto miliardari finanziare città private, think tank, media, partiti politici, sorveglianza e tecnologia militare. Non per servire il pubblico—ma per controllarlo. Costruire imperi liberi da legge, solidarietà o vergogna.

Cosa sta emergendo? Un mondo in cui i volti dei bambini vengono scansionati nelle classi. Dove le emozioni vengono sfruttate per profitto. Dove i voti sono manipolati da algoritmi predittivi. Dove le costituzioni si piegano al capitale accumulato.

Non si tratta di dazi o commercio—si tratta di potere. È un colpo di stato digitale: le élite tecnologiche stanno dirottando non solo il valore, ma anche l'architettura stessa dell'ordine. Il loro obiettivo non è l'innovazione—è il controllo. Un mondo in cui la democrazia è obsoleta e il governo appartiene a chi possiede il sistema. Non un futuro umano, ma un nuovo feudalesimo: dati come terra, piattaforme come paesi e cittadini come servi della gleba.

L'Europa non può permettersi di sottomettersi.


Ricordiamo cosa succede quando i sistemi vengono costruiti senza consenso, quando gli autocrati governano senza controlli, quando la tecnologia perde l'umiltà. Lo sappiamo: il progresso senza giustizia non è progresso. L'intelligenza senza saggezza non è sicura. I mercati senza restrizioni diventano estrazione.

È tempo di parlare—non solo come regolatori della tecnologia, ma come difensori dell'umanità.

Non acconsentiamo a un mondo in cui lo scopo pubblico sia definito dalla ricchezza privata.
Non acconsentiamo alla trasformazione dei cittadini in profili dati.
Non acconsentiamo a un futuro costruito senza deliberazione, legittimità o attenzione.

L'Europa deve rispondere non con concessioni intelligenti o gesti regolatori, ma con valori. Con coraggio. Con visione. Dobbiamo reclamare la verità: la tecnologia è un mezzo—non un fine. Il bene comune non è un vincolo alla crescita, ma la sua unica giustificazione.

Non acconsentiamo. E non ci lasceremo mettere in codice nel silenzio.


Pubblicato il 12 gennaio 2026

Otti Vogt

Otti Vogt / Leadership for Good | Host Leaders For Humanity & Business For Humanity | Good Organisations Lab