Go down

Come traduciamo lo You di Arthur Conan Doyle, con un 'lei' o con un 'voi'? Dipende dal traduttore, forse.


Per valutare come la creazione di un racconto possa essere supportata da Gemini AI si è pensato di sfruttare la creatura di Arthur Conan Doyle, ossia Sherlock Holmes, immergendolo in casi misteriosi che vengono risolti grazie alle sue (immaginate) competenze di fisica. In effetti, Holmes è noto come chimico, e quindi il nostro investigatore diventa un escamotage per proporre una divulgazione della fisica che riguarda la luce, le vibrazioni e la spettroscopia.

Diciamo che è una 'licenza letteraria', che però non manca di rispetto al personaggio creato dalla penna dello scrittore  di Edimburgo, perché ci manteniamo in ambito scientifico.

Inevitabilmente abbiamo anche il problema stilistico. Dato che si è introdotta molta fisica nello studio di Baker Street, non si è certamente voluto proporre una copia conforme all'originale, e quindi lo stile è lasco.

Ma vediamo comunque a un problema che è quello della traduzione dello You in Italiano: sarà meglio un 'lei' o un 'voi'?

Questo dipende dal traduttore certo, ma specificamente dall'epoca della traduzione. Se siamo prossimi all'epoca della pubblicazione dei racconti di Sherlock Holmes in Italiano, troviamo il 'voi'. Esempio 'La maledizione dei Baskervilles' pubblicata dalla Domenica del Corriere del 1902. Oppure, la prima versione in Italiano delle 'Avventure di Sherlock Holmes' pubblicata da Verri, 1895. Quindi oggi l'uso del 'voi' in un racconto può risultare arcaico.

Ed ora arriviamo alla Accademia della Crusca e alla sua consulenza sui pronomi di cortesia.

"Per rispondere …  esaminiamo anzitutto il caso del voi, la forma di uso più antico e insieme la meno problematica dal punto di vista funzionale dei tre pronomi di cortesia della lingua italiana … Infatti l'uso della seconda plurale per rivolgersi ad una singola persona è ampiamente diffuso nella maggior parte delle lingue europee fin dalle loro prime testimonianze scritte e pare trarre la propria origine dal tardo latino… Una spiegazione di tipo non paraetimologico e occasionale, ma scientificamente fondata mette il vos in stretta relazione con il nos maiestatico, ben testimoniato già nel latino classico e ancora oggi impiegato negli atti ufficiali di papi e monarchi. Nel caso del voi quindi l'italiano non si comporta diversamente da altre lingue, europee ed extraeuropee, che ricorrono all'impiego del plurale al posto del singolare per denotare rispetto, senso di gerarchia, deferenza, stima, distanza, cortesia. Tale uso del plurale non è altro che una intuitiva metafora per il potere. In alcune lingue quest'uso è talmente diffuso da aver scalzato in tutto o in parte la forma originale tu. Si pensi …  soprattutto all'inglese moderno, dove you copre lo spazio sia del tu che del voi, essendo scomparsa la forma thou,... " che troviamo in Shakespeare. Per quanto riguarda il 'lei', esso non è testimoniato nell'Italiano delle origini.

Ed ora arriviamo ai giorni nostri. Ed ecco come l'Accademia sentenzia su 'voi' e 'lei'. Venendo alla questione "riguardante la possibile scelta tra il voi e il lei, … nella lingua scritta, standard, ufficiale, la scelta oggi possibile sembra essere solo quella tra il tu e il lei, mentre il voi, riferito ad un singolo, appare sempre più relegato ad usi marcati per arcaismo e regionalismo (più diffuso tra gli anziani e nelle regioni meridionali) o, addirittura, per calchi mal riusciti in traduzioni dal francese o dall'inglese, dove andrà sempre sostituito con Lei."

By Jove! Un secolo e un quarto ci separano dalle traduzioni delle Avventure di Sherlock Holmes con il 'voi' e siamo già arcaici. 

Analizziamo la frase: "la scelta oggi possibile sembra essere solo quella".

Come sarebbe a dire?

La scelta possibile 'sembra' essere.

Allora non abbiamo la certezza che sia obbligo usare il 'lei'.


Pubblicato il 17 febbraio 2026

Amelia Carolina Sparavigna

Amelia Carolina Sparavigna / Politecnico di Torino, Former Faculty, Department of Applied Science and Technology (DISAT)