Fata, dal latino tardo fatum, al plurale fata, fatorum al genitivo (plurale): è la personificazione del destino.
È forse curioso che un sostantivo neutro si trasformi, a partire dal suo plurale, in un sostantivo di genere femminile che, per di più, designi un'entità che tutto si direbbe, tranne che abbia a che fare, almeno strettamente, con il destino, o diremmo appunto con il "fato"?
In realtà, è un fenomeno molto più comune di quanto non si creda, è anzi fisiologico del funzionamento delle lingue e del loro perpetuo mutare e interessa la morfologia delle parole, nonché la loro semantica: si chiama metaplasmo, dal greco μεταπλασμός [metaplasmos], da cui il calco latino transformatio, e non c'è nulla di magico, semmai di "fatato", se intendiamo allora il destino delle parole!
Si ha il metaplasmo pure quando una determinata forma, nel corso del tempo, passa da una classe grammaticale, per esempio da una declinazione o da una coniugazione, a un'altra.
Tale fenomeno riguarda spesso il lessico che, dagli ultimi stadi di una lingua più antica, viene mutuato dalla o dalle lingue discendenti.
La fata si può vestire con una foglia, sostantivo, questo, che in italiano è di genere femminile ma che deriva dal latino folia, forma plurale di folium, di genere neutro (come fatum).
Il metaplasmo non va confuso con l'eteroclisia, fenomeno che interessa i sostantivi che, in una lingua, si flettono seguendo i paradigmi di più declinazioni, come il sostantivo maschile vesper, "sera", che può seguire sia la seconda che la terza declinazione: se invece vi fosse stato un passaggio, seppur graduale, dalla seconda alla terza declinazione (o viceversa), si sarebbe parlato allora di metaplasmo.
Metaplasmo ed eteroclisia sono certo simili ed entrambi, nell'ambito del mutamento linguistico, possono essere tra gli indici del collasso delle declinazioni o comunque di cambiamenti semantici, morfologici e sintattici, in sostanza strutturali, molto importanti in una qualsiasi lingua.
OSSERVAZIONI SULLE LINGUE GRECA E LATINA:
Occorre inoltre considerare che l'eteroclisia può essere altresì parziale o completa: ciò significa che pur oscillando tra due classi di declinazione, un sostantivo, nel caso di eteroclisia parziale, prende le uscite (desinenze) di alcuni dei casi dell'altra declinazione: un esempio è dato da domus, quarta declinazione, che può comunque flettersi, al genitivo plurale, al dativo singolare, all'accusativo plurale e all'ablativo singolare con le desinenze della seconda declinazione.
Il greco ha tre declinazioni e notiamo come sia in questa lingua che in latino, la terza declinazione (detta anche atematica, in greco) è la più complessa; la IV e la V, in latino, sono più "deboli", contano cioè meno sostativi e nella quinta, in particolare, la maggior parte si flette solo al singolare: si ha quindi una situazione di flessione "difettiva" (un po' come certi verbi, che mancano di determinate forme); sono pochi i sostantivi che hanno anche il plurale (res, dies).