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Ana Mendieta, Untitled (Silueta Series, Iowa), 1977 Fotografia Cibachrome (silver-dye bleach print), 50,8 × 33,7 cm, Museum of Fine Arts, Boston Documentazione di un earth-body work in tecnica mista


Stultifera Navis non pubblica immagini, e con questa opera quella scelta acquista un peso diverso dagli altri articoli della serie: quello che Mendieta ha lasciato è una traccia, già di per sé immagine assente. Costruitela dentro di voi prima di andare avanti.

Una fotografia a colori, formato verticale, scattata dall'alto. La superficie è quasi interamente occupata dall'erba densa e verde dell'Iowa, che cresce compatta, uniforme, continua. Al centro, una forma umana femminile impressa nel terreno: la silhouette di un corpo che occupa quasi per intero la superficie dell'immagine. Il perimetro della forma è definito dall'interruzione dell'erba: dove l'erba si ferma comincia la terra scura, più umida, che ha cambiato colore e consistenza come se avesse trattenuto qualcosa. All'interno della silhouette la superficie è irregolare: avvallamenti, il segno distribuito di un peso che vi ha riposato, che ha ceduto con tutto il suo corpo al suolo. Solo l'erba, la terra, e al centro la forma esatta di qualcuno che era lì, e poi se n'è andata.

Mendieta chiama queste opere earth-body works: lavori in cui il corpo e la terra diventano una cosa sola, almeno per il tempo in cui il corpo vi resta premuto. La serie Silueta comincia nel 1973 in Messico, durante un viaggio di studio ai siti precolombiani di Oaxaca, e continua fino al 1980, prevalentemente in Iowa. Imprime la propria silhouette nella terra con pietre, fiori, rami, muschio, fuoco, sangue. Si sdraia nel paesaggio, lascia l'impronta, poi si alza e se ne va. Documenta tutto con una fotocamera, perché l'opera è la traccia che il processo lascia. Le Siluetas erano progettate per scomparire: la pioggia cancella i bordi, l'erba ricresce, il vento sposta le pietre. Quello che rimane sono le fotografie, e nelle fotografie c'è il posto in cui lei è stata, con la forma precisa del suo corpo.

Scrive: «Ho condotto un dialogo tra il paesaggio e il corpo femminile, basato sulla mia stessa silhouette. Credo che questo sia stato il risultato diretto dell'essere stata strappata dalla mia patria durante l'adolescenza. Sono sopraffatta dalla sensazione di essere stata espulsa dall'utero, dalla natura. La mia arte è il modo in cui ristabilisco i legami che mi uniscono all'universo. È un ritorno alla fonte materna.»

Nel 1961, a dodici anni, viene mandata negli Stati Uniti insieme alla sorella Raquelin nell'ambito dell'Operazione Peter Pan, un progetto organizzato dal Catholic Welfare Bureau di Miami e dal governo americano che tra il 1960 e il 1962 porta negli Stati Uniti circa quattordicimila bambini cubani non accompagnati. Ana e Raquelin vengono separate e affidate a famiglie e istituti diversi nello Iowa. Il padre, Ignacio Alberto Mendieta de Lizáur, che aveva inizialmente sostenuto Castro e poi si era unito alle forze controrivoluzionarie, viene arrestato in connessione con la Baia dei Porci e trascorrerà diciotto anni in un carcere politico cubano: Ana lo rivedrà solo nel 1979, quando il padre potrà finalmente raggiungere gli Stati Uniti. La madre e il fratello si riuniscono ad Ana nel 1966. Cresce in Iowa in un paese di cui ignora la lingua, in una cultura estranea alla sua storia. A dodici anni le viene tolta la famiglia, la lingua, il paese, tutto ciò che sapeva di sé.

Nel 1943, mentre l'Europa era nel pieno della guerra, la filosofa francese Simone Weil scriveva: «Il radicamento è forse il bisogno più importante e più misconosciuto dell'anima umana.» Lo sradicamento, per Weil, è la malattia più pericolosa che possa colpire un essere umano, perché toglie il terreno su cui tutto il resto si regge. Mendieta quel terreno lo cerca nel solo modo che conosce: nel peso del proprio corpo premuto contro la terra. Torna ogni volta nello stesso paesaggio straniero, lascia la forma del suo corpo nella terra, poi si alza e se ne va, la terra riassorbe il segno, lei torna. Resta straniera, e dentro quella condizione cerca un legame con qualcosa che precede le lingue, i confini, i documenti. La terra dell'Iowa, il terreno di Oaxaca, la roccia, il fuoco, l'acqua. Le Siluetas sono state progettate per scomparire. Quello che rimane sono le fotografie, e nelle fotografie c'è il posto in cui lei è stata con la forma di un corpo.

Nella tua vita, in questo momento, c'è un luogo, un corpo, una lingua, una memoria, a cui senti di appartenere davvero? E se la risposta tarda a venire, a cosa ti senti estraneo?

Un esercizio

Trova un posto all'aperto. Può essere un giardino, un prato, un parco, un campo. Sdraiati sulla terra con il peso del corpo abbandonato al suolo, gli occhi aperti o chiusi. Resta così per qualche minuto, semplicemente. Poi alzati e guarda il posto in cui eri. Solo il gesto, e quello che rimane.


Nota.

Untitled (Silueta Series, Iowa), 1977, fotografia Cibachrome (silver-dye bleach print), 50,8 × 33,7 cm, Museum of Fine Arts, Boston, n. inv. 1992.159. Courtesy of the Estate of Ana Mendieta and Galerie Lelong, New York. Documentazione di un earth-body work in tecnica mista. La serie Silueta è stata realizzata tra il 1973 e il 1980 in Iowa e in Messico. Ana Mendieta nasce il 18 novembre 1948 a L'Avana. Operazione Peter Pan: María de los Ángeles Torres, The Lost Apple: Operation Peter Pan, Cuban Children in the US, and the Promise of a Better Future, Beacon Press, Boston 2003. La citazione di Mendieta è tratta da Petra Barreras del Rio e John Perreault (a cura di), Ana Mendieta: A Retrospective, The New Museum of Contemporary Art, New York 1988, p. 10. La citazione di Weil è tratta da Simone Weil, La prima radice, traduzione di Franco Fortini, SE, Milano 1990, p. 49 (ed. originale: L'enracinement, Gallimard, Paris 1949). Il padre Ignacio Alberto Mendieta de Lizáur trascorse diciotto anni in un carcere politico cubano e raggiunse gli Stati Uniti nel 1979. Nel 1983 Mendieta vince il Rome Prize e ottiene una residenza all'American Academy sul Gianicolo; il 17 gennaio 1985 sposa Carl Andre in una cerimonia privata a Roma. Ana Mendieta muore l'8 settembre 1985 a New York, a trentasei anni. Le cause della morte rimangono giudiziariamente irrisolte. Carl Andre viene assolto l'11 febbraio 1988 per insufficienza di prove. Alfredo Accatino, Outsiders 3, Giunti, Firenze 2025.

 

Pubblicato il 13 luglio 2026

Giuliana Renzella

Giuliana Renzella / Art Education Specialist | Inclusive Learning Expert | Developmental Counselor