L’uomo che inventò la macchina per vedere i mostri (e perché potrebbe servirci)

Nel modello matematico dello psicologo cognitivo Donald Hoffman, la realtà è una matrice infinita di stati possibili di cui ciascun osservatore percepisce solo una finestra. La coscienza incarnata è solo una delle tante tipologie di osservatore, e tra le più limitate. Più che possibili, secondo questo modello forme di coscienza invisibili alla nostra banda percettiva sono altamente probabili. La scienza occidentale non ha ancora inventato nessuna tecnologia per interagire con loro, ma le grandi tradizioni del passato sì. In una fase in cui ci accingiamo a ridefinire il concetto di coscienza e il suo ruolo nell’universo, potrebbe essere il momento di riscoprirle.

Ontologie plurali e scienze cognitive: verso una tassonomia dinamica della mente

La cognitive ontology non riguarda solo la corrispondenza tra mente e cervello: è una questione epistemologica. Quali sono le entità ammissibili in una teoria della cognizione? Gli sviluppi della neurofisiologia, della filosofia della mente e della 4E Cognition hanno introdotto una visione pluralista, in cui le funzioni mentali sono processi distribuiti, dinamici e contestuali. Questo articolo analizza il passaggio da una tassonomia statica a una ontologia processuale della mente, dove le categorie cognitive tradizionali vengono ridefinite come strumenti descrittivi, non come essenze. Una prospettiva che connette neuroscienze, intelligenza artificiale e filosofia della conoscenza.

La crisi delle mappe mentali

Ogni teoria scientifica implica un’ontologia: un modo di delimitare ciò che esiste. Le scienze cognitive hanno costruito la propria mappa mentale su concetti come memoria, attenzione e linguaggio, ma la rivoluzione neuroscientifica ha incrinato queste categorie. I dati di neuroimaging mostrano che processi considerati distinti attivano regioni cerebrali simili, e viceversa. Nasce così la cognitive ontology: un tentativo di ricostruire dal basso la tassonomia della mente, partendo dai pattern neurali e non dai concetti psicologici. Questo articolo ripercorre la genesi del dibattito, dalle intuizioni di Price e Friston fino alle posizioni più revisioniste di Poldrack e Churchland.