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Due profeti per il consumo consapevole nell’era dell’informazione

di Luca Sesini e Beppe Carrella


Viviamo immersi nel digitale. Ogni giorno produciamo dati, acquistiamo dispositivi, navighiamo in cloud invisibili ma energivori. Eppure, raramente ci chiediamo quale sia il costo ambientale di questa rivoluzione. Il Goal 12 dell’Agenda 2030 – “Consumo e produzione responsabili” – ci invita a farlo. Per esplorare questa dimensione, ci affidiamo a due figure simboliche: Cassandra, la voce ignorata, e Morpheus, il mentore della consapevolezza.

La profezia inascoltata

Cassandra, nella mitologia greca, era condannata a prevedere il futuro senza essere creduta. Oggi, il suo spirito vive nei ricercatori, attivisti e ingegneri etici che da anni lanciano l’allarme: il digitale non è immateriale.

Ogni streaming, ogni backup, ogni selfie archiviato ha un impatto. Ogni volta che salviamo una foto, guardiamo una serie in streaming o archiviamo un documento nel cloud, stiamo consumando energia. Non lo vediamo, non lo sentiamo, ma dietro ogni clic c’è un’infrastruttura fisica fatta di server, cavi e data center che, nel loro insieme, assorbono circa il 2% dell’elettricità mondiale. E non si tratta di energia pulita: troppo spesso è ancora alimentata da fonti non rinnovabili.

Nel frattempo, i nostri dispositivi diventano sempre più potenti… e sempre più effimeri. Smartphone, tablet, laptop: il loro ciclo di vita si accorcia, spinti da mode, aggiornamenti e obsolescenza programmata. Il risultato? Una montagna crescente di rifiuti elettronici, che in Europa raggiunge una media di 16 kg per cittadino ogni anno. E solo una parte di questi viene correttamente riciclata (fonte: improntaetica.org).

Non si tratta di rinunciare alla tecnologia ormai diventata parte integrante della nostra vita. Le nostre abitudini sono sempre più automatiche e la tecnologia usata è spesso passata per inosservata. Eppure, è li, silenziosa complice della prenotazione della cena e amica onnipresente pronta ad aiutarci per ogni dubbio o aiuto. . Ma proprio perché è così presente, ci siamo mai chiesti come lo stiamo usando? Ci siamo mai fermati a riflettere sull’impatto che le nostre abitudini digitali hanno sull’ambiente, sulla società, sulla cultura?

La vera rivoluzione è la consapevolezza. Una chiave di lettura utile ci è offerta dal Digital Sustainability Index (DiSI della @Fondazione per la Sostenibilità Digitale) che ci aiuta a capire come stiamo usando il digitale, se stiamo contribuendo a costruire un futuro più sostenibile, oppure se stiamo semplicemente consumando — dati, energia, attenzione — senza rendercene conto. Uno strumento che invita a guardarci allo specchio — non per giudicarci, ma per capire. Lo specchio dei dati attuali è purtroppo poco rassicurante: solo il 48% della Gen Z — la generazione più immersa nel digitale — adotta comportamenti sostenibili online. Tra i Millennial, la percentuale scende al 33%. La maggior parte dei giovani quindi, pur essendo nativi digitali, sembra non avere ancora sviluppato pienamente una coscienza ecologica legata all’uso della tecnologia.

Eppure, sono proprio loro — studenti, creator, professionisti digitali — ad avere in mano le leve del cambiamento. Il DiSI non è solo un termometro: è un invito a ripensare le nostre abitudini digitali, a scegliere con più attenzione, a capire che anche un gesto apparentemente innocuo — come lasciare attive decine di app in background — ha un impatto. La sfida è culturale, prima ancora che tecnologica. Serve una nuova alfabetizzazione digitale, che non si limiti a insegnare come usare gli strumenti, ma che educhi a usare meno, meglio e con più responsabilità. 

La pillola rossa della consapevolezza

Morpheus, il mentore enigmatico di Matrix, non ci offre superpoteri né scorciatoie. Ci offre una scelta. Una pillola rossa per svegliarci, per vedere il sistema per quello che è: una rete invisibile di abitudini, algoritmi, modelli economici che plasmano il nostro modo di vivere e consumare. Oppure una pillola blu, per continuare a navigare nel digitale senza farci domande, senza vedere cosa c’è dietro lo schermo.

Nel mondo della sostenibilità digitale, Morpheus è il simbolo della coscienza tecnologica. Ci invita a guardare oltre l’interfaccia, a interrogarci su come e perché usiamo la tecnologia. Ci siamo mai fermati a chiederci se ci serve davvero quel nuovo smartphone? Se quell’app che ci segue ovunque sia davvero utile? Se quel backup infinito, che accumula dati come se fossero ricordi, non stia consumando più energia di quanto immaginiamo? Sono domande scomode, ma necessarie. E Morpheus, il mentore di Matrix, ce le pone con disarmante chiarezza: vuoi continuare a consumare senza pensare, o vuoi iniziare a usare il digitale in modo etico, sostenibile, responsabile?

Sempre più persone stanno scegliendo la pillola rossa. Non per rinunciare alla tecnologia, ma per riprenderne il controllo, attraverso consapevolezza e libertà di scelta Adottano software open source, che rispettano la privacy e riducono l’impronta energetica. Riparano invece di sostituire, allungano la vita dei dispositivi, riducono l’e-waste. Promuovono un uso sobrio e consapevole del digitale, dove ogni scelta — dal browser che usiamo al servizio cloud che scegliamo — diventa un atto di responsabilità. La sostenibilità digitale non è una rinuncia. È un modo nuovo di abitare il mondo virtuale, con la stessa cura che vorremmo per quello reale. È economia circolare, anche tra i bit.

Alcune realtà dell’offerta hanno già avviato iniziative virtuose: diverse imprese italiane, come quelle coinvolte da Impronta Etica, non si limitano a cavalcare la trasformazione digitale e stanno adottando modelli di digitalizzazione responsabile, rivedendo i propri sistemi informativi per ridurre sprechi, ottimizzare risorse e abbattere l’impronta energetica. Un esempio concreto è offerto dalla crescente adozione di cloud sostenibili, alimentati da fonti rinnovabili e progettati per ridurre il consumo energetico. Non è solo una questione tecnica: è una scelta culturale, strategica, che racconta un nuovo modo di pensare il digitale.

Queste esperienze, che si moltiplicano anche in Italia, dimostrano che la sostenibilità digitale non è un’utopia. È una strada concreta, già percorsa da imprese, enti pubblici e startup che hanno deciso di innovare senza compromettere il futuro del pianeta. Ogni byte può pesare meno. Ogni scelta tecnologica può essere più consapevole. E ogni infrastruttura digitale può diventare parte della soluzione, non del problema.

Il cittadino digitale

La buona notizia? Non serve essere esperti di tecnologia per contribuire alla sostenibilità digitale. Non servono lauree in informatica né competenze da sviluppatore: basta curiosità, attenzione e senso critico. Significa iniziare a fare domande: Chi gestisce i miei dati? Quanto consuma questa app? Questo dispositivo è davvero necessario? Significa imparare a leggere le “etichette digitali”, proprio come facciamo con quelle alimentari: cercare trasparenza, rispetto per la privacy, impegno ambientale.

La sostenibilità digitale, in fondo, è fatta di gesti quotidiani. Spegnere i dispositivi che non usiamo. Evitare l’acquisto compulsivo di gadget. Scegliere piattaforme che non tracciano ogni nostro movimento. Sono azioni semplici, ma potenti. Perché ogni scelta consapevole è un piccolo atto di resistenza, un passo verso un digitale più pulito, più giusto, più umano.

Il futuro è una scelta

Cassandra ci avverte. Morpheus ci guida.
Sta a noi decidere se continuare a consumare senza pensare, o se iniziare a costruire un futuro digitale più giusto, più pulito, più umano. Perché anche nel mondo virtuale, ogni scelta conta.


Pubblicato il 08 gennaio 2026

Luca Sesini

Luca Sesini / Governance & Sustainability | Business & Digital Transformation | Innovation enthusiast | Change Management | NEDcommunity member