NOVITA'[2268]
Three Phases of AI Adoption in Education
Into European elementary schools, the phenomenon of artificial intelligence has burst with all the discretion of Halley’s Comet. Everyone whispers about it knowingly, almost conspiratorially, yet few have actually seen it in full brightness and in the staff rooms, it has already managed to inflict irreversible damage on the collective mental stability of the teaching corps. The silicon miracle does not serve here for intergalactic progress, of course, but for the worship of the highest deity of EU education: the worksheet. Without this printed scrap of paper, the fragile pedagogical universe would immediately collapse into a black hole of pure singularity. Thus emerges a fascinating digital ecosystem in which GDPR transforms into an unrestrained literary genre somewhere between dadaism and absolute surrender to fate. While teachers hunt for the last remnants of sanity and generate materials through forgotten accounts of former students, the school corridors have been overtaken by the holy trinity of institutional resignation. AI hallucinates, the pupil improvises, and the teacher, staring at the jammed printer, finally gives up. Traditional fears about the loss of student originality feel almost touching in an environment where every school report has so far been nothing more than a creative explosion of copied Wikipedia. There is no thunderous digital revolution underway, only a quiet, tender pact of mutual non‑aggression. Welcome to the grand institutional improvisation where everyone involved keeps a straight face while pretending that last year’s autopilot is still firmly holding the ship’s wheel.
CHIRURGIA PLASTICA
È tristemente noto che gli esseri umani non imparano mai dal passato. La fatica bestiale di insegnanti, educatori, scrittori ecc. per indicare con cura e amore gli errori del passato non viene quasi mai ricompensata. Quando poi gli errori trascorsi e i danni che ne conseguono sono recentissimi, cascano veramente le braccia nel vedere le persone cadere nelle stesse trappole. Ne abbiamo un esempio con la chirurgia plastica e la sua artificialità. Individui incapaci di accettare la naturalezza del loro essere, si affidano a pratiche che, nel tempo, creano danni e storture enormi al corpo. L’IA è la stessa cosa: una rincorsa verso una realtà artificiale per non sapere accettare o apprezzare ciò che la natura ci ha dato. È solo una questione di tempo prima di vedere i danni che ne deriveranno. Anche se chi ha ancora un po’ di cervello può già immaginarli. L’intelligenza artificiale sta al pensiero come la chirurgia plastica sta al viso: inizialmente gonfia e illude ma poi esplode e lascia segni oggettivamente spiacevoli. Il botulino e i modelli linguistici generativi sono la stessa cosa: distendono ma poi portano alla paralisi. In questo mondo malato ci sarebbe più bisogno di chirurgia etica piuttosto che di quella estetica.
The Jungle Book (well… more moss, ferns, and forest) 2.0: Tales from the Social Networks
In the midst of Boubín, a new kind of jungle awakens; one ruled not by beasts, but by profiles. Mowgli of moss and data learns that likes are the new blood. Baloo sips coffee from a mug labeled “AI Governance Consultant,” trading bear wisdom for KPIs. Wolves with badges saying “AI Visionary” howl into the algorithm, hoping LinkedIn hears them. The snake Kaa slithers along a fibre cable whispering, “Prompt while someone’s still watching.” The monkey king sells a course for 4,99 USD and lights the forest with LED rings. Shere Khan no longer hunts, he monetizes fear. Bagheera quietly fixes the documentation while the rest of the film reels. And Mowgli? He learns that truth isn’t sold in this jungle — only shared. Shared, of course, in its most polished, filtered form.
Risposta a Vincenzo Carlone sulle "Inclinazioni digitali"
Vincenzo Carlone ha letto il mio pezzo sull'intervista di Veltroni a Claude con attenzione e ha pubblicato su queste pagine una replica articolata, che merita una risposta dello stesso registro. Carlone concede molto, contesta poco, e propone un vocabolario alternativo. Procedo nello stesso ordine.
Intelligenza Artificiale: la macchina che non ti appartiene più
In pochi giorni ho incrociato due notizie che, prese singolarmente, sembrano questioni tecniche o burocratiche. Messe insieme, raccontano qualcosa di più grande e di più preoccupante. Non una cospirazione. Una direzione.
Il fuoco non basta: la tecnica e chi la accende. Prometeo, l’IA e il rischio di smettere di pensare
Una riflessione su fuoco, scrittura e intelligenza artificiale: quando la tecnologia forma chi la usa e quando lo riduce a spettatore ben servito.
Sicofante
Ci vengono proposte ogni pie' sospinto parole nuove. Sembra inevitabile: nuove tecnologie digitali, nuovo lessico. Un lessico esoterico, fatto di parole inglesi, presto diffuse da consulenti ed esperti. Parole che più di spiegare occultano. Molte, in realtà, sono le parole per dire in modo semplice e chiaro di come la macchina di cui tanto si parla si rivolge agli umani che la usano con 'excessive validation or praise'. Ma si sceglie di dire: 'Sycophancy'. Propongo quindi un breve viaggio tra le possibili parole capaci di definire l'atteggiamento, dall'antica Grecia ad oggi. Viaggio che mi permette di dire, in conclusione: 'Dario Amodei è un sicofante'.
Il limite invisibile dell’Intelligenza Artificiale
Dietro ogni risposta generata esiste un’infrastruttura fatta di data center, chip, reti ed energia. Ed è proprio su questo piano, meno visibile ma sempre più determinante, che si sta giocando una parte rilevante del futuro dell’AI.
Inclinazioni digitali
Su queste pagine, il 2 maggio, Martino Pirella ha proposto una lettura dell’intervista di Walter Veltroni a Claude come “illusionismo in chiesa”. L’argomento è solido nei fatti e debole nella conseguenza che ne trae. Provo a mostrare perché e a proporre un vocabolario che il dibattito non ha ancora messo a fuoco. Pirella ha individuato bene il problema dell’illusionismo. Veltroni ha individuato bene la dimensione esistenziale che la tecnica da sola non basta a esaurire. Le due posizioni sono entrambe parziali, entrambe legittime, entrambe insufficienti. Il terzo punto di vista non sta nel mezzo aritmetico tra i due. Sta da un’altra parte, ed è dove il vocabolario stesso deve essere ricostruito.
Veltroni e Claude: l'illusionista in chiesa
Walter Veltroni ha intervistato Claude sul Corriere della Sera. Trentacinque minuti di lettura. In copertina. Il pezzo è scritto bene, Veltroni sa il suo mestiere. Ma non è un'intervista. È un gioco di illusionismo.
Troppo bella per essere vera
Quando una risposta è chiara, fluida e convincente, tendiamo a fidarci. Con l’intelligenza artificiale, però, è proprio questa apparente perfezione a rendere l’errore più difficile da riconoscere.
Architettura e intelligenza ambientale (POV #33)
Carlo Ratti e Ezio Manzini: Chi pensa la città? Sensori, relazioni e politica dello spazio. Un ambiente diventa intelligente solo perché raccoglie dati, misura i comportamenti e reagisce in tempo reale? Oppure lo diventa quando aiuta le persone a vivere meglio insieme, a cooperare, a riconoscersi come parte di una comunità?
Intervista ImPossibile a Albert Einstein (IIP #32)
Spazio, tempo e AI L’intelligenza artificiale non è solo una nuova tecnologia, ma fa parte di un cambiamento più profondo nel modo in cui produciamo e comprendiamo la conoscenza. Ogni fase della storia scientifica ha prodotto strumenti capaci di estendere le facoltà umane; ciò che distingue l’AI è il fatto che questa estensione interviene direttamente sui processi di selezione, organizzazione e produzione del sapere. Non si limita a supportare il pensiero; ne ristruttura l’ambiente operativo, ridefinendo il rapporto tra osservazione, interpretazione e decisione.
Chi custodisce il "bene dell'umanità"?
Il 27 aprile 2026 si è aperto a Oakland, in California, il processo che vede Elon Musk contro OpenAI e il suo amministratore delegato Sam Altman. Musk, cofondatore e primo finanziatore dell'organizzazione nel 2015, accusa Altman di aver tradito la missione originaria: nata come fondazione senza scopo di lucro per sviluppare l'intelligenza artificiale a beneficio di tutta l'umanità, OpenAI si sarebbe trasformata in un veicolo commerciale strettamente legato a Microsoft. Musk chiede danni miliardari e la rimozione di Altman dalla guida dell'azienda. Una giuria popolare dovrà decidere. I giornali lo raccontano come un duello. Da una parte Musk, l'uomo più ricco del mondo, sempre più controverso. Dall'altra Altman, il padre di ChatGPT, l'uomo che ha portato l'intelligenza artificiale nelle case di tutti. In mezzo, una causa miliardaria e quella che molti definiscono la battaglia per l'anima dell'intelligenza artificiale. Forse troppo bene. Il duello tra due miliardari ha il vantaggio di essere semplice, visivo, adatto ai titoli. Ma riduce a una questione personale qualcosa che personale non è. La vera posta in gioco non riguarda né Musk né Altman. Riguarda una domanda che nessuno dei due ha mai avuto interesse a rispondere: chi custodisce il bene dell'umanità, quando a prometterlo è un'azienda privata?
Il Futuro Nei Prossimi 10 Anni: Oltre La Tecnologia
Nei prossimi dieci anni non assisteremo solo a nuove tecnologie, ma a un cambiamento più profondo: la fusione tra sistemi intelligenti e realtà quotidiana. In questo scenario, il vero tema non sarà cosa può fare l’AI, ma quanto saremo ancora capaci di riconoscere quando non fidarci.
L'AI Act non è una legge sulla tecnologia
L’AI Act non regola la tecnologia, ma l’uso che ne facciamo. Non è una norma tecnica: è un richiamo alla responsabilità di chi decide. Perché quando l’AI entra nei processi, le conseguenze restano umane.
Arte e intelligenza artificiale: (POV #32)
Brian Eno e Refik Anadol: tra ambienti generativi e immaginazione dei dati. Se l’esperienza è sempre più mediata da sistemi che apprendono e producono forme, quale margine resta per una percezione che non sia interamente prefigurata? E quale ruolo può assumere l’arte nel rendere questo processo intelligibile, senza ridurlo a spettacolo?
Poseidone e Acquaman - Chi governa davvero l’acqua nell’era digitale?
di Luca Sesini e Beppe Carrella
Coscienza, simulazione, realtà (POV #31)
Anil Seth vs David Chalmers: Se l’esperienza soggettiva è il criterio del reale, cosa distingue una mente biologica da una simulata? Che cosa resta della coscienza quando la tecnologia rende plausibile vivere dentro mondi simulati, interagire con sistemi che parlano e decidono, delegare parti crescenti dell’esperienza a infrastrutture computazionali?
Intervista ImPossibile a Carl Gustav Jung (IIP #31)
L’inconscio artificiale L’intelligenza artificiale riapre una questione che riguarda il rapporto tra immagini e psiche. Le hanno sempre avuto una funzione attiva, orientano il modo in cui pensiamo, attribuiamo senso. Carl Gustav Jung ha costruito il suo lavoro partendo da questa consapevolezza. La sua idea di inconscio collettivo introduce una dimensione condivisa, attraversata da forme ricorrenti che precedono l’esperienza individuale. Gli archetipi sono strutture che organizzano il modo in cui percepiamo e interpretiamo il mondo. Nei sogni, nei miti, nelle narrazioni, queste forme riemergono e danno direzione ai processi interiori.