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Senza educazione non c’è futuro. La scuola deve essere il luogo principale per formare le generazioni future.


Quante volte abbiamo sentito queste frasi? Al netto delle problematiche strutturali della scuola in Italia (ma anche in questo caso andiamo oltre gli stereotipi per favore) a me sembra che l’educazione tutta sia diventata un colabrodo ed è il motivo per cui stiamo assistendo a preoccupanti derive che coinvolgono i più giovani.

Secondo me non si tratta solo di scuola ma del fatto che nel mondo in cui viviamo oggi l’educazione non è proprio contemplata.

Perché fa fatica e richiede tempo e viviamo in una società che molto stupidamente non vuole fare fatica e ha prodotto una tossica narrazione riguardo al fatto che non c’è mai abbastanza tempo per fare nulla. Il tempo c’è, se lo si vuole.

Questa lirica è una denuncia di tutto questo e, si badi bene, gli educatori non sono solo gli insegnanti ma tutte le altre figure che dovrebbero investire la loro vita di questa missione.

Mi riferisco in primis ai genitori, molti dei quali lasciano i propri figli pascolare in non meglio determinati campi senza preoccuparsi più di tanto.

Ma parlo anche di tutti coloro, nelle varie istituzioni della società che fanno poco o nulla su questo tema.

L’emergenza educativa è un problema epocale e questa poesia denuncia tutti coloro che hanno scelto di abdicare alla loro funzione.

La notte dei lunghi coltelli

 

Educare è tirare fuori la passione,

non il coltello

per rispondere al malessere

di una società agonizzante.

È condurre fuori la coscienza,

non in carcere aspri sfregiatori,

abbandonati in cucce accessoriate di tutto

ma senza accesso all’anima.

Ci vuole tangibilità e presenza,

il contatto visivo con l’altro,

la cura per la mente

per evitare la mente in cura.

Educatori cariati

fanno cadere anche i denti sani

della bocca della verità.

Quelli che hanno abdicato,

distratti da autocompiacenti pulsioni,

impugnano quello stesso manico:

tertium non datur.

La notte dei coltelli

è il buio della civiltà

dove ciechi essere umani

non possono vedere

tutte le vacche nere.




Pubblicato il 26 marzo 2026

Leonardo Lastilla

Leonardo Lastilla / PhD, MA Intercultural Education, Professor of Italian language and literature, Food and Culture, Wine, Travel writing, History. Certified in Teaching Italian as a foreign language. Published author of literary works.

https://leonardolastilla.wordpress.com/