Se vi dovesse capitare di passeggiare a Trapani, lungo le Mura di Tramontana, con il vento salmastro che vi accarezza il viso e lo sguardo perso verso le Egadi, fermatevi un istante. Quella striscia di terra adagiata sul mare a forma di falce, oggi conosciuta come Trapani, potrebbe essere la vera Itaca.
Non è una suggestione da campanilisti, ma la teoria geniale, e scandalosa per l’epoca, che alla fine dell’Ottocento sconvolse la filologia classica britannica. A firmarla fu Samuel Butler, saggista ed eclettico intellettuale inglese, che dopo aver perlustrato a fondo le nostre coste, voleva convincere il mondo che l’Odissea, in realtà, non è ambientata tra le isole dello Ionio, ma tra le scogliere, le grotte e i profumi della provincia di Trapani e che l'autore dell'opera più famosa della storia non sarebbe mai stato il vecchio e cieco Omero, bensì una giovane, brillantissima donna vissuta tra le pendici di Erice e il mare di sotto.
In effetti, se si sostituisce la Grecia con il territorio trapanese, ogni singolo verso dell'Odissea sembra combaciare con esso con una precisione quasi magica.
L'Itaca descritta nel poema, dominata dall'imponente monte Nerito, altro non è che la nostra Trapani sovrastata dalla sagoma inconfondibile del Monte Erice. Basta affacciarsi dalle mura per riconoscere la nave che Poseidone trasformò in pietra per punire chi aveva riaccompagnato Ulisse a casa: è lo scoglio del Malconsiglio.
La misteriosa e disabitata "Isola delle Capre", dove Ulisse sbarca prima di imbattersi nel Ciclope, ha il profilo inconfondibile di Favignana. Persino l'antro di Polifemo trova casa proprio qui, nella Grotta del Polifemo a Pizzolungo. Chiunque sia nato, come me, in questi luoghi riconosce i luoghi dell’Odissea.
Ma la vera intuizione di Butler, quella che ancora oggi regala un brivido di orgoglio, riguarda chi quella storia l'ha messa su carta: l’Iliade è un poema di sangue, armi, fango ed ego maschile, l'Odissea è radicalmente diversa: parla di architettura domestica, di vestiti profumati, di panni lavati al fiume, di dinamiche familiari e, soprattutto, è popolata da figure femminili straordinarie, complesse, dominanti. Penelope, Circe, Calipso, Nausicaa.
Per Butler non ci sono dubbi: l'Odissea è stata scritta da una donna, una giovane nobildonna elima, colta e dallo spirito acuto, cresciuta nell'antica Erice. Un'autrice che avrebbe immortalato sé stessa nel personaggio della principessa Nausicaa, la ragazza che per prima accoglie il naufrago Ulisse sulla spiaggia.
La comunità accademica dell'epoca liquidò la tesi di Butler come una fantasia romantica, ma che la scienza accademica lo confermi o meno, poco importa. Guardare il tramonto da Pizzolungo o osservare il profilo delle Egadi sapendo che, tre millenni fa, qualcuno potrebbe aver guardato la stessa identica luce per inventare il viaggio più bello di tutti i tempi, restituisce alla mia città, Trapani, ciò che le spetta di diritto: non una semplice città di mare, ma una vera e propria culla del mito.
Il regista Christopher Nolan, per realizzare il film The Odissey, ha scelto proprio le scogliere e le cale dell'arcipelago delle Egadi, esattamente il punto dove Butler collocava lo sbarco di Ulisse prima della terra dei Ciclopi.
Sebbene per Hollywood l'ispirazione ufficiale rimanga il poema classico attribuito ad Omero, è affascinante notare una coincidenza straordinaria: Nolan, noto per la ricerca di scenari naturali maestosi senza abuso di effetti digitali, ha trovato nella costa trapanese e nel profilo delle Egadi quella luce e quell'imponenza che l'accademia cerca in Grecia, ma che la natura ha messo a Trapani.