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Un testo che compone un capitolo del libro "La geopolitica del denaro. Come il nuovo ordine mondiale sta cambiando mercati, potere e il destino dei nostri risparmi"
di Jonathan Figoli e pubblicato da Hoepli


Se prendiamo in considerazione il National Security-Strategy, presentato da Donald Trump verso la fine del 2025, possiamo evidenziare come in Europa abbia originato una reazione suddivisa tra profonda critica e adesione.

Per i critici ogni dichiarazione e intervento di Trump viene interpretato in termini negativi se non esecrabili. Diversi politici e opinionisti auspicano addirittura uno scontro esplicito tra UE e USA. Trump e il suo Staff  vanno condannati anche perché criticano aspramente l’Europa, si dissociano dal sostegno all’Ucraina e calpestano brutalmente il “diritto internazionale”.

Coloro che aderiscono alla politica di Trump lo ritengono, invece, un “difensore” dei valori tradizionali dell’Occidente e suggeriscono di utilizzare costruttivamente le critiche all’UE come stimolo al necessario cambiamento, ma comunque considerano gli USA a difesa dell’Occidente.

In realtà Trump si trova davanti alla catastrofica crisi debitoria del suo Paese, alla minaccia di sostituzione del dollaro tradizionale moneta egemonica, alla perdita del controllo mondiale tramite la contrapposizione sempre più pressante con la Cina. Da questo punto di vista si può provocatoriamente asserire che Trump è costretto ad assumere un ruolo simile a quello che cercò di assumere Gorbaciov, il quale tentava di salvare l’Unione Sovietica in disfacimento. Conseguentemente, occorre sfatare la leggenda che gli Stati Uniti, prima dell’Amministrazione Trump, fossero un affidabile alleato dell’UE, nonché rispettosi del diritto internazionale (in realtà mai rispettato da tutte le grandi potenze). Come ho cercato di dimostrare nel mio libro: Sopravvivrà l’Europa? La guerra occulta degli USA contro l’Europa, Mursia editore 2025, gli  USA hanno sempre interpretato il ruolo di nazione alla guida di stati vassalli progressivamente intrappolati da una globalizzazione, definita provocatoriamente “dollarizzazione”, basata sulla speculazione finanziaria e sull’indebitamento come arma geostrategica di condizionamento, supportata da un monopolistico e ipnotico dominio digitale.

La massa monetaria stimolata dalla dollarizzazione ha spinto l’abbandono degli investimenti in sviluppo economico per diffondere gli scambi di denaro con altro denaro: una finanza globale cresciuta su se stessa  accentrando sempre più la ricchezza virtuale e la disuguaglianza. Fino a quando potrà durare questa spirale artificiale e quanto saranno al sicuro i risparmi dei semplici risparmiatori?

L’UE ha potuto subire questa condizione di sudditanza in quanto è un sistema basato su una struttura elefantiaca priva di reali valori condivisi, degenerato nel tempo in una gigantesca aggregazione di lobbies, ong e istituzioni subdolamente condizionanti (come il World Economic Forum, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea, ecc.) o strumentalmente subordinate (come altre ong, fondazioni e varie organizzazioni abbondantemente finanziate per perseguire finalità ideologiche e interessi di parte), tutte asservite alla finanza speculativa e pronte a rispondere pedissequamente a enti sovranazionali o a pressioni di altre nazioni.

Nello scenario politico internazionale, che Trump si è trovato ad affrontare dopo la sua seconda elezione, l’UE è risultata non più funzionale alle esigente degli USA. Fino all’ultima amministrazione democratica di Biden gli interessi degli USA venivano descritti come sinergici con quelli dell’Europa e contrapposti a quelli della Russia, soprattutto da quando Putin aveva invaso l’Ucraina. Questa esaltata sintonia tra UE e USA ha cancellato la memoria che aveva visto Putin proporre, nel 2000, l’ingresso della Russia nella NATO. A questa disponibilità seguì, nei fatti, in netto ostacolo da parte degli USA, consapevoli dei vantaggi che la Russia avrebbe potuto fornire alla popolazione europea, in contrapposizione con gli interessi degli USA (si pensi alla vendita del gas USA attualmente fornito all’Europa a prezzi esorbitanti nei confronti di quelli a suo tempo praticati dalla Russia). Con l’avvento di Trump, l’accresciuta minaccia economica e militare della Cina ha fatto emergere l’opportunità di un riavvicinamento tra USA e Russia e la conseguente soluzione del conflitto in Ucraina, spiazzando la maggioranza delle nazioni europee allineate ai precedenti voleri di Biden. Il blocco europeo, con l’aggiunta della UK, tradizionalmente antirussa, non ha compreso (o non ha voluto comprendere) questo cambiamento di orizzonte che potrebbe favorire un compromesso in grado di raggiungere finalmente la pace e il lento riavvicinamento con la Russia.

Le principali nazioni dell’UE, indebolite dalla disfatta delle tradizionali industrie soggette ad una politica economica suicida e ad una spirale di inerzia politica, si sono orientate verso una complessa prospettiva di investimenti in economia bellica, resa necessaria dalla descrizione di una Russia militarmente in procinto di invadere il continente europeo, anche se impantanata in una guerra di posizione. In questo modo l’UE si oppone ad un possibile, anche se non ideale, accordo di pace perseguito pragmaticamente da Trump e in qualche modo accettato da un Zelensky indebolito da numerosi scandali. L’UE si incaponisce, tramite i cosiddetti “volonterosi”, nel continuare ad indebitarsi per proseguire lo sforzo di sostenere la continuazione della guerra in Ucraina.

Come chiarisce un ex lobbista, Frédéric Baldan nel suo libro – Ursula Gates. La Von der Leyen e il potere delle lobby a Bruxelles, Guerini e Associati, Milano 2025, l’UE è, di fatto, una centrale nella quale convive una pletora di lobbisti che svolgono il ruolo di “esperti” in continuo “revolving door”, cioè interscambio di ruoli tra ex parlamentari, funzionari e magistrati, in grado di plasmare le decisioni politiche ed economiche in direzioni non certo a vantaggio della popolazione europea: basti richiamare il piano di 800 miliardi per il riarmo e di 45 miliardi per far accettare gli accordi con il Mercosur, decisi come se fossero spese marginali.

L’UE è un’organizzazione farraginosa e pletorica, nella quale non tutte le nazioni hanno adottato l’euro, che comprende 705 deputati, un Consiglio composto da 27 capi di stato o di governo delle nazioni aderenti e presieduto da un presidente senza diritto di voto, una Commissione, organo esecutivo, con un presidente, 6 vicepresidenti e 20 commissari, che si è trasformata, nel tempo, in un comitato d’affari tutt’altro che democratico. Tra l’altro, Baldan documenta con dovizia di prove (tra cui gli sms a scomparsa…) gli scambi tra la presidente Ursula Von Der Leyen e il Ceo della Pfizer, Albert Bourla, durante le trattative che portarono al maxi-accordo sui vaccini contro il Covid-19 nel maggio 2021. Il costo fu di 71 miliardi di euro per 4,6 miliardi di dosi corrispondenti a cinque volte la quantità effettivamente utilizzata. Nel corso della trattativa aumentò la quantità richiesta, ma il prezzo unitario anziché diminuire lievitò…

Ritornando al ruolo che Trump è costretto a svolgere per “salvare” la sua nazione, va ricordato che il debito, stimolato dalla politica monetaria originata dagli U.S.A. e accumulato da tutte le nazioni del mondo (che sta  inquinando il capitalismo trasformandolo in “debitismo” perpetuo e ricattatorio), alla fine del 2025 ha raggiunto la strepitosa cifra di 346 mila miliardi di dollari. Come ci ricorda Marcello Foa nel suo ultimo libro – La società del ricatto e come difendersi, Guerini e Associati 2025, per gli Stati Uniti “sono stati necessari 221 anni per generare i primi 12 trilioni di dollari di debito, ma è bastato un quadriennio di Biden 2020 – 2024 per crearne altrettanto portando il totale a oltre 35 trilioni di dollari”.

Da questo punto di vista Trump sta cercando di riempire questo baratro monetario raccogliendo crediti di ogni tipo (tramite dazi, vendita a prezzi elevati di gas e petrolio, vendita di armi, ecc.) riscossi prevalentemente da una imbambolata Europa.

Quando un individuo o una nazione risultano sommersi dai debiti cercano di risolvere la situazione tramite due possibili alternative.  La prima consiste nel ricorrere a dissanguatori come gli strozzini, che per le nazioni rappresentano i sistemi di finanza speculativa i quali, facenti capo a istituzioni internazionali, impongono governi tecnici in grado di guidare ristrutturazioni più o meno selvagge (il Fondo Monetario Internazionale spesso si trasforma da prestatore di fondi per lo sviluppo delle nazioni a implacabile creditore che impone trasferimenti forzosi di ricchezza dai paesi bisognosi ai “soliti investitori”). La seconda consiste nel ricorrere alla corruzione di alto livello affidata, dagli USA, alle grandi società internazionali di consulenza, maestre nell’indebolire le imprese indipendenti e nel prosciugare la ricchezza dei governi nazionali diffondendo mode gestionali e manageriali. A ridurre l’economia mondiale nelle attuali condizioni hanno contribuito in maniera determinante, come segnalano Mariana Mazzucato e Rosie Collington nel loro libro: – Il grande imbroglio. Come le società di consulenza indeboliscono le imprese, infantilizzano i governi e distorcono l’economia, Laterza, Bari 2023, le multinazionali della consulenza, quasi tutte statunitensi (Mckinsey, BCG, Deloitte, KPMG, PWC, ecc.) che hanno diffuso l’ideologia dell’austerità fittizia, il modello neoliberista basato sulla massimizzazione del ritorno a breve termine incentrato sulla sfrenata attenzione al solo azionista/speculatore, distorcendo il ruolo degli stakeholder e inibendo gli investimenti sulla lungimirante costruzione della ricchezza futura. Le multinazionali della consulenza hanno focalizzato i loro interventi sulla esternalizzazione e la privatizzazione a tutti i costi dalle amministrazioni pubbliche, l’appalto di ogni genere di attività (si pensi all’esternalizzazione dei progetti di digitalizzazione spesso mal funzionanti), l’outsourcing predatorio, l’appropriazione delle competenze accumulate nel tempo dalle organizzazioni private e pubbliche, il supporto all’occultamento e alla fuga di capitali, l’imbroglio della consulenza climatica, la caccia dei falsi talenti riciclabili.

Anche con il contributo e il prevalere delle grandi società di consulenza si è diffusa la “società del ricatto”: un virus sociale ed economico subdolo che intacca sempre più le relazioni internazionali, la gestione politica ed economica all’interno delle nazioni, fino ad infiltrarsi nei mercati e nelle relazioni commerciali e professionali. La società del ricatto utilizza diffusamente dossieraggi, sia di informazioni veritiere che di informazioni ricostruite subdolamente, inibisce il riconoscimento del merito e fa sviluppare, in antitesi, il clientelismo, il sistema delle raccomandazioni e la conseguente cultura basata sulla corruzione che si espande e corrode anche il campo giudiziario. La cultura del ricatto diviene l’humus ideale per l’accettazione del malcostume in ogni ambito e in ogni luogo (si pensi all’Ucraina).

Le critiche sulla decadenza dell’Europa provenienti da Trump, Vance ecc., condivise o contese che siano, non accennano al forte contributo che a questa decadenza fornisce il capitalismo della sorveglianza prodotto e diffuso dagli USA, sfruttando i monopoli della digitalizzazione destinati a raccogliere i dati degli utenti per trasformarli in business e condizionamento sociale e politico.

La diffusione massiva della digitalizzazione e dell’IA ha migliorato l’efficienza in vari settori: industriali, scientifici, medici e militari, ma ha prodotto effetti devastanti in termini di dipendenza patologica che compromette la capacità di riflessione inficiando la professionalità degli adulti e riducendo drasticamente le capacità cognitive dei giovani, nei quali sta crescendo esponenzialmente l’ignoranza. Innumerevoli studi e ricerche paragonano questa dipendenza a gravi forme di tossicodipendenza. Molte nazioni stanno correndo tardivamente ai ripari riducendo drasticamente l’uso degli smartphone fino all’età adolescenziale. Ci si augura che non sia troppo tardi.


Pubblicato il 20 giugno 2026