L'Ai e l'hacking

𝗟𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝘆𝗯𝗲𝗿𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 è 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘂𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲? La cybersicurezza é uno dei settori a maggior impatto per l'uso dell'Ai. In questo contesto é talmente trasformativa che é persino corretto sostenere che esiste uno scacchiere geopolitico parallelo a quello "fisico" e di cui pochi conoscono i contenuti perché davvero é lontano dagli occhi dell'attualità. L'indipendenza di una nazione sia nella difesa che nella politica energetica dipende dalla cybersicurezza. E quest'ultima dipende dall'Ai. Tuttavia proprio questa dotazione straordinaria alla Knight Rider (la mitica Supercar) alimenta i dubbi e le inquietudini di chi sostiene che l'Ai potrebbe diventare un formidabile e invincibile Hacker. Il problema della pirateria informatica davvero poco conosciuto e indagato da un punto di vista scientifico, culturale e antropologico in Italia corre il rischio di alimentare lo stereotipo dell'Uomo Nero oppure c'é un fondo di verità, magari sbagliato rispetto al dito che indica la Luna ma effettivamente esistente? Provo a ragionare sull'hacking sia quello informatico che quello più fisico della nostra società contemporanea per capire dove l'Ai potrebbe diventare un problema se gestita male.

Che tipo di civiltà ci aspetta tramite l'evoluzione tecnologica dell'Ai?

Tutti affermano che l'Ai é una tecnologia rivoluzionaria e si é affermato il termine "di frontiera" il che rende utile pensare a come questa tecnologia trasformerà la nostra civiltà. Partendo dal presupposto che noi siamo la realtà che percepiamo. Con cui possiamo relazionarci e interagire. Ma l'Ai potrebbe andare molto oltre questi nostri limiti. E allora che cosa accadrebbe? Provo a riflettere su alcuni concetti, anzitutto le dimensioni (che sono essenziali per noi), ma anche i principi della termodinamica e la tavola periodica degli elementi. Perché una tecnologia trasformativa andrà molto oltre il significato di scoperta per come lo conosciamo. E allora cosa potrebbe accadere alla nostra civiltà?

Comprehensive Analysis of the Reflective Insight Engine (RIE) - chapter 1

AI, therapy, psychology Short Introduction to the RIE Series Artificial intelligence is finally growing up. It’s no longer just a search engine that obediently fetches links; it’s becoming a cognitive partner that can challenge us, clarify our thinking, and expose the blind spots we’d rather keep hidden. The Reflective Insight Engine (RIE) is a framework for using AI not as a therapist, not as a motivational mascot, but as a disciplined thinking companion: a tool that amplifies reasoning instead of emotions. In this series, I’ll unpack what RIE is, why it matters, where its ethical boundaries lie, and how it can evolve into something genuinely useful: a mirror for the mind, not a substitute for human care. If AI is going to sit with us at the intellectual table, it should at least know how to ask better questions.

Lo specchio e il pharmakon

Sulla paura dell'intelligenza artificiale, ovvero sulla paura di noi stessi «Questa scoperta renderà gli uomini smemorati, perché cesseranno di esercitare la memoria: fidandosi dello scritto, richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei.» — Platone, Fedro, 275a (il re Thamus a Theuth, inventore della scrittura)

I misteri di Dialog Society riaprono il dibattito sui contenuti (e il controllo) dei think tank che si occupano di Ai.

La recente fuga di notizie a proposito di un think tank altamente riservato denominato Dialog Society sta facendo discutere poiché secondo quanto riportato da una parte della stampa durante gli incontri si discuterebbe, fra l'altro, del futuro dell'Ai con la partecipazione di membri di alto profilo fra cui numerosi multimiliardari tra i quali i celebri Elon Musk e Peter Thiel come pure personaggi legati alla pubblica amministrazione americana (bipartisan), Governatori e alti funzionari della Difesa. Sembra interessante cercare di capire i "come" e i "perché" dello sviluppo dei think tank, strumento di partecipazione, spesso esclusiva che si è molto accreditato negli ultimi anni. Evitando però le facili tentazioni delle teorie cospirative in omaggio a un realismo più pragmatico. In particolare nel momento in cui i lavori riguardino una tecnologia così trasformativa e essenziale come l'Ai.

La grammatica che ci giochiamo

A partire dal report JPMorgan Beyond the Benchmarks e dal commento di Paolo Benanti, l'articolo entra nel merito della tesi secondo cui la competizione USA-Cina sull'IA si decide più su energia, capillarità di diffusione e governance militare che sui benchmark di performance dei modelli. A questa lettura geoeconomica l'autore affianca un piano linguistico complementare: l'espressione stessa "intelligenza artificiale" è un esorcismo linguistico mai del tutto interrogato, e le scelte grammaticali con cui si racconta il rischio "flash war" già concedono all'IA un ruolo da agente attivo. La conclusione propone di anticipare la domanda di Benanti su "chi scriverà le regole": i valori in gioco si stanno già incorporando ora, nella grammatica con cui chiamiamo questa competizione una gara.

Sull’articolo “L’Eclissi dell’Etica” di Jorge Charlin

CON PARTICOLARE RIGUARDO ALLA DISTINZIONE FRA MORALE ED ETICA E ALL’USO DELLA PHRONESIS ARISTOTELICA L’articolo di Jorge Charlin è un pezzo retoricamente efficace e intellettualmente onesto nelle sue intenzioni, ma poggia su una distinzione fondativa che merita un esame più severo di quanto l’autore stesso conceda.

Che genere di società dovremmo aspettarci se fosse l'Ai a decidere al posto nostro?

Alcuni esperimenti creano delle simulazioni dove le Ai autogestiscono la società. I risultati sono interessanti. Tuttavia dovremmo forse cogliere l'opportunità non solo per valutare l'impatto dell'Ai ma anche che tipo di società pretendiamo di conservare e di tramandare. Se l'errore nella directory fosse quello che abbiamo creato noi e chiedessimo all'Ai di replicarlo corriamo il rischio di essere noi a creare il nostro Ghost in the Shell o il più classico Mostro di Frankenstein. Come possiamo creare l'utile per ottenere il meglio?

Tra favole e miti, la realtà di (Claude) Shannon

Quando l'intelligenza artificiale scopre che non basta raccontarsi bene per essere vera Due nomi scelti con l'innocenza con cui si battezza un'arma: Fable, Mythos. Mentre ci interroghiamo sulla coscienza delle macchine, Shannon pone una domanda più imbarazzante: chi controlla il canale attraverso cui passa la capacità? Ho scritto di sovranità cognitiva mentre dipendevo da infrastrutture che non governavo. La nave degli stolti naviga oggi con le GPU a bordo, e ci sono salito anch'io.

Spegnere Anthropic: il proibizionismo che non serve a nessuno.

L'ordine perentorio con cui sono stati sospesi i modelli Ai di Anthropic, Fables e Mythos 5 ha rivelato due facce di un pericoloso proibizionismo. Da un lato la solita routine di chi dietro il concetto di sicurezza vede catastrofi imminenti e pretende di fermare tutto, mentre, più inquietante, chi esercita il potere sembra volerlo fare secondo logiche impositive in dispregio del libero mercato per stabilire sopra tutto chi comanda.

Chi ha ripiegato il paracadute?

Lo scorso 12 giugno 2026, il Department of Commerce ha chiesto ad Anthropic di bloccare l’accesso a Fable 5 e Mythos 5 a tutti i cittadini stranieri. La lettera, firmata dal Segretario al Commercio, si basa su una direttiva di export control legata alla sicurezza nazionale. Qualcosa di simile a quello che successe con gli algoritmi di crittografia che furono equiparati alle munizioni militari, anni fa. Anthropic ha spiegato che non aveva altra scelta che disattivare i modelli per tutti gli utenti perché non sarebbe stato possibile distinguere in tempo reale tra utenti stranieri e non.