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Dal dialogo tra Marco Polo e Kublai Khan 2 - interpretazioni di Luca Sesini e Beppe Carrella


Nel mosaico visionario de Le città invisibili di Italo Calvino, Leonia emerge come uno dei ritratti più disturbanti e profetici della modernità. È una città che ogni giorno si reinventa, dove l’atto del consumo è trasformato in rituale quotidiano e la novità diventa l’unico parametro di valore.

Ma dietro l’apparente splendore della sua instancabile capacità di rinnovarsi, si nasconde un problema monumentale: l’espulsione quotidiana di ciò che è considerato vecchio, superfluo, obsoleto. Un fiume di rifiuti che cresce e incombe, invisibile agli occhi dei cittadini distratti ma tangibile nelle sue conseguenze devastanti.

Consumismo come identità

  • Leonia rappresenta l’estremizzazione del desiderio di novità: gli oggetti non vengono utilizzati, ma semplicemente sostituiti.
  • Il valore è attribuito al nuovo per il solo fatto di essere nuovo: è un culto della modernità che ignora l’uso, la funzionalità e la durata.
  • La città sembra costruita su una negazione del passato: ogni traccia del giorno prima viene rimossa, come a voler respingere l’esperienza e la memoria.

Questo atteggiamento anticipa la mentalità del consumismo contemporaneo, dove beni di consumo hanno cicli di vita sempre più brevi, guidati da mode, marketing e obsolescenza programmata.

Rifiuti e insostenibilità ambientale, sociale ed economica

  • "La sporcizia di Leonia non è quella che si accumula, ma quella che ogni giorno viene espulsa." Il problema non è tanto l’immondizia visibile quanto quella rimossa e dimenticata.
  • I rifiuti si accumulano fuori dai confini urbani, creando montagne che minacciano di sommergere la città. Una metafora inquietante dell’attuale crisi ambientale globale.
  • Leonia ignora l’impatto ecologico del suo stile di vita. Così come molte città moderne, vive in una bolla che esternalizza i suoi problemi.
  • Leonia è abitata da cittadini che non vedono - o non vogliono vedere - le conseguenze delle proprie abitudini. È il trionfo dell’indifferenza, della delega e dell’incoscienza.
  • L’illusione della crescita infinita alimenta disuguaglianze: chi può permettersi il nuovo partecipa al ciclo; chi non può, resta ai margini, escluso e invisibile.
  • Il lavoro necessario per mantenere questo sistema - raccolta, smaltimento, produzione continua - è “invisibilizzato”, disumanizzato o relegato alla periferia sociale.

Un monito quanto mai attuale

Leonia non è solo una città immaginaria: è una proiezione disturbante di molte città contemporanee. Leonia è nei fatti uno specchio di molte metropoli contemporanee in cui …

  • .., regna la cultura dell’usa e getta - Come Leonia, molte città moderne sono dominate dalla rapidissima sostituzione di beni. Smartphone, vestiti, mobili, persino relazioni sembrano avere una "data di scadenza" invisibile. Il nuovo non è solo desiderato, ma imposto.
  • … non si ha coscienza diretta degli effetti delle proprie azioni - Nelle città di oggi, i rifiuti vengono spinti fuori dalla vista, nelle discariche, in altri paesi, o nei mari. Il cittadino medio raramente riflette sulla catena di smaltimento che rende possibile il suo stile di vita.
  • … l’dea dell’economia circolare e spesso dimenticata - Il comportamento reale delle città spesso rimane lineare: produzione, consumo, smaltimento. Proprio come in Leonia, il ciclo si ripete all’infinito, ma accumulando conseguenze invisibili.
  • … l’obsolescenza programmata degli oggetti è ancora un fattore di “sviluppo” trainante - Leonia scarta anche ciò che ancora funziona. Oggi, molti oggetti sono progettati per rompersi o diventare incompatibili in pochi anni, alimentando il consumo costante.
  • … il consumo assume una dimensione sociale - Le disuguaglianze si accentuano: chi può permettersi il “nuovo” vive in una bolla, mentre altri si fanno carico del costo ambientale e lavorativo del sistema come le comunità coinvolte nello smaltimento, emarginate e invisibili.

Il tema del consumo e del rifiuto che Calvino affronta con sottile ironia si rivela straordinariamente attuale nel contesto della crisi climatica, della cultura dello spreco e dell’economia del fast fashion e della tecnologia usa e getta: Leonia ci insegna che il culto del nuovo ha un costo. E che quel costo, se ignorato, rischia di diventare il futuro che ci sommergerà. Calvino, con poesia e ironia, ci avverte: ignorare il destino dei nostri rifiuti e la logica del consumo compulsivo non ci rende moderni, ci rende ciechi. Leonia ci chiede di guardare non al nuovo, ma a ciò che lasciamo dietro e capire che l’evoluzione non può continuare ignorando ciò che si accumula ai nostri margini.

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiano stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e saper riconoscere che e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Così Italo Calvino ci invita a sviluppare consapevolezza e resistenza etica. L’inferno dei viventi non è una distopia futura, ma una realtà quotidiana che si manifesta nelle ingiustizie sistemiche, nella crisi climatica, nelle guerre, nella disuguaglianza sociale, nella solitudine e nell’alienazione urbana e nella perdita di senso collettivo. È un mondo caratterizzato da disinformazione e cinismo: l’accettazione passiva di narrazioni tossiche, la normalizzazione dell’ingiustizia, la perdita della capacità critica. È il primo modo di non soffrirne: diventare parte dell’inferno fino a non vederlo più.

Calvino ci propone un’alternativa più difficile ma necessaria. Non ci chiede di fuggire l’inferno, ma di abitare il mondo con occhi aperti, cercando ciò che merita di essere salvato. È un esercizio di attenzione, di cura, di immaginazione. E oggi, più che mai, è un atto politico capace di:

  • Riconoscere ciò che non è inferno: gesti di solidarietà, spazi di bellezza, atti di gentilezza, comunità che resistono.
  • Farlo durare e dargli spazio: proteggere ciò che è fragile ma vitale — la cultura, la memoria, la biodiversità, la giustizia sociale.

Questa visione è oggi alla base di molte pratiche di cittadinanza attiva, di urbanistica sostenibile, di educazione civica e ambientale. È il cuore di movimenti come Fridays for Future, delle città che puntano alla neutralità climatica, delle persone che scelgono di non voltarsi dall’altra parte.

Conclusione

Leonia, con la sua ossessione per il nuovo e la rimozione sistematica del passato, si rivela una potente allegoria delle derive del consumismo moderno. In essa si condensano le contraddizioni del nostro tempo: la cieca produzione, l’indifferenza ambientale, l’illusione della crescita infinita e l’invisibilità delle disuguaglianze. Calvino, con la sua prosa poetica, ci invita non solo a riconoscere ciò che non è inferno nel quotidiano, ma a proteggerlo, coltivarlo e renderlo spazio possibile per un futuro umano e sostenibile.

“Finché ci sarà chi saprà vedere oltre la montagna dei rifiuti, Leonia non sarà condanna, ma avvertimento: un invito urgente a reinventare il mondo partendo da ciò che scegliamo di non scartare.”

Pubblicato il 21 dicembre 2025

Luca Sesini

Luca Sesini / Governance & Sustainability | Business & Digital Transformation | Innovation enthusiast | Change Management | NEDcommunity member