NOVITA'[1387]
Il senso umano del lavoro: una lettura della filosofia del lavoro di Massimiliano Pappalardo
Nel panorama contemporaneo, la riflessione sul lavoro spesso si concentra su aspetti economici e tecnologici, trascurando la dimensione esistenziale e umana dell’esperienza lavorativa. In questo contesto si inserisce la filosofia del lavoro di Massimiliano Pappalardo, filosofo italiano e saggista, che propone una visione in cui il lavoro è inteso come impresa del pensiero e luogo di realizzazione personale.
Ghost Workers in the AI Machine: U.S. Data Worker Big Tech’s Exploitation
Come ormai sempre accade nel mondo virtuale nel quale amiamo nuotare, pochi si interrogano sugli effetti e sulle conseguenze della diffusione delle nuove tecnologie, per come sono oggi pensate, realizzate, gestite e distribuite. Ciò sta accadendo anche con l’intelligenza artificiale, che richiede l’impiego di migliaia di esseri umani per garantire l’efficienza e l’efficacia che le viene richiesta. Pochi si sentono coinvolti dal lato oscuro delle IA caratterizzato da sfruttamento e bassi salari, delocalizzazioni selvagge e colonizzazione nei paesi più poveri. Mondo civile, intellettuali, mondo accademico, politica, ecc. dovrebbero riflettere e aprire dibattiti pubblici su una realtà di sfruttamento del lavoro e in un futuro prossimo venturo di disoccupazione di massa. Altro che sorti progressive e fantasmagorie varie della IA. La riflessione dovrebbe interessare sia i numerosi licenziamenti in corso, di cui non è responsabile la IA ma i proprietari delle aziende che licenziano dopo avere introdotto la IA in azienda, sia il fatto che per funzionare l’IA ha bisogno di una grande quantità di lavoro. Peccato che sia precarizzato, povero, sfruttato, per lo più in paesi poveri. Ma non solo, come il progetto qui segnalato racconta.
Il deserto di noi stessi: critica radicale all'intelligenza artificiale
Una recensione sull'ultimo libro di Éric Sadin, un autore che seguo da sempre. Il libro, "Le désert de nous-mêmes. Le tournant intellectuel et créatif de l'intelligence artificielle", è stato pubblicato in Francia da L'Échappée (2025). Non ancora disponibile le versione italiana.
Intervista ImPossibile a Karl Marx (IIP #14)
L’AI e il futuro del lavoro Come cambia il capitalismo nell’epoca dell’intelligenza artificiale? È da questa domanda che nasce l’idea di interrogare Karl Marx come strumento critico per leggere un presente in cui lavoro, potere e tecnologia si stanno trasformando con una rapidità senza precedenti. Marx è uno dei pensatori più influenti dell’età moderna perché ha analizzato con rigore il legame tra struttura economica e rapporti sociali. Secondo lui, la produzione materiale non è soltanto un’attività tecnica, ma il terreno su cui si modellano le istituzioni, le identità e le idee. È l’“essere sociale”, afferma, a determinare ciò che pensiamo e il modo in cui viviamo insieme. Questa prospettiva è particolarmente utile oggi, quando l’intelligenza artificiale riorganizza la produzione, misura il tempo, automatizza il lavoro, governa il flusso dei dati e ridisegna i rapporti di forza tra chi possiede le piattaforme e chi vi lavora dentro. La sua analisi delle classi sociali, della produzione di valore e delle dinamiche di potere permette di leggere l’AI non come una semplice innovazione tecnica, ma come una nuova fase del capitalismo, con conseguenze profonde su lavoro, diritti e democrazia. Questa intervista impossibile adotta il metodo di Marx per interrogarlo sull’intelligenza artificiale non come semplice innovazione tecnica, ma come forza sociale. L’obiettivo è capire che cosa l’AI produce nella struttura della società, quali rapporti di potere rafforza, quali forme di lavoro trasforma, quali disuguaglianze accentua o ridisegna.
Lo sciopero. Un’arma del Novecento?
Per vari motivi lo sciopero ha perso nel tempo parte della forza che aveva nel 1800 e nel 1900. Ma conserva ancora la sua valenza più importante. Invitare i lavoratori a scioperare significa chiedergli di decidere, di schierarsi e di compiere quindi un atto politico. Aderire ad uno sciopero, e rinunciare al salario della giornata, è una scelta consapevole; un contributo reale, attivo, compiuto con la speranza che la nostra azione possa incidere sui fatti. È questo il vero valore dello sciopero: la possibilità di essere protagonisti della propria vita e di fare concretamente qualcosa per cambiare il corso delle cose.
You Can’t Opt Out: The Unavoidable Power of Work to Shape Our Life
"No one comes to work to be developed. Businesses should respect their employees and stop imposing development programs they neither want nor need. Personal growth is private—companies exist to provide jobs, not to change who people are."
Il monaco di vetro
Filosofia e pratica della trasparenza operativa nell'organizzazione contemporanea
Il lavoro, la distanza e la dignità
Ho scritto queste righe pensando al silenzio di chi lavora davvero: chi interviene quando tutto si ferma, e chi tiene in moto ciò che non si vede. Viviamo in un tempo che confonde la fatica con la visibilità, la presenza con il controllo, il valore con il denaro. Eppure, il senso del lavoro resta lo stesso: prendersi cura del mondo. A chi lo fa ogni giorno — su un’autostrada, in un ospedale, in una centrale operativa o dietro un monitor acceso in un piccolo paese italiano — va la mia gratitudine.
Amazon, intelligenze artificiali e posti di lavoro
Per motivi puramente economici e organizzativi, di riduzione dei costi e aumento del profitto, non certamente per lanciare un messaggio a quanti continuano a insistere che l’intelligenza artificiale creerà milioni di posti di lavoro, Amazon ha iniziato a usare la scure per tagliare posti di lavoro.
Rispondi con una riunione? Stai nascondendo l'incapacità di decidere
Da tempo mi interrogo su un fenomeno diffuso nei contesti lavorativi: quando una domanda diretta riceve come risposta non una soluzione, ma un invito a riunione. È un meccanismo che ho osservato in aziende di ogni dimensione, e che rivela qualcosa di più profondo di una semplice inefficienza organizzativa. Dietro questa abitudine si nasconde spesso una mancanza di responsabilità individuale, un modo per diluire la decisione in un gruppo invece che assumersela in prima persona.
L’ape blu non ha un profilo LinkedIn. Eppure lavora
Una figura laterale, non produttiva, non visibile, non riconosciuta: l’ape blu attraversa silenziosamente i margini del mondo, sovvertendo con la sua sola esistenza l’imperativo della performance. In un’epoca che misura tutto, anche l’essere, questa creatura opaca restituisce senso a ciò che agisce senza apparire.
L'Eco della Tua Obsolescenza
C'è una sensazione sottile, quasi un fruscio di fondo nelle nostre vite iper-connesse. È l'eco di una domanda che ci poniamo guardandoci allo specchio, scorrendo un feed di notizie o ascoltando un podcast sul futuro: sarò ancora capace? Sarò ancora utile domani? È la paura dell'obsolescenza, un fantasma che non è nato con i microchip e le reti neurali, ma che oggi, grazie all'Intelligenza Artificiale, bussa alle nostre porte con un'insistenza mai vista prima. E io, come ingegnere che ha scelto di abbracciare l'umanesimo digitale, sento il dovere di guardare questo fantasma negli occhi, per capire che non è un mostro da cui fuggire, ma un interlocutore con cui dobbiamo imparare a dialogare.
Figure del progetto #1 – Intelligenza sprecata
Nel lavoro quotidiano — tra riunioni interminabili, gerarchie immobili e parole come “collaborazione” svuotate di senso — l’intelligenza delle persone non manca: viene sprecata. Non per ignoranza, ma per paura. Non per carenza di idee, ma per eccesso di controllo. In questo articolo ho scelto di confrontarmi con Giuseppe Conte, professionista che da trent’anni riflette sulle trasformazioni del lavoro e della tecnologia con un approccio critico e filosofico. Ne è nata una conversazione che tocca temi come la fiducia, la delega, l’ascolto e la fatica del decidere. Il risultato è un’intervista narrativa, composta da quattro domande e da risposte dense, nate dall’esperienza diretta. Una riflessione per chi fatica a farsi ascoltare, per chi ha smesso di proporre, per chi sente che il proprio pensiero — quando non è omologato — viene trattato come un problema. Ma anche per chi ha ancora il coraggio di fidarsi.
L'alba della produttività: quando tradizione e scienza si incontrano
Questo articolo esplora come la produttività mattutina nel lavoro da casa non sia solo una questione di organizzazione, ma tocchi qualcosa di molto più profondo nell'esperienza umana. L'alba ha davvero una qualità speciale che amplifica le nostre capacità mentali, e non lo diciamo solo noi: tradizioni spirituali di tutto il mondo - dai monasteri benedettini ai templi zen, dalla spiritualità islamica alle filosofie nordiche - lo hanno sempre saputo. Oggi la scienza conferma quello che monaci, mistici e saggi avevano intuito da millenni. Scopriremo come focus, efficienza, autocontrollo e equilibrio vita-lavoro trovino nelle prime ore del mattino la loro espressione più naturale, e perché lavorare alle cinque del mattino non solo è legittimo, ma può essere rivoluzionario.
Etiam capillus unus habet umbram suam. (Anche un singolo capello ha la sua ombra.)
Non ho mai capito se l’invidia sia davvero un’emozione o piuttosto un pensiero con pretese metafisiche. Essa non si accontenta di dolere, vuole spiegare, interpretare, insinuare un ordine delle cose in cui tutto – soprattutto il nostro malessere – abbia una ragione. E quella ragione, naturalmente, non siamo noi. Siamo stati danneggiati. Qualcun altro ha avuto ciò che, per una geometria astrale o per tacito accordo universale, spettava a noi. L’invidia è l’irruzione del destino in una casella sbagliata. È la percezione che il mondo, quel mondo che pur non ci era mai stato amico, ora si prenda pure gioco di noi.
Oltre il controllo
Un saggio critico che ripensa il project management alla luce delle trasformazioni della conoscenza, integrando approcci filosofici, epistemologie non occidentali e nuove pratiche organizzative.
Le machine al lavoro, gli umani senza lavoro felici e contenti!
Dopo secoli di previsioni fantascientifiche sulle macchine intelligenti capaci di sostituire gli umani in molte attività quotidiane, il momento della verità sembra essere vicino. L’automazione e l’evoluzione tecnologica hanno determinato una nuova rivoluzione delle macchine con effetti sul lavoro, sul benessere e la prosperità di tutti. [𝐀𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟒]
Come di domenica mattina mossi da sincronicità si scrivono cose diverse dal compito autoassegnato finendo per svolgere in modo inatteso il compito autoassegnato
Avrei dovuto lavorare stamani a concludere un articolo che ho in sospeso da un mese. Ma l'arrivo di un messaggio su Whatsapp mi distoglie dal compito. Solo in apparenza, perché la via suggerita dal messaggio si rivela un modo per superare lo scoglio di fronte al quale mi ero fermato nella scrittura dell'articolo in sospeso. Ecco dunque un viaggio che connette, per via di Jorge Luis Borges, il mio libro 'Viaggio letterario in America Latina' con 'Les mots et les choses' di Foucault.
Un appello ai sindacati. Diritto del lavoro e rappresentanza sindacale: il nodo irrisolto dell'articolo 39 della Costituzione
Il vuoto normativo lasciato dal mancato sviluppo dell'art. 39 della Costituzione ha portato ad una proliferazione dei contratti Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro validamente sottoscritti. Molti dei nuovi contratti, stipulati da soggetti scarsamente rappresentativi, offrono ai lavorato condizioni poco vantaggiose, ma portano anche ad una cattiva concorrenza tra imprese, fino a configurarsi come regalo alla cattiva imprenditoria. Eppure, i grandi Sindacati Confederali non rivendicano con forza l'attuazione dell'art. 39.
Machinery
Ritroviamo dunque nel senso originario di macchina il riferimento a una energia, una forza misteriosa, che gli umani riconoscono come separata da sé. La 'machinery' che oggi conosciamo si afferma in Inghilterra, all'inizio del 1800, come punto di incontro tra Illuminismo, Rivoluzione Industriale, Rivoluzione Scientifica e tecnica, liberismo e imprenditorialità. La machinery ci libera, allo stesso tempo ci minaccia. La differenza che separa la Rivoluzione Digitale dalla Rivoluzione Industriale dell'Ottocento sta nel fatto che oggi è concepibile e tecnicamente accessibile la sostituzione di qualsiasi tipo di lavoro umano con il work di una macchina.