My professional journey is based on a deep conviction: Beauty possesses a universal, cathartic power. It is not simply an aesthetic concept, but a language that transcends every cultural, generational, and geographical barrier, functioning as an invisible bridge that connects people of every age, background, and way of perceiving, feeling, thinking, and living the world.
Art has the power to completely transform us: it can overwhelm us with its power, elevate us beyond the everyday, and purify us from the tensions of life, revealing hidden parts of ourselves that we didn't know we possessed.
I firmly believe that the beautiful coincides with the good, and that educating for beauty means guiding people toward their full humanity.
In a world obsessed with immediate utility, I defend the power of what seems "useless": art, contemplation, and aesthetic reflection, elements that make life worth living. As an art teacher and counselor, my work consists in guiding everyone to discover the authentic beauty that already resides within them, because everyone carries a unique aesthetic potential that is waiting to emerge.
Beauty is not a luxury, but a necessity of the human soul. My work consists in making this necessity accessible to all.
La traversata nuda: perché il corpo non è mai facile
Il corpo che cambia: quasi la metà dei ragazzi tra i tredici e i diciotto anni si dichiara disponibile a ricorrere alla medicina estetica, e un genitore su otto ha già suggerito ai propri figli di farlo. Il corpo che non si riconosce ancora trova una risposta immediata, un aggiustamento tecnico prima ancora che sia stato davvero incontrato e abitato. E la stessa logica, sempre più spesso, si estende all’identità di genere: il disagio di non riconoscersi diventa diagnosi, la diagnosi diventa percorso, il percorso diventa scelta irreversibile, tutto prima che il ragazzo abbia avuto il tempo di capire chi è. La forma del disagio cambia, ma la logica è la stessa: il corpo come problema da risolvere piuttosto che come luogo da attraversare. Da qualche tempo uso una parola latina: id. Neutro singolare, terza persona, né maschile né femminile. Significa “esso”, “ciò”, qualcosa che ancora non ha preso forma definitiva. Id non separa. Riconosce.
Abitare il vuoto fertile
Tecnologia, tempo e resistenza nell'era dell'intelligenza artificiale
Oltre le etichette
Viviamo immersi in una complessità senza precedenti. Come l'abbiamo affrontata? Frammentandoci noi stessi. Invece di abitare la complessità del reale, abbiamo moltiplicato all'infinito le categorie identitarie, nella convinzione che definire ogni sfumatura dell'essere ci avrebbe aiutato a orientarci. Il risultato è l'opposto: ci siamo persi in un labirinto di etichette.
Dalla caverna allo schermo: la progressiva separazione tra corpo vissuto e corpo rappresentato
Questo saggio attraversa la storia della rappresentazione del corpo – dall'Egitto alla Grecia, dal Medioevo al Rinascimento, dal Barocco alle avanguardie, fino all'era degli schermi – seguendo un filo rosso preciso: la progressiva separazione tra corpo vissuto (il corpo sentito dall'interno, esperienza incarnata) e corpo rappresentato (il corpo visto, misurato, codificato dall'esterno).