Go down

Se "senior" smette di significare responsabilità, esposizione, mestiere, non stiamo solo assumendo male: stiamo pensando peggio.


Non dovrei essere io a scriverne, perché sembra sempre una questione personale: un vecchio non dovrebbe parlare di seniority, come un grasso, sembra, non dovrebbe parlare di diete.

Lo so, ma mi capita spesso di vedere associare la parola 'senior' a qualche numero che non solo non è a due cifre (e va bene, passi per il digitale dove anche 5 anni possono essere molti), ma qui stiamo ben sotto il 5 e ci attestiamo sui 2/3.

Ora, in 2 anni in un ruolo puoi avere imparato moltissime cose… sempre se sei motivato e se il posto in cui sei è un posto serio.
Ma seniority…
Signora mia, dove andremo a finire?

Ecco un esempio (non isolato):

Offriamo un contratto a tempo indeterminato full time con un range di RAL previsto tra 26.000-28.000 €.

"RANGE".
Io non sono un ranger, ma questo è quello che in inglese si direbbe: a really nice derangement.

Forse stiamo solo vivendo la fase in cui le parole crescono più in fretta delle persone che dovrebbero descrivere. Succede sempre, quando un sistema accelera più del tempo necessario a diventare competenti.
Forse non è solo una questione di stipendi o di titoli. Forse stiamo vivendo quello che succede in molti campi quando le risorse aumentano e la qualità diventa più difficile da distinguere.

In questi passaggi, le funzioni HR (ma anche i manager e chi fa selezione) non dovrebbero difendere le etichette, ma ridare senso alle parole.
Perché se "senior" smette di significare responsabilità, esposizione, mestiere, allora non stiamo solo assumendo male: stiamo pensando peggio; e soprattutto seminando un futuro peggiore per le generazioni successive.


Pubblicato il 13 marzo 2026

Bernardo Lecci

Bernardo Lecci / Digital Transformation & Strategy Director, AI Advisor | Marketing Innovation, Change Management & Brand Evolution