Per anni una parte del discorso pubblico ha costruito la propria identità politica e mediatica contro tutto ciò che avesse il sapore della transizione ecologica.
Contro il Green Deal, contro Greta Thunberg, contro le auto elettriche, contro gli ambientalisti, contro qualunque tentativo di ridurre, almeno in parte, la dipendenza dai combustibili fossili.
Il repertorio era sempre lo stesso: fanatici, catastrofisti, ideologici. Come se chiedere un modello energetico meno fragile fosse una mania da anime belle, una fissazione da ragazzi con il cartello in mano, un lusso per società annoiate.
E invece il punto era esattamente quello che oggi torna davanti ai nostri occhi con la brutalità dei fatti: energia significa potere. Petrolio significa rotte, alleanze, ricatti, guerre, prezzi, trasporti, filiere produttive, stabilità economica.
Basta una crisi internazionale per far tremare tutto. Aerei, navi, merci, carburanti, materie prime, bollette, produzione industriale. Tutto ciò che sembrava normale, stabile, garantito, si rivela improvvisamente appeso a un equilibrio fragile.
La transizione ecologica, dunque, non riguardava soltanto gli alberi, le farfalle o gli orsi polari, come amavano ironizzare i soliti fenomeni da tastiera. Riguardava la sicurezza. L’autonomia. Il futuro.
Riguardava la possibilità di non restare eternamente mendicanti davanti al rubinetto del petrolio.
Il Green Deal non era un capriccio da ambientalisti con la borraccia in mano. Era, ed è, una strategia politica, economica e geopolitica. Una scelta di sopravvivenza in un mondo in cui chi controlla l’energia può condizionare interi Paesi.
Chi ha deriso per anni ogni tentativo di cambiare rotta oggi dovrebbe almeno avere il pudore di tacere. Perché mentre si rideva di Greta e degli ambientalisti, il mondo continuava a bruciare petrolio, guerre, dipendenze e ipocrisie.
E ora il conto arriva.
Sempre.
AngeliKaMente
Prostrata dai danni fatti non dagli ambientalisti, ma dalla propaganda di chi ha difeso fino all’ultimo il vecchio mondo: petrolio, rendite, guerre e padroni delle ferriere.