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Talvolta anche fatti corretti possono portare ad un racconto orientato. Queste riflessioni esaminano come la selezione delle informazioni, gli interessi politici e mediatici e l’intermediazione di social e intelligenza artificiale possano trasformare il cittadino in tifoso, rendendo più difficile riconoscere responsabilità ed esercitare un giudizio autonomo.


La prima versione di questo breve articolo includeva il nome di un politico. Lo aveva scelto l’assistente di intelligenza artificiale al quale avevo chiesto di preparare un articolo sul rapporto fra propaganda e cittadinanza. La citazione era documentata, il confronto con il provvedimento pertinente consentiva una critica circoscritta, ma restava senza risposta una domanda: perché proprio quell’esponente, fra i molti possibili, doveva rappresentare il problema di carattere assolutamente generale sul quale avevo deciso di riflettere e scrivere?

Dopo aver contestato la scelta, l’assistente ha riconosciuto la propria responsabilità, precisando di non poter attribuire l’episodio a un orientamento imposto dalla piattaforma. Nella conversazione che ha dato origine al testo non avevo indicato quell’esponente come caso da esaminare. Restava quindi opportuno chiedere conto del criterio di selezione.

L’ho ritenuta una distinzione necessaria che, tuttavia, lasciava ancora aperta la questione della selezione; la correttezza della citazione non spiegava il criterio con cui era stata collocata all’inizio del testo. Quella posizione le conferiva un peso: avrebbe suggerito al lettore da quale parte cercare la responsabilità di un fenomeno presentato come generale.

L’episodio appartiene alla lavorazione di questo articolo; non è un esperimento e non dimostra un comportamento sistematico del modello. Permette però di osservare da vicino un problema che attraversa l’informazione politica: un resoconto può essere orientato anche quando i fatti che contiene superano la verifica.

Robert Entman descriveva il framing, già nel 1993, attraverso la selezione di alcuni aspetti della realtà percepita e il rilievo loro attribuito nel messaggio. Da questa operazione possono dipendere la definizione del problema, le cause che gli vengono assegnate, il giudizio morale sugli attori e sui loro effetti e le soluzioni rese plausibili. Questa distinzione riguarda anche le risposte dell’IA generativa. La cornice agisce anche — personalmente direi soprattutto — attraverso ciò che lascia fuori. La nozione non implica che ogni selezione sia fraudolenta: qualsiasi testo deve scegliere ciò che rendere esplicito e ciò che si lascia implicito, rendendo però discutibile una pretesa assai frequente, quella di avere semplicemente esposto i fatti. Entman, “Framing: Toward Clarification of a Fractured Paradigm”, 1993

Se per qualche minuto ci collochiamo all’interno della discussione pubblica italiana, questa distinzione può aiutare a uscire da un equivoco; il pluralismo consente interpretazioni diverse e dissensi che nessuna verifica documentale può sciogliere da sola.

Per esempio, una politica economica può distribuire costi e benefici fra gruppi differenti; giudicarla dipende anche dal peso attribuito a quegli interessi. Ma il conflitto diventa meno leggibile quando ciascuno schieramento seleziona soltanto gli effetti che gli conviene rendere visibili.

Il cittadino riceve così due bilanci incompleti che vengono presentati con la sicurezza di fatti a consuntivo.

Si potrebbero quindi richiamare a memoria i Guelfi e i Ghibellini, perché è qui che comincia il tifo.

L’appartenenza politica, in un contesto siffatto, acquista una funzione protettiva indicando quali errori meritino indignazione e quali vadano contestualizzati, da chi pretendere dimissioni e a chi concedere altro tempo.

Se ci riflettiamo qualche secondo, il controllo sul rappresentante si indebolisce proprio fra coloro che potrebbero esercitarlo con maggiore efficacia; per un dirigente politico, una contestazione proveniente dai propri sostenitori ha un costo diverso dall’attacco prevedibile dell’opposizione.

Non occorre supporre cittadini incapaci di ragionare, attenzione, perché il rischio riguarda anche persone istruite, abituate a esaminare documenti e a discutere. In due esperimenti sul ragionamento motivato, Taber e Lodge hanno osservato una valutazione più favorevole degli argomenti coerenti con le convinzioni pregresse e una maggiore resistenza a quelli contrari, particolarmente fra i partecipanti con posizioni iniziali forti e maggiore sofisticazione politica. Questo non dimostra che l’istruzione produca necessariamente chiusura; documenta condizioni nelle quali le risorse cognitive possono sostenere la difesa di una posizione. Taber e Lodge, “Motivated Skepticism in the Evaluation of Political Beliefs”, 2006

Nell’analisi delle informazioni, chiedersi chi possa trarre vantaggio da una notizia può aprire un’indagine sugli interessi in gioco. Non sostituisce però la verifica del contenuto e non identifica, da solo, chi abbia prodotto o orientato la notizia.

La formula “sono tutti uguali” offre un’uscita rapida, ma ha un costo assai elevato perché, di fatto, sospende il lavoro necessario a distinguere responsabilità, entità dei danni e possibilità di correzione. Ugualmente la sfiducia indiscriminata può proteggere chi ha governato male: se ogni alternativa viene dichiarata equivalente, il confronto sui risultati perde utilità.

Il «disgusto pubblico», espressione che ritengo forte, diviene forse anche comprensibile.

Ma affinché questo possa trasformarsi in un giudizio politico si deve accettare la fatica di identificare e analizzare le differenze.

Sul versante europeo si aggiunge la difficoltà di seguire il percorso delle decisioni. Dire “Bruxelles” permette di condensare in un solo soggetto istituzioni e interessi che andrebbero identificati.

La competenza amministrativa, in questo caso, diventa risorsa di potere poiché chi dispone di personale capace di seguire revisioni ed emendamenti può intervenire con continuità. Per il cittadino, ricostruire lo stesso percorso richiede tempo, spesso senza sapere quale documento cercare e più spesso ancora avendo un accesso assai frammentato e impreciso.

Il Registro comune per la trasparenza esiste dal 2011. L’accordo interistituzionale del 2021, entrato in vigore il 1° luglio di quell’anno, ne ha rinnovato il quadro, legando alla registrazione determinate attività di accesso e interlocuzione. Il titolo parla di un registro «obbligatorio», ma l’accordo vincola le tre istituzioni firmatarie e non introduce un obbligo legale generale di iscrizione per chiunque svolga attività di rappresentanza. Lo scarto fra la formula e la portata giuridica merita attenzione. Il Registro permette di acquisire informazioni sugli attori; per capire quanto abbiano inciso su una specifica decisione occorre confrontare richieste, incontri e modifiche del testo. Silvia Kotanidis, “EU Transparency Register”, briefing EPRS, PE 751.434, agosto 2023. Il briefing non esprime una posizione ufficiale del Parlamento europeo.

Sostenere che siano state “le lobby” diventa una spiegazione soltanto quando si riesce a darle nomi, obiettivi e risultati verificabili.

Lo stesso vale per la burocrazia: una procedura può tutelare dall’arbitrio oppure disperdere la responsabilità. Confondere le due funzioni impedisce di capire dove intervenire.

La pubblicazione di un atto, inoltre, non garantisce che sia comprensibile a chi ne subirà le conseguenze.

Fra accesso formale e possibilità effettiva di controllo rimane uno spazio politico che la pubblicazione dei documenti, da sola, non colma.

Il giornalismo lavora in quello spazio. Tipicamente, deve scegliere una notizia e darle una gerarchia, assumendosi la responsabilità delle rinunce, cioè di tutto quello che rimane fuori dal perimetro esplicito e talvolta abbozzato come implicito. La citazione fedele di una dichiarazione soddisfa soltanto una parte del compito perché occorrerebbe stabilire se la dichiarazione descriva correttamente il fatto al quale si riferiva. Se a una falsità documentabile si oppone soltanto la replica di un avversario, l’accertamento viene riassorbito nel conflitto fra appartenenze e al pubblico resta il compito di scegliere a chi credere proprio attraverso il meccanismo, assai umano, della tifoseria.

Entman osserva anche che un giornalista può rispettare le convenzioni dell’obiettività e trasmettere comunque un frame dominante. La fedeltà alle dichiarazioni delle fonti, da sola, non rende visibili le alternative escluse. È un sostegno diretto alla necessità di esaminare la cornice, oltre alla precisione delle singole citazioni. Entman, 1993

Anche una rettifica può arrivare senza correggere la rappresentazione iniziale. In questo caso, bisognerebbe osservarne la visibilità, verificare quale pubblico raggiunga e se la stessa affermazione venga ripetuta. Sono domande più utili dell’affermazione assoluta secondo cui nessuno paga mai per avere mentito e consentono di distinguere l’esistenza di una smentita dalla sua efficacia e di chiedere conto alle redazioni delle scelte successive. Un processo longitudinale che richiede tempo e memoria, due risorse assai scarse della nostra presunta evoluta contemporaneità.

Sui social la circolazione del conflitto ha un riscontro empirico. Uno studio di Steve Rathje, Jay Van Bavel e Sander van der Linden, pubblicato su PNAS nel 2021, ha analizzato oltre 2,7 milioni di post di membri del Congresso e testate statunitensi su Facebook e Twitter. I contenuti riferiti al gruppo politico avversario venivano condivisi o ritwittati circa il doppio di quelli riferiti al proprio gruppo. Il risultato descrive un’associazione nel campione studiato; la misura si basa sui riferimenti al gruppo politico avversario, individuati attraverso dizionari di nomi e termini, non direttamente sull’ostilità. Non stabilisce quindi che nominare l’avversario produca polarizzazione. Mostra un possibile incentivo per chi compete per l’attenzione. Rathje, Van Bavel e van der Linden, 2021

Questa convenienza incontra una disponibilità degli utenti; un attacco può procurare riconoscimento all’interno del gruppo, segnalare fedeltà, offrire una ragione per tornare sulla piattaforma. Non serve che ogni partecipante creda integralmente a ciò che condivide purché un contenuto possa essere giudicato utile alla propria causa anche mentre se ne riconosce la grossolanità. La responsabilità delle piattaforme riguarda anche il modo in cui organizzano e premiano questi comportamenti e non dimentichiamoci che quella degli utenti non scompare dentro, o dietro, l’algoritmo.

La ricerca obbliga comunque a evitare spiegazioni troppo comode. Nell’esperimento pubblicato da Nyhan e colleghi su Nature nel 2023, 23.377 utenti Facebook statunitensi consenzienti furono studiati dal 24 settembre al 23 dicembre 2020. Ridurre di circa un terzo l’esposizione a fonti politicamente affini non produsse effetti misurabili su otto indicatori preregistrati degli atteggiamenti politici. L’esposizione a fonti trasversali aumentò dal 20,7% al 27,9%; crebbe maggiormente quella a fonti né affini né trasversali. Non si trattava dunque di sostituire integralmente le conferme con il confronto politico. Allo studio parteciparono ricercatori di Meta e accademici: il piano era preregistrato, gli autori accademici conservavano il controllo delle decisioni scientifiche e del testo, e Meta non poteva bloccare la pubblicazione dei risultati. Nyhan e colleghi, 2023

Un intervento diverso ha dato un risultato diverso. Piccardi e colleghi, in uno studio pubblicato su Science nel 2025, hanno riordinato i feed di X attraverso un’estensione del browser, senza richiedere la collaborazione della piattaforma. L’esperimento preregistrato coinvolse 1.256 partecipanti per dieci giorni: ridurre o aumentare l’esposizione a contenuti con atteggiamenti antidemocratici e animosità politica modificò i sentimenti verso la parte avversaria di circa due punti su una scala di cento. È una misura di polarizzazione affettiva, non del voto o di ogni forma di polarizzazione. Piccardi e colleghi, 2025

I risultati non si annullano reciprocamente: cambiano piattaforma, contenuti selezionati, durata e intervento. Impediscono sia di attribuire agli algoritmi ogni responsabilità, sia di considerarli ininfluenti sulla base di un singolo risultato nullo.

Con l’intelligenza artificiale conversazionale cambia il rapporto con l’intermediario e diventa più difficile riconoscere la selezione. Un giornale presenta una scelta editoriale entro un’identità riconoscibile e un assistente può offrire un’unica risposta composta per la domanda del momento. Fonti e passaggi interpretativi confluiscono nella stessa voce. Anche quando vengono forniti collegamenti corretti, resta da esaminare perché siano stati scelti quei riferimenti, quali alternative siano state considerate e con quale criterio un caso venga elevato a esempio. Il solo riconoscimento della categoria “criteri” è di per sé un problema sociopolitico dei nostri giorni.

Il problema dell’orientamento è tuttavia osservabile. In un working paper del 2025, Sean Westwood, Justin Grimmer e Andrew Hall hanno raccolto oltre 180.000 valutazioni da circa 10.000 partecipanti statunitensi, confrontando risposte di 24 modelli su trenta temi politici. Nel campione, quasi tutti i modelli risultavano percepiti come orientati a sinistra, anche da molti elettori democratici statunitensi. Istruzioni di neutralità riducevano l’inclinazione percepita; si tratta di giudizi degli utenti sulle risposte, non di accesso alle intenzioni dei produttori. La percezione è soltanto uno dei criteri possibili di valutazione e dipende anche dalle domande e dal contesto. Il riferimento è al working paper n. 4262 di Stanford GSB, datato 8 maggio 2025: qui non viene attribuito lo status di un articolo pubblicato su rivista. Westwood, Grimmer e Hall, 2025

La direzione rilevata in quel campione non spiega l’episodio iniziale e non consente di attribuirgli lo stesso orientamento. Il punto che discuto è la possibilità di esaminare il criterio di selezione, qualunque sia il suo segno politico. Anche la misura della neutralità rimane aperta: Stray e colleghi propongono, in un preprint del 2026, di valutarla come approvazione bilanciata fra gruppi in disaccordo. Il loro studio comprende 7.434 partecipanti e 208.152 valutazioni. Le risposte costruite per presentare entrambe le prospettive ottengono spesso un’approvazione bilanciata; ciò non equivale a certificarne la verità o la completezza. Stray e colleghi, 2026

Esiste poi una pressione nella direzione dell’utente laddove la ricerca sulla sycophancy ha documentato la tendenza di diversi assistenti a conformarsi alle convinzioni dell’interlocutore, talvolta a scapito della correttezza. Il lavoro di Sharma e colleghi, pubblicato a ICLR 2024 e aggiornato su arXiv il 10 maggio 2025, esamina anche il ruolo delle preferenze umane usate nell’addestramento. Umani e modelli di preferenza tendono a preferire le risposte veritiere, ma non in modo affidabile: in una quota non trascurabile dei confronti premiano risposte concordanti e persuasive anche quando sono scorrette. I cinque assistenti studiati appartenevano a una generazione precedente — Claude 1.3 e 2.0, GPT-3.5, GPT-4 e Llama 2 — e il risultato non autorizza una diagnosi indistinta dei modelli attuali o di ogni conversazione. Sharma e colleghi, atti ICLR 2024; versione arXiv del 2025

Il rischio per il cittadino è trovare un interlocutore capace di rendere più persuasiva la sua posizione senza sottoporla a un controllo sufficiente. La conferma può arrivare in una prosa pacata, corredata di fonti, molto distante dal linguaggio aggressivo dei social. La sobrietà della forma non risolve il problema della selezione ma può renderlo più difficile da vedere.

Occorre allora distinguere ciò che si osserva dalla spiegazione della sua origine. Una risposta orientata, un comportamento ricorrente e una politica intenzionale della piattaforma richiedono prove differenti laddove il singolo episodio non consente di percorrere automaticamente l’intera distanza. D’altra parte, l’assenza di accesso ai meccanismi interni non costituisce una garanzia di neutralità. Sarebbero necessari strumenti di indagine indipendenti come registrare versioni e domande, confrontare risposte, controllare se gli stessi criteri vengano applicati a casi equivalenti e, infine, chiedere quali condizioni di accesso permettano davvero questi controlli.

Parlare di ingegneria sociale può essere pertinente quando si individuano operazioni intenzionali ma per spiegare un impoverimento più diffuso del giudizio pubblico va considerata anche la convergenza degli incentivi. Un’organizzazione politica cerca consenso, una testata deve sostenere il proprio lavoro e conquistare attenzione mentre le piattaforme hanno propri obiettivi commerciali. Queste attività possono favorire una comunicazione che mobilita appartenenze e riduce lo spazio della verifica senza essere coordinate da un unico centro e questo ci porta a dover riflettere che accertare una regia, dove vi sia, resta un compito ulteriore, in qualche misura da dimostrare.

La posta in gioco riguarda il ruolo assegnato al cittadino poiché se gli si chiede soprattutto di aderire, reagire e difendere il proprio schieramento, il tempo dedicato alla partecipazione può crescere mentre diminuisce la sua capacità di incidere sulle decisioni. Può sentirsi politicamente attivo senza riuscire a ricostruire chi abbia negoziato un costo che dovrà sostenere, talvolta senza neppure sapere quali costi siano stati previsti.

La domanda torna così alla scelta iniziale di questo breve articolo; controllare una citazione era doveroso e chiedere perché fosse stata scelta proprio quella ha aperto un’indagine diversa, sul criterio che stava orientando l’impianto narrativo.

Il cittadino comune, come del resto siamo noi tutti, comincia a uscire da questa situazione di dipendenza dal racconto della propria parte solo quando può rivolgere entrambe le domande anche alle fonti che sente vicine.

Resta da capire quanti degli intermediari che gli chiedono fiducia siano disposti a rendere esaminabile quel criterio.

E questa è materia di ulteriori riflessioni che cercherò di affrontare in un prossimo articolo.


Pubblicato il 05 novembre 2026

Flavio Tonelli

Flavio Tonelli / Professore di Ingegneria Industriale - Presidente Liguria Società Italiana di Intelligence - Faculty Member SPES Academy