Opero come psicologo del lavoro, con interesse per gruppi, organizzazioni e comunità. In oltre trent'anni di attività mi sono occupato di leadership, sviluppo organizzativo e trasformazioni del lavoro contemporaneo, intrecciando advisory a manager e direzioni aziendali, formazione e riflessione critica. Ho insegnato come adjunct professor presso numerose università italiane (soprattutto a Bolzano, Firenze e Torino), attualmente collaboro con l'Università della Valle d'Aosta. Pratico la consulenza come esercizio osservativo e di dialogo.

Lo sguardo dei manager italiani sulla Gen Z

L'arrivo della Generazione Z nelle organizzazioni ha generato una mole di discorsi manageriali, toolkit e programmi dedicati. Questo articolo sposta lo sguardo: dall'oggetto osservato (i giovani lavoratori) al soggetto che osserva (manager, funzioni HR, dispositivi organizzativi). Attraverso una lettura critica che attinge a Boltanski e Chiapello, Standing, Crouch, Fleming, Edmondson, Fraser, Honneth, Sennett e Latour, il contributo esamina come categorie diffuse — purpose, psychological safety, organizational citizenship, wellbeing, sustainability — funzionino spesso come dispositivi di neutralizzazione del conflitto e di psicologizzazione di problemi strutturali. Vengono discussi i fenomeni di DEI washing e purpose washing, la dimensione redistributiva (sistematicamente elusa nel discorso people), la differenza tra comunità organizzativa come retorica e come progetto istituzionale. La tesi: la Gen Z non è una sfida generazionale, ma una lente diagnostica che rende visibili scarti già presenti tra rotta dichiarata e rotta effettiva delle organizzazioni contemporanee.