I morti degli altri
Anno:
2025
Casa editrice:
Einaudi
Segnalato da
Carlo Mazzucchelli
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I morti degli altri

Perché non proviamo la stessa empatia per i morti che in qualche modo «non ci appartengono»? Perché, per esempio, per i morti dell’attentato a «Charlie Hebdo» siamo scesi in piazza e per quelli dell’attentato di Boko Haram in Nigeria negli stessi giorni abbiamo mostrato indifferenza?

La risposta si spinge quindi, inevitabilmente, oltre il tema della morte: al di là della nazionalità di origine, è il prossimo che è scomparso dall’orizzonte dei nostri interessi più intimi. Assistiamo e viviamo un progressivo allontanamento che gli individui contemporanei stanno manifestando gli uni nei confronti degli altri.

Allontanamento che non è solo fisico; ciò che è scomparso è il senso di prossimità, inteso in senso emozionale, affettivo, comunicativo.

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Forse se esercitassimo la memoria anche in questo senso, se invece di ricordare solo singoli accadimenti della storia sperando di ostacolarne la riproposizione senza alcuno sforzo adulto, se si connettessero al presente per migliorare le nostre relazioni, allora l’oblio fisiologico inevitabile potrebbe essere sostituito da una maggiore consapevolezza della banalità del male, che allora come oggi non è mai scomparsa. E che oggi si mostra esplicita e apparentemente incontrastabile a tutti i livelli. A troppi livelli, per non renderci più preoccupati, ma anche più responsabili. Più aperti alla scomodità del confronto e meno a raccontarci la ninna nanna del ricordo perché non succeda più. Perché la prevaricazione, che è sempre violenta a intensità variabile, non è stata solo un problema esclusivamente nazista, non è mai sta interrotta e sta succedendo anche qui e ora.