Mediocrità
Cuori ghiacciati di bambini;
corpi vivi arsi in avidi locali;
pseudo Blitzkrieg di pseudo statisti senza visione;
studenti che interrogano anziché essere interrogati;
turisti mappati che non trovano comunque la strada;
veicoli autonomi distrutti da guidatori sottomessi;
terrazze sentimento con vista sulla facilità;
maître à penser digitali letali come la spagnola;
figli dimenticati in auto o in una app;
creatività intralciata da imbarazzanti falsi e refusi.
È la mediocrità, baby
non più riserva aurea
lontana dagli estremi,
quanto area pubblica
di estrema imbecillità
e immediato profitto.
È la nuova dimensione terrestre
dove le macchine imparano
e gli umani si accontentano
di mance e semplificazioni.
Tutto intorno il degrado avanza:
morti innocenti insieme a vivi così innocenti
da confluire nell’ignoranza
inebetita e non beata.
In mezzo non sta più la virtù.
Sta il nulla omogeneo,
scena muta del pensiero
all’esame di maturità.
Ogni campo è ammantato
da questa cocaina contagiosa
sniffata a pieno
da chi vive pigramente di scorciatoie e riepiloghi
o ricerca i suoi quindici minuti.
Pensaci Giacomino
quanto ci avevi azzeccato:
quasi tutti sono inetti,
quasi tutti insufficienti a quegli uffici o a quegli esercizi
a cui necessità o fortuna o elezione gli ha destinati.
Oggi è la norma, senza i suoi sapori,
perché la compiacenza subentra alla competenza
e si svendono i diritti di autore
all’assistenza generativa,
quasi fossero tutti diventati
anziani non autosufficienti,
bisognosi di premurosi badanti.