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Sanremo non è un festival, è un asset industriale. L'egemonia di Friends & Partners. Il monopolio che nessuno tocca. La fine dell'illusione

Sanremo 2026: 186 milioni di fatturato, 18 Big su 30 nella stessa scuderia, un unico proprietario per artisti, biglietti e venue. L'inchiesta che svela il monopolio culturale di Friends & Partners/CTS Eventim e la sua neutralizzazione politica. Benvenuti nel negozio monomarca della musica italiana.


Il Festival di Sanremo continua a essere raccontato come la vetrina della canzone italiana, un rito collettivo capace di rappresentare - nel bene e nel male - lo stato della musica popolare del Paese.
Questa narrazione è totalmente falsa.

Sanremo non è più, da tempo, un festival musicale in senso culturale.
È un
dispositivo industriale, un nodo strategico di una filiera economica perfettamente integrata che riguarda management artistico, produzione, promozione, tournée e vendita dei biglietti. Un sistema chiuso, verticale, altamente efficiente.
E radicalmente anti-pluralista.

Il “negozio monomarca”

Il perno di questo sistema è Friends & Partners, storica agenzia di management e promozione live guidata da Ferdinando Salzano, oggi controllata dal colosso tedesco CTS Eventim, leader europeo nel ticketing e nell’organizzazione di eventi dal vivo.

Nel Festival di Sanremo 2026, una quota largamente maggioritaria degli artisti in gara – e una percentuale ancora più ampia se si considerano ospiti e presenze collaterali – appartiene direttamente o indirettamente al roster Friends & Partners. Non si tratta di coincidenze artistiche, ma di egemonia industriale.

Il Festival diventa così solo un negozio monomarca: non seleziona, non scopre, non rischia. Espone asset già pronti, già integrati nel circuito, già destinati a essere monetizzati attraverso tour, sponsorizzazioni e vendita di biglietti.

Il vero business: i tour

Il punto non è Sanremo in sé, ma ciò che lo segue.
Il Festival è l’innesco di domanda: l’evento mediatico che trasforma un artista in un prodotto “caldo” per il mercato live.

Qui il cerchio si chiude perfettamente: lo stesso gruppo che gestisce gli artisti controlla anche i principali canali di distribuzione dei biglietti. La domanda viene creata sul servizio pubblico (a spese nostre), l’offerta viene venduta attraverso circuiti proprietari o dominanti.

Non è una forzatura interpretativa: nel 2021 l’AGCM ha sanzionato TicketOne (società del gruppo CTS Eventim) per abuso di posizione dominante.
La multa è stata successivamente annullata dal TAR del Lazio, ma
l’analisi economica del sistema non è mai stata smentita. Il modello non è stato ridimensionato: si è semplicemente rafforzato, diventando più sofisticato e meno visibile.

Una filiera chiusa

Il monopolio non riguarda solo chi sale sul palco.

Autori, editori, produttori, manager, promoter e canali televisivi appartengono sempre più spesso allo stesso ecosistema relazionale ed economico. Un numero ristretto di autori firma una quota sproporzionata dei brani in gara; le grandi major discografiche stringono accordi preferenziali con i principali promoter; tutti i talent show - coartati (e controllati) a monte da Friends & Partners - diventano non luoghi di scoperta, ma solo stazioni di smistamento verso il loro circuito dominante.

Il risultato non è solo omologazione estetica, ma riduzione strutturale dell’accesso.
Non è che “gli altri non siano abbastanza bravi”: è che
non entrano nel ciclo.

San Marino come mercato secondario

Il caso del San Marino Song Contest 2026 conferma il pattern. Presentato come alternativa “indipendente”, funziona di fatto come corsia parallela del sistema Sanremo: inviti diretti per i Big, selezioni globali solo per gli emergenti, continuità di relazioni, presenze istituzionali e mediatiche sovrapponibili.

In termini industriali, non è un’alternativa. È solo un mercato secondario, un outlet elegante dello stesso magazzino.

Fondi pubblici e privati beneficiari

Il quadro si completa osservando le recenti politiche pubbliche.
Il 24 dicembre 2025, il Senato ha approvato il Fondo per la Musica Popolare Contemporanea, un'istituzione storica che per la prima volta destina risorse pubbliche a pop, rock e cantautorato.

Con l’istituzione del Fondo, lo Stato entra per la prima volta in modo strutturale nel sostegno al pop e al rock. Ma i principali beneficiari sono le grandi imprese dell’organizzazione live, rappresentate da associazioni di categoria che coincidono, ancora una volta, con i soggetti dominanti del mercato.
M
entre lo Stato stanzia fondi per "sostenere la musica dal vivo", i destinatari principali di quei fondi sono proprio le grandi imprese di produzione e organizzazione, cioè AssoConcerti, l'associazione che rappresenta "la grande maggioranza dell'industria dei concerti in Italia", e che plaude all'iniziativa.
Indovinate chi sono i membri di AssoConcerti? Friends & Partners, Vivo Concerti, Magellano Concerti, tutte società connesse economicamente e strettamente tra loro tramite Friends & Partners.


Il giro di affari di Friends & Partners S.p.A.

limitandosi alla sola capogruppo operativa in Italia e senza consolidare le altre società del gruppo (come le partecipate locali o le altre controllate da CTS Eventim), ha raggiunto numeri record negli ultimi anni.

Secondo gli ultimi dati di bilancio disponibili riferiti all'esercizio 2024, il fatturato si attesta a circa 186 milioni di euro.
Per darvi un'idea della progressione verticale:

2021: circa 28,3 milioni (anno ancora influenzato dalle restrizioni live).

  • 2022: balzo a 127,9 milioni con la ripartenza totale dei grandi tour.

  • 2023: crescita ulteriore a 175,9 milioni.

  • 2024: consolidamento a quota 186 milioni (alcune fonti Wikipedia indicano fino a 197 milioni aggregati) con un utile netto di oltre 13,4 milioni.

Questi numeri riguardano l'attività di produzione di tournée, concerti e speciali TV.

Se si aggiungesse il valore generato dalle partecipate (come la gestione dei palazzetti o le quote in altre agenzie di booking) e soprattutto il volume d'affari della "casa madre" CTS Eventim (che nel 2024 ha fatturato complessivamente 2,8 miliardi di euro a livello globale), la cifra sarebbe esponenzialmente più alta.

In pratica, la "catena di montaggio" produce quasi 200 milioni di euro l'anno solo muovendo gli artisti che abbiamo visto sul palco di Sanremo 2026.


Conclusione

Da Elvis Presley la musica è un prodotto industriale, nulla di nuovo, ma almeno non era monomarca e proveniente sempre e solo da un unico sgabuzzino. .
Ciò che è nuovo è appunto la
monomarca, la chiusura completa della filiera, la totale impossibilità strutturale per chiunque di emergere fuori dal circuito dominante di Friends & Partners/Ferdinando Salzano.

Sanremo non è neanche vagamente il luogo di rappresentazione della musica leggera italiana.
È esclusivamente un
asset industriale integrato, controllato da un unico perimetro economico, perfettamente legale, perfettamente efficiente, e culturalmente devastante.

Difenderlo come “tradizione” o “spettacolo popolare” significa solo difendere la normalità di questo ributtante monopolio.


Pubblicato il 01 marzo 2026

Luca Oleastri

Luca Oleastri / Digital Strategist & Critic | Voce indipendente sulla sovranità cognitiva e il potere algoritmico | Illustratore e editore | Fondatore di Edizioni Scudo

https://innovari.wixsite.com/edizioniscudo