1. Vero, falso: chi decide?
CAB: Oggi l’AI produce immagini perfette. Tutti parlano di verità, di falso, di autenticità… Se tutto può essere imitato, cosa resta dell’atto creativo?
PABLO PICASSO: (Sbuffa, infastidito, come se la domanda lo annoiasse profondamente)
Ah, eccoci di nuovo con questa storia del “vero” e del “falso”. Siete rimasti prigionieri dell’Ottocento senza accorgervene. L’immagine non è mai stata un dato di realtà. È una finzione necessaria, una menzogna che ci permette di intuire una parte di verità.
Un ritratto? Non somiglia mai alla modella. Somiglia al pittore, al suo desiderio e al suo modo di guardare il mondo in cui vive.
Questa AI che imitate tanto ha solo svelato la vostra ipocrisia, oggi non potete più fingere che l’immagine sia un dato certo, che rappresenti la realtà. La verità, se proprio volete chiamarla così, è un patto tra ciò che vediamo e ciò che scegliamo di credere. Un patto che avete sempre firmato senza leggerlo.
Io ho sempre dipinto ciò che accadeva dentro di me, non ciò che si trovava davanti ai miei occhi. E adesso vi stupite perché l’AI crea illusioni più credibili delle vostre verità? La responsabilità non è della macchina, ma del vostro modo di guardare il mondo, della fiducia ingenua che date a ciò che appare in superficie. L’AI non rappresenta una minaccia per l’arte, bensì mette in discussione la convinzione che la verità possa manifestarsi come un’immagine stabile e immutabile nel tempo.
2. Le allucinazioni dell’AI: errore o linguaggio?
CAB: Lei ha detto che “l’arte è una menzogna che ci permette di conoscere la verità”. Ma l’AI genera anche delle allucinazioni che alcuni sostengono siano una nuova forma di arte…
PABLO PICASSO: (Ride forte) Le chiamate “allucinazioni”, come se fossero un difetto. Ma sono forse la cosa più interessante che le vostre macchine riescono a produrre. Non perché siano intelligenti ma perché rivelano il vostro equivoco di fondo, pensate ancora che il senso venga dal mondo, non dal modo in cui lo guardiamo.
Nel digitale, l’errore non è un incidente, ma un’opportunità da cui vedete e capite come funziona la macchina, il suo modo goffo di imitare la vita. Io l’ho fatto per tutta la mia esistenza: rompere, spostare, scomporre la forma per far emergere ciò che non si vede. L’arte non nasce dalla riproduzione fedele, ma dalla scoperta di ciò che vediamo.
La vostra AI, invece, non sa nulla della struttura, del dolore della memoria, o dell’amore. Le loro allucinazioni sono gli incidenti che vi affascinano, perché vi obbligano a guardare voi stessi. Ricordatevelo, non è la macchina a creare il senso, siete sempre voi.
3. La delega diventa rinuncia
CAB: Oggi si “crea” scrivendo prompt. È ancora arte?
PABLO PICASSO: (Si alza, indicando il paesaggio che si vide da una finestra) Creare non è mai stato “produrre” qualcosa. Creare è prendere posizione nel caos, è dire: “questo è il mio punto di vista, sulla vita, sul mondo”.
Oggi, invece, non create, impartite solo istruzioni. Vi affidate alla speranza che la macchina trovi una forma che vi rappresenti davvero. Avete confuso il linguaggio con il pensiero. Il prompt parla, ma non comprende, e la macchina sceglie, ma senza sapere perché. Voi sperate che quella scelta vi rappresenti. Questo non è progresso, ma una lenta rinuncia alla creatività.
Io cercavo la forma nella resistenza della materia da cui nasceva l’opera. Perché è dalla frattura che nasce la verità, non dalla comodità. La vostra AI non resiste a niente, vi restituisce tutto, capisce niente. E quando non c’è resistenza, non c’è responsabilità. E chi crea senza responsabilità non è un artista ma un impiegato dell’estetica. L’arte nasce dalla necessità.
4. L’AI e la e morte dello stile
CAB: L’AI imita, mescola, ripete. Cambia stile all’istante. È un problema?
PABLO PICASSO: Mi chiede se l’AI ucciderà lo stile. Ma lo stile muore quando muore il conflitto nella vita.
Io sono cambiato quando è morto Casagemas. Sono cambiato con la guerra, con la perdita delle donne che ho amato, con la fame. Ogni volta che la vita mi ha colpito, la pittura è cambiata con me. L’arte si trasforma perché si trasforma l’essere umano, non perché arriva una nuova tecnologia.
La vostra AI non cambia davvero, restituisce solo l’inconscio della cultura, ma in forma automatica. È un archivio che si riorganizza da solo. Non ha desideri e non rischia nulla. Non è un soggetto che crea, è una funzione che ricombina. E voi la scambiate per creatività solo perché avete dimenticato che creare significa vivere nel conflitto.
Uno stile nasce quando qualcuno affronta un trauma, un limite, una resistenza. È la cicatrice della vita che diventa linguaggio. Se non c’è ferita, non c’è stile.
5. Arte, potere, propaganda
CAB: Oggi l’AI crea “prove”, “documenti”, “testimonianze”. Le immagini diventano strumenti anche della politica…
PABLO PICASSO: La propaganda non è nata con l’AI e non finirà con l’AI. Non è un problema delle macchine, ma dell’essere umano. Le macchine amplificano ciò che siete già: paura, rabbia, impotenza, solitudine.
Quando ho dipinto Guernica, non cercavo di riprodurre il massacro, mi sono rivolto contro un mondo che stava imparando ad accettarlo come normalità. Volevo una verità più dura del realismo, una verità capace di ferire lo sguardo, di costringere chi guarda a non voltarsi.
La vostra AI può generare un Guernica perfetto in dieci secondi, tutto impeccabile. Ma non può voler dire nulla. Un’immagine senza intenzione è un oggetto docile nelle mani di qualunque potere. Senza desiderio, senza un gesto umano, diventa materiale per propaganda, non per arte.
La verità non è ciò che l’immagine mostra, ma ciò che siete disposti a rischiare per difenderla. I colori e le forme non bastano, serve un prezzo da pagare, con coraggio serve fare una scelta. E voi, oggi, rischiate pochissimo. Preferite lasciare che una macchina vi racconti il mondo, invece di affrontarlo, invece di guardarlo negli occhi.
Breve Biografia
Pablo Picasso (1881–1973) è stato un pittore e scultore spagnolo, tra i più influenti del XX secolo. Nato a Málaga e attivo tra Spagna e Francia, è stato il fondatore del cubismo insieme a Georges Braque e autore di alcuni dei capolavori più radicali della modernità, come Les Demoiselles d’Avignon (1907) e Guernica (1937). Artista instancabile e poliedrico, attraversò innumerevoli linguaggi, dal periodo Blu e Rosa alla stagione cubista, dal neoclassicismo alle metamorfosi tarde, lasciando un corpus di oltre 13.000 opere. La sua ricerca ha ridefinito il rapporto tra forma, verità e rappresentazione, trasformando Picasso in una delle voci artistiche e morali più potenti del Novecento.
IIP nasce da una curiosità: cosa direbbero oggi i grandi pensatori del passato di fronte alle sfide dell’intelligenza artificiale? L’idea è di intervistarli come in un esercizio critico, un atto di memoria e, insieme, un esperimento di immaginazione.
Ho scelto autori e intellettuali scomparsi, di cui ho letto e studiato alcune opere, caricando i testi in PDF su NotebookLM. Da queste fonti ho elaborato una scaletta di domande su temi generali legati all’AI, confrontandole con i concetti e le intuizioni presenti nei loro scritti. Con l’aiuto di GPT ho poi generato un testo che immagina le loro risposte, rispettandone stile, citazioni e logica argomentativa.
L’obiettivo è riattivare il pensiero di questi autori, farli dialogare con il presente e mostrare come le loro categorie possano ancora sollecitarci. Non per ripetere il passato, ma per scoprire nuove domande e prospettive, utili alla nostra ricerca di sen