Intervista ImPossibile a Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (IIP #29)

Montaggio e AI, il senso del racconto visivo Se il montaggio costruisce senso attraverso il conflitto, diventa necessario chiedersi cosa succede quando questo processo viene affidato a macchine che apprendono da archivi di immagini e comportamenti umani. Ėjzenštejn ha pensato il montaggio come un dispositivo di conoscenza, il significato prende forma nella relazione tra le immagini, nella tensione che si genera quando entrano in collisione; da ciò emergono le emozioni.

Il bosco di plastica del linguaggio

Nel suo ultimo racconto Mille pagine, Gianluca Piattelli ci conduce in un bosco apparentemente naturale che nasconde, dietro l’illusione della vita, un mondo artificiale di plastica. Attraverso la storia di uno scrittore ingannato da un manoscritto generato dall’AI, il racconto mette in luce i dilemmi e i pericoli dell’intelligenza artificiale: la facilità con cui ci può ingannare, il rischio di confondere creatività e simulazione, e le conseguenze delle nostre ingenuità nel giudicare ciò che è artificiale. In his latest story Mille pagine, Gianluca Piattelli leads us into a seemingly natural forest that conceals, behind the illusion of life, an artificial, lifeless world of plastic. Through the story of a writer deceived by a manuscript generated by AI, the tale highlights the dilemmas and dangers of artificial intelligence: the ease with which it can mislead us, the risk of confusing creativity with simulation, and the consequences of our own naïveté in judging what is artificial.

La religione della produttività

Qualsiasi innovazione tecnologica introdotta nel sistema produttivo, un sistema che, aldilà delle futilità ben confenzionate come ESG e responsabilità sociale, nel concreto non dimostra nessuna etica, nessuna consapevolezza delle conseguenze sociali e ambientali delle proprie scelte, andrà sempre più a discapito del lavoro umano. In un sistema in cui tutto è sacrificato sull’altare delle produttività per permettere a sempre più pochi di guadagnare sempre di più, il contributo dell’uomo sarà sempre più limitato e marginale.

Quando Kafka Scrisse il Nostro Futuro Digitale

C’è una sensazione che conosco bene, e che probabilmente anche tu hai vissuto almeno una volta: quella di essere escluso, bloccato, rifiutato da un sistema digitale senza ricevere alcuna spiegazione comprensibile. Il tuo account sospeso senza preavviso, la tua richiesta di credito negata con un messaggio automatico, la tua visibilità sui social media che crolla misteriosamente. Cerchi un motivo, cerchi un responsabile, cerchi semplicemente qualcuno con cui parlare, ma trovi soltanto un labirinto di FAQ, chatbot e risposte preconfezionate che si rimandano l’una con l’altra in un ciclo apparentemente infinito.

Chi governa l’attenzione? (POV #29)

Jonathan Crary vs Tristan Harris: Se il potere si costruisce oggi attraverso la progettazione dei comportamenti, quale spazio resta per una soggettività politica autonoma? Chi decide cosa entra nel nostro campo visivo riguarda oggi le infrastrutture che organizzano la circolazione delle immagini. I contenuti passano attraverso sistemi che classificano e stabiliscono in anticipo cosa può emergere come rilevante e cosa resta fuori campo. Anche il tempo davanti agli schermi viene progettato. I ritmi dell’attenzione, la sequenza degli stimoli, la possibilità di interrompere sono modulati da interfacce che costruiscono un flusso continuo. La scelta individuale rimane, ma si esercita dentro un ambiente già orientato.

Vendersi l'AnIma

La vera catastrofe è che l'AI porterà via l'essenza di ciò che ci rende umani e che ci siamo costruiti nel tempo. In primis la memoria e il pensiero. Il pensiero umano ha infatti varie componenti. Esiste quello analitico, quello narrativo, quello simbolico e così via. Lo stesso dicasi del linguaggio, peraltro strettamente collegato al pensiero. Allenare solo una tipologia di pensiero e praticare un solo tipo di linguaggio, ovvero, in entrambi i casi, quello che chiamerei digitale  derivante dall'interazione costante con questo tipo di tecnologia, non farà altro che portare ad un impoverimento cognitivo. Lo sta già facendo. Tutto questo lo vedo come vendersi l'anima, cosa peraltro non nuova nella storia dell'umanita'. Solo che stavolta e' diverso, perche' stiamo parlando di arrivare a paralizzare il pensiero e l'immaginazione.

Quando l’AI diventa un terapeuta: limiti, rischi e illusioni

Sempre più persone usano l’intelligenza artificiale per sfogarsi, chiedere consigli, sentirsi ascoltate. Ma cosa succede quando questo supporto diventa una presenza stabile nelle nostre dinamiche emotive? Tra opportunità reali e rischi emergenti, l’articolo esplora i limiti dell’AI nel campo della salute mentale e il ruolo che scegliamo di darle nelle nostre vite.

Ritorno al futuro… con l'AI

E se il prossimo sistema operativo non fosse più uno strumento, ma un interlocutore? L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui interagiamo con la tecnologia, spostando il focus dalle azioni agli obiettivi. Un cambiamento progressivo, quasi invisibile, che riduce la frizione ma ridefinisce anche il nostro ruolo nel processo decisionale. Perché semplificare non significa solo fare prima. Significa anche vedere meno.

Intervista ImPossibile a Norbert Wiener (IIP #28)

Cibernetica e macchine autonome La cibernetica come chiave per comprendere l’intelligenza artificiale: informazione, feedback, previsione e responsabilità nel rapporto tra esseri umani e macchine è una griglia di lettura che permette di conoscere i sistemi contemporanei. Ciò che chiamiamo intelligenza artificiale non è altro che una forma avanzata di organizzazione dell’informazione, capace di apprendere da flussi di dati e di adattarsi attraverso cicli di retroazione sempre più complessi. In questo senso, le cosiddette macchine autonome non sono autonome in senso forte, ma sistemi che operano entro architetture di controllo distribuite in cui la decisione emerge da processi statistici e non da intenzioni.

Trovare lavoro ai tempi dell’Intelligenza Artificiale

Oggi cercare lavoro non significa più inviare un CV. Significa essere valutati da algoritmi e osservati attraverso la propria identità digitale. Tra sistemi di screening automatizzati e tracce lasciate online, la selezione cambia forma: non riguarda più solo ciò che dichiariamo, ma ciò che emerge nel tempo. Un’analisi tra aspetti pratici ed etici su come AI e social stanno trasformando il modo in cui veniamo scelti.

Letteratura e intelligenza artificiale

Colui che maneggia oggetti letterari è coinvolto in una situazione di provocazione linguistica. Irretito, irrigato, immerso in una trama di orbite verbali, sollecitato da segnali, formule, invocazioni, puri suoni ansiosi di una collocazione, abbagliato e ustionato da fulminei, erratici percorsi di parole, voyeur e cerimoniere, egli è chiamato a dar testimonianza sul linguaggio che gli compete, che lo ha scelto, l’unico in cui gli sia tollerabile esistere; unica condizione stabile e reale, sebbene affatto irreale e impermanente; unica esistenza, anzi, riconoscendosi lo scrittore nient’altro che un’arguzia del linguaggio stesso, una sua invenzione, forse i suoi genitali ectoplastici. [...] Con il linguaggio, definitivo e illusorio, instabile ed aggressivo, deve costruire un oggetto la cui compatta, dura perfezione chiuda una dinamica ambiguità. [...] Egli ha l’oscura sensazione che quell’ambiguo essere che egli ha dato alla luce con la calliditas corporale e l’eroica nescienza delle madri, venga stuprato da ogni volontà di capire quel che vuol dire. E sebbene sappia di averlo destinato allo stupro fin dall’inizio, il pensiero che si voglia spiegare 'che cosa vuol dire' lo riempie di istintivo orrore. Giorgio Manganelli

Distruggete queste IA e fatele sparire per sempre assieme a chi le ha fatte?

Dai telai del 1811 ai modelli linguistici del 2024: il conflitto non è mai stato con la tecnologia, ma con ciò che erode del nostro modo di pensare. L’AI non prende decisioni al posto nostro: modella il terreno cognitivo su cui le prendiamo. Una riflessione sulla colonizzazione silenziosa del linguaggio, sul pensiero che si adatta al frame della macchina, e su ciò che rischiamo di perdere mentre tutto diventa più efficiente, più scalabile, meno umano.

AI, capitalismo e futuro della democrazia (POV #28)

Aaron Bastani vs Marc Andreessen: l’AI come bene comune o come motore del mercato? Se l’AI e l’automazione stanno ridefinendo la produzione di ricchezza, chi dovrebbe controllare queste tecnologie? L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una rivoluzione tecnologica. Più raramente viene analizzata come una trasformazione politica ed economica. Chi possiede le infrastrutture dell’automazione? Chi beneficia della produttività generata da algoritmi, robotica e sistemi di calcolo sempre più potenti? La promessa dell’AI è quella di ridurre il lavoro necessario per produrre beni e servizi. Ma questa promessa apre una questione più radicale: se le macchine producono ricchezza, che cosa accade alla distribuzione di quella ricchezza? In questo nuovo articolo di POV prendo in esame due visioni divergenti nel dibattito contemporaneo. Da una parte Aaron Bastani, teorico del cosiddetto “comunismo di lusso completamente automatizzato”, secondo cui le tecnologie avanzate potrebbero consentire una società post-capitalista fondata sull’abbondanza e sulla proprietà pubblica delle infrastrutture produttive. Dall’altra Marc Andreessen, imprenditore e investitore della Silicon Valley, autore del celebre saggio secondo cui “il software sta divorando il mondo” e sostenitore di un techno-ottimismo radicale in cui l’innovazione guidata dal mercato rappresenta il principale motore di progresso. Due diagnosi diverse sul presente, due immaginari opposti sul modello di società che vogliamo costruire.

SÌ o NO: stiamo scegliendo davvero?

Quando esprimiamo un SÌ o un NO, pensiamo di compiere una scelta autonoma. Ma oggi quell’atto nasce sempre più all’interno di un contesto informativo modellato dall’intelligenza artificiale. Qui provo a vedere come gli algoritmi non influenzino solo i contenuti, ma il modo stesso in cui le opinioni prendono forma.