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La storia non è sempre un racconto scritto dai vincitori.

Durante le Crociate (XI-XIII secolo), molti cronisti musulmani documentarono in tempo reale gli eventi e i costumi dei "Franchi".

Tra le testimonianze più significative spicca il Kitāb al-iʿtibār del diplomatico siriano Usāma ibn Munqidh. Pur partendo da un forte pregiudizio religioso e culturale , l'autore dimostrò una profonda conoscenza degli invasori, riscontrabile nell'analisi antropologica delle loro bizzarre e brutali usanze.

Emblematico è il macabro resoconto del medico Thabit, che evidenzia lo spaventoso divario scientifico tra le due civiltà : a fronte di una raffinata ed empirica medicina orientale, i crociati rispondevano con superstizione, amputazioni sommarie ed esorcismi letali.

L'articolo conclude che il rifiuto occidentale di aprirsi a tali conoscenze e la tendenza a liquidare come demoniaco il sapere non dogmatico posero le basi per le successive persecuzioni e i roghi delle guaritrici tradizionali, marchiate come "streghe".


Tra l'XI e il XIII secolo, la Chiesa Cattolica promosse numerose campagne militari nel Vicino Oriente. Queste guerre, passate alla storia come “Crociate”, furono intraprese per un ventaglio di ragioni: dalla soppressione del paganesimo al più pragmatico perseguimento di vantaggi economici e territoriali. Tuttavia, l'enorme dispiegamento di forze profuso per quasi due secoli nel tentativo di riconquistare la “Terra Santa” si risolse quasi sempre in un fallimento.

Le cronache e i documenti dell’epoca testimoniano inoltre come molti crociati si macchiarono di violenze inaudite, spingendosi in alcuni casi fino al cannibalismo. A questo proposito, resta emblematica la testimonianza diretta dell'erudito al-Jazarī (1160–1233). Nel suo saggio storico Taʾrīkh al-dawlat al-atabakiyya fī Mawṣil – considerato ancora oggi una delle fonti più autorevoli del periodo – l'autore racconta il drammatico assedio della città siriana di Maarrat:

«[i crociati] rimansti senza cibo, cucinarono in acqua calda i prigionieri adulti e allo spiedo i loro bambini».

Durante l’epopea delle Crociate, di fatto, una fitta schiera di scrittori e cronisti musulmani documentò gli eventi in tempo reale, annotando minuziosamente le proprie esperienze dirette anche sulle abitudini ed il sapere dei “Franchi”, termine con cui il mondo islamico dell'epoca identificava globalmente gli invasori occidentali. Grazie a questo lavoro di registrazione, è sopravvissuta fino ai giorni nostri un'ampia e dettagliata letteratura. Tra i testi più interessanti spicca senza dubbio il Kitāb al-iʿtibār (Il Libro della Riflessione) , un saggio autobiografico scritto dal diplomatico siriano Usāma ibn Munqidh (1095-1188). Quest'opera rappresenta una preziosa miniera di informazioni sulla cultura dei “Franchi". L'autore apre la sua trattazione con un incipit emblematico, fortemente influenzato dal contesto storico e religioso del tempo:

«Misteriose sono le opere del Creatore, l'autore di tutte le cose! Quando si viene a raccontare fatti riguardanti i Franchi, non si può non glorificare Allah poiché come gli animali essi hanno solo le virtù della forza e del carico. Ora darò alcuni esempi delle loro azioni e della loro curiosa mentalità».

Nonostante questo esordio sprezzante, il capitolo intitolato “Apprezzamenti sul carattere di alcuni Franchi” rivela che il diplomatico siriano ebbe in realtà frequenti e stretti contatti con gli occidentali, dimostrando una conoscenza approfondita delle loro origini e dei loro costumi. Usāma ibn Munqidh si dimostra persino capace di distinguere le diverse nazionalità che componevano l'esercito crociato, annotando che:

«tutti coloro che provengono dalle terre fredde dei Franchi hanno un carattere più rude di quelli che si sono acclimatati e che hanno avuto anche una lunga frequentazione con i musulmani».

A conferma dell'assoluta affidabilità della sua testimonianza, i resoconti delle operazioni militari sono dettagliati e trovano riscontro in altri documenti storici coevi. Eppure, come da lui stesso preannunciato, non mancano descrizioni di usanze dei “Franchi” giudicate bizzarre, se non del tutto brutali.  Ibn Munqidh riserva un'attenzione quasi antropologica alle spaventose pratiche mediche dei Franchi, raccogliendo aneddoti agghiaccianti. Tra questi, spicca la testimonianza di un medico cristiano-siriano di nome Thabit:

«Il Signore della cittadina di al-Munaytirah scrisse a mio zio chiedendogli di mandare un medico a curare alcuni malati tra la sua gente. Mio zio gli mandò un bravo medico di nome Thabit. Dopo soli dieci giorni Thabit fece ritorno e tutti noi gli abbiamo detto “Ma quanto sei stato veloce a guarire i tuoi pazienti! Raccontaci”. Ed egli ci rispose: “Il primo giorno mi portarono davanti un cavaliere che aveva un ascesso ad una gamba e una donna afflitta da follia. Al cavaliere applicai un piccolo impiastro fino a quando l'ascesso non si è aperto e lui ha iniziato a stare meglio. Alla donna, invece, diedi una dieta di solo riso e foglie verdi per rendere il suo umorismo più umido. Anche lei ha iniziato a migliorare. Due giorni fa è arrivato un piccolo manipolo di Franchi, tra i quali un medico. Costui andò da entrambi i pazienti e, indicandomi di fronte al Signore di al-Munaytirah, gli disse: “Quest’uomo non sa curare!”. E, rivolgendosi al cavaliere, urlò: “Come preferiresti vivere? Con una gamba sola o morire con due?”. Quest'ultimo rispose: “Vivere con una gamba sola". Il medico dei Franchi allora disse: “Portatemi qui un cavaliere forte e un'ascia affilata". Un cavaliere arrivò con una grande ascia. Io ero in attesa, incuriosito. Quindi il medico posò la gamba del paziente su un blocco di legno e ordinò al cavaliere di tagliarla con un colpo solo. Io guardavo impaurito. Il cavaliere colpì molto forte ma la gamba non fu mozzata. Ci vollero tre colpi ma il paziente morì poco dopo. Poi visitò la donna e disse: “Questa è una donna nella cui testa c'è un diavolo che l'ha posseduta! Bisogna rasarle subito i capelli”. Io guardavo con curiosità. Le hanno rasato i capelli e la donna si è messa a rimangiare la sua dieta ricca di spezie, aglio e senape. La sua follia nel giro di pochi giorni prese una brutta piega. Il medico allora disse: "Il diavolo è penetrato attraverso la sua testa". Quindi prese un rasoio, vi fece una profonda incisione cruciforme, staccò la pelle al centro dell'incisione fino a quando l'osso del cranio non fu scoperto e lo sfregò con il sale, al che la donna morì all'istante. A quel punto chiesi al Signore della cittadina se i miei servigi fossero più necessari e quando il medico dei Franchi ad alta voce rispose di no, tornai a casa, avendo appreso cose curiose della loro medicina che prima non sapevo».

Questo macabro resoconto mette a nudo lo spaventoso divario scientifico e culturale che separava l'Occidente medievale dal mondo arabo-islamico dell'epoca. Laddove la medicina orientale ereditava le raffinate conoscenze cinesi, la cura dei fluidi e l'approccio empirico alle patologie, la controparte crociata rispondeva ancora con superstizione, amputazioni sommarie ed esorcismi cruenti.

È un vero peccato che, sul fronte occidentale, la nostra cultura non abbia potuto contare su osservatori altrettanto acuti, capaci di guardare oltre il pregiudizio e valorizzare la medicina empirica e tradizionale. Se l'Europa medievale avesse coltivato la stessa curiosità intellettuale dimostrata da cronisti come Usāma ibn Munqidh, la storia della scienza e della società europea avrebbe preso una piega ben diversa. Avremmo compreso molto prima i segreti della botanica e i benefici della medicina naturale, che in Oriente erano già scienza consolidata.

Ma soprattutto, se non avessimo liquidato come "demoniaco" o "pagano" tutto ciò che non rispondeva ai dogmi religiosi, non avremmo inaugurato una delle pagine più buie del nostro continente. Nei secoli successivi, quella stessa ignoranza che pretendeva di scacciare i demoni con il sale sulle ferite avrebbe perseguitato, torturato e condannato al rogo migliaia di donne di campagna. Ostetriche, guaritrici ed esperte erboriste – depositarie di un sapere antico e preziosissimo – vennero sacrificate sull'altare della superstizione con l'infame accusa di essere "Streghe". Una monumentale perdita di conoscenza e di vite umane, nata proprio dal rifiuto di comprendere ciò che l'Occidente preferiva distruggere anziché studiare.


Pubblicato il 29 maggio 2026

Karl Wolfsgruber

Karl Wolfsgruber / Anthropologist, Publicist