Qualche sera fa ero con alcuni amici e, come capita sempre più spesso, a un certo punto siamo finiti a parlare di intelligenza artificiale. ChatGPT, lavoro, scuola, immagini generate, bambini che probabilmente useranno questi strumenti in un modo completamente diverso dal nostro. Argomenti ormai quasi normali.
Poi qualcuno ha tirato fuori il video di un robot umanoide. Camminava, prendeva degli oggetti, li spostava, rispondeva alle persone che aveva intorno. Non era particolarmente veloce, i movimenti erano ancora un po' innaturali, guardandolo era impossibile dimenticare che fosse una macchina. Eppure mi è venuta in mente una cosa: per tutto questo tempo abbiamo immaginato l'intelligenza artificiale dentro uno schermo. Le facciamo scrivere un testo, generare un'immagine, analizzare un documento, scrivere codice, rispondere a una domanda. Poi chiudiamo il browser e torniamo nel mondo reale.
Quel confine sta iniziando a scomparire. E se sta scomparendo, prima o poi arriverà anche a casa nostra, non solo in fabbrica. Nel momento in cui un robot con un corpo inizierà a vivere le nostre giornate, a imparare le nostre abitudini, mi sono fatto una domanda che mi ha accompagnato per tutto il resto di questa riflessione: quando arriverà il modello successivo, più intelligente, più efficiente, premerei RESET su quello vecchio con la stessa facilità con cui oggi cambio smartphone?
Un umanoide ha già lavorato alla costruzione di 30.000 automobili
La cosa interessante è che non stiamo parlando soltanto di prototipi mostrati durante qualche evento tecnologico. Nel 2025, nello stabilimento BMW di Spartanburg, negli Stati Uniti, un robot umanoide di Figure AI chiamato Figure 02 è stato inserito in una vera linea produttiva. Ha lavorato per dieci mesi, turni di dieci ore, cinque giorni alla settimana. Ha movimentato più di 90.000 componenti, accumulato circa 1.250 ore di lavoro, percorso circa 1,2 milioni di passi e partecipato alla produzione di oltre 30.000 BMW X3.
Non una demo: produzione. Il suo compito era relativamente semplice, prendere e posizionare componenti in lamiera destinati alla saldatura. Ed è importante dirlo, perché quando parliamo di robot umanoidi rischiamo facilmente di trasformare ciò che sta accadendo in fantascienza. I robot di oggi non sono quelli di Io, Robot. Non tornano a casa dopo il turno, non discutono con il caporeparto, non stanno sostituendo improvvisamente milioni di lavoratori. Hanno ancora moltissimi limiti.
Ma forse stiamo guardando la cosa sbagliata. Il punto non è quello che riescono a fare oggi. Il punto è che l'AI con cui abbiamo imparato a parlare sta iniziando ad avere anche mani, gambe, telecamere e sensori con cui agire nel nostro stesso mondo.
Finora mancava qualcosa
Quando è arrivata l'AI generativa abbiamo scoperto molto velocemente che alcune capacità che consideravamo profondamente umane potevano essere imitate da una macchina: scrivere, disegnare, comporre musica, programmare, conversare, ragionare, almeno in una certa misura. È stato uno shock soprattutto per chi svolge lavori cognitivi, perché per decenni avevamo immaginato l'automazione in maniera quasi opposta. Le macchine avrebbero fatto il lavoro fisico, gli esseri umani quello intellettuale. Poi è arrivata l'AI generativa e ha iniziato proprio dal secondo.
Aveva però un limite enorme: non poteva aprire una porta. Poteva spiegarti perfettamente come farlo, poteva probabilmente progettare la maniglia, poteva scrivere il software della serratura elettronica. Ma alla fine qualcuno doveva alzarsi dalla sedia. Quella separazione sembrava quasi rassicurante: noi nel mondo fisico, lei nel mondo digitale.
Gli umanoidi stanno iniziando a mettere in discussione proprio quella divisione.
Perché proprio una forma umana?
A prima vista è persino una scelta poco efficiente: per spostare scatole bastano delle ruote, per sollevare pesi si può costruire una macchina più forte di qualsiasi essere umano, per assemblare pezzi migliaia di volte un braccio robotico industriale è già straordinariamente efficiente. Perché allora due gambe, due braccia, mani, qualcosa che assomiglia vagamente a una testa?
La risposta più semplice è che il nostro mondo è stato costruito per noi. Porte, scale, scaffali, utensili, sedili delle automobili: abbiamo trascorso tanto tempo a costruire un mondo compatibile con una determinata macchina biologica, noi. Costruire una macchina che ci assomiglia significa, almeno in teoria, non dover ridisegnare tutto il resto.
E infatti si stanno già muovendo in quella direzione su scala industriale. Figure ha realizzato BotQ, una fabbrica dedicata pensata per arrivare a 12.000 umanoidi all'anno, con l'obiettivo dichiarato di produrne 100.000 nell'arco di quattro anni: obiettivi industriali, non previsioni indipendenti, che potrebbero essere raggiunti oppure no. IDC stima che nel 2025 siano stati spediti globalmente più di 18.000 robot umanoidi, la maggior parte ancora destinati a dimostrazioni, educazione, raccolta dati e attività guidate più che a impieghi produttivi, e prevede che nel 2030 le spedizioni possano superare le 510.000 unità all'anno. Gartner è molto più prudente, e prevede che entro il 2028 meno di venti aziende arriveranno a veri impieghi produttivi nella manifattura. Le due previsioni sembrano contraddirsi, ma raccontano probabilmente la stessa cosa: produrre molti robot non significa ancora sapere cosa farsene.
Il problema più difficile potrebbe essere casa nostra
Una fabbrica è un ambiente relativamente prevedibile. Un componente si trova in un certo posto, una macchina deve eseguire una certa operazione, il processo viene progettato, le eccezioni vengono ridotte. Casa nostra è l'esatto contrario: una scarpa lasciata davanti alla porta, un bambino che corre, il cane che decide di sdraiarsi proprio dove il robot deve passare, un bicchiere diverso dagli altri, una sedia spostata, una maglietta caduta dietro al letto. Per un essere umano sono banalità. Per una macchina sono il mondo reale.
Eppure i primi tentativi sono già arrivati. 1X propone NEO come Home Robot, al prezzo dichiarato di 20.000 dollari per l'acquisto nella formula Early Access oppure 499 dollari al mese in abbonamento, con le prime consegne statunitensi previste nel 2026. Ed è interessante leggere bene cosa promette l'azienda: NEO dispone di alcune capacità autonome, può essere controllato attraverso la voce e dovrebbe imparare progressivamente nuovi compiti. Ma per le attività che ancora non sa svolgere è prevista anche una modalità nella quale un esperto umano può supervisionarlo da remoto.
È contemporaneamente impressionante e molto lontano dal robot domestico autonomo che immaginiamo nei film. Ed è forse la fotografia migliore di dove siamo oggi: abbastanza avanti da poterlo comprare, non abbastanza avanti da poterci dimenticare che è ancora un esperimento.
Quindi quando arriveranno davvero?
Probabilmente più tardi di quanto suggeriscano alcuni video promozionali. Morgan Stanley immagina quasi un miliardo di robot umanoidi in attività nel mondo entro il 2050, di cui circa 80 milioni nelle abitazioni: tantissimi, ma certamente non "uno in ogni casa". La stessa previsione ipotizza un'adozione lenta fino alla metà degli anni Trenta, seguita da un'accelerazione tra la fine degli anni Trenta e gli anni Quaranta.
Prevedere nel 2026 quanti umanoidi avremo nel 2050 resta un esercizio inevitabilmente speculativo, e potrebbero sbagliare tutti. Ma forse non è nemmeno questa la domanda più interessante.
Il giorno in cui entrerà dalla porta
Immaginiamo per un momento che quelle previsioni siano almeno nella direzione giusta. Fra cinque, dieci o vent'anni, poco importa. Un robot domestico entra in casa tua. All'inizio gli chiedi di fare cose semplici: portami quella scatola, metti questi piatti in cucina, passa l'aspirapolvere. Poi i modelli migliorano. Il robot impara dove tieni le cose, sa a che ora torni, conosce il caffè che bevi, sa che tuo figlio deve prendere lo zaino prima di uscire, ti ricorda che hai lasciato le chiavi sul tavolo. Quando entri in casa gli parli, e lui risponde. Perché dentro quel corpo non c'è soltanto un sistema di controllo dei motori: c'è qualcosa che deriva dagli stessi modelli di intelligenza artificiale con cui oggi conversiamo attraverso uno schermo.
Ed è qui che, secondo me, la questione diventa molto più interessante della robotica. Non perché il robot provi qualcosa nei tuoi confronti, ma perché dopo due anni quella macchina avrà accumulato centinaia di giorni di dettagli sulla tua vita quotidiana, sulle tue abitudini, sui tuoi orari, su come reagisci quando sei stanco. È lo stesso meccanismo per cui ci si affeziona a un oggetto che ha condiviso con noi molto tempo, solo moltiplicato dal fatto che quell'oggetto, in un certo senso, si comportava come se ci conoscesse.
Poi esce il modello nuovo. Più veloce, più intelligente, consuma meno. L'azienda ti propone la permuta. Quello vecchio verrà ritirato, la memoria cancellata, i componenti riciclati. Perfettamente normale: è una macchina.
Premerei RESET con la stessa facilità con cui oggi cambio smartphone?
Non serve che lui provi qualcosa
Quando discutiamo della relazione tra esseri umani e macchine finiamo quasi inevitabilmente a parlare di coscienza. Un'AI può essere cosciente? Può soffrire? Può provare emozioni? Può volerci bene? Sono domande enormi, ma per ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni potrebbero essere persino premature, perché c'è una domanda molto più semplice: serve davvero che il robot provi qualcosa perché io provi qualcosa per lui?
Noi ci affezioniamo già agli oggetti. Diamo un nome all'automobile, conserviamo il giocattolo dell'infanzia, ci dispiace buttare un oggetto appartenuto a qualcuno che non c'è più. E quegli oggetti non ci hanno mai parlato, non ricordavano il nostro nome, non ci chiedevano com'era andata la giornata, non ci vedevano entrare dalla porta. Un robot umanoide dotato di AI potrebbe fare tutte queste cose senza provare assolutamente nulla.
Non deve essere umano. Deve soltanto essere abbastanza umano per noi.
Forse la domanda è rivolta alla persona sbagliata
Non conosco la risposta, e probabilmente non la conosceremo finché questi oggetti non entreranno davvero nella nostra quotidianità. Per ora continuano a muovere componenti nelle fabbriche, correre nelle dimostrazioni e imparare lentamente a orientarsi in ambienti costruiti per noi. Sono ancora macchine evidentemente imperfette, costose, lente, limitate. Ed è proprio per questo che forse questo è il momento interessante per osservarle, perché quando saranno diventate normali sarà molto più difficile ricordare il momento in cui qualcosa è cambiato.
Per anni abbiamo guardato l'intelligenza artificiale attraverso un rettangolo di vetro. Adesso le stiamo dando occhi, mani, gambe, un corpo.
Continuiamo a chiederci quando una macchina diventerà abbastanza intelligente da assomigliarci. Forse stiamo facendo la domanda alla persona sbagliata.
La domanda è quando, ai nostri occhi, smetterà di essere qualcosa e comincerà a essere qualcuno.
Fonti
BMW Group — impiego di Figure 02 nello stabilimento di Spartanburg BMW documenta il progetto 2025: oltre 30.000 BMW X3 supportate nella produzione, più di 90.000 componenti movimentati, circa 1.250 ore operative e 1,2 milioni di passi. BMW Group — Humanoid robots in production
Figure AI — Figure 03 e capacità produttiva BotQ Figure dichiara per BotQ una capacità iniziale fino a 12.000 robot umanoidi all'anno e l'obiettivo di produrne complessivamente 100.000 nei successivi quattro anni. Figure AI — Introducing Figure 03
IDC — Humanoid Robotics Commercialization Trends 2026 IDC riporta oltre 18.000 spedizioni globali nel 2025 e prevede oltre 510.000 unità nel 2030, con un CAGR vicino al 95%. IDC — Humanoid Robotics Commercialization Trends 2026
Gartner — Humanoid Robots in Manufacturing and Supply Chain Gartner prevede che entro il 2028 meno di 100 aziende supereranno la sperimentazione e meno di 20 raggiungeranno impieghi produttivi nella manifattura e nella supply chain. Gartner — Humanoid Robots Forecast 2026
1X — NEO Home Robot Pagina commerciale ufficiale: 20.000 dollari in Early Access oppure 499 dollari al mese; consegne USA indicate a partire dal 2026. La stessa pagina descrive autonomia, interazione vocale e supervisione remota per attività complesse. 1X — NEO Home Robot
Morgan Stanley — Humanoids: A $5 Trillion Market Morgan Stanley stima una possibile popolazione di circa un miliardo di umanoidi nel 2050, circa 930 milioni in applicazioni industriali/commerciali e circa 80 milioni nelle abitazioni, prevedendo un'accelerazione dell'adozione soprattutto dalla fine degli anni Trenta. Morgan Stanley — Humanoids: A $5 Trillion Market