• Experienced International Lecturer - extensive experience in curriculum development, syllabus design, student assessment, faculty coaching and new course preparation. - • Exceptional communicator – tri-lingual speaker and regular conference contributor. Native Italian speaker, fluent in English and French. - • Always interested in new opportunities to leverage my skills and grow professionally and academically - • Published author of novels, collections of poetry, collections of short stories.
Overtourism = game over?
L’hanno chiamato overtourism e in questo articolo si sostiene che continuare a farlo prosperare significherà game over per tante città italiane, a cominciare da Firenze, perché questo paradigma sta profondamente erodendo alla radice l’identità di quei luoghi.
Si può ancora parlare?
I rapporti fra gli individui sono diventati così schermati che ogni virgola fuori posto può essere percepita come un attacco distruttivo all’imperante ego di ciascuno. Il commento, la critica, il giudizio (quelli motivati, costruttivi, competenti) non hanno più diritto di cittadinanza perché vengono immediatamente percepiti come aggressioni, pregiudizi, distruzioni. Di fatto in tanti hanno talmente abolito il pensiero che non sanno più distinguere, appunto, tra un giudizio benevolo e una cattiveria. Si è proprio eliminata la capacità di giudizio.
CantIAmo
Per sdrammatizzare i bruttissimi tempi che viviamo, mi sono divertito a parafrasare un canzone. Ma nel divertimento ci sono questioni molto serie. Ad ogni modo, cantare è una forma di sopravvivenza.
Mens sana in corpore sano
Tutto si tiene, lo affermo subito. Mi riferisco ovviamente all’America e a quella parte di essa che ne è il nucleo fondante e centrale. Quella che tiene i fili di quella società e, ahimè, anche del mondo (solo perché c’è chi glielo permette). Quella che in questo preciso momento storico sta facendo danni inenarrabili e che non è slegata al discorso che sto per fare. L’ argomentazione è che le nuove tecnologie sono l’attuazione di un progetto culturale che parte addirittura dai primi pellegrini che arrivarono nel continente americano nel seicento. Se quei pellegrini vivessero oggi, sarebbero la base elettorale che sta dietro all’elezione di Trump tanto per intenderci e sarebbero i più fervidi tifosi dei vari CEO di compagnie tecnologiche.
La morte del pensiero critico e della valutazione
Infatti, e a onor del vero, le prime nuove tecnologie facilitavano la valutazione oggettive per la presenza sulle piattaforme di insegnamento, quali Canvas o Blackboard, di strumenti atti a misurare la produzione degli studenti. Come se tutto l’impianto dell’educazione dovesse essere misurabile. Aspetto che tuttavia rifiuto perché secondo me, imparare significa sviluppare le capacità emotive e cognitive che permettano di diventare individui a tutto tondo con un ben definito spirito critico. In quel nuovo contesto, che ne era, appunto, della valutazione del pensiero critico, analitico e narrativo degli studenti? Già allora ci si sarebbe dovuti preoccupare del progressivo ridimensionamento di quella parte fondamentale dell’apprendimento. Se lo si fosse fatto, oggi forse non vedremmo la desertificazione cognitiva che avanza inesorabile in tante aule. Negli ultimissimi anni è arrivata l’intelligenza artificiale e c’è seriamente da domandarsi se non sia arrivata la morte del pensiero critico e della valutazione tout court.
Appagamento
Un racconto per chi ha ancora dubbi sul fatto che le nuove tecnologie sbriciolino i rapporti umani, anche, e soprattutto, quelli sulla carta più profondi. È in atto una sconnessione emotiva venduta invece come connessione globale positiva. In questo sistema di cose la prima cosa ad essere stata erosa è la comunicazione: verbale, non verbale, erotica. Siamo andati oltre la società liquida. Adesso viviamo nella società della disgregazione.
Canto Antico
Una lirica che vuole evidenziare l’importanza del rimanere umani, con tutte le imperfezioni che ci appartengono, perché non è mai una buona idea voler essere altro da ciò che ci è. Allontanarsi da casa e non saper riconoscere la strada per tornarci sta già creando non pochi problemi sociali.
L’antidoping del benessere
La positività tossica, per cui tanti falliscono i controlli antidoping del principio di realtà, è una delle cause della crescente atrofia del pensiero critico. Illudendosi di eliminare forme di negatività e di dolore tramite massicce dosi di buonismo, dimensione molto diversa dalla bontà, gli adepti di questo stato psicologico finiscono per non vedere più l’angoscia degli altri e affogare nel grande mare del narcisismo. L’auto compiacimento senza attriti non porterà mai all’auto stima ma solo ad uno sterile stato di immaturità.
Una presa di cultura
I dati sull’editoria e sul numero di lettori sono impietosi. Sono a disposizione di tutti. Ed è veramente una magrissima consolazione sapere che non vieni letto non perché sei tu ma perché la lettura non fa più parte dell’antropologia di questo paese. È una profonda tristezza tutto ciò. È quotidianamente doloroso sapere di essere circondato da individui che non aprono un libro o che, tra quei pochissimi che lo fanno, non (ti) leggono, per invidia oppure perché scrivono anche loro e, reputandosi migliori degli altri o credendo di essere dei nuovi Calvino, non si abbassano ad aprire le pagine scritte da altri. Un paese così è destinato ad affondare ed è esattamente quello che sta succedendo da anni, senza che quasi nessuno se ne preoccupi. Culturalmente l’Italia è un paese di sfollati, vittima di uno spopolamento intellettuale imbarazzante.
La Lingua Materna
Le iniziali delle tre parole che compongono questa lirica sono un chiaro riferimento ai LLM. Non dovrei sottolinearlo, ma mi preme che non sfugga. Anche perche' questa poesia rivendica fortemente l'importanza di tornare ad usare il linguaggio (parlato e scritto) in quanto riflesso di un pensiero naturale, umano e critico. La lingua materna è quella che ci mantiene umani.
Alfabeto
Insomma credo sia necessario ritornare ad imparare una qualche forma di alfabeto. In amore infatti, ognuno crea il proprio linguaggio, sulla base dell’alfabeto che conosce. Un alfabeto che deve essere condiviso con chi si ama. Altrimenti la lingua dell’altro diventa una lingua morta.
Letteratura e linguaggio sulle spalle di Blanchot
Senza la pretesa di fornire risposte definitive, quanto piuttosto offrire spunti di riflessione a chi avrà la bontà di leggere questo articolo, provo a rispondere a quelle domande, partendo dalla visione di Maurice Blanchot, autore francese a me molto familiare. Se lo faccio è perché da una parte le conclusioni a cui giunge lo scrittore francese ovvero ad un’idea anonima, impersonale e neutra della letteratura e della scrittura mi ricordano tantissimo il livello del linguaggio odierno su ogni tipo di media (giornali, social, tv, libri); dall’altra perché come si leggerà alla fine di questo articolo, c’è una dimensione di alterità nella letteratura per la quale mi pongo da tempo la seguente domanda, circa le mie opere letterarie (poesia e prosa): chi mi legge?
San Francesco e la sostenibilità
Nell’anno che celebra San Francesco di Assisi, il gran cantore del creato, si impone una riflessione sul rapporto tra umanità e natura. Una dicotomia già sbagliata in partenza che non dovrebbe nemmeno esistere. Per quanto mi riguarda infatti l’umanità fa parte della natura anche se quasi da sempre, gli esseri umani hanno fatto di tutto per rompere quell’armonia ed ergersi come arroganti conquistatori e distruttori della stessa, sulla base di una presunta superiorità. La storia recente e di tutti i secoli precedenti è lì a ricordarcelo. Arrivo perciò a dire che nel distruggere la natura in realtà l’umanità sta distruggendo sé stessa. A causa di tutto questo oggi si parla insistentemente e giustamente di sostenibilità. Fino a quando saremo sopportati su questo pianeta prima che quest’ultimo ci cacci a calci nel sedere?
La notte dei lunghi coltelli
Senza educazione non c’è futuro. La scuola deve essere il luogo principale per formare le generazioni future.
Vendersi l'AnIma
La vera catastrofe è che l'AI porterà via l'essenza di ciò che ci rende umani e che ci siamo costruiti nel tempo. In primis la memoria e il pensiero. Il pensiero umano ha infatti varie componenti. Esiste quello analitico, quello narrativo, quello simbolico e così via. Lo stesso dicasi del linguaggio, peraltro strettamente collegato al pensiero. Allenare solo una tipologia di pensiero e praticare un solo tipo di linguaggio, ovvero, in entrambi i casi, quello che chiamerei digitale derivante dall'interazione costante con questo tipo di tecnologia, non farà altro che portare ad un impoverimento cognitivo. Lo sta già facendo. Tutto questo lo vedo come vendersi l'anima, cosa peraltro non nuova nella storia dell'umanita'. Solo che stavolta e' diverso, perche' stiamo parlando di arrivare a paralizzare il pensiero e l'immaginazione.
Letteratura e intelligenza artificiale
Colui che maneggia oggetti letterari è coinvolto in una situazione di provocazione linguistica. Irretito, irrigato, immerso in una trama di orbite verbali, sollecitato da segnali, formule, invocazioni, puri suoni ansiosi di una collocazione, abbagliato e ustionato da fulminei, erratici percorsi di parole, voyeur e cerimoniere, egli è chiamato a dar testimonianza sul linguaggio che gli compete, che lo ha scelto, l’unico in cui gli sia tollerabile esistere; unica condizione stabile e reale, sebbene affatto irreale e impermanente; unica esistenza, anzi, riconoscendosi lo scrittore nient’altro che un’arguzia del linguaggio stesso, una sua invenzione, forse i suoi genitali ectoplastici. [...] Con il linguaggio, definitivo e illusorio, instabile ed aggressivo, deve costruire un oggetto la cui compatta, dura perfezione chiuda una dinamica ambiguità. [...] Egli ha l’oscura sensazione che quell’ambiguo essere che egli ha dato alla luce con la calliditas corporale e l’eroica nescienza delle madri, venga stuprato da ogni volontà di capire quel che vuol dire. E sebbene sappia di averlo destinato allo stupro fin dall’inizio, il pensiero che si voglia spiegare 'che cosa vuol dire' lo riempie di istintivo orrore. Giorgio Manganelli
L'accerchiamento
Da tempo si vocifera che siamo tornati al Medioevo. La brutalità dei nostri tempi, la violenza gratuita, le orribili guerre, il feudalesimo tecnologico, le crociate più o meno morali a cui stiamo assistendo sembrano supportare questa tesi. Per me Medioevo è tutte le volte che non usiamo la nostra intelligenza e il nostro spirito critico, accettando passivamente e pigramente ogni cosa oppure delegandola ad una macchina. Questa lirica quindi presenta la mente come una città medievale assediata dall'automatizzazione digitale.
Vita, morte e miracoli della globalizzazione
Nel mio piccolo difendo l’umano perché questo mi interessa. Sono un umanista, non faccio politica. Un umanista convinto, anche se questa parola sembra quasi essere diventata una parolaccia al giorno d’oggi. Nelle mie opere letterarie parlo dell’essere umano a tutto tondo. Ci dicono che con la tecnologia le distanze fra le persone si siano ridotte. Adesso sono tutti molto vicini. Sarà forse per questo che ci sono così tanti tamponamenti emotivi per evidente mancanza di rispetto, di empatia, di cura? La globalizzazione è un ordine economico, e come ogni ordine può essere combattuto e corretto. È giunta l’ora di combattere, non per rifiutare completamente la civiltà digitale, ma per trasformarla nella sua natura e ritrovare l’ideale umanista che motivava i primi utopisti alla nascita del digitale.
FIABA
Un racconto in forma di fiaba. Si raccontano ancora le fiabe ai bambini? Dovremmo perché come scrive Bettelheim "Le fiabe hanno un valore senza pari: offrono nuove dimensioni all’immaginazione del bambino, dimensioni che egli sarebbe nell’impossibilità di scoprire se fosse lasciato completamente a se stesso. Cosa ancora più importante, la forma e la struttura delle fiabe suggeriscono al bambino immagini per mezzo delle quali egli può strutturare i propri sogni a occhi aperti e con essi dare una migliore direzione alla propria vita"deve toccare contemporaneamente tutti gli aspetti della personalità del bambino. Questo senza mai sminuire la gravità delle difficoltà che lo affliggono, anzi prendendone pienamente atto. Nel contempo deve promuovere la sua fiducia in se stesso e nel suo futuro." La tecnologia odierna non fa questo ma soprattutto NON PUO' SOSTITUIRLO perché difetta del potere simbolico del linguaggio della letteratura che si differenzia radicalmente dalla dipendenza digitale, dal dominio economico o dall'oppressione coloniale. È il potere di costruire la realtà sociale creando e utilizzando simboli che conferiscono significato al mondo sociale che abitiamo.
Referendum e ideologia
Questo mondo manca di profondità, l’ha persa. Chiunque si sente legittimato a sparare qualsiasi boiata, a credere che quella boiata sia una verità assoluta e a incazzarsi pure quando qualcun altro ribalta quella boiata, normalmente con un’altra simile. Questa processione di opinioni verso il santuario della riconosciuta popolarità è francamente insopportabile. Si è passati dal pensiero debole alla debolezza senza pensiero. Non sono contrario alla libertà di parola, anzi. Tutti hanno il diritto e il dovere di esprimersi. Sono contrario alle parole in libertà, quelle che non sono state veramente pensate e perciò rimangono superficiali. Vogliamo parlare poi del linguaggio? Io me ne intendo di linguaggio, è il mio lavoro. Il linguaggio non serve più a comunicare ma piuttosto a scomunicare. Scomunicare tutti quelli che non la pensano come quelli dell’ideologia dominante o di quella di turno oppure che dicono parole o frasi che potrebbero offendere qualcuno.