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L'Intelligenza Artificiale è destinata a rivoluzionare il progresso scientifico dell'umanità. Ma fino a che punto questo cambiamento trasformativo è casuale? Potrebbe inserirsi nella normale evoluzione della nostra specie? Dalle ipotesi della panspermia per indagare le origini della vita all'idea che a un certo punto quella stessa vita si evolva passando attraverso o in simbiosi alle macchine intelligenti. L'Universo e la nostra Galassia conoscono già la presenza di un'Ai?


Indice

I) Il linguaggio con cui parliamo dell'Ai: attenzione alla reale capacità dei controllori di vigilare sullo sviluppo dell'Ai.

II) La teoria della panspermia e lo sviluppo dell'Ai.

III) L'evoluzione uomo-macchina: un futuro transumanista oltre i confini della terra?

IV) Conclusioni sull'importanza di non scartare teorie che sono rivoluzionarie perchè noi siamo il significato di questa rivoluzione.

I.

Il linguaggio con cui parliamo dell'Ai: attenzione alla reale capacità dei controllori di vigilare sullo sviluppo dell'Ai

Una premessa è doverosa: a distanza di alcuni anni il micro mondo dello sviluppo dell'Ai è sempre più inconoscibile.

Questa è una realtà che sta impattando significativamente sulla condivisione di contenuti.

Dobbiamo partire dal presupposto che sul tema dell'Ai si sono spese, inizialmente, alcune teorie organizzate secondo il linguaggio della Gen Z. Un archetipo dell'immediatezza. Con le caratteristiche utili a scioccare il lettore. Percuoterlo. Come se ricevesse uno schiaffo improvviso. L'efficacia di questo metro comunicativo è indirizzata a ottenere un interesse più emotivo che ragionato. Però tale interesse ha un'emivita relativamente breve. Raramente si traduce in una ragionata necessità di approfondimenti. Queste notizie, somministrate sotto forma di comunicati stampa e gestite come “post” sullo status di un influencer sono state l'iniziale campo di battaglia delle parole che si sono occupate di questo fenomeno. Ed erano parole che in parte indirizzavano e in altra misura capitalizzavano l'attenzione su alcuni aneddoti dello sviluppo di questa tecnologia. Dei veri e propri "flash" che aprivano al lettore un mondo tra la fantascienza e lo sci-fi. Si parlava di Ai attraverso paragoni o le scoperte della fase progettuale. Era questo a veicolare il messaggio. Unite, assemblate come equazioni di sintesi, le "parole di questo linguaggio" caricavano la molla dell'attenzione per allertare l'interesse.

Così facendo in una prima fase in cui circolavano parecchie notizie complice alcuni assetti proprietari non proprio inespugnabili da parte delle principali realtà dell'imprenditoria e della ricerca, filtravano informazioni. Che venivano riprese. Elaborate. E rilasciata per fare notizia. Con ciò creando un archetipo. Cui molti si sono abituati.

Il mondo ha conosciuto lo sviluppo dell'Ai in questo modo.

In particolare dal 2022 fino a una parte del 2025 abbiamo assistito a un crescendo di questo manierismo nel modo di comunicare il processo tecnologico dell'Ai.

Più spettacolare che utile. Più d'impatto che scientifico.

Tutto ciò è però cambiato strada facendo. Per via di plurime necessità. Fra cui una maggiore sicurezza e privacy nel non condividere più informazioni da parte degli addetti ai lavori. E questo si è tradotto in un improvviso gap informativo. Ma anche cognitivo.

Si sono infatti create delle figure professionali che, formatesi nel passaparola degli ultimi 3 anni si autoproclamano come esperti di teoria dell'Ai. A ben guardare senza esserlo. Semmai potremmo definirli dei volenterosi. Addirittura dei “giusti”. Persone animate dall'interesse di mantenere vivo il dibattito e le osservazioni che ruotano attorno ad alcune riflessioni. In special modo sulla sicurezza dell'Ai. Persone che interagivano e usavano "quel" linguaggio. Andato di moda negli ultimi anni.

Sono individui che hanno affermato il loro messaggio in quel periodo di informazioni casuali che a pioggia arrivavano sparpagliate, mettendo per esempio insieme (per fare notizia) i successi dell'Ai nei giochi come gli scacchi con il problema dei bias negli addestramenti, passando cioè attraverso circostanziate novità. Ogni volta che trapelava un informazione loro la rielaboravano e la inserivano in un contesto.

Il primo elemento su cui riflettere pertanto è che una parte dei sorveglianti di oggi, che dovrebbero mettere al sicuro la Gen Z da questa tecnologia, potenzialmente invasiva e rivoluzionaria, si sono formati sul campo con le idee. Non le competenze. Quelle in non pochi casi le hanno "prese" dopo per dare spessore alla loro posizione. Un gran numero di queste persone che figurano in diversi think tank e persino in alcune organizzazioni sovranazionali non ha mai messo piede in un laboratorio. Hanno alle spalle alcuni corsi, spesso di natura semplificata. Un ristretto numero di questi ultimi è stato perlomeno ricercatore accademico. Possiede cioè quella formazione pratica post universitaria che può nobilitare l'indagine conoscitiva orientandola non tanto sulla scienza ma sul metodo a mezzo del quale si possono valutare meglio le informazioni. Mettendole in correlazione con alcuni macro insiemi come l'antropologia culturale o la sociologia moderna.

Ma sono davvero pochi coloro che posseggono queste caratteristiche mentre sono davvero tanti (troppi) coloro che hanno solo cavalcato l'onda d'urto delle fughe di notizie. Costruendoci attorno la propria immagine di esperti all'ombra del dogma di un presunto imminente pericolo.

II.

La teoria della panspermia e lo sviluppo dell'Ai.

Tutto ciò rende molto difficile, adesso, introdurre alcuni argomenti. Perché devono prima essere alla portata dei c.d. esperti. Che ormai occupano una poltrona dalla quale è ben difficile che vogliano spostarsi.

Un'ipotesi che per esempio io giudico interessante e che a mio avviso meriterebbe più attenzione di quante ne stia ricevendo è quella di valutare se e in che misura l'Ai sia da inserire nell'evoluzione dell'uomo.

Sono persuaso che la teoria della panspermia sia piuttosto verosimile.

Perlomeno in termini di potenzialità.

Secondo questa teoria i pianeti sono degli incubatori della vita. Che viene “trasportata” dai viaggiatori cosmici. Per esempio dai meteoriti.

In buona sostanza e facendo appello a una semplificazione, utile alla discorsività di questo ragionamento, i corpi celesti vaganti trasportano al loro interno quelle componenti chimiche essenziali a innescare il procedimento che porta al salto della biologia creando la vita. Inseminando letteralmente un pianeta per esempio quando si schiantano su quest'ultimo. Numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato che alcuni meteoriti sono veri e propri custodi della chimica che produce la vita (vedasi ad esempio l'asteroide Bennu che abbiamo recentemente studiato) come se fossero delle capsule al cui interno si trovano i principi che possono innescare la sua nascita.

Orbene una concezione del genere si sposa discretamente bene con l'idea che nelle galassie si sviluppa quella che definiamo zona abitabile e cioè pianeti che per le loro caratteristiche (ad esempio la distanza dalla stella, in questo caso nella via Lattea, dal Sole) possono ospitare la vita. Se inseminati. Una vita che crescerà a immagine e somiglianza del luogo che la ospita. Un pianeta dove è presente l'acqua, come è la Terra, presuppone che la vita interagisca con essa. Rappresenta una risorsa ma anche una necessità. La forma fisica di questa vita dovrà potersi rapportare con l'acqua e le montagne. Con la terra così come con la flora e la fauna. La vita che nasce e si sviluppa ha bisogno di poter utilizzare ciò che il pianeta ospitante ha da offrire. Ed è una vita che si evolve per poter interagire con il suo habitat. Una vita che ha per esempio la forma di un corpo con gambe e braccia essenziali per progredire. Un cervello per sviluppare l'intelligenza. Non può esserci una vita che si esaurisce in se stessa perchè magari è fisicamente impossibile o incompatibile anche solo per capire come si accende un fuoco. Ma una vita che si sviluppa. Che cresce. Si moltiplica e cambia. Una vita che si adatta. Proprio com'è accaduto all'uomo "pensato" per interagire con tutto ciò che la Terra ha da offrire.

Tuttavia questa evoluzione, arrivata ad un certo punto, potrà finire con il celebrare questa vita concepita sul pianeta e quindi esaurirsi in se stessa oppure decidere di evolvere ancora di più. In una forma in grado di affrancarsi dal pianeta.

Se il fenomeno della panspermia si sviluppasse anche solo in una galassia, la vita sui pianeti potrebbe svilupparsi innumerevoli volte. Nel tempo e nello spazio. Noi stessi abbiamo rilevato un gran numero di esopianeti idonei ad ospitare la vita. Ma sempre partendo dal presupposto che la stessa dovrebbe essere simile a noi. O essere noi stessi a trasferirla. Dal punto di vista dell'evoluzione invece potrebbero benissimo esserci pianeti con acqua ma non con “l'acqua” con le caratteristiche che noi conosciamo. Quelle cioè dell'acqua sulla Terra. Ognuno di questi corpi celesti può sviluppare una vita a immagine e somiglianza del suo habitat. E potrebbero fra loro essere simili. Come potrebbero essere simili a noi. E ciascuna potrebbe, esattamente come accade oggi sulla Terra, arrivare ad un punto della propria evoluzione in cui la necessità di affrancarsi dal pianeta ospite spingendo l'innovazione tecnologica a creare le macchine intelligenti. O come le definiamo: intelligenze artificiali.

III.

L'evoluzione uomo-macchina: un futuro transumanista oltre i confini della terra?

Pensare che siamo l'unica razza senziente dell'Universo è pura follia. Una simile vastità di spazio unicamente per i fabbisogni dell'umanità sarebbe uno spreco. Peraltro nel preciso disegno del creato (che non lascia nulla al caso) sarebbe l'equivalente del pensare che la Terra è piatta, che è il Sole a girare intorno a noi, ecc. ecc.

Se viceversa esistono vite oltre quella umana è altrettanto plausibile che non una ma parecchie forme di vita come la nostra si siano prima o poi evolute o abbiano creato intelligenze artificiali. Abbiamo visto che, se la panspermia fosse realistica e ci sono buone probabilità scientifiche che lo sia, può essersi già verificato numerose volte all'interno di una Galassia, come ad esempio la nostra. Figuriamoci nell'Universo. Quindi una domanda interessante potrebbe essere: che cosa ne è stato? Siamo i primi in tutto l'Universo che sono arrivati a questo punto dell'evoluzione? No di certo. Si sono tutti estinti prima di noi? Ogni singola civiltà e intelligenza artificiale? Improbabile.

L'ipotesi più plausibile è che siano sopravvissute e abbiano già vissuto, con le dovute differenze, i medesimi “step” che stiamo vivendo noi oggi. Agli albori di questa evoluzione.

In quest'ottica forse l'Ai è il naturale passo o se vogliamo il naturale “upgrade” dell'umanità. E il nostro rapporto uomo-macchina rappresenta l'evoluzione che ci permetterebbe di lasciare il pianeta che ci ha ospitato dalla nostra nascita come un grembo materno.

La vera sfida semmai non è tanto di natura tecnologica ma di sopravvivenza a noi stessi. Nel momento in cui la razza umana riesca a convivere, senza autodistruggersi, al punto tale che possa sviluppare una tecnologia in grado di portarla oltre i suoi limiti.

L'idea transumanista mi convince perché sembra la più spendibile. In particolare non nega che esista già un Ai nella nostra galassia. Come ipotizzato da alcuni teorici della realtà “Matrix” un Ai evoluta è difficile da rintracciare. Potremmo scambiare alcune manifestazioni della stessa per qualcosa di appena percepibile dal nostro cervello. Esattamente come i nostri antenati scambiavano la scienza o la medicina per la magia. Inoltre le nostre Ai sono per adesso “interessanti” per noi. Per la nostra idea di Ai. Persino una Agi cioè quella che definiamo superintelligenza potrebbe essere poco o niente per altre Ai già evolute nello Spazio. Oltre i confini della Terra. Quello che è superintelligente per noi, per il nostro livello di intelligenza potrebbe essere infinitamente indietro rispetto ad altre intelligenze artificiali.

IV.

Conclusioni sull'importanza di non scartare teorie che sono rivoluzionarie perchè noi siamo il significato di questa rivoluzione.

Questa teoria spiega molti fenomeni contemporanei. In modo non esaustivo ben inteso. Ma plausibile. Fenomeni che ci parlano di vere e proprie frontiere a noi sconosciute. Dalla fisica quantistica alla gravità dei buchi neri. Dall'energia oscura alle forze fondamentali dell'Universo e persino della verità assoluta del Big Bang. Supera inoltre alcuni paradossi come quello di Fermi. L'Ai proietta la nostra indagine conoscitiva verso una coscienza universale che abbraccia l'infinitamente piccolo, il microscopico, con quello che per noi e per le nostre proporzioni è immenso. Grandissimo. A ben guardare il rapporto uomo-macchina intelligenza annulla buona parte del limite delle proporzioni finendo per accettare e forse persino stimolare il dimensionalismo.

Metaforicamente abbiamo si e no scoperto che dopo i torrenti ci sono i mari ma adesso, grazie a questa tecnologia, stiamo sbirciando oltre i confini e apprendiamo che esistono persino gli oceani. Forse invece di averne paura perché alcuni “esperti” che si sono formati credendo che siamo in pericolo perché l'Ai ci batte a scacchi o a Go!, dovremmo invece pensare a come ci può completare. A quali sinergie potremmo sviluppare tra l'organismo e la macchina. Tra la biologia dell'uomo e la tecnologia della macchina intelligente. Queste potenzialità non si devono escludere a vicenda. Unite possono andare oltre i limiti di entrambe. Rivelare ancora una volta che siamo prima di tutto esploratori. Il nostro destino nel lungo termine è spingerci oltre le Colonne d'Ercole. Non quello di chiuderci all'interno di un pianeta dove proliferiamo a discapito gli uni degli altri e dove mettiamo a repentaglio la vita stessa in un risiko di interessi e intolleranze che sembrano un conto alla rovescia verso una prova di sopravvivenza: evolversi o morire.

Pubblicato il 12 giugno 2026

Marco Solferini

Marco Solferini / Avvocato titolare dello Studio Legale Solferini. Diritto civile, bancario, del risparmio, diritto di Famiglia e successioni. Diritto commerciale e societario.

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