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Speculazione sull’eccezione dell’esistenza

Per millenni l’essere umano ha creduto che l’Essere fosse la condizione naturale dell’universo.

Che la realtà fosse colma di forme, di materia, di vita.


Eppure lo sguardo della cosmologia contemporanea suggerisce una possibilità più radicale:

L’Essere non è la norma del cosmo.

È l’eccezione.

 

To be, or not to be, that is the question”.

 

La battuta di Amleto resta uno dei vertici del pensiero umano, una domanda che scandaglia il cuore stesso della vita interrogando la condizione esistenziale delluomo:

Essere, cioè vivere, permanere, sopportando tuttavia il peso e la sofferenza che lesistenza inevitabilmente comporta;

oppure

Non Essere, sottraendosi alla sofferenza attraverso il non nascere, lastensione dallagire o persino attraverso la morte.

 

Questo dubbio, divenuto proverbiale come dubbio amletico, ha attraversato i secoli suscitando riflessioni e interpretazioni da parte di pensatori, filosofi e studiosi.

Tuttavia, linterrogativo posto da Amleto resta fondamentalmente antropocentrico: riguarda luomo, la sua coscienza e la sua sofferenza.

Seppur sublime, resta intrappolato nellorizzonte umano, nella misura in cui lo percepiamo come centro delluniverso.

E se provassimo a guardare oltre luomo, oltre il soggetto, oltre la coscienza individuale?

E se considerassimo lEssere e il Non Essere come condizioni universali, indipendenti dalla soggettività umana?

E inoltre:  

la “vivenza” (intesa come la vita nella sua dimensione continua e strutturale) perché appare intrinsecamente legata alla sofferenza?

Il mondo sensibile intorno a noi ci persuade che la materia e quindi lEssere siano la realtà, la normalità, la condizione fondamentale e naturale dellUniverso.

Montagne, oceani, stelle e galassie sembrano confermarlo.

Eppure ciò che percepiamo rappresenta solo una frazione minima del cosmo.

La materia visibile, la cosiddetta materia barionica, quella che forma galassie, stelle, pianeti e organismi viventi, rappresenta solo circa il 4,9% dellintero contenuto dellUniverso.

Il restante 95,1% è costituito da forme di realtà presenti e influenti ma che, non emettendo radiazione elettromagnetica, non sono osservabili restando invisibili e indeterminate:

materia oscura

energia oscura.

Ciò significa che ciò che percepiamo come realtà ordinaria è in realtà una minuscola minoranza dellUniverso.

La materia inoltre, non è unentità autonoma: è il risultato di fluttuazioni e consolidazioni di energia, che richiedono condizioni estremamente precise per emergere.

Questa equivalenza è espressa dalla celebre relazione formulata da Albert Einstein:

E = mc²

che stabilisce lequivalenza tra energia e massa.

La materia è energia che ha assunto una forma stabile seppur temporanea.

(m = E/c²)

In altre parole:

Ogni forma materiale osservabile, ogni Ente, è una aggregazione locale di energia organizzata, stabilizzata.

È un evento temporaneo di complessità e fragilità, trasformato in una configurazione “che resiste” allentropia.

La materia visibile e da noi percepibile, non è dunque la norma.

Ma piuttosto, uneccezione nel mare dellenergia non ancora manifestata.

Ciò che chiamiamo normale” diventa allora un’eccezione.

Se poi consideriamo la vita biologica sulla Terra, levidenza della rarità diventa ancora più netta.

La biomassa totale degli esseri viventi è stimata in circa 550 gigatonnellate di carbonio.

Di questa:

circa 450 GT sono piante

70 GT batteri

12 GT funghi

7 GT protisti

4 GT alghe

2 GT animali.

La biomassa terrestre mostra una distribuzione estremamente sbilanciata: la maggior parte del carbonio vivente appartiene alle piante; gli animali, e luomo stesso, sono quasi insignificanti per quantità.

LUniverso è dunque dominato da uno stato di energia non organizzata in strutture materiali visibili e complesse, seguita dalla materia non vivente, e infine dalla vita, che rappresenta un fenomeno locale ed effimero.

In questo quadro, lessere umano rappresenta soltanto 0,06 gigatonnellate, cioè circa lo 0,01% della biomassa totale.

Eppure questa minuscola frazione ha già alterato profondamente lequilibrio del pianeta, contribuendo alla perdita di gran parte dei mammiferi selvatici, degli organismi marini e di numerose specie vegetali.

La vita umana si presenta dunque come una manifestazione estremamente rara, ma capace di effetti enormi.

In questa prospettiva lEssere, così come lo conosciamo, non è la regola e la vita stessa non rappresenta la condizione normale della realtà cosmica.

Al contrario, emerge allora come un evento raro.

LUniverso non è teatro privilegiato dellEssere.

LEssere è una eccezione ontologica

La normalità dellEssere appare dunque solo come una nostra illusione.

È solo una fragile goccia di manifestazione dentro un immenso oceano cosmico di non-manifestazione.

Ogni ente che appare “deve” allora sostenere lo sforzo della propria permanenza.

Non è un semplice fatto contingente: è una conseguenza logica della sua rarità.

L’Essere, fragile goccia, non può semplicemente essere”.

L’Essere “non” È:  “deve” Essere.

Esistere implica allora resistere.

E resistere significa confrontarsi con lincertezza, con la precarietà stessa che definisce la sua essenza.

 In questo quadro, l’Essere Umano allora appare ancor di più come un evento eccezionale, uneccezione nelleccezione, un miracolo locale di energia consolidata che emerge e resiste solo temporaneamente allindifferenza del cosmo.

Uneccezione che richiede condizioni, sforzo e lotta per affermarsi, per continuare ad Essere

Egli deve continuamente sostenere se stesso.

Deve resistere, persistere, combattere per difendere la propria forma dal ritorno alla non-manifestazione.

LEssere è dunque lotta.

Non perché luniverso sia ostile, ma perché lEssere stesso sembra apparire come una “deviazione” dalle condizioni cosmiche predominanti, 

un’apparizione temporanea di ordine in un immenso campo di energia.

Vivere significa quindi partecipare a questa eccezione, accettare il fardello dellesistenza come un evento straordinario, consapevoli della sua precarietà.

Vivere significa allora sostenere questo lampo di energia organizzata, custodirlo, combattere per esso, consapevoli che listante dellesistenza è destinato a dissolversi nella trama energetica da cui è emerso.

Ed è proprio nella precarietà che la Vita rivela tutta la sua eccezionalità;

ed è contro lincertezza che la pervade che deve incessantemente lottare per durare.

Ma…se l’essere deve lottare per vivere, allora:

ecco perché vivere significa soffrire,

ecco perché la vivenza coincide con la sofferenza.

La sofferenza non è un accidente dellesistenza, ma la misura stessa della sua eccezionalità.

LEssere non è naturale: ogni manifestazione, ogni vita, ogni ente, ogni forma stabile è un rara scintilla nellinfinito, una deviazione fragile dalle condizioni ordinarie del cosmo. 

LEssere è atto di coraggio cosmico.

Così, nella più totale indifferenza del cosmo, ogni forma che appare, dalla più minuta alla più complessa, è un miracolo temporaneo, unico e irripetibile, che, tuttavia, non realizza necessariamente un destino cosmico.

Abita soltanto, per un breve istante, leccezione dellEssere.

E forse proprio per questo, ogni battito, ogni pensiero, ogni gesto diventa un atto di “r-esistenza cosmica”: il segno che, 

per un frammento di tempo, limprobabile ha preso forma.

Vivere significa abitare leccezione,

e solo nelleccezione lEssere rivela la sua straordinaria verità. 

Macte Animo !

Guido Tahra

🌹

Pubblicato il 12 giugno 2026

Guido Tahra

Guido Tahra / Human Being, Philosopher, Ted Speaker, Writer, Designer