Single è bello, diceva Fabio De Luigi in un film vent’anni fa. Lo è ancora? Nel 2026 i figli sono diventati beni di lusso ma l’alternativa, dopo i trenta, è una vita di vuota performance o di depressa solitudine. La coscienza collettiva maschera le difficoltà dell’avere figli con sovrastrutture ideologiche: single è bello. Malafede sartriana in salsa Duemila. È il trionfo della libertà come assenza di legami.
Il trionfo della libertà negativa come nichilismo demografico
Libertà nel vuoto, mera possibilità: l’esteta di Kierkegaard. Se sono solo, domani posso fare quello che mi pare: Erasmus, lavori all’estero, ecc. In quest’ottica, ogni legame è percepito come una zavorra. Gli altri sono un peso, un ostacolo alla mia realizzazione. Questa libertà, priva di un contenuto concreto, di un progetto che mi trascenda, può andare bene in adolescenza, ma alla lunga si trasforma in angoscia. A livello mentale, abbiamo favorito la nascita di una società di adolescenti permanenti: familiarmente e politicamente disimpegnati, integralmente egotisti ed edonisti. Abbiamo segato o impedito il sorgere di tutto ciò per cui vale la pena vivere: gli altri. Narciso, svuotato il quadro-specchio dei suoi personaggi, regge un’insensata cornice.
Se il primato della libertà negativa è una delle matrici patologiche della modernità -come sostiene il filosofo Andrea Zhok- allora il riempimento di questa libertà indeterminata e individualistica è la premessa per la nostra rinascita. Il punto, naturalmente, è quali valori possano impedire la desertificazione umana, culturale e spirituale dell’Occidente.
Le soluzioni istituzionali finora messe in campo simulano una farlocca unità sociale per fronteggiare l’emergenza del momento. Nulla di costruttivo, nessuna unione in vista di uno scopo positivo. La societas rimane tale anche in tempo di burrasca: si sale sulla zattera giusto il tempo della mareggiata (vera o finta che sia), poi ognuno per sé. È possibile recuperare la comunità nell’epoca della società, cioè del patto d’interesse privato? È possibile costruire una Nazione che non sia un mero aggregato di interessi privati ma che sappia fondere, valorizzare e sublimare gli interessi individuali in una realtà collettiva positiva, senza cadere nel paternalismo o nella dittatura? Mentre ci interroghiamo sui massimi sistemi, i giovani fronteggiano una realtà sempre più beffarda.
Le tre possibilità dei giovani in età lavorativa
Il grosso dell’attuale generazione dai venti ai trenta è un esercito di disperati in attesa di un nuovo lavoro precario (col quale nulla è possibile progettare e costruire, figuriamoci una famiglia); accanto a questi c’è un manipolo di laureati con impieghi in multinazionali, per i quali business first (la famiglia arriverà verso i quaranta – sempre che non sopraggiunga la sterilità – o verso i sessanta con fecondazione artificiale o clonazione, quest’ultima solo per i CEO) e, infine, una risicata minoranza che azzarda la vita familiare. Giraffe in centro storico: curiosità da interrogatorio, lampanti casi di pazzia. Talune vecchie sfoderano uno sguardo disgustato, come se figliare in giovane età (cioè quando previsto dalla biologia) fosse un’esclusiva della Golden Age.
La procreazione come atto eversivo del Nuovo Ordine Mondiale
Procreare sotto i trenta come atto eversivo: nel tecnoevo, i figli li possono avere i ricchi e i ryders – schiavi la cui prole viene fornita, al terzo anno d’età, di tricicli per le consegne. Ottimizzazione demografica: servi e padroni. La classe media verrà sostituita dall’IA o, per maggior precisione, dalla BIA: la borghesia intellettuale artificiale. La ribellione anti-naturale sessantottina, con rivendicazione di far estinguere la specie pur di affermare la propria vanità, ha passato il giro di boa: è insostenibile nel lungo termine. Un ingrediente essenziale del tramonto dell’Occidente.
Il mercato dei single, il suicidio dell’oikos e il dilemma dell’Occidente
I primi due gruppi menzionati (disoccupati/precari e giovani laureati in multinazionali) appartengono al mercato dei single: offerta al(la) miglior pretendente ogni sabato sera, con uso di contraccettivi. Questo nella migliore delle ipotesi: i più s’accontentano del fidanzato di penna o, a breve (Musk sia lodato), della moglie robot – wifelike. La latitanza in questo mercato può durare indefinitamente: alcuni li ripeschi a cinquant’anni, e non sono cambiati di una virgola. Liberi e senza figli, in attesa di far estinguere l’albero genealogico. A livello di sistema, questo determina il collasso dell’economia nel senso etimologico del termine: oikos (“casa”, “proprietà” o “patrimonio”) e nomos (“legge” o “amministrazione”). Un’economia dell’assenza di prole è suicida: chi tira avanti l’oikos mentre invecchiamo e moriamo? Chi eredita i nostri beni? Chi raccoglierà il nostro lascito culturale e spirituale? Internet? Altre culture? Giunti a questo punto, il dilemma è il seguente:
1) rassegnarsi alla morte dell’Occidente per graduale estinzione degli occidentali;
2) invertire la rotta favorendo massicciamente la natalità naturale autoctona. Naturale e autoctona: termini eversivi per il globalismo apolide. L’illuminismo sarà stato un episodio.